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Giordania calcio coppa d'asia
, 5 Febbraio 2024

Da dove nasce l'impresa della Giordania?


La Giordania ha conquistato le semifinali di Coppa d'Asia per la prima volta nella sua storia.

In questi ultimi giorni, sui media occidentali si è parlato diffusamente di Giordania, soprattutto a causa dell'attacco compiuto da milizie irachene sostenute dall'Iran a una base militare statunitense nel nord-est del paese che ha causato tre vittime e trenta feriti, raro episodio di tensione in un paese relativamente tranquillo. Tuttavia, se ne è parlato anche per altri motivi, tutt'altro che drammatici: circa 1500 chilometri più a sud-est, in Qatar, la nazionale di calcio giordana ha messo a segno un risultato storico, la prima qualificazione di sempre alle semifinali di Coppa d'Asia, ottenuta battendo 1-0 il Tagikistan, altra grande sorpresa della competizione.

Quella giocatasi ad Al Rayyan è stata una partita tirata, combattuta, in cui più di una volta abbiamo avuto l'impressione che per entrambe le contendenti la paura di perdere prendendo il sopravvento sul desiderio di vincere. Il Tagikistan è andato a un passo dal vantaggio dopo quindici minuti con la traversa presa da Panjshanbe, ma la Giordania, in un momento della partita in cui stava gradualmente intensificando i suoi attacchi, è riuscita a trovare il vantaggio al 66° minuto grazie a uno sfortunato autogol di Khanonov in seguito a un un calcio d'angolo, conquistando tutto sommato meritatamente una semifinale che non più di tre settimane continentale neanche il più inguaribile ottimista sarebbe stato in grado di pronosticare.

Martedì 6 febbraio la Giordania sfiderà la Corea del Sud - reduce dal 2-1 in rimonta sull'Australia ai quarti - per conquistare l'accesso alla finale contro la vincente di Iran - Qatar. Le due squadre avevano già giocato durante la fase a gironi e avevano pareggiato 2-2 per un autogol di Abu Arab nei minuti di recupero. Come due settimane fa, anche oggi i giordani partiranno sfavoriti, ma va da sé che dopo un cammino così esaltante e una vittoria sfiorata nell'ultimo precedente, abbiano intenzione e capacità di credere nella finale fino all'ultimo. Quali sono, però, le radici del processo che ha portato la Giordania a questo risultato straordinario dopo anni di anonimato calcistico?

In Giordania il calcio iniziò a vedersi verso la fine dell'Ottocento, ovviamente grazie all'arrivo nel paese di mercanti, marinai e impresari inglesi, ma l'opposizione delle autorità ottomane ne impedì la diffusione tra la popolazione locale almeno fino al 1908, data della morte dell'autoritario sultano Abdul Hamid II. Dopo la prima guerra mondiale e la dissoluzione dell'Impero, la Giordania divenne un mandato britannico sotto il nome di Transgiordania e finalmente il calcio poté diffondersi senza ostacoli, portando nel 1944 alla creazione del primo campionato, vinto dall'Al-Faisaly. La nazionale nacque nel 1953, ma iniziò a partecipare alle qualificazioni al Mondiale soltanto nel 1986, dando così il via a un lento ma costante sviluppo di tutto il movimento.

trans giordania

Dopo decenni in cui era considerata (non a torto) una delle nazionali più deboli dell'intero continente asiatico, il primo risultato di rilievo ottenuto dalla Giordania fu la vittoria del torneo calcistico dei Giochi panarabi del 1997, seguita dal bis del 1999. La vera affermazione del calcio giordano, però, avvenne grazie all'allenatore egiziano Mahmoud El-Gohary, che nel 2004 conquistò la prima qualificazione alla Coppa d'Asia. In quell'occasione la Giordania sfiorò addirittura le semifinali, dovendo arrendersi solo ai calci di rigore contro il ben più quotato Giappone. Proprio nell'estate 2004 la Giordania arrivò alla posizione 37 nel ranking FIFA, tutt'ora il suo miglior risultato di sempre.

Dopo il ritiro dal calcio di El-Gohary la Giordania mancò la qualificazione alla Coppa d'Asia del 2007, ma ebbe l'occasione di rifarsi qualificandosi all'edizione del 2011, in cui si fermò nuovamente ai quarti venendo eliminata dall'Uzbekistan. Un altro grande risultato fu quello delle qualificazioni al Mondiale 2014, quando la Giordania arrivò addirittura a giocarsi lo spareggio intercontinentale contro l'Uruguay, dopo un'ottima campagna nelle qualificazioni asiatiche. Lo 0-5 della Celeste ad Amman spense subito ogni sogno di gloria, ma la Giordania riuscì comunque ad ottenere un onorevolissimo 0-0 al Centenario di Montevideo nella gara di ritorno.

