Serie A
, 6 Febbraio 2024

Anche Cose Buone - Il tacco di Cambiaghi e tutto il resto


10 giocate dalle ultime due settimane di Serie A che la generazione highlights si è fatta sfuggire.

Requisiti per far parte di questa carrellata: essere una giocata di una squadra del fondo della classifica di Serie A; non essere inserita nei riassunti da 3.05' di DAZN o quasi 4' di Serie A perché vanificata da errori altrui o perché di una bellezza più difficile da cogliere rispetto a tutto ciò che circonda un'espulsione, un'occasione da gol o una chiamata del VAR. Una carrellata necessaria, però. Perché la classifica di Serie A è sostenuta da una parte destra - in alcuni casi estrema - che fa, davvero, Anche Cose Buone.

Thomas Kristensen (Udinese, @Atalanta) - Veronica + filtrante d'esterno

Lo scheletro della Morosini in ricostruzione sembra proiettare la propria ombra apposta sin lì, sino alla zolla di terreno in cui un difensore centrale di 198 cm di altezza decide di eludere il gegenpressing di Miranchuk, per illuminarlo appieno. Kamara copre la profondità e intercetta il filtrante per Holm, con la sfera che si impenna leggermente verso il centro del campo. Thomas Kristensen effettua solo due dei nove tocchi dell'azione col piede debole ma riesce comunque a esprimere un'eleganza che non dovrebbe appartenere a un uomo così gigantesco.

La ruleta non è accademica, col corpo leggermente sbilanciato verso destra, ma una falcata è sufficiente per ripristinare le proporzioni ideali. Lo scavetto di Samardzic per alimentare la sovrapposizione interna è altrettanto leggermente imperfetto, un pizzico arretrato verso la naturale corsa del danese. Djimsiti scala in pressione, socchiudendo la finestra del triangolo allungato che prevederebbe la ricezione di Thauvin. Serve una sensibilità notevole e cospicua lucidità - siamo ancora al minuto 7.30 di Atalanta-Udinese - per comprendere che un esterno destro disegnerebbe una traiettoria più funzionale per arco e istante di innesco di un interno mancino, per togliere mezzo tempo di gioco al ripiegamento di Éderson e alla copertura di Kolasinac. Tutto troppo, apparentemente, per un difensore centrale di 198 cm. Skinnet bedrager.

Matteo Prati (Cagliari, vs Torino) - Laser pass

Questo è l'unico passaggio chiave della partita di Matteo Prati. Quanto l'enunciato sia giusto e giustificato, nel contesto di una squadra che nel venerdì sera dedicato a Gigi Riva riesce a far toccare più palloni a Dossena (59), Zappa (57) e Makoumbou (63) rispetto al 2003 di Ravenna, è compito dello staff di Ranieri stabilirlo. Quel che resta è la lettura dell'ex Spal nell'adeguarsi alla profondità davanti a sé e alla disabitudine di Sanabria a gestire un inserimento alle proprie spalle. Il taglio interno-esterno di Nández è visto da Prati due tocchi prima del piatto destro al fianco sinistro di Rodriguez. Per arrivarci, due tocchi monocordi favorirebbero la copertura di Sanabria, bisogna affrettare il primo e imprimere maggior forza nel passaggio per compensare col braccio la limitata distanza dall'origine del colpo. Visto, pensato, fatto.

Nicolò Cambiaghi (Empoli, @Juventus) - Tacco di prima

Qual è il piede forte di Nicolò Cambiaghi? O, se si preferisce un quesito più coerente col record di tiri tentati in stagione senza trovare la via del gol nella storia dei giocatori di Serie A per singola stagione, qual è il piede meno debole del 28 azzurro?

È il destro con cui batte un angolo scarico di nerbo ed effetto, respinto senza troppi patemi da McKennie? O è il sinistro con cui gestisce uno scarico di petto di Gyasi atrofizzato dalla pressione di Miretti e restituisce il pallone al ghanese di Palermo?

Un tacco sinistro, con la gamba condotta non parallelamente al terreno ma con un angolo di incidenza tale da reagire al controbalzo, per non interrompere il flusso dell'azione e chiudere l'uno-due. Col piede debole. O il meno forte. O il meno debole. Ci siamo capiti.

Valentin Gendrey (Lecce, @Genoa) - Scivolata + Scavetto + Rilancio

All'alba del 5 febbraio 2024, nessuna squadra in Serie A ha effettuato tanti contrasti e intercetti come il Lecce di Roberto D'Aversa. Tra i 593 dei salentini, quello di Gendrey a Marassi è forse il più esteticamente appagante. Vuoi perché a tentare di rientrare verso l'area di rigore è Albert Guðmundsson, nella top 10 del campionato sia per dribbling tentati che per quelli riusciti. Vuoi perché la scivolata solo palla fa la sua porca figura. Vuoi anche perché, per potere essere il terzino destro ormai stabilmente titolare di uno dei sistemi difensivi più collaudati e solidi della Serie A, la combinazione "interno destro a scavalcare la pressione di Strootman-protezione del pallone con la gamba esterna-traccia verticale verso il riferimento più avanzato-rimessa laterale conquistata e baricentro della squadra alzato di una trentina di metri" non rende la giocata difensiva fine a sé stessa ma la inserisce in un contesto non unicamente speculativo.

