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Feyenoord Roma
, 15 Febbraio 2024

Feyenoord-Roma (1-1) - Considerazioni Sparse


L'ennesimo Feyenoord-Roma finisce per la prima volta con un pari, con tanti segnali incoraggianti per De Rossi.

Nel sempre caldissimo de Kuip va in scena quello che nelle ultime tre stagioni è diventato una sorta di classica del calcio europeo baciato da un Dio minore, dopo la finale di Conference del 2022 e i quarti di Europa League dell’anno scorso. Un ennesimo remake dovuto all'ottima prova nel girone di Champions della Lazio, che ha costretto alla "retrocessione" il Feyenoord, contrapposta alla grigia performance europea della Roma, sopravanzata con merito dallo Slavia Praga. La squadra di De Rossi parte bene, va sotto, ma ha il grande merito di non scomporsi, trovando un pari che in fin dei conti lascia in bocca un buon sapore in vista del match di ritorno.

La Roma si presenta in campo con qualche novità: Spinazzola su Angeliño, Zalewski su ElSharaawy e Bove per far rifiatare l’onnipresente e acciaccato Cristante. Si alternano gli interpreti, ma da quando Daniele De Rossi siede in panchina la costante rimane la voglia di controllare il pallone e il gioco dal minuto 1’. I giocatori mettono in pratica questo desiderio, e anche quando il pallone scotta la squadra costruisce sempre dal basso, mostrando una dose di personalità non indifferente e regalando un match divertente anche per gli spettatori neutrali. Tante, troppe buone trame si perdono però per errori nelle scelte individuali e in questo "fondamentale" negativo si fanno notare soprattutto Karsdorp (vecchio cuore biancorosso) e un volitivo Zalewski: nonostante sembrino più a loro agio in un sistema maggiormente codificato, i loro limiti emergono in maniera piuttosto chiara e anche l'attenuante della scarsa abitudine a un certo tipo di funzioni può funzionare solo in parte.

Nel primo tempo, nonostante un complessivo dominio sul campo, una traversa e almeno 3 potenziali grandi chance sprecate, il gol della Roma però non arriva. In compenso, mentre scorrono i titoli di coda, Paixão - nonostante i suoi 168 centimetri- svetta indisturbato in mezzo all’area, mettendo a nudo le lacune di Llorente in marcatura. Il Feyenoord chiude i primi 45' avanti, ma la Roma ha il grande merito di non uscire mai dalla partita e trova il meritato pari con Lukaku al 67' ben servito da Spinazzola (in barba a chi spergiurava che gli esterni non fossero in grado di crossare). Poi la luce gradualmente si affievolisce, e il pari diventa l'obiettivo a cui tendere per rimandare ogni discorso davanti ai propri tifosi.

Dall'arrivo di De Rossi spiccano in particolare le prestazioni di due suoi ex compagni di squadra, Pellegrini e Paredes, due giocatori che non a caso si esaltano in contesti che prevedono la gestione del pallone. L'argentino, passato dall'essere un mediano di mischia ad avere veri compiti da regista, sembra già un elemento indispensabile nel nuovo scacchiere: stasera ha preso da subito le redini del gioco, dettando i ritmi e scegliendo sapientemente quando gestire il possesso e quando ricercare la profondità con le verticalizzazioni. Il capitano gioca l'ennesima partita solida, piena di tante cose buone anche se priva del suggello che avrebbe arricchito i suoi già impressionanti numeri dell'ultimo mese. Dybala, invece, prosegue nel suo periodo d'ombra, nonostante la maggiore ricerca del fraseggio stretto che potrebbe esaltare le sue enormi qualità. Lukaku sembra avere il potenziale per spazzare via la difesa avversaria da un momento all'altro, ma alla fine si "accontenta" di mettere la firma sul pari in una prova non scintillante.

Il risultato finale può essere casuale e dettato dagli episodi, ma la prestazione no. De Rossi ha preparato bene il match, mettendo in campo una squadra propositiva e organizzata, senza rinunciare a qualche utile correttivo dopo la sconfitta con l'Inter - vedi l'innesto di Bove a fare da equilibratore e a garantire maggiore copertura nella zona di Dybala, oppure la scelta (si spera definitiva) di Mile Svilar tra i pali al posto dell'ormai impresentabile Rui Patricio. La Roma non ha solo cercato di essere "bella", ma ha anche saputo tenere la barra dritti nei momenti più complessi del match, come dimostra il finale di sofferenza in cui, con la consapevolezza di non avere 90' a certi ritmi, il baricentro si è abbassato a livelli di mourinhana memoria. Tra 7 giorni allo stadio Olimpico servirà una vittoria tutt'altro che scontata: la sensazione di non doversi aggrappare solamente agli episodi per raggiungerla, però, è sicuramente incoraggiante.

  • Giornalista classe 90', da sempre innamorato della radio, ho diretto per 3 anni RadioLuiss e collaborato con varie emittenti in qualità di conduttore.
    Attualmente mi occupo di comunicazione d'impresa e rapporti istituzionali.
    Pallavolista da una vita, calciofilo per amore, appassionato di politica e linguaggi radiotelevisivi, nella mia camera convivono i poster di Angela Merkel, Karch Kiraly e Luciano Spalletti.

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