Copertina Amarcord Inghilterra-Italia
, 12 Febbraio 2024

Amarcord: Inghilterra-Italia 0-1


27 anni fa l'Italia di Cesare Maldini faceva cadere Wembley.

Bosnia-Erzegovina. Indipendente dal 5 aprile 1995. Poco più di 18 mesi di vita. Una piccola nazione di 3 milioni di abitanti oltre l'Adriatico, conosciuta unicamente per le tragiche cronache della Guerra dei Balcani. Eppure è li, al Kosevo Stadion di Sarajevo, che si scrive la parola Fine alla vicenda azzurra di Arrigo Sacchi. Ed è lì che, illogicamente, inizia Inghilterra-Italia del 12 febbraio 1997 in Wembley.

Venerato come un profeta, Sacchi è arrivato ad una manciata di rigori dal titolo Mondiale. Poi il deludentissimo Euro96 e il carattere non proprio semplicissimo ne hanno dapprima minato e poi definitivamente divelto l'incarico di CT della Nazionale Italiana, allora come sempre tra i posti di lavoro più discussi dello Stivale. Il tragico 1996 di Sacchi non finirà lì però: l'esonero infatti gli "permetterà" di tornare sulla panchina del Milan, appena in tempo per farsi eliminare dal Rosenborg in Champions, a neanche un mese dalla figuraccia bosniaca.

In Federazione ci si chiede a quel punto su chi puntare. La non ampia rosa di allenatori disponibili a novembre suggerisce di rivolgersi a un uomo della FIGC, reduce da 3 Europei Under-21 vinti consecutivamente: una leggenda del nostro calcio, Cesare Maldini. Dal carattere affabile, ma piuttosto sbrigativo e fumantino se provocato, il neo Commissario Tecnico gode di tutt'altra stampa rispetto al predecessore: benvoluto da tutti, primo italiano ad alzare una Coppa dei Campioni, il merito di aver contribuito più concretamente di tutti alla nascita di una leggenda ancor più grande, tale Paolo Maldini. Come è, come non è, è lui l'uomo scelto per il dopo Sacchi. Una specie di ritorno all'Ancien Régime del calcio italiano.

L'imitazione di Teocoli, leggendaria, fluidificò ulteriormente il tutto.

Il contesto

Il 1997 è il primigenio anno dispari: niente Europei, niente Mondiali, Confederations Cup alla prima edizione sperimentale. L'attenzione di tutti è sulle Qualificazioni Mondiali: l'Italia è inserita nel girone 2 con Inghilterra, Polonia, Georgia e Moldova. L'Europa vive la transizione post-comunista, le nuove Nazionali non sono esattamente l'epitome della competitività: Georgia e, soprattutto, Moldova sono poco più che comparse. La Polonia vive una crisi tecnica apparentemente senza fine, è vista più come una possibile pietra d'inciampo. Rimane l'Inghilterra, e tutto si complica.

Nonostante l'allargamento a 32 squadre, per l'Europa i posti alla Coppa del Mondo sono passati dai 13 di Usa '94 - l'ultimo torneo a 24 - ai 15 di Francia 1998, transalpini ospitanti compresi. Per arrivarci, quindi, o si vince il girone o si tenterà di passare per la cruna dell'ago degli spareggi. Dopo l'amichevole organizzata a Palermo contro l'Irlanda del Nord, secondo l'assunto di affrontare in preparazione a partite di cartello squadre dalla struttura ricalcante in apparenza, il primo impegno ufficiale del 1997 è proprio a Wembley, tana dei Three Lions. Le due nazionali fanno bottino pieno nelle prime rispettive uscite: 9 punti per l'Inghilterra, 6 per un'Italia negli ultimi scampoli dell'era-Sacchi che rispetto ai britannici non ha ancora affrontato la Polonia. Le due sfide andata e ritorno sono spareggi mascherati, col vantaggio psicologico di affrontare il secondo in Italia a ottobre. Si va a Londra sapendo di giocare anche solo per non perdere.

Inghilterra-Italia è la prima partita trasmessa in esclusiva da TMC, con la Rai relegata alla differita in seconda serata. Il commento è affidato a Massimo Caputi e Giacomo Bulgarelli, coppia di punta della tv del senatore Vittorio Cecchi Gori, con l'eccezionale aggiunta di Roberto Mancini e Gianluca Vialli. Erano altri tempi: i due erano giocatori in piena attività e addirittura Vialli, 9 mesi prima, aveva alzato la Coppa Campioni da capitano della Juve. Eppure, per Maldini non sono nemmeno lontanamente considerati convocabili.

Massimo Caputi e Roberto Mancini, due esseri umani senza il minimo contatto epidermico.