Alla voce difensori di cui si parla troppo poco, aggiungere - colpevolmente - Valentin Gendrey.

Joan Gonzalez (Lecce, vs Fiorentina) - Contrasto + strappo

Tra i centrocampisti attualmente in Serie A, solamente Nikola Moro effettua più azioni difensive che portano a un'occasione da rete di Joan González per 90'. Tra i centrocampisti attualmente in Serie A, solamente Fabio Miretti subisce più falli di Joan González per 90'.

Ciò che precede la punizione da cui si origina il momentaneo pareggio di Piccoli al Via del Mare è compendio di tutte le peculiarità del ventiduenne della Masìa: uscita in pressione quando Mandragora è spalle alla porta, più vulnerabile al contrasto da dietro; contatto non falloso ma utile a sbilanciare il centrocampista della Fiorentina e frenata dell'inerzia che avrebbe spinto González a travolgere il 38 in maglia bianca e commettere fallo; conduzione palla al piede non volta ad attaccare direttamente l'area di rigore ma a cercare il fischio. L'ultimo tassello è fondamentale: la foga di una partita da recuperare avrebbe forse suggerito un'opzione più frenetica, ma il Lecce avrebbe attaccato in transizione in netta inferiorità numerica (Piccoli a sinistra, Krstovic al centro, Almqvist a destra) rispetto ai 7 giocatori di Italiano già rientrati nella metà campo. Se la foce dei cambi di Lecce-Fiorentina sono stati i gol di Piccoli e Dorgu, la fonte è la lucida energia di Joan González.

Vitinha (Genoa, @Empoli) - Sponda in controtempo

Vitinha, pseudonimo di Vítor Manuel Carvalho Oliveira, è da poco più di 11 giri d'orologio un attaccante del Genoa di Gilardino. Da quando è subentrato a Retegui ha toccato 5 palloni, ne gestirà altri 4 negli ultimi 240 secondi di gioco, ma belli come questo proprio no. Il retropassaggio di Frendrup per Martinez è sbagliato di un paio di metri, il portiere del Grifone è costretto ad arretrare verso la linea di porta, troppo lontano dagli scarichi più vicini per rischiare un appoggio rasoterra. Destro avanza in pressing, minaccioso quanto può esserlo Mattia Destro nel febbraio 2024 ma comunque non trascurabile. L'unica opzione è la palla lunga e alta, e la marcatura di Luperto su Ekuban obbliga il Genoa a dover andare sull'altro target.

Tutto il Castellani prevede quella palla, tutti la aspettano. Vitinha farà da sponda, è nell'ordine delle cose. Che lo faccia interrompendo in volo il movimento della gamba destra per accogliere il pallone sull'interno destro e giocarla in avanti nonostante il resto del corpo sia in direzione opposta, però, forse no.

Cristian Volpato (Sassuolo, @Bologna) - Pressione portata e pressione elusa

Quanto conta la componente dell'esprimere la qualità in zone di campo e in situazioni di gioco che non appartengono naturalmente al bagaglio tecnico per valorizzare le stessa? Si rimane affascinati più dall'animale nel proprio habitat o decontestualizzato dallo stesso, proprio in quanto fuori dall'ordinario?

Prima ancora del sinistro a giro per il momentaneo 1-2 del Dall'Ara, Cristian Volpato compie una giocata meno consona al barocchismo che ancora permea il suo calcio ma forse, proprio per questo, ancor più apprezzabile. Sul corner battuto da Urbański copre il primo palo, è scavalcato dalla traiettoria ma è puntuale nel non regalare un controllo facile al polacco. Kristiansen trova immediatamente in profondità Ferguson, il cui cross dal lato corto dell'area è contratto. Verso l'area piccola piombano lo scozzese e Thorstvedt che, in procinto di spazzare, perde l'equilibrio e scivola. Tra i due si frappone proprio Volpato, repentino nel togliere prima l'interno a un eventuale dribbling di Ferguson e poi a seguire l'azione per anticipare il capitano rossoblù. L'esterno dell'Under21 potrebbe appoggiare verso Consigli, ma la distanza ravvicinata aumenterebbe le variabili possibili per un patatrac - quello sì - da highlights. Praticamente sulla linea di fondo, allora, Volpato riapre con un tocco di esterno per Pinamonti.

Più affascinante un attaccante che attacca bene o un attaccante che difende bene?

