
Se segna Ekuban saltiamo insieme
Un attaccante che segna pochissimo in Serie A, ma i cui gol sono piccoli capolavori.
Caleb Ekuban ha 29 anni, nelle ultime tre stagioni ha segnato 5 gol. Dovrebbe bastare questo per farvi interrogare su quale catena di eventi della vostra vita vi abbia condotto qui, a leggere un pezzo che celebra la sua estetica originale, anticonformista nella scialba e straziante Serie A delle ultime giornate.
La scena è questa, ambientata nella nostra realtà, e non è la proiezione di un'intelligenza artificiale – anche se ha tutti i crismi della sceneggiatura fantasy, di un romanzo melenso – ma un vero e proprio capolavoro di coordinazione, una combinazione di leggiadria e potenza, che potrebbe essere chiuso in una figurina Panini. Siamo al 76' della partita contro il Lecce.
Sono passati pochi minuti dal pareggio del Genoa, una palla risputata dalla traversa dopo il bellissimo tiro su punizione di Albert Guðmundsson, il solito poeta bohémien della trequarti rossoblù, e convertita in rete da Mateo Retegui a due passi dalla riga di porta con la ferocia del centravanti. Il classico gol da rapinatore d'area, braccatore di difensori e occasioni pulite.
Tutto il contrario del gioco evanescente di Caleb Ekuban, della sua discontinuità quando si aggira ondivago per il campo, tra le linee avversarie e alle spalle di Retegui. Stavolta a coinvolgerlo nella manovra è Guðmundsson con il tacco: Ekuban è chiuso dal pressing di Gendrey e allarga su Vazquez, che incrocia un mancino deviato che finisce di nuovo sulla traversa.
Sembra un'inquadratura rubata all'azione precedente, in cui Retegui si getta disperatamente sul pallone per salvarlo. Stavolta, però, è defilato e non può cercare la porta. Finisce per gettare un pallone alla rinfusa in area: è una sponda di testa velleitaria, ancora a mezza altezza quando incontra il piede destro di Caleb Ekuban, che si è staccato dal suolo come un calabrone.
«Si regala una Polaroid da non scordarsi mai!» grida eccitato il telecronista della Serie A ed è facile notare in quel timbro una chiara vena di meraviglia. Chi si aspetta un gol del genere da Ekuban? Una sforbiciata eterea, così precisa da far immaginare Ekuban a casa – magari in giardino, per non disintegrare la TV o qualche suppellettile di pregio – provare a eseguire il cosplay di Carlo Parola.
Per certi versi Ekuban è il prototipo dell'attaccante di sacrificio della parte destra della classifica. Una seconda punta generosa, che corre per sé e i suoi compagni, ma che quando è in possesso del pallone non sai se aspettarti una grande giocata o, più probabilmente, una scelta sciagurata. «Non sapevo neanche dove fosse finita la palla» ha scherzato Ekuban a fine partita, ricalcando l'ideale di attaccante un grezzo a cui è successa una cosa imprevista, che i suoi mezzi tecnici non dovrebbero consentire. «Riguarderò il gol a casa».
Quest'anno è alla terza stagione con la maglia del Genoa e visto che fino al 22 dicembre è rimasto a secco di gol, i tifosi hanno dedicato una canzone a questo rapporto angoscioso con il principale compito dell'attaccante: «Se Ekuban fa gol / saltiamo insieme / se Ekuban fa gol / scoppia la Nord».
Eppure Ekuban si sta ritagliando un ruolo peculiare nel catalogo degli attaccanti di provincia: sembra appartenere a quella specie sempre più rara capace di segnare pochissimi gol, e renderli quasi tutti piccoli capolavori.
Così, se durante la partita le sue azioni galleggiano nel mare grigio dell'inconcludenza – mai come in questo caso l'espressione "polveri bagnate" da allegoria si fa carne, immanenza, realtà – ci sono momenti in cui Ekuban taglia il campo in due, come successo qualche mese fa a Reggio Emilia, e saltare il marcatore con un sombrero prima di segnare con un fendente incrociato.
