lacrosse giocatore
, 7 Febbraio 2024

Lacrosse, olimpiadi e identità nazionale


La nazionale Haudenosaunee di lacrosse, una delle più forti al mondo, vuole partecipare alle olimpiadi di Los Angeles 2028.

La storia del lacrosse parte dagli animali, racconta Jeremy Thompson, uno dei migliori giocatori al mondo, membro del clan del Falco nella confederazione Onondaga, una delle sei nazioni che compongono il popolo nativo americano degli Haudenosaunee. Prima che ci fosse la vita sulla terra, nel mondo dei cieli il lacrosse veniva già giocato dalle divinità, e in quelle partite ogni animale portava i propri pregi e la propria unicità al gioco. Secondo una leggenda, ad esempio, prima di una partita di lacrosse tra animali a quattro zampe e uccelli, uno scoiattolo e un topo si presentarono al campo di questi ultimi. Volevano giocare, ma gli animali a quattro zampe li avevano ridicolizzati perché troppo piccoli.

Con della pelle presa da un tamburo ad acqua, gli uccelli fecero un paio di ali per il topo, facendo così nascere il pipistrello, e tirarono la pelle dello scoiattolo fino a farla assomigliare a due ali, dando origine allo scoiattolo volante. Durante la partita, lo scoiattolo raccolse il pallone, lo passò al falco, da quest’ultimo al pipistrello, che segnò il gol decisivo. C’è un’altra versione di questa leggenda, che coinvolge solo il pipistrello, respinto dagli animali a quattro zampe perché dotato di ali, un’occorrenza legittima quando parliamo di storie tramandare oralmente nell’arco di secoli, ma la lezione è la stessa: non importa quanto piccolo o grande tu possa essere, tutti hanno qualità che possono essere d’aiuto quando necessario.

Per gli Haudenosaunee il lacrosse – anche se il termine è scorretto e ha origine da una storpiatura dei francesi, per cui il bastone usato nello sport assomigliava al pastorale dei vescovi – è il gioco sacro ricevuto in dono direttamente dal creatore, apparso in sogno per presentare agli umani i bastoni con cui avrebbero giocato e le regole con cui si sarebbero confrontati. Conosciuto anche come the Medicine Game, al lacrosse erano riconosciuti poteri curativi e le partite di questa disciplina, che presso ciascuna delle sei nazioni aveva un nome diverso, venivano organizzate sì per far pace a nazioni contrapposte, ma anche per curare i malati. “I campi si trovavano vicino a corsi d’acqua per facilitare i rituali di pulizia, orientati da est ad ovest per seguire il percorso del sole. I giocatori digiunavano, consumando solo pozioni preparate dai curatori. Bastoni ed equipaggiamento venivano manipolati per rimuovere i cattivi spiriti. I curatori guidavano le preghiere e adornavano i giocatori con unguenti e pomate per dar loro forza”, si può leggere sul sito di Medicine Man, un’azienda produttrice di abbigliamento e attrezzatura da lacrosse.

Le partite dei vari sport che riconosciamo come antenati del lacrosse, giocate nelle più varie comunità native dell’odierno Nord America avevano campi da gioco che andavano dalle poche centinaia di metri alle sei miglia di lunghezza, e potevano vedersi sfidare squadre di centinaia o migliaia di giocatori lungo l’arco di più giorni. Per dimensioni, la cosa più vicina a questo sport è la versione fittizia del football americano che Jon Bois immagina venga giocata in un futuro distopico nel suo 17776. Lo sport è – perché partite del genere vengono giocate ancora oggi, una volta l’anno, e vengono precedute da preghiere e rituali come il far bruciare una pipa – uno strumento di connessione con il Creatore e con il mondo delle divinità: “Quando giochiamo una partita qui sulla Madre Terra, una partita si sta giocando allo stesso tempo nella terra del Creatore. Così quando moriamo e passiamo abbiamo un modo di portare il nostro bastone fino al mondo del Creatore per poter continuare a giocare”, disse Irving Powless, capo del clan del Castoro nella nazione Oneondaga, per oltre settant’anni appassionato giocatore di lacrosse.

Un giocatore Haudenosaunee riceve il suo bastone nella culla, e lo porta con sé nella tomba. Per farne uno in legno di hickory, l’unico materiale usato prima dell’arrivo della plastica, ci vogliono mesi

Nel corso degli anni anche il lacrosse, a partire dal suo nome, è stato colonizzato. Nell’ottocento, il Canada lo nominò come suo sport nazionale, ritenendo che “il lacrosse dovrebbe essere visto come una torcia simbolica passata dai nobili selvaggi del Canada primitivo ai gentiluomini moderni e progressisti di uno stato-nazione”. Al primo mondiale, giocatosi a Toronto, nel 1967, parteciparono solo gli Stati Uniti campioni, i padroni di casa del Canada, l’Inghilterra e l’Australia, e solo queste furono le partecipanti fino all’edizione del 1990. Quell’anno, a Perth, in Australia, una nazionale dalla bandiera viola con quattro rettangoli bianchi collegati e la sagoma di un albero di pino al centro apparve per la prima volta sulla scena, e anche se perse tutte e quattro le partite del torneo, fece il suo esordio sul palcoscenico più grande la nazionale irochese, come era nota al tempo – Iroquois è il nome che diedero i francesi agli Haudenosaunee, e solo nel 2022 la nazionale avrebbe iniziato a chiamarsi con il nome della propria comunità.

