
RuBrica: Palermo-Bari
La prima RuBrica è dedicata a Palermo-Bari, anticipo della 23° giornata.
Palermo-Bari è una sfida che profuma di Serie A, capace di garantire di venerdì sera quasi 22 mila spettatori, di cui 400 venuti da Bari - non proprio la trasferta più facile, logisticamente parlando. Di fronte due squadre in due momenti diametralmente opposti di forma: il Palermo è reduce da 11 punti nelle precedenti 6 partite ed è in piena corsa per la zona play-off; il Bari ha collezionato solo 1 punto nelle ultime partite contro avversari alla sua portata (Ascoli e Reggiana). La squadra allenata da Pasquale Marino sta vivendo una stagione nettamente al di sotto delle aspettative - anche per alcune circostanze sfortunate, come l’infortunio di Maiello e Diaw - e il divario con la zona play-off sta aumentando sempre di più. La tensione, però, è esplosa nella contestazione della tifoseria dopo l’ultima partita casalinga: una frangia del tifo ha bloccato l’uscita del San Nicola e costretto la dirigenza dei pugliesi a trovare riparo all’interno dello stadio.
Attorno al club pugliese non si respira una buona aria: proprio per questo, forse, la paura di perdere è più forte della voglia di vincere. Lo si percepisce fin dalle prime battute del primo tempo, che il Bari intende affrontare con un atteggiamento piuttosto guardingo. Marino schiera la sua squadra con un 4-3-3 apparente, che nella realtà si trasforma in un 4-5-1 con Pușcaș isolato. Il risultato di questa scelta porta a un baricentro basso che, in linea di principio, dovrebbe servire a chiudere gli spazi e a limitare l’impeto del Palermo in transizione. In realtà, l’atteggiamento passivo in fase di non possesso consente alla squadra di Corini di uscire piuttosto facilmente palla al piede e di superare la prima pressione degli avversari. In questo si distingue Ceccaroni, che spesso non incontra nessun ostacolo quando sale palla al piede.

Filippo Ranocchia, alla seconda partita da titolare dal suo arrivo in Sicilia, è essenziale per il gioco tra le linee dei rosanero. In particolare, il suo arrivo ha concesso a Corini una maggiore flessibilità tattica e ha ampliato il ventaglio di soluzioni offensive. Quello che in origine era un 4-3-3, con l’arrivo del giovane centrocampista si è trasformato in un 4-2-3-1: i vantaggi di questo schieramento si sono visti già nella partita contro il Catanzaro, sia in possesso che in non possesso. La qualità nel palleggio di Ranocchia, poi, permette all'ex Juventus e Monza di associarsi molto bene con i due esterni (contro il Bari, Insigne e Di Francesco).

Da questa fluidità nel palleggio del Palermo hanno avuto