Mattia Viti (Sassuolo, @Bologna) - Scivolata + finta

Difficile non aver già vissuto un momento in cui in Mattia Viti si è creduto per davvero. Tra il finale di 2020/21 e le 20 presenze del 2021/22 in maglia Empoli, dipende da quante poche garanzie si è disposti ad avere per gasarsi ed esaltarsi per un teenager italiano che gioca in Serie A. A meno di due anni di distanza siamo ancora qui a crederci per davvero, in Viti. Nonostante l'annata tutt'altro che positiva al Nizza, i cui €15.000.000 versati nelle casse toscane avevano fatto gridare allo scandalo dei talenti autoctoni impossibili da valorizzare nel giardino di casa. Nonostante l'impatto col mesto Sassuolo sia stato al di sotto di quelle aspettative. Per via di un infortunio all'adduttore destro, a ottobre ha giocato 0', a novembre soli 54' nella trasferta a - coincidenze - Empoli, a gennaio 127' distribuiti tra Juventus e Monza.

Quella di Bologna è stata la prima gara giocata interamente da Viti in questa Serie A, e forse è il primo momento in cui Dionisi e tutti noi abbiamo rivisto quel Viti, almeno a tratti. Indica il movimento ai compagni nel riprendere posizione nel blocco basso. Non si fa prendere dall'ansia quando Volpato sbaglia il tocco e spalanca la ripartenza a Zirkzee. Prende il contatto con il centravanti olandese col braccio sinistro. Entra in scivolata con la gamba più vicina al pallone e all'avversario per ridurre al minimo i tempi dell'intervento, anche a costo di aumentare al massimo quelli di un fallo. Si rialza e non rilancia immediatamente, effettuando un'ulteriore finta di corpo attorno a Zirkzee per regalare un paio di passi a Pinamonti per aprirsi verso la linea laterale e ricevere al fianco destro di Posch. Se non lo si è ancora fatto, questo è il momento in cui credere per davvero in Mattia Viti.

Lautaro Giannetti (Udinese, vs Monza) - Recupero in transizione

La punizione dalla sinistra a rientrare di Walace è respinta da Pessina. Giannetti si aspetta che ci sia qualcuno di bianconero vestito all'altezza della trequarti del Monza, o doveva esserci lui, o semplicemente ha sbagliato a valutare la parabola del pallone. Sarà stato disorientato dagli arlecchineschi seggiolini del Bluenergy Stadium, chissà. Dany Mota approfitta dell'incertezza del trentenne argentino e prolunga per Đurić. Kamara si aspetta un tocco di coscia del bosniaco che non arriva mai e scarta alla sinistra della traiettoria dell'ex Verona, che altrettanto controintuitivamente aspetta il rimorchio di Mota senza aprire a sinistra per Colpani e rallenta.

A Giannetti, con tutti i 12 anni di Vélez culminati con la mancata proposta di rinnovo del contratto sulle spalle e nelle gambe, non sembra vero. Può sfruttare il caos del momento per compiere un intervento altrettanto disordinato, che in qualsiasi altro momento della partita sarebbe stato punito da Prontera con un fischio a sfavore. E invece vale la pena raggiungere Đurić prima col braccio sinistro che con la gamba destra. L'11 cade, sommerso da Giannetti. Rimane per 3 secondi steso a terra, supino, a chiedersi cosa gli sia arrivato addosso.

Lautaro Giannetti (Udinese, vs Monza) - Duello aereo contro Milan Đurić

Milan Đurić è il miglior colpitore di testa di Serie A. Non lo dice tanto la percentuale di duelli vinti, quanto il volume totale. Il secondo per duelli aerei risolti a proprio favore è Bremer, con 68. Đurić ne ha vinti 135, più del doppio, tanto per rendere l'idea dell'usurante ripetitività che la difesa sulle palle alte contro il bosniaco provoca nei mercatori avversari. In quella che è a tutti gli effetti diventa una componente della partita a sé stante, il duelloaereocontroMilanĐurić, Lautaro Gianetti si è rivelato il miglior difensore di questo campionato. Nessuno aveva mai tenuto al 40% di duelli vinti un giocatore dal 75,8%, Giannetti lo ha fatto all'esordio in A con quel misto di autorità e arroganza che non può che contraddistinguere un evento epocale.

Sembrano due esseri viventi a stadi evolutivi differenti, Đurić e Giannetti, uno davanti all'altro nell'attendere il rinvio di Di Gregorio. Giannetti prima fa percepire la presenza alle spalle a un braccio di distanza e poi, quando Đurić inizia ad arretrare aspettandosi di cozzare contro il tronco dell'argentino, ha ancora a disposizione un cuscinetto per appoggiarsi alle spalle del bosniaco come a una cavallina, senza premere a tal punto da affossare i 199 cm per 93 kg dell'ex Hellas.


  • (Bergamo, 1999) Calcio e pallacanestro mi hanno salvato la vita, ma anche il resto degli sport non è male. Laurea in Lettere, per ora, solo un pezzo di carta.

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