L'Italia si presenta con un 3-5-2 vecchio stile: Costacurta libero, Ferrara e Cannavaro marcatori. Maldini figlio esterno a centrocampo lascia sinistramente intuire l'idea tattica di base di Maldini padre. Albertini è perno tecnico della formazione, con Baggio e Di Livio stantuffi nelle proprie zone di competenza. Di Matteo è jolly, l'uomo buono per tutte le stagioni e le zolle. Il giocatore del Chelsea compare ovunque: destra, sinistra, fase di possesso o di pressing, creatore di tracce verticali o metronomo di momenti confusi di calcio alternato e concitato. Il fallimentare mondiale nel 1998 lo estrometterà dal giro azzurro, il nome non scalda i cuori, ma in lui si intravedono già tracce di qualcosa di nuovo, di altro, di moderno. Il tandem d'attacco è Casiraghi-Zola: la prima punta di sostanza e sacrificio e la seconda dotata di spunto, dribbling e pronta a sfidare gli arcigni centrali opponendo agilità ed estro. La coppia ideale, didattica, da mandare a memoria per gli insegnanti di pallone.

Il CT inglese Hoddle replica lo schieramento italiano, ma il centrocampo è sicuramente più propositivo nelle intenzioni. Beckham è già lo Spice Boy e dai suoi piedi già partono arcobaleni per le punte. McManaman è qualità, Le Saux è un furetto che costringerà Di Livio a meri compiti di copertura. Ince è il classico lottatore, che deve coprire tutto quello che gli altri non coprono. Davanti il capitano e bomber, Alan Shearer, costato 15 milioni di sterline dal Blackburn al Newcastle, affiancato da Le Tissier: non uno stoccatore d'élite, ma sempre da rispettare in area di rigore. Arbitro della sfida? Sandor Puhl: ungherese poliglotta - parlata fluentemente italiano, inglese e tedesco, oltre la lingua madre - e considerato il miglior arbitro del mondo; gli italiani probabilmente se lo ricordano per la finale amara di Pasadena 1994.

Puhl fischia l'inizio e i primi minuti preparano già il bozzetto: il pressing non esiste, entrambe le squadre costruiscono coi 3 difensori che verticalizzano immediatamente per Albertini o Ince o tracciano la linea diretta per le punte.

La rivoluzione sacchiana sta subendo un periodo di risacca, i principi introdotti qualche anno prima sono stati parzialmente inglobati in un Neoclassicismo dove imperano i muscoli e in cui i giocatori tecnici sono assaltatori a cui ci si affida per risolvere l'inevitabile equilibrio che si ricerca. Ronaldo, Zidane, Figo e compagnia devono ancora avvenire. I principali effetti dell'iniziale fase di studio sono due: una tonnara a centrocampo, da cui a turno esce vincitrice una delle due squadre in modo casuale, come dettato da un lancio di moneta.

Livello medio di contrasto al possesso dei difensori.

L'Italia si trova a suo agio nel farsi schiacciare per poi ribaltare velocemente il campo. Peruzzi, non appena intercetta un cross, ha subito la prontezza di lanciare lungo su Casiraghi e Zola, nella speranza di cogliere scoperta la difesa inglese. Di Matteo e Casiraghi costruiscono una nitidissima occasione per Zola, che però calcia male.

Gli inglesi, sospinti dall'atmosfera di un Wembley stadio-monumento, si impauriscono: non sono lucidi, non hanno le distanze e le posizioni giuste. Un lancio di Costacurta, che parte esattamente dalla linea di metà campo dopo un alleggerimento di Dino Baggio, si insinua nella zona di conflitto tra Campbell e Pearce: i due non si rendono conto del pericolo imminente, quando Zola stoppa a seguire Pearce è tagliato fuori senza appello.

Caputi ha doti di divinazione?

Campbell, che ricorderete nell'Arsenal degli Invincibles ma allora era ancora nel Tottenham, potrebbe intervenire e lo fa. Purtroppo per lui, la sua impercettibile deviazione di punta ha la sfortuna di far ulteriormente accelerare e stringere sul primo palo il tiro dell'11. Uno a zero.

Ci si aspetta la reazione veemente dei padroni di casa ma, allarmati e scomposti come sono dopo i primi pericoli, ora il punteggio mette ulteriormente ansia. Pearce si comincia a sganciare molto di più in fase offensiva, ma il legame con Le Saux non funziona particolarmente bene. La catena di destra dell'Italia è quella dove gli Azzurri soffrono maggiormente. Beckham e soprattutto McManaman si incuneano in area.

Beckham batte una punizione: tiro angolatissimo, ma la distanza (molta) e la velocità (poca) permettono la parata a Peruzzi. 5 metri più vicino, chissà, e sarebbe stato il pareggio. Una parola per il portiere azzurro: piuttosto basso, cosce sovrumane e forza esplosiva. Generoso nelle uscite, fondamentale in cui non mostra il minimo timore e che interpreta spregiudicatamente come pochissimi. Porta con sé alcuni errori di foga, di valutazione eccessiva delle proprie doti atletiche: pochi mesi prima ha deciso, con due rigori parati, una finale di Champions League, ora lascia lo specchio sguarnito a Le Tissier che grazia l'Italia.

L'"Oddio" di Bulgarelli, bello e genuino, sembra arrivare dalle ultime file di tutti i bar di paese italiani.

