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, 5 Febbraio 2024

Gli acquisti della Salernitana dovrebbero far discutere


Gli arrivi di Weissman e Boateng pongono la Serie A e il calcio italiano davanti all’ennesima contraddizione.

All’inizio di gennaio, dagli ambienti della tifoseria del Burgos CF, un club della Segunda División spagnola, è stato diffuso un manifesto con la foto dell'attaccante Shon Weissman, obiettivo di mercato della dirigenza, e la scritta “Not Welcome”. Più in piccolo, i sostenitori burgaleses spiegavano chiaramente che “ci sono linee che non vanno oltrepassate, e valori che vanno difesi”. Qualche mese prima, nell’ottobre del 2023, un’altra tifoseria europea, anche se ben più nota, aveva sostenuto un pensiero simile, esponendo uno striscione in curva che, rivolto alla propria dirigenza, recitava: “Difendete i nostri valori, o è tutto marketing?”. Quest’ultimo episodio si è verificato in un altro luogo, per un altro giocatore e in un altro contesto: al centro della vicenda, Monaco di Baviera e Jérôme Boateng.

Ciò unisce questi due casi è che, da qualche giorno, Weissman e Boateng giocano nella stessa squadra, nella Serie A italiana. In chiusura del calciomercato invernale, sono stati entrambi acquistati dalla Salernitana, con contratto fino al termine della stagione e il chiaro obiettivo di schiodare la formazione granata dal fondo della classifica e raggiungere una complicata salvezza. A portarli in Campania è stato il messianico dirigente Walter Sabatini, chiamato a compiere un altro miracolo a Salerno, dopo quello del 2022. L’attaccante, 27 anni, arriva in prestito dal Granada e ha la fama di essere un bomber implacabile nei campionati minori (30 gol col Wolfsberger, nella Bundesliga austriaca, nel 2019/2020; 20 gol con il Real Valladolid, nella Segunda spagnola, nel 2021/2022), mentre il secondo è stato dei difensori più importanti d’Europa nell’ultimo decennio, vestendo le maglie del Bayern Monaco e della Germania.

Weissman, Israele e Gaza

È facile capire - ma lo si poteva già intuire da quel riferimento dei tifosi spagnoli e tedeschi ai “valori” da difendere - che non sono le loro qualità sportive a essere messe in discussione. Weissman è un israeliano di Haifa, e negli ultimi mesi ha fatto discutere, più che per il poco spazio ottenuto a Granada, per quello che ha scritto sui social network a proposito del conflitto in corso in Medio Oriente. Durante la crisi del maggio 2021, la punta all’epoca al Real Valladolid pubblicò online dei video di un attacco missilistico di Hamas, scrivendo: “Israele è sotto attacco! Supportateci!”. Queste parole non furono recepite bene dal pubblico dell’Athletic Bilbao, che quando se lo trovò di fronte, nel novembre 2022 per una gara di campionato, lo accolse con bandiere palestinesi e cori contro le operazioni militari israeliane.

Ma se quelle del 2021 potevano essere parole giustificabili con il supporto al proprio paese in un momento delicato, dallo scoppio del nuovo conflitto Weissman è andato un po’ oltre nei suoi commenti. In un post ha scritto che “Tutta Gaza appoggia il terrorismo”, in un altro si è chiesto la ragione per cui “non si siano già state sganciate 200 tonnelate in bombe su Gaza”. Un terzo mostrava la foto di un soldato israeliano che puntava il fucile contro un prigioniero palestinese nudo, e Weissman si domandava perché non gli avesse “sparato in testa”.

tweet di weissman
"Qualcuno può darmi una ragione logica per cui non sono ancora state lanciate 200 tonnellate di bombe su Gaza?"

Un gruppo di cittadini di Granada ha sporto denuncia contro il giocatore per crimini d’odio, e lui ha prontamente cancellato i messaggi incriminati. Il suo agente ha dichiarato ad As che Weissman “ha agito in maniera impulsiva e sbagliando”, ma che “è contro la violenza sulle persone innocenti e in favore della pace”. Prevedibilmente questo non è bastato a seppellire la vicenda nel dimenticatoio, e a fine ottobre il Granada decideva di escludere il giocatore da un’altra trasferta a rischio, quella a Pamplona contro l’Osasuna, per “motivi di sicurezza”.

La condanna di Boateng

Non c’entra nulla con la guerra, invece, il caso di Jérôme Boateng, ma se è possibile è anche più grave. Il trentacinquenne difensore tedesco arriva in Italia con una condanna in secondo grado per violenze domestiche, che ha fatto molto discutere in Germania. Nell’estate del 2018, dopo l’eliminazione della sua Germania dai Mondiali in Russia, il calciatore si era concesso una vacanza ai Caraibi assieme alla compagna e madre delle sue due figlie Sherin Senler. Durante questo viaggio, i due litigarono e Boateng colpì Senler con un pugno talmente forte che, come dichiarato da lei stessa e giudicato veritiero nel corso del processo, le fece mancare il fiato.