Da quel momento in poi visse una sua piccola banter era: eliminata ai gironi dalla Coppa d'Asia 2015, agli ottavi nel 2019, nessun exploit nelle qualificazioni mondiali. Tuttavia, il percorso nel torneo di quest'anno ha cancellato con un colpo di spugna tutti i risultati negativi dell'ultimo decennio, ridando entusiasmo per il calcio al paese e, chissà, forse il via a un nuovo periodo di soddisfazioni. Chissà che il prossimo grande risultato non possa essere la qualificazione al Mondiale 2026 (a cui abbiamo dedicato un podcast) in cui si trova, però, con un solo punto fatto in due partite nel girone G con Arabia Saudita, Tajikistan e Pakistan.

Il calcio, in Giordania come ovunque, non è mai stato solo uno sport ma anche uno spaccato sociale e un veicolo delle istanze, delle tensioni e delle rivendicazioni delle masse. Come tale, infatti, il calcio è stato spesso un modo per sfogare le forti tensioni interne tra i transgiordani, cioè tutti coloro che sono originari della zona a est del fiume Giordano, e i giordani di etnia palestinese, che secondo alcune stime rappresentano non meno del 50% della popolazione totale.

Qui, però, tocca fare un passo indietro: dopo la creazione dello Stato di Israele e il conseguente attacco congiunto degli stati arabi confinanti, nel 1948 molti arabi della Palestina furono costretti ad abbandonare la propria terra, in quella che tutt'ora nel mondo arabo viene indicata come "nakba" (catastrofe, cataclisma), e molti di questi - circa tre milioni - si rifugiarono nella vicina Giordania. Così come accadde in Libano, nacquero presto tensioni etniche, sociali ed economiche tra transgiordani e palestinesi, tensioni mai del tutto risolte e aggravate peraltro dalla vicinanza politica della Giordania con gli Stati Uniti e dallo status perenne ed ereditario di "profughi" in cui vivono gli esuli dal 1948.

Con il tempo i palestinesi arrivarono sostanzialmente a creare uno stato nello stato: nei pressi dei campi profughi palestinesi i militanti dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) avevano un'autorità superiore rispetto alle forze di polizia giordane, girando armati, compiendo numerose violenze contro i civili ed estorcendo soldi alla gente sotto forma di "donazioni per la causa palestinese". A nulla servirono i tentativi da parte delle autorità giordane di calmare la situazione, e queste tensioni arrivarono al culmine con il "Settembre nero", quando nel 1970 il Re giordano Husayn rispose ad alcuni attentati nei suoi confronti dando l'ordine all'esercito di attaccare le sedi delle organizzazioni palestinesi di stanza in Giordania. Vennero uccise dalle tremila alle cinquemila persone. L'OLP, alla fine, venne espulso dalla Giordania. Molti palestinesi dovettero fuggire in Libano, ma altri rimasero dove stavano, e tutt'ora gli strascichi del Settembre nero sono molto evidenti nel tessuto sociale giordano, in cui c'è una netta divisione tra le due parti.

Questa divisione, come detto, viene veicolata anche dal calcio: le due squadre più vincenti della Giordania, l'Al-Faisaly e l'Al-Wehdat (che nel campionato nazionale esercitano un duopolio simile a quello di Rangers e Celtic in Scozia), rappresentano rispettivamente la parte transgiordana e quella palestinese della Giordania. L'Al-Wehdat nacque nel campo profughi palestinese di Amman, ha i colori della bandiera palestinese nella divisa da gioco e nel suo stemma figura la moschea di al-Aqsa di Gerusalemme. Il classico coro dei suoi tifosi recita "Allah, Wehdat, Al Quds Arabyia" (Allah, Wehdat, Gerusalemme è araba). Dall'altro lato, l'Al-Faisaly è la squadra più vincente del paese, e si definisce "la squadra dei veri giordani". Un coro che viene spesso cantato dai suoi tifosi è "un, due, tre, divorzia da lei, padre di Hussein", riferito al matrimonio dell'attuale re giordano Abd Allah II con Rania al-Yasin, nata in Kuwait da genitori palestinesi.

