
Sassuolo-Torino (1-1) - Considerazioni Sparse
Sulla via Emilia diluvia, Sassuolo e Torino si accontentano di un brodino tiepido.
Al Mapei Stadium, per l’anticipo del sabato sera, arriva il Torino: ad ospitarlo un Sassuolo invischiato inaspettatamente nella lotta salvezza, e nella serata piovosa sulla via Emilia le due squadre si concedono un pareggio brodino, con ben pochi cappelletti a renderlo gustoso. Il ripieno della partita arriva subito con due gol in 10’, di Pinamonti con l’ausilio di un’incertezza di Milinkovic Savic (una tassa che il Torino sceglie scientemente di pagare mensilmente) e di Zapata che si conferma in grande crescita. Dopo, non si stappa nemmeno il vino e si pasteggia ad acqua naturale: il torpore prende possesso della gara, e chi si è addormentato sussulta solo due volte nel recupero per le occasioni di Defrel e Zapata. Un punto che, a conti fatti, serve più al Sassuolo per la salvezza che al Torino per l’Europa;
Il Torino arrivava da uno 0-0 casalingo con la Salernitana, risultato non brillante ma inserito in un trend positivo: oggi preoccupava la difesa difesa, perché tutti e 3 i titolari sono out (da subito Buongiorno e Schuurs a cui dopo 19’ si aggiunge Rodriguez), e tocca all’inedito trio Djidji-Lovato-Masina, con 2/3 appena arrivati dal mercato. Quello che si vede per la seconda gara consecutiva però, è il ritorno di un endemico problema offensivo: Zapata e Vlasic si accendono con colpi da campioni ma ad intermittenza, mentre Sanabria fa un lavoro sporco preziosissimo ma di fatto gioca lontanissimo dalla porta. L'unico fattore pericoloso sembrano esser le sgroppate di Bellanova, unica vera nota lieta con una crescita esponenziale da inizio stagione. Di fatto, almeno una delle ultime due ultime gare andava vinta, e i punti per strada sono pesanti: si conferma la sensazione che, per stappare questo tipo di gare e alzare l'asticella , serva qualcosa che il Torino da due stagioni continua a non avere;
Dionisi era dato in bilico prima della gara, ma stasera la squadra ha dimostrato di non aver abbandonato la sua nave. Il Sassuolo è probabilmente la delusione più evidente di questa Serie A 2023/24, con una distanza dalla zona salvezza troppo sottile rispetto alle qualità della rosa, che diventa drammatica con l’assenza di Berardi (6 sconfitte in 6 partite prima di oggi). La sensazione evidente è che sia finito il tempo il cui il tecnico neroverde sfruttava il buon lavoro fatto da De Zerbi aggiungendo pregevoli intuizioni, e che il peso dei punti stesse schiacciando i suoi ragazzi: stasera i neroverdi non giocano certo una partita memorabile, ma si compattano e portano a casa un punto che profuma di “se non riesci a vincere, almeno non perdere”. In chiave salvezza, questa unione verso l’obiettivo è un’arma importante: molte squadre che cadono in disgrazia inaspettatamente non riescono a trovarla nel loro arsenale, il Sassuolo sembra invece almeno questa lezione la abbia compresa. Basterà a salvare il soldato Dionisi?
La difesa del Sassuolo è molto alta per scelta, quella del Torino decimata: sarebbero le condizioni ideali per farsi del male vicendevolmente, ma ciò non avviene. Le due squadre danno il peggio di sé sulla trequarti, perché non riescono mai a trovare la chiave di apertura, con Laurienté, Bajrami e Vlasic molto meno incisivi di quanto ci si aspetterebbe e ben controllati da Viti e Masina. I trequartisti di Dionisi peccano nelle scelte finali, mentre l’attacco granata prova a far uscire a turno Zapata e Sanabria per creare spazi di incursione, ma solo in occasione del gol questa scelta si rivela vincente, grazie all'inserimento in corsa dell’ottimo Bellanova (4° assist stagionale). Per queste imprecisioni, da ambo i lati, il secondo tempo diventa un noioso epilogo privo di occasioni, e probabilmente per lo stesso motivo alle due squadre manca qualcosa per migliorare la loro stagione: al Sassuolo Berardi là davanti manca come il pane, mentre nel Torino sicuramente il ritorno in condizione di Zapata è evidente, ma potrebbe non essere abbastanza per cullare i sogni di gloria;
Juric sbuffava da una settimana, ma questo sbuffare aveva finalmente diradato le nubi sul futuro: solo in caso di Europa rimarrà a Torino, dichiarando implicitamente ed esplicitamente tutto il resto come un fallimento. Apprezzabile che finalmente si sia fatto luce, ma la posizione di Juric a Torino va analizzata con più lucidità: il tecnico croato ha meriti enormi, su tutti quelli di aver ridato credibilità ad una squadra, dei giocatori ed una società che venivano da annate decisamente tribolate. La rosa a sua disposizione non pare, sulla carta, tra le migliori 8 del campionato, e quindi quell’Europa sarebbe un “plus”, che è esattamente ciò che Juric non ha garantito con un salto di qualità sopra le aspettative: quelle aspettative però le ha rispettate tutte, perché il Torino è passato stabilmente al nono e decimo posto. Ciò che non è possibile sapere, è se il croato sia il tecnico per farlo in futuro, per tipologia di gioco e carattere. Ma siamo sicuri che la società e chi la presiede quel salto di qualità lo vogliano fare? E che faranno tutto ciò in loro potere per permetterlo?
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