L’idea era nata pochi anni prima, nel 1982, da Roy Simmons e Orem Lyons, due compagni di squadra nei Syracuse Orange rimasti imbattuti durante la stagione universitaria del 1957 – l’ateneo dello stato di New York, situato nel bel mezzo di quello che un tempo era il territorio controllato dalle Sei Nazioni, è da sempre una potenza nel lacrosse universitario – con l’idea di giocare un’amichevole contro la nazionale canadese come evento accessorio alle finali del torneo NCAA. A Baltimore, i giocatori Haudenosaunee non fecero una bella figura, perdendo malamente in una partita in cui tra gli spettatori c’era anche Jim Brown, leggendario running back NFL, ex compagno di Simmons e Lyons nella squadra di lacrosse di Syracuse e considerato il più grande giocatore di lacrosse di ogni epoca.

La nazionale degli irochesi di lacrosse
Gli Iroquois Nationals negli anni Trenta

Da allora gli Haudenosaunee, sotto il nome di Iroquois Nationals per gran parte della loro storia, sono riusciti a crescere come movimento e ad imporsi come una delle potenze del lacrosse mondiale sia nella versione outdoor che in quella indoor – decisamente la più popolare, almeno fino alla nascita della rappresentativa nazionale, presso le popolazioni delle Sei Nazioni, anche a causa del rigido inverno nelle zone vicine ai grandi laghi. La nazionale ha ottenuto il primo podio ai mondiali maschili outdoor nel 2014, risultato replicato in entrambe le successive edizioni, mentre nei mondiali del cosiddetto box lacrosse gli Haudenosaunee hanno il poco invidiabile record di cinque finali perse – e cinque medaglie d’argento – nelle uniche cinque edizioni svoltesi fino ad ora, sempre perdendo per mano del Canada.

Lo scorso sedici ottobre, il CIO ha annunciato ufficialmente i cinque sport aggiuntivi per le olimpiadi di Los Angeles 2028: Baseball/softball, cricket – nella versione T20 – flag football, squash e il lacrosse sixes, una versione dello sport con sei giocatori per squadra e un campo più piccolo. Il lacrosse sta così per tornare nel programma dei giochi dopo le edizioni del 1904 – in cui tra le due squadre canadesi partecipanti ci fu una una selezione di Kanienʼkehá꞉ka, ovvero i Mohawk, una delle Sei Nazioni – e del 1908, e gli Haudenosaunee sembrano assolutamente intenzionati a parteciparvi, anche perché alla storia delle Olimpiadi a Los Angeles è legato un ricordo particolarmente importante della loro nazionale.

L’ultima volta che i cinque cerchi atterrarono in California, nel 1984, gli Haudenosaunee stavano cercando di organizzare una rivincita con la nazionale canadese per la sconfitta di due anni prima nonché per celebrare il ruolo del lacrosse come sport dimostrativo alle Olimpiadi sempre losangeline del 1932. Quella partita poi divenne qualcosa di molto più grande, ovvero l’organizzazione degli Jim Thorpe Memorial Pow-Wow and Native Games, una manifestazione di artigianato, sport e preghiera che coinvolse quindicimila nativi americani arrivati in California per onorare la memoria di Jim Thorpe, l’atleta più completo nella storia dello sport, cresciuto come membro della Sac and Fox Nation, allora ingiustamente dimenticato dai Giochi Olimpici e morto in povertà vent’anni prima. L’evento era stato aperto da una staffetta da costa a costa degli Stati Uniti in onore di Jim Thorpe, e proprio agli staffettisti Haudenosaunee toccò il compito di completare la prima parte, dallo stato di New York al Wisconsin.

Nel loro primo mondiale con il nome originale, gli Haudenosaunee ottengono il terzo posto battendo l’Australia nella sfida per il bronzo.

Secondo le attuali regole, però, non sembra esserci uno spazio per far arrivare la nazionale Haudenosaunee ai giochi olimpici, almeno non sotto la loro bandiera, sfilando come una nazione indipendente nella cerimonia d’apertura. Per poter partecipare alle Olimpiadi, deve esistere un Comitato Olimpico Nazionale, che a sua volta deve essere approvato dal CIO e, a partire dal 1996, solo stati riconosciuti dall'ONU sono eleggibili per una selezione. A dare speranza agli Haudenosaunee, comunque, c’è almeno un precedente, ovvero quelli dei World Games di Birmingham, Alabama, nel 2022. I World Games sono un evento ispirato alle Olimpiadi che coinvolge però solamente sport esterni al programma a cinque cerchi, e vengono organizzati con il patrocinio del Comitato Olimpico Internazionale.

