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, 20 Febbraio 2024

Inter-Atletico Madrid (1-0) - Considerazioni Sparse


L'Inter è imprecisa, sprecona ma meritatamente vincente e si porta a casa un vantaggio fondamentale.

Diremo la verità, queste considerazioni sparse erano state pensate per essere incentrate solo ed esclusivamente sull'errore di Marko Arnautovic, ma fortunatamente ci ha pensato lo stesso austriaco a permetterci di volgere lo sguardo (anche) ad altre cose. L'Inter doveva vincere e ha vinto, soprattutto per evitare la linea Maginot che Simeone stava già pregustando per il ritorno. Ma alla fine dei conti la partita di questa sera rappresenta più un'occasione sprecata che altro. I nerazzurri hanno avuto la possibilità di chiudere ampiamente i conti con l'Atletico ma l'hanno colpevolmente gettata a causa delle imprecisioni sotto porta dei suoi attaccanti, "limitandosi" ad una vittoria così risicata. Bisognava però rompere il ghiaccio con la fase ad eliminazione diretta, e una vittoria è sicuramente il miglior modo per farlo.

L'Inter di questa sera è stata dominante dal punto di vista mentale e del gioco e raramente si sono viste squadre in grado di mettere Simeone sotto così nettamente per 90 minuti. Sorprendentemente, la squadra d'Inzaghi riesce, soprattutto nel secondo tempo a costruire e ad arrivare al tiro con una certa facilità. Se la preparazione tattica non è mancata, la grande assente della serata è stata sicuramente la precisione, sia in rifinitura che in finalizzazione. Calhanoglu e Mkhitaryan hanno giocato una partita complessivamente positiva ma sulla loro prestazione pesano molto i tanti errori sulla trequarti e le palle perse nei fraseggi nello stretto, ma su tutto ciò è stata determinante la grande capacità dell'Atletico di creare densità sui portatori di palla e chiudere gli spazi al palleggio interista..

Più gravi e difficilmente perdonabili sono stati gli errori sotto porta di Thuram, Lautaro e Arnautovic: Con almeno una grandissima occasione a testa, la mancanza di cattiveria e freddezza degli attaccanti ha seriamente rischiato di mettere in discussione la vittoria netta e meritata di un'Inter quasi mai in difficoltà. Il fatto che a sbloccare la gara sia stato l'austriaco, ormai in un catulliano rapporto di odio e amore con la tifoseria è quasi simbolico ma sicuramente salvifico per lui e per tutta la squadra. Per il resto è invece da lodare l'atteggiamento di tutta la squadra dalla cintola in giù, in particolare quello di Barella e Bastoni, indiscutibilmente MVPs della serata, ma anche di De Vrij, Pavard e dei subentrati.

Una partita contraddittoria quindi per la squadra d'Inzaghi. Ha dominato la gara senza chiuderla, ha giocato bene ma sicuramente non ha brillato. Senza molti dubbi, l'Inter ha sentito questa sera quella cosa che ormai in campionato è scomparsa da tempo, ovvero la pressione. La necessità tipica delle fasi ad eliminazione diretta, unita ad un problema nuovo ma bellissimo per i nerazzurri, ovvero quello di confermarsi non più da underdogs ma da favoriti, hanno sicuramente condizionato l'andamento del gioco interista e di riflesso della gara. Ma la vittoria è comunque arrivata e la speranza è che i nerazzurri abbiano fatto tesoro della netta superiorità mostrata questa sera e abbiano rotto il ghiaccio con un contesto dotato di logiche e regole tutte sue.

Questo nuovo vecchio Atletico, non più quello dei nostri padri ma quello del Cholo-taka, si è mostrato solo in parte e in generale non ha fatto una grande figura. Schiacciato nettamente dall'Inter, l'Atletico ha fatto vedere sprazzi di gioco più propositivo e costruttivo ma si è limitato quasi sempre a cercare di far male con transizioni e pressing intenso a centrocampo. Il fatto che la rete di Arnautovic e almeno altre due occasioni molto ghiotte per i padroni di casa siano nati da errori in fase d'impostazione dei Colchoneros è indicativo di quanto la ristrutturazione tattica di Simeone sia ancora in divenire, ma assolutamente da non sottovalutare. Per il resto, il lupo perde il pelo ma non il vizio. La deliberata strategia di portare a casa il pareggio e di fare male o far innervosire la maggior parte degli avversari ricorda più la squadra di Gabi e Godin che l'Atletico 3.0 che si cerca di proporre.

  • Classe '99, pugliese come il panzerotto e l'abusivismo edilizio. Ha studiato a Bologna, dove si è laureato in giurisprudenza, e soffre per l'Inter. Ama farneticare di calcio e cinema, quasi quanto fare oscuri riferimenti alla storia o alla politica. Ha sul comodino una sua foto con Barbero e l'autografo di Mcdonald Mariga.

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