Neanche a dirlo, gli scontri tra le due squadre sono ogni volta infuocati: nel 2010, per esempio, cinquanta tifosi dell'Al-Wehdat vennero feriti in seguito a una sassaiola ad opera dei tifosi dell'Al-Faisaly, venendo poi nuovamente aggrediti dalle forze di polizia. In una situazione così tesa, come spesso accade, la nazionale di calcio può fungere da collante sociale: la campagna nelle qualificazioni al Mondiale 2014 venne seguita con estremo entusiasmo da tutto il paese, e fu utile per mettere da parte, almeno per un po', tutte le tensioni. La rosa della Giordania nella Coppa d'Asia attualmente in corso conta sei giocatori dell'Al-Faisaly e cinque dell'Al-Wehdat su un totale di ventisei convocati: il blocco delle due squadre più vincenti del paese è presente in quasi metà della rosa, a riprova dell'importantissimo ruolo che Al-Faisaly e Al-Wehdat ricoprono nel calcio giordano.

La rosa, appunto. L'allenatore della nazionale giordana è il marocchino Hussein Ammouta, vincitore della Champions League africana con il Wydad Casablanca nel 2017 e del Campionato delle nazioni africane con il Marocco nel 2020, una sorta di Coppa d'Africa a cui possono partecipare solo i giocatori che giocano nel campionato del proprio paese. È diventato l'allenatore della Giordania nel giugno del 2023. La stella della nazionale giordana è il ventiseienne Musa Al-Taamari, che dal 2023 gioca nel Montpellier. Esterno d'attacco destro rapido e dotato tecnicamente, è risultato essere il giocatore più veloce della Ligue 1 in questa stagione con un picco di 36,31 km/h. Gli altri giocatori della Giordania giocano principalmente in patria, ma c'è anche chi gioca in Arabia Saudita, Libano, Iraq, Libia, Malesia e Qatar.

Hussein giordania calcio
Il principe ereditario Hussein allo stadio con la moglie in occasione dell'esordio della Giordania in Coppa d'Asia

L'esordio in Coppa d'Asia ha visto la Giordania battere la Malesia con un netto 4-0, firmato dalle doppiette di Al-Mardi e Al-Taamari. La seconda partita è stata un 2-2 con la Corea del Sud, avversaria della Giordania in semifinale, in cui la squadra di Ammouta dopo essere andata subito sotto ha portato la partita sul 2-1 e ha preso il gol del pareggio solo nel recupero del secondo tempo. Nella terza partita hanno sorprendentemente perso 0-1 contro il Bahrein, ma questo risultato non gli ha comunque impedito di passare il turno. L'ottavo di finale era in programma per il 29 gennaio con l'Iraq, arrivato sorprendentemente primo nel Girone D davanti al favoritissimo Giappone (poi uscito ai quarti con l'Iran).

La partita è stata degna della sceneggiatura di un film: la Giordania è passata in vantaggio verso la fine del primo tempo con Al-Naimat, ma nel secondo tempo tra il 68' e il 76' l'Iraq ha ribaltato la partita nel giro di otto minuti con i gol di Natiq e di Hussein. In occasione del 2-1, però, Hussein si è clamorosamente fatto espellere per doppio giallo per aver esultato imitando l'esultanza degli avversari in occasione del primo gol, quando i giordani sono seduti in cerchio portandosi le mani alla bocca per fingere di mangiare il mansaf, il loro piatto tipico. Il rosso a Hussein, dopo la partita, ha ovviamente scatenato enormi polemiche. Rinvigoriti dalla superiorità numerica, i giordani hanno iniziato ad assediare gli iracheni, trovando il pareggio con Al-Arab al 95' su un tap-in su ribattuta. Quando ormai i supplementari sembravano certi, poi, Nizar Al-Rashdan con uno splendido tiro da fuori area ha addirittura portato la partita sul 3-2, consegnando ai suoi la qualificazione ai quarti di Coppa d'Asia.

Non più di minuti e mezzo prima ad essere virtualmente qualificato era l'Iraq. Dopodiché, come già detto, il 2 febbraio la Giordania ha battuto anche il Tagikistan, volando tra le prime quattro d'Asia per la prima volta nella sua storia. Adesso non resta che aspettare la semifinale contro la Corea del Sud per vedere se il loro sogno sarà destinato ad andare avanti.


  • Nato nel 2005. Appassionato di allenatori, nazionali e allenatori delle nazionali.

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