Il lacrosse, nella sua versione a sei che vedremo ai giochi di Los Angeles 2028, ha partecipato all’ultima edizione degli World Games con un torneo ad otto squadre tra le quali, inizialmente, non era prevista la selezione Haudenosaunee, che si sarebbe dovuta in teoria qualificare in quanto terza all’ultimo mondiale, proprio sulla stessa base che ne vieterebbe la partecipazione alle Olimpiadi: la squadra non rappresenta uno stato riconosciuto dall’ONU. Tra le proteste delle Sei Nazioni e una petizione che ha raccolto oltre cinquantamila firme, il comitato organizzatore ha riconosciuto il suo errore, ammettendo però di non poter fare niente, visto che la composizione del torneo era già stata ufficializzata. È stato a quel punto che la nazionale irlandese ha deciso di ritirarsi, così da poter lasciare il proprio posto ai creatori del gioco. “Nessuno di noi starebbe anche solo andando a Birmingham in primo luogo se non fosse stato per gli Irochesi e per il regalo che ci hanno fatto del loro Medicine Game” ha detto Sonny Campbell, membro della squadra irlandese.

Per ringraziare la nazionale irlandese, per un giorno l’account ufficiale degli allora Iroquois Nationals ha twittato in gaelico

Come il mondo del lacrosse si è mobilitato per permettere la partecipazione ai World Games, anche in vista dell’appuntamento olimpico, il palcoscenico più grande nella storia dello sport, l’intera comunità che gira intorno a questa disciplina è intenzionata a supportare gli inventori del gioco nella loro sfida. World Lacrosse, l’ente governativo a livello internazionale dello sport, ha espresso il suo supporto agli Haudenosaunee e la speranza di vedere applicate “soluzioni creative” che permettano alla loro squadra nazionale di partecipare, e lo stesso desiderio è stato espresso da Casey Wasserman, il presidente del comitato organizzatore. Anche il presidente degli Stati Uniti Joe Biden si è detto favorevole alla partecipazione Haudenosaunee: “I loro antenati hanno inventato il gioco, e per millenni lo hanno perfezionato, le loro circostanze sono uniche e dovrebbero poter schierare la loro squadra alle Olimpiadi”

Nella cosmogonia Haudenosaunee, l’umanità avrebbe avuto origine da una donna che, caduta dal mondo dei cieli giù sul dorso di una tartaruga – da qui il nome Turtle Island, con cui molti attivisti per i diritti indigeni chiamano il Nord America – avrebbe originato due gemelli da cui sarebbe stato creato, rispettivamente, tutto ciò che c’è di buono e tutto ciò che c’è di cattivo nel mondo. In una versione del mito la Donna del Cielo è la nonna dei gemelli, che li accudisce dopo che il parto del gemello cattivo ha causato la morte della madre, ed è lei a far sfidare i gemelli a lacrosse come metodo per placare i costanti contrasti tra i due. In un’altra versione, la donna era promessa sposa ad un capo, e dal loro matrimonio sarebbe dipesa la sopravvivenza del mondo dei cieli. Ma la donna si innamorò di un giocatore di lacrosse che si era lanciato in un buco e si gettò al suo inseguimento. Durante la loro caduta verso quella che sarebbe diventata la terra, i due concepirono i gemelli.

Si dice spesso di uno sport molto popolare presso una qualche comunità – soprattutto del calcio – che è vissuto come una religione. Nel suo libro “Passion Plays: How Religion Shaped Sports in America” il sacerdote e storico delle religioni Randall Balmer sostiene che lo sport abbia preso il posto della religione come il “passatempo degli Stati Uniti”. Balmer disegna connessioni e similitudini tra i due ambienti e, almeno teoricamente, sarebbe molto facile provare a fare lo stesso tra il lacrosse e i culti delle popolazioni che vi hanno dato origine. Ma questa sarebbe una visione fortemente influenzata dai canoni occidentali, che designano una comunque invalicabile separazione tra i due ambienti. Al contrario, il lacrosse è religione, è parte integrante dei miti Haudenosaunee e, almeno originariamente, le sue partite rappresentavano una celebrazione religiosa, venendo accompagnate da preghiere e cerimonie tradizionali. Il lacrosse è il gioco del Creatore, non meno di quanto le Tavole della Legge siano direttamente emanazione di Dio. Permettere alla nazionale Haudenosaunee di partecipare al torneo olimpico di lacrosse richiederebbe certamente delle eccezioni alle regole, ma il lacrosse stesso è un’eccezione all’interno del panorama sportivo mondiale, e forse per celebrarlo al meglio sarebbe giusto riconoscerne l’unicità.


  • Nasce nel 1999 in onore della canzone di Charli XCX e Troye Sivan. Nella sua mente ha scritto un libro su Chris Wondolowski, ma in verità usa quel tempo ascoltando Carly Rae Jepsen e soffrendo dietro a Green Bay Packers e Seattle Mariners

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