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Sanremo

Sanremo, Mercoledì - Considerazioni Sparse


Un Sanremo 2024 di conferme: Amadeus, i problemi degli sketch, la forza dei cantanti. Nel mucchio, spicca Mahmood.

La serata di ieri ha confermato lo straordinario successo nazionalpopolare del Festival di Sanremo. Se il quinquennio di Amadeus si era aperto con un già ottimo 52,2% di share, ieri la prima serata ha fatto registrare il 65.1%, record degli ultimi 30 anni (il precedente era dello scorso anno, quindi Amadeus ha battuto sé stesso): il dato è ancora più impressionante considerando quanto nel frattempo sia aumentata l’offerta televisiva e la frammentazione del palinsesto. Questa seconda serata, che dovrebbe aver dati prevedibilmente un po’ più bassi vista l’assenza dell’effetto “sorpresa” per le canzoni in gara, aveva l’arduo compito di confermarsi e provare a mantenere il trend positivo. Missione tutto sommato compiuta, almeno dal punto di vista dello spettacolo.

L’impressione è che per la sua ultima edizione Amadeus abbia voluto fare po’ una summa di tutte le precedenti, anche a costo di strafare, come dimostra il numero di cantanti in gara (30!). Gli va riconosciuto costruzione della serata è stata quella di attingere alle cose riuscite meglio, sfoltendo lo show dagli orpelli più inutili e pesanti. Si vede nel ritmo e dell’apprezzabile mix tra momenti alti e bassi, che hanno reso questa serata non trascendentale ma sicuramente piacevole e riuscita. Alcune criticità ataviche però restano: la scrittura delle gag, solo in parte viene salvate dall’abilità del presentatore di fare da punching ball, e la qualità delle interviste alle “star” straniere. Di quest’ultima ce ne eravamo quasi dimenticati, vista la recente politica di attingere il meno possibile dall’estero, ma è riemersa con prepotenza con l’arrivo sul palco di John Travolta. Non siamo ai livelli lunari degli imbarazzi della Carrà con gli ospiti stranieri nel Sanremo del 2021 o a quelli dell’intervista di Elisabetta Canalis a Robert De Niro, ma tant'è...

Quella di far presentare i cantanti in gara agli altri cantanti che si esibiranno domani poteva sembrare un’idea un po’ balzana, ma alla fine si è rivelata azzeccata: in alcuni casi è stato divertente vedere le interazioni tra le due parti, creando momenti leggeri di solito relegati al dietro le quinte. Molto bene anche la co-conduzione di una spigliatissima Giorgia, impreziosita dal medley dei suoi grandi successi. Il momento più bello e toccante è stato senza però dubbio il ritorno sul palco di Giovanni Allevi dopo la malattia. Il suo sorriso, la voce che sembrava pronta a rompersi dall’emozione da un momento all’altro, l’entusiasmo quasi bambinesco nel tornare a fare quello che più gli piace davanti a un pianoforte. In uno spettacolo come Sanremo, dalla durata minima di 5 ore, qualche momento emozionale è necessario: quando è così spontaneo e intenso, le parole sono superflue. Bentornato Giovanni.

Venendo alla gara, anche il giudizio sui brani resta complessivamente positivo, con poche insufficienze; tante sono le canzoni che si candidano ad andare fortissimo in radio e restare nelle classifiche per un bel po' di tempo. Resta però la sensazione che la voglia di replicare successi come quello di Lazza, unita alla forte richiesta radiofonica per brani in 4/4, abbia portato a un complessivo appiattimento negli arrangiamenti, con troppe canzoni che - pur non essendo brutte - sembrano seguire lo stesso spartito (era stato ancora più evidente ieri, quando si erano esibiti tutti e 30 gli artisti). In questo contesto spicca per unicità la performance di Mahmood (8,5), fedele al suo stile e con la sua voce inconfondibile: Tuta Gold è un martello di respiro internazionale che entra in testa con una facilità disarmante. Anche Loredana Bertè (7,5) conferma le sensazioni positive, mentre crescono a un secondo ascolto Onda Alta di Dargen (7), brano dal ritmo trascinante e con un testo forte, e Irama (6,5) con una Tu no a cui manca forse un ritornello più "catchy" per poter agguantare il podio.

La grande ammucchiata di pezzi strutturati in modo pericolosamente simile penalizza decisamente un trascurabile Fred De Palma (5, vi sfido a ricordare più di una strofa della sua canzone), un'imprecisa Big Mama (5,5) e forse anche Geolier (6,5), che tiene bene il palco ma poteva osare qualcosina in più. Alfa (6,5) poteva essere una buona rivelazione ma Houstonabbiamounproblema: le somiglianze con Run dei One Republic, a partire dal titolo, sono inquietanti. Su Annalisa (6,5) confermo che era lecito aspettarsi qualcosa di più dell'ennesima hit copia-carbone, anche se appare evidente che andrà fortissima in radio e in classifica (con potenziale in ottica Eurovision).

La classifica di questa serata di Sanremo, frutto del voto combinato di televoto e giuria delle radio (50% a testa), non era difficile da pronosticare, almeno per la composizione della cinquina. Il primo posto di Geolier conferma quanto i sospetti, ovvero la sua grande forza al televoto. Non è da meno Irama, che con il secondo posto rilancia prepotentemente le sue quotazioni. La quarta piazza di Loredana Bertè è la più grossa sorpresa rispetto ai pronostici delle scorse settimane, e un percorso verso una sorta di premio di platino alla sua carriera inizia ad essere un'ipotesi non impossibile. Con buona parte dei "favoriti" concentrati nella serata appena conclusa, domani avrà la strada spianata Angelina Mango: sia il suo primo posto nella terza serata che la sua presenza tra i 5 nella finalissima di sabato appare scontata. Sul nome del vincitore finale, invece, regna ancora un'incertezza che non si registrava da almeno 2 edizioni.

  • Giornalista classe 90', da sempre innamorato della radio, ho diretto per 3 anni RadioLuiss e collaborato con varie emittenti in qualità di conduttore. Attualmente mi occupo di comunicazione d'impresa e rapporti istituzionali. Pallavolista da una vita, calciofilo per amore, appassionato di politica e linguaggi radiotelevisivi, nella mia camera convivono i poster di Angela Merkel, Karch Kiraly e Luciano Spalletti.

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