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Qatar campione Coppa d'Asia
, 12 Febbraio 2024

Il Qatar ha (ri)vinto la Coppa d'Asia


Grazie al 3-1 alla Giordania, il Qatar è campione d'Asia per la seconda volta consecutiva.

Ci eravamo lasciati con il Mondiale 2022, quando il Qatar fece una figuraccia memorabile e divenne la peggior nazionale ospitante nella storia dei Mondiali avendo chiuso il girone A - con Olanda, Senegal ed Ecuador - con zero punti e un solo gol fatto in tre partite. Il ricordo rimasto più vivido nell'immaginario collettivo del torneo giocato dai qatariota è, probabilmente, la goffa prestazione del portiere Saad Al Sheeb nella partita inaugurale contro l'Ecuador, momento più basso di una partita talmente negativa che da fare credere al mondo che la Coppa d'Asia 2019 fosse stato un fuoco di paglia. La Coppa d'Asia 2023, ospitata dal Qatar stesso, ha fugato ogni dubbio.

Dopotutto, il Qatar arrivò al mondiale casalingo arrivò con grandi aspettative, non soltanto perché squadra ospitante. La squadra allenata da Felix Sanchez era reduce da una meritatissima vittoria della Coppa d'Asia tre anni prima e da una serie di risultati positivi che lasciavano più di qualche speranza di fare bella figura nella più grande vetrina sportiva al mondo. Così non andò e le possibili cause - l'ovvia pressione del giocare con gli occhi del mondo addosso, rappresentando la nazione ospitante, i problemi tattici, l'inesperienza ad alto livello; ecc. - sono già state ampiamente discusse e, forse, risolte.

Infatti, se quella delusione poteva aver fatto pensare a un fallimento dell'imponente progetto dell'Aspire Academy di Doha (enorme centro polisportivo di ultima generazione, tra i più moderni al mondo per strutture e per metodologie di allenamento, dove - tra varie controversie - il Qatar cresce talenti sportivi locali e non), è bastato poco più di un anno per mettere in chiaro che le cose non stavano così e che il calcio qatariota non era affatto un bluff destinato a esaurirsi con tre sconfitte su tre nel primo campionato del mondo della sua storia.

Qatar Coppa d'Asia Aspire Academy
La Aspire Academy a Doha

Una volta congedato Felix Sanchez - passato all'Ecuador - il Qatar lo ha sostituito in un primo momento con Carlos Queiroz, navigato CT di Portogallo, Emirati Arabi Uniti, Sudafrica, Iran e Colombia oltre al Real Madrid. Il primo banco di prova è stata la Gold Cup 2023, a cui il Qatar ha partecipato da invitata. Le cose non sono andate male: il Qatar ha raggiunto l'obiettivo di passare il girone arrivando davanti a Honduras e Haiti e dietro il Messico prima di essere eliminato ai quarti da Panama. A novembre sono iniziate le qualificazioni per il Mondiale 2026: i qatarioti hanno vinto le prime due partite 8-1 (vs Afghanistan) e 0-3 (vs India). Proprio per questo è suonata come una grande sorpresa la risoluzione consensuale di Queiroz a meno di un mese dall'inizio della Coppa d'Asia e il conseguente ingaggio di Bartolomé "Tintin" Marquez.

Catalano come il suo pre-predecessore, Marquez ha iniziato ad allenare fine degli anni Novanta nelle giovanili dell'Espanyol, squadra di cui era stato centravanti per quasi un decennio, per poi passare in Belgio, prima all'Eupen e poi al Sint-Truiden e, da lì, arrivare all'Al-Wakrah in Qatar, che ha portato dalla seconda divisione a un posto stabile nel podio della Qatar Stars League. I buoni risultati ottenuti in questi cinque anni e la profonda conoscenza del calcio locale hanno fatto propendere per lui anziché per qualche nome più altisonante e la scelta non si poteva dimostrare più azzeccata: alla guida degli Al-Annabi ha dato subito prova delle sue doti, dimostrando sul campo l'efficacia del progetto di crescita messo in dubbio appena un anno fa con la conquista della Coppa d'Asia del 2024, la seconda consecutiva, giocatasi proprio in Qatar.

Come dicevamo, il Qatar a questa Coppa d'Asia non arrivava certo da favorito: Giappone, Corea del Sud, Australia e Iran erano considerate da tutti le candidate più plausibili per alzare il titolo continentale, con tutte le altre nazionali che partivano molto staccate dal quartetto di testa. Questa, però, è stata un'edizione della Coppa d'Asia piena di sorprese e delusioni. In primis il Giappone, probabilmente la nazionale asiatica con più talento ed esperienza internazionale, uscito ai quarti di finale contro l'Iran dopo essere arrivato secondo, non senza difficoltà, nel suo girone. Anche il cammino dell'Australia lo ricorda, con una squadra che si sapeva avere un gioco esteticamente poco appagante ma che appariva solida come l'Ayers Rock, eliminata ai quarti dalla Corea del Sud, arresasi soltanto in semifinale contro la contro la Giordania senza però esprimere quello che ci si attendeva dai vari Son, Kim e Lee.

A parte la semifinale contro l'Iran, il percorso del Qatar verso la vittoria non è stato dei più impervi. Dopo aver passato con 9/9 punti, 5 gol fatti e 0 subiti un girone con Tagikistan, Cina e Libano, la nazionale di casa ha sconfitto agli ottavi la Palestina - grande sorpresa della fase a gironi - con un 2-1 molto sudato. I qatarioti non hanno brillato nemmeno ai quarti, dove hanno superato Uzbekistan privo del suo miglior talento - Eldor Shomurodov - soltanto ai calci di rigore dopo l'1-1 dei supplementari. La vera prova di forza, come accennato, è stata la semifinale contro l'Iran, battuto 3-2 al termine di quella che forse è stata la partita più bella della competizione.

L'avversaria del Qatar in finale è stata la grande sorpresa di questa Coppa d'Asia, la Giordania, che aveva partecipato soltanto quattro volte al torneo (la prima nel 2004) e che, prima di questa edizione, non era mai andata oltre i quarti. La nazionale di Amman, allenata dal marocchino Hussein Ammouta, ha passato la prima fase come migliore terza in assoluto, dietro Bahrein, Corea del Sud e Malesia. Agli ottavi di finale ha battuto 3-2 l'Iraq - altra sorpresa, che aveva battuto il Giappone e vinto il proprio girone - in una partita al cardiopalma ribaltata con due gol al 96' e 98'. Ai quarti è bastato il minimo indispensabile per superare 1-0 il Tagikistan, ma la miglior prestazione di sempre della Giordania è arrivata in semifinale, dove da underdog ha liquidato con facilità la Corea del Sud con un netto 2-0.

L'ultimo atto della Coppa d'Asia 2023 si è giocato sabato 10 febbraio al Lusail Iconic Stadium, lo stesso dell'ultima finale mondiale, sotto gli occhi del presidente FIFA Gianni Infantino. Il Qatar, indubbiamente favorito sia per pedigree sia in quanto squadra di casa, è partito immediatamente con un atteggiamento molto offensivo e propositivo, che gli ha permesso di passare in vantaggio dopo ventidue minuti grazie a un rigore trasformato da Akram Afif, giocatore più iconico della nazionale granata, che ha esultato facendo un gioco di magia con una carta che mostrava la "S" per omaggiare le sue origini somale. Tuttavia, passato lo spavento iniziale, la Giordania ha trovato coraggio e nel secondo tempo ha provato, restando in tema, a giocare le sue carte.

Nella ripresa il Qatar è stato costretto a chiudersi nella propria metà campo per i primi venti minuti, difendendo davanti l'area di rigore i tentativi di manovra dei giordani, che infatti al minuto 66 trovano il pareggio grazie a un gol da distanza ravvicinata di Al Naimat. La partita dei giordani, però, dura solo fino al gol. Giusto il tempo di esultare e al al 73' un nuovo rigore - anche questo, come il primo, ineccepibile - segnato da di Afif porta i padroni di casa sul il 2-1. Da quel momento, la sfida si trasforma in un gioco di gestione del tempo, cosa che ai qatarioti riesce perfettamente, e al 95' un altro rigore regala la tripletta ad Afif e il nome inciso due volte di seguito sulla base della Coppa al Qatar.