La coppia comprensibilmente si separò e Senler denunciò l’ex-compagno. Il 9 settembre del 2021 Boateng venne dichiarato colpevole e condannato a 60 giorni di prigione, ma non avendo precedenti penali la pena venne commutata in un’ammenda commisurata al suo stipendio, fissata dunque a 1,8 milioni di euro totali. Boateng ricorse in appello e venne nuovamente condannato, il 2 novembre 2022, a 120 giorni di prigione, anche stavolta commutati in una multa. Siccome nel frattempo aveva lasciato il Bayern Monaco per l’Olympique Lione, con conseguente abbassamento d’ingaggio, l’ammenda era stata ricalibrata in 1,2 milioni di euro.

Rimasto svincolato al termine della scorsa stagione, a ottobre era stato invitato ad allenarsi di nuovo con il Bayern, nel frattempo a caccia di un difensore da ingaggiare in tempi brevi per supplire ai numerosi infortuni nella rosa. Ma la notizia che il club bavarese stava per ingaggiare un calciatore condannato per violenza sulle donne ha causato subito proteste da parte dei tifosi. A questa situazione, il direttore sportivo Christoph Freund rispose dicendo ai media che guardava solo alle dinamiche sportive del giocatore, e non alle sue vicende private. Da lì lo striscione degli ultras bavaresi, a cui ne fece seguito uno anche dei fan del Werder Brema che “consigliava” il silenzio allo stesso Freund. Morale della favola: il Bayern annunciò che Boateng non sarebbe stato ingaggiato.

boateng bayern striscione
"La violenza misogina non è una questione privata. Restiamo saldi nei valori proclamati. Oppure le norme e la sensibilizzazione sono solo marketing?"

I valori e chi li vuole difendere

Sono queste le due backstory dei nuovi acquisti della Salernitana, che stranamente stanno facendo discutere meno del previsto in Italia. Per esperienza personale (e qui perdonerete se l’individuo s’intromette in questa fredda e impersonale narrazione giornalistica), ho notato che porre queste problematiche all’attenzione di una tifoseria italiana suscita generalmente una reazione: la stessa di Freund, cioè che il calciatore si giudica per ciò che fa in campo, non per la sua vita privata.

Il che è un argomento che purtroppo si sente solo quando di mezzo ci sono accuse o condanne gravi, come quelle per reati d’odio o per violenza sulle donne. Quante ironie e giudizi si sono letti, solo pochi mesi fa, su Tonali, Fagioli e altri calciatori accusati di scommesse illegali? Quante persone hanno giudicato, negli anni, Balotelli per quanto fatto fuori dal campo prima che per il suo rendimento? Quante discussioni su chi sia il migliore tra Messi e Ronaldo vertono su criteri dovuti alla simpatia personale o a come si pongono davanti ai media? Ma soprattutto ci sarebbe da chiedersi perché, in generale, i calciatori dovrebbero godere dello smisurato privilegio di essere giudicati solo per il loro lavoro, mentre tra noi “persone comuni” ci critichiamo, giudichiamo e insultiamo regolarmente per questioni personali. Consideriamo poi il paradosso di ritenere più giusto insultare e augurare il peggio a una persona per aver sbagliato un gol, piuttosto che per aver fatto del male a qualcun altro.

I casi di Weissman e Boateng, casualmente finiti a giocare nella stessa squadra, dovrebbero portare l’attenzione più che mai sul tifo italiano, uno dei più disabituati a prendere posizioni sociali coerenti, sebbene sia anche uno di quelli che più spesso parla di valori da difendere. Nei mesi scorsi, diverse tifoserie italiane, anche in Serie A, hanno sentito di dover esporre bandiere o messaggi in solidarietà al popolo palestinese: è lecito dunque attendersi contestazioni verso Shon Weissman da parte loro, come è avvenuto in Spagna? Lo stesso discorso lo possiamo fare anche su Boateng, pensando alle varie prese di posizione che abbiamo visto sugli spalti contro i femminicidi, dopo lo scioccante caso di Giulia Cecchettin. Se quelle manifestazioni non sono state solo delle vuote espressioni narcisistiche, saranno i prossimi mesi a dirlo.


  • Valerio Moggia cura dal 2017 il progetto Pallonate in Faccia, un sito che si occupa di temi politici e storici legati al calcio; dal 2021 è anche un podcast. Ha scritto per Vice Italia, Rivista Undici, Minuti di Recupero, Valigia Blu e Linkiesta, e collabora con la rivista digitale Linea Mediana. Nel 2020 ha pubblicato per UltraSport “Storia Popolare del Calcio. Uno sport di esuli, immigrati e lavoratori”. Nel 2022, per lo stesso editore, ha pubblicato “La Coppa del Morto. Storia di un Mondiale che non dovrebbe esistere”.

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