Ho raccolto quindi i gol degli ultimi tre anni al Genoa. Avrei potuto includere l'esperienza al tremendo Leeds di Cellino – 1 gol in una stagione in Inghilterra – o il triennio passato in Turchia, al Trazbonspor.
Ma poi avremmo perso il focus su ciò che Caleb Ekuban riesce a creare sotto i nostri occhi, proprio mentre pensiamo a come faccia a non centrare mai la porta.
Fucilata di sinistro da fuori, vs Bari
La cosa che mi atterrisce di più della collana di perle dei gol di Caleb Ekuban con la maglia del Genoa è che in teoria il suo piede preferito dovrebbe essere il destro. E invece, come in questo caso contro il Bari durante la scorsa stagione, Ekuban usa quasi meglio il mancino. È l'unica giocata davvero gloriosa dello scorso campionato di Serie B dopo l'infortunio al tendine d'Achille che lo ha tenuto a riposo per quasi due terzi della stagione.
Anche quest'anno, però, Ekuban non ha perso il gusto di passare da un'occasione chiara da gol mancata, come gli è successo ancora domenica, cinque minuti prima della rovesciata al Lecce, a un'opera d'arte kitsch, realizzata d'impatto.
Come Forrest Gump, vs Sassuolo
Ho citato già questo gol al Sassuolo, ma la tentazione di riparlarne era forte. Non solo per il mancino secco con cui Ekuban stende Consigli, ma anche per la sua corsa generosa in profondità. Quando parte con quell'impeto di gioia e ha il vento alle spalle, ricorda un po' la corsa sentimentale di Forrest Gump.
Anche perché, parliamoci chiaro, a volte sembra che Ekuban correndo scappi dai difensori nel vero senso della parola. Ciò che farà col pallone dopo resta un mistero, forse anche per lui.
Con amore e delicatezza, vs Pisa
Il mio gol preferito di Ekuban. Contiene tutto: il culto per i calzettoni abbassati che gli danno un'aria vagamente ribelle – avete mai visto un attaccante centrale con i calzettoni abbassati? –, l'intenso attacco allo spazio dietro la difesa del Pisa, ma soprattutto la dolcezza saffica del pallonetto. Un canto d'amore di Caleb Ekuban per il calcio e l'attitudine con cui interpreta il ruolo. Pur essendo confusionario, a volte questo caos gli spalanca orizzonti imprevedibili.
Di testa perché è pur sempre un attaccante, vs Salernitana
L'unico gol in cui si evince che sia un attaccante: dopo aver provato una percussione centrale esagerata, uno scarico sbilenco per Kallon.
Poi però un bello stacco di testa.
Stop, dribbling e tiro: vs Venezia
Questo è il primo gol di Ekuban con il Genoa, l'unico segnato nella stagione 2021/22, che è costata al Genoa la retrocessione. Malgrado un campionato poco convincente, ai limiti della vaghezza, qualcuno in società ha continuato a credere in lui ed è possibile che lo abbia fatto aggrappandosi come un cimelio religioso a questa giocata contro il Venezia.
Ekuban riceve sulla trequarti offensiva da un altro storico attaccante della fascia bassa di Serie A, Mattia Destro. Al contrario di ciò che avviene nella maggior parte delle azioni in cui prova a incunearsi in spazi stretti senza avere gli strumenti tecnici per uscirne, qui Ekuban dimostra una strana armonia nel rapporto tra corpo e pallone. Lo controlla, se lo porta sul mancino, sterza sul difensore del Venezia e calcia in diagonale e pare fare tutto senza impegnarsi troppo. Come se gli venga tutto naturale. Ovviamente non è così, ma è anche per questo che ci emozionano i suoi rari gol.
Se questo fosse il suo pane quotidiano, non ci stupirebbe con questa intensità come ha fatto domenica. Caleb Ekuban emana un'estetica intermittente.
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