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Volley Conegliano alza la coppa italia
, 19 Febbraio 2024

Volley Femminile, Final Four Coppa Italia - Considerazioni Sparse


Sesta Coppa Italia per l'Imoco Conegliano, cannibale del volley italiano, ma che fatica contro Milano!


SEI imbattibile, Conegliano. L’Imoco, nella splendida cornice di Trieste, mette in bacheca la sesta Coppa Italia e il ventiduesimo trofeo della sua storia, di fatto confermandosi cannibale del volley femminile italiano e non mollando la presa nemmeno in una finale rivelatasi dannatamente complicata, contro una Allianz Vero Volley che ci ha provato sino alla fine a strappare lo scettro dalle mani delle regine. Niente da fare, vince ancora la squadra di Daniele Santarelli, che nella semifinale del sabato aveva piallato la Fenera Chieri con un sonoro 3-0 e che in finale ha fatto valere la sua mentalità vincente. L’Imoco al momento è prima in campionato, ha già vinto la Supercoppa e la Coppa Italia ed è ai quarti di Champions, dove affronterà il VakifBank Istanbul: non sembra affatto il ruolino di marcia di una squadra che ha la pancia piena. Ciò che stupisce più di tutto è che la società veneta ha cambiato tanto in questi anni, talvolta rivoluzionando i suoi roster, ringiovanendo la rosa, vincendo scommesse tecniche, ma non ha mai smesso non solo di stare ai primi posti, ma proprio di vincere: in bacheca ci sono 6 scudetti, 6 coppa Italia, 7 supercoppe, 1 Champions League, 2 Mondiale per Club. Più che in questi numeri pazzeschi, è in questa continuità il grande merito del club, del progetto e delle sue posizioni apicali, a partire da un allenatore che riesce sempre a trovare le chiavi di volta per stimolare un gruppo eccellente.

La finale con Milano è stata una gara bella tecnicamente ed emotivamente palpitante: la squadra di Marco Gaspari lavora da anni per avvicinarsi alle cannibali venete, e stavolta ci è andata davvero vicina, salvo cedere proprio sul rush finale. Gran partita delle milanesi, capaci di rimontare ben due volte nel computo dei set, senza mollar la presa nemmeno quando sono andate sotto per 2-1: in passato, il tallone d’achille della Vero Volley era quello di crollare sotto i colpi e la pressione inferta dall’Imoco, mentre qui a Trieste ha saputo reagire ogni volta che sembrava sull’orlo del KO. Nella finalissima peraltro ci sono delle cose che Milano ha fatto meglio di Conegliano, su tutte il muro ed il servizio, dove le statistiche sorridono alla Vero Volley: da un punto di vista mentale, alle milanesi è mancato un pizzico di cinismo, mentre da quello tecnico sono le percentuali offensive da posto 4 a non essere abbastanza incisive. Manca l’ultimo metro, last step di quel tentativo di avvicinamento che la presidentessa Marzari e tutto il suo club stanno mettendo in atto da diverso tempo con coraggio ed investimenti, cercando di diventare un'antagonista reale per alle extraterrestri dell'Imoco e facendo il bene dell'intero movimento.

Questa partita fa capire a tutti perché si parla sempre di Paola Egonu, anche quando si perde. L’opposta del Vero Volley mette a segno ben 35 punti in finale, un dato francamente irreale, nonostante il quale non riesce a portare la Coppa dalla sua parte della rete: tra le sue compagne, la miglior realizzatrice a parte lei è stata la centrale Rettke, autrice di 12 punti, circa un terzo di quelli di Egonu, e questo deve fornire un’idea dell’imponenza della prestazione dell’opposto della nazionale italiana. Tra le fila di Conegliano, il tabellino è decisamente più omogeneo: la coppia di bande “made in USA” composta da Plummer e Robinson Cook si conferma perfetta per assortimento tecnico complementare, ma anche efficiente nelle percentuali complessive (13 e 14 punti rispettivamente), ed al centro della rete Marina Lubian si conferma nel suo trend di crescita (11) e Sarah Fahr torna piano piano, dopo il calvario degli infortuni, a recitare un ruolo di primo piano (9). Certo, anche tra le pantere c’è una top scorer indiscussa: la svedese Haak è la solita certezza, ne mette a terra 24, e si conferma decisiva quando la palla scotta. Infine, una nota di merito grossa come una casa per Asja Wolosz: potrebbe essere l’ultima sua Coppa Italia, a giudicare dai rumors di mercato, e possiamo francamente dire che se così fosse il campionato italiano perderebbe uno dei migliori registi della sua storia.

Nelle semifinali del sabato, ad uscire dai giochi sono state Chieri e Scandicci. Le piemontesi erano la sorpresa di questa Final 4, e francamente hanno potuto far poco contro una Imoco in versione rullo compressore: ci sarebbe voluta un’impresa, resta l’esperienza di una squadra che sta crescendo di stagione in stagione con idee chiare ed un progetto sostenibile che fa tremendamente bene al mondo pallavolistico e sportivo italiano. Per la Savino del Bene Volley, invece, c’è più di un rammarico: la squadra di Massimo Barbolini, tecnico specialista in questa manifestazione, è stata sconfitta al tie break, dopo una lunghissima maratona, dall’Allianz Milano. Le toscane hanno offerto una performance di altissimo livello, e più volte hanno espresso un gioco che ha messo sotto le avversarie, trascinate da una immensa Kate Antropova salvo poi cadere al quinto set: dopo le imprese europee, con due coppe vinte in due stagioni (Challenge e CEV Cup) ed i quarti di Champions League in programma tra pochi giorni, per la Savino manca un ultimo salto di qualità in territorio nazionale. In generale, è stata una due giorni che, anche grazie all'alto livello delle semifinaliste, ha confermato il momento d'oro del volley italiano, con l'arena di Trieste sempre sold out e dati audience che certificano come sia oramai diventato, senza timore di smentita, il secondo sport nazionale per seguito e partecipazione.

L’Imoco Conegliano sembra Beep Beep, lo struzzo di Willie Il Coyote: per quanto le inseguitrici si rafforzino e si ingegnino per raggiungerla, trova sempre il modo di fuggire. E’ successo in passato con altre realtà, su tutte Novara, e sta accadendo ora con Milano: tutto ciò che non deve fare Vero Volley però è cadere nella sindrome depressiva di Willie, soprattutto dopo una finale in cui, nuovamente, ha combattuto alla pari in modo pugnace, come di fatto era avvenuto anche nell’ultima finale scudetto. Conegliano può sembrare irraggiungibile, ma va dato atto del grande lavoro del club e della squadra milanese, il cui gap dalle “pantere” sembra assottigliarsi sempre di più, per quanto sia difficile da colmare. In tutto questo, chi beneficia di una sfida di così alto livello, ma anche del valore delle inseguitrici (viste le semifinali e vista la regular season), è la nazionale italiana, che può contare sul campionato, senza ombra di dubbio, più bello del mondo: anche in questa Final Four hanno brillato diverse atlete che vestiranno la maglia azzurra (Egonu, Orro, Sylla, De Gennaro, Fahr, Lubian, ma pure Antropova in semifinale), e questa non può che esser un’ottima notizia anche in chiave olimpica.


  • Torinese e granata dal 1984, dopo una laurea in Filosofia, opto per diventare allenatore professionista di pallavolo, giusto per assicurarmi una condizione di permanente precarietà emotiva e sociale. Questa scelta, influenzata non poco dalla Generazione di Fenomeni che vinse tutto a cavallo degli anni 90', mi porta da anni a girovagare per l'Europa inseguendo sogni e palloni, ma anche a rinunciare spesso a tutto il resto di cose che amo fare nella vita: nei momenti di sconforto per fortuna esistono i libri, il mare, il cioccolato fondente e le storie di sport in cui la classe operaia va in paradiso.

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