La squadra di Maldini Cesare continua a pungere, ha un'occasione per andare al riposo sul 2-0 ma Maldini Paolo, con un'azione poderosa e fortunosa, non riesce a chiudere, lisciando l'ultimo passaggio per un Casiraghi completamente solo. Fine primo tempo: 58%-42% il possesso palla in favore dell'Inghilterra, che però non è servito ad innescare il pericolo pubblico numero uno: Alan Shearer.

La mossa tattica di maggior rilevanza è la decisione di Maldini riguardo al dossier McManaman: marcatura a uomo a tutto campo affidata a Dino Baggio. La scelta è un'arma a doppio taglio: l'estro dell'inglese si affloscia, è un palloncino vecchio di una settimana, ma la fase difensiva azzurra perde di compattezza. Baggio è obbligato a seguirlo in tutta l'ampiezza della trequarti e gli altri Azzurri fanno fatica a prevedere dove si creerà lo spazio da ri-occupare. Per un'Italia ormai permeata dalla gestione sacchiana è qualcosa di inaudito, inedito, inaccettabile. E il trattamento Di Livio non è molto diverso su Le Saux a sinistra.

Dopo il primo quarto d'ora della ripresa, Hoddle apre il manuale e inserisce Les Ferdinand al posto di Le Tissier, per dare una spalla più d'impatto a Shearer. L'urgenza della partita non traspare dall'atteggiamento dell'Inghilterra, l'Italia non sente il bisogno di entrare in modalità Catenaccio: Maldini Paolo aumenta, e di molto, la sua presenza nella metà di campo avversaria. La tranquillità emanata dal milanista allunga paradossalmente la squadra azzurra, che concede un tiro di Batty da fuori area con Peruzzi non in posizione proprio perfetta. Palla fuori.

Intorno al 70', proprio dopo una doppia quasi-occasione degli Azzurri sugli sviluppi di un contropiede diventato poi corner, l'equilibrio del gioco si sposta nella nostra trequarti. Di colpo la fase offensiva italiana è un costante 2vs3 senza alcuna pretesa, mentre davanti all'area opposta comincia la mattanza.
Peruzzi manda in angolo una punizione sbagliata di Beckham, arriva un tiro di Pearce che inaugura ufficialmente l'ultima, agonica e strenua fase della partita. Ogni secondo passato indenni dall'Italia è una piccola vittoria, ogni istante in cui l'Inghilterra sbatte e viene respinta come onda dagli scogli azzurri è un'enorme sconfitta.

Quando ricapita Shearer che la liscia cosi in area?

Maldini inserisce Ravanelli per un Casiraghi senza più nulla da dare, ma Penna Bianca - ennesimo espatrio estivo, al Middlesbrough - ogniqualvolta riceve palla non ha il minimo sostegno. Al minuto 81 c'è anche l'invasione di campo di un tifoso dell'Inghilterra, che però interrompe il ritmo dell'offensiva dei padroni di casa e favorisce un respiro a pieni polmoni per l'Italia in apnea. Un minuto dopo - non si sa come - l'Inghilterra non segna: Campbell, sulla linea di porta, non converte l'ennesima ressa nella nostra area.

La cronaca degli ultimi dieci minuti è insospettabilmente tranquilla: c'è un tiro da fuori area di Ince, che forse avrebbe fatto meglio a servire un compagno; c'è un brivido intenso lungo la schiena dei 60 milioni di allenatori italiani su una palla sporca che passa, sulla quale Peruzzi evita il peggio.

Angelo "Tyson" Peruzzi.

Gli inglesi calano fisicamente, l'Italia riesce per molti tratti a difendersi con la palla. Fischio finale di Puhl. Inghilterra zero, Italia uno. Zola consegnato alla Storia del calcio italiano, vittorioso a Wembley 24 anni dalla prima volta, in cui il gol lo aveva segnato nientemeno che Fabio Capello.

La vittoria sembra dare un grande vantaggio all'Italia nella rincorsa al Mondiale. Due scellerati pareggi con Polonia e soprattutto Georgia obbligheranno la squadra di Maldini Cesare a giocare lo spareggio con la Russia, ma questo non le impedirà di qualificarsi. La spedizione francese sarà quella del dualismo Baggio/Del Piero, dell'esplosione di Vieri e del palo di Di Biagio a Saint Denis a condannare all'eliminazione ai quarti.

Maldini Cesare saluterà dopo la sconfitta. Quello appena descritto sarà il primo di 3 confronti con gli inglesi nel 1997: oltre ai due di qualificazione, il terzo sarà all'interno del Torneo di Francia, un gironcino a 4 (Brasile, Inghilterra, Italia e Francia) che varrà come prova generale per il Mondiale, ricordato per La Punizione di Roberto Carlos e uno spettacolare 3-3 tra Italia e Brasile. Il torneo verrà vinto dall'Inghilterra, che ci rifilerà un secco 2-0. L'affermazione varrà agli inglesi l'ingresso nel lotto della favorite iridate. Come finirà? Come sempre, con gli inglesi eliminati ai rigori, per giunta dagli acerrimi rivali argentini.

  • Guastallese, classe 1987. Italia-Nigeria del '94 gli fa scoprire questa cosa chiamata Sport, con effetti anche gravi. Altre passioni: i numeri, i libri e la ricerca dello One Piece.

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