Proprio Afif, giocatore simbolo e matador della finale, è stato eletto con pieno merito miglior giocatore della Coppa d'Asia, grazie ai suoi otto gol che gli sono valsi anche il titolo di capocannoniere. L'esterno d'attacco classe 1996 ex Eupen, Villarreal e Sporting Gijon, ha dimostrato per tutta la competizione di possedere tecnica superiore alla media, e chissà che questo torneo non possa fargli riguadagnare le attenzioni di qualche squadra europea. Tra i tanti, oltre ad Afif, hanno ben impressionato le prestazioni del trequartista Hassan Al-Haydos e dell'attaccante Almoez Ali, autori di due gol a testa.

Oltre al premio per il miglior giocatore del torneo, anche quello per il miglior portiere della Coppa d'Asia è andato al qatariota Meshaal Barsham, diventato titolare dopo la bruttissima prestazione di Al Sheeb contro l'Ecuador nel Mondiale 2022 di cui abbiamo accennato all'inizio di questo articolo. Barsham, oltre ad aver chiuso il girone senza subire gol, si è fatto notare parando tre rigori ai quarti contro l'Uzbekistan e facendo una serie di ottimi interventi durante la finale.

Una menzione di merito va anche all'allenatore Tintin Marquez: alla prima esperienza alla guida di una nazionale, arrivata improvvisamente a un mese circa da una delle competizioni più importanti nella storia del paese, non si è fatto trovare spaventato o impreparato. La vittoria di questa coppa permette al Qatar di poter guardare al prossimo futuro con tutt'altra fiducia. Alla Giordania restano la gioia, l'orgoglio e le esperienze maturate in questo mese, oltre che la stupenda storia sportiva che abbiamo raccontato anche qui su Sportellate, e la speranza che questa Coppa d'Asia possa essere il primo tassello di una nuova era del movimento.

Il prossimo obiettivo della Giordania sarà sicuramente giocarsi fino alla fine l'accesso al Mondiale del 2026, sfruttando l'allargamento delle squadre partecipanti che permetterà all'Asia di avere ben otto nazionali sicure negli Stati Uniti, più un'altra che giocherà lo spareggio intercontinentale. Attualmente è terza con appena un punto in due partite nel girone G, ma scavalcare quantomeno il Tajikistan è tranquillamente nelle sue possibilità.

Questa Coppa d'Asia in Qatar, molto bella e piena di sorprese, ci lascia poi con dei responsi su cui varrebbe la pena riflettere più approfonditamente in futuro. Chi ne è uscito meglio sono state chiaramente le squadre del Medio Oriente (Qatar e Giordania, ma anche Bahrein e Palestina) e dell'Asia centrale (Iran, Uzbekistan e Tagikistan), Tra le squadre menzionate merita sicuramente un approfondimento il Tagikistan, che alla sua prima partecipazione assoluta in Coppa d'Asia si è spinto fino ai quarti di finale riuscendo ad eliminare anche i più quotati Emirati Arabi Uniti agli ottavi di finale. Il loro simbolo è l'allenatore croato Petar Segrt, che dopo una carriera da giramondo è arrivato in Tagikistan e si è subito distinto per il suo carattere eccentrico e carismatico, grazie al quale è riuscito a condurre la sua squadra, composta principalmente da calciatori che giocano in patria, tra le prime otto del continente per la prima volta nella sua storia.

Le selezioni dell'Asia meridionale e orientale, invece, sono quelle che hanno più fortemente deluso: non solo le favoritissime - Giappone e Corea del Sud - ma anche altre squadre la cui crescita del movimento interno aveva dato l'impressione di maggiore solidità: Vietnam, Cina e India innanzitutto. La prossima edizione si terrà nel 2027 in Arabia Saudita e sarà un importantissimo banco di prova per la nazionale di Riyadh, uscita agli ottavi in questa Coppa d'Asia, che sarà tenuta a dimostrare che gli enormi investimenti che il governo saudita sta facendo nel calcio sono accompagnati anche da progressi sul campo.


  • Nato nel 2005, appassionato di allenatori, nazionali e allenatori delle nazionali. Amante dei non luoghi, della torta Sacher e del mare. Vive nel culto di Guillermo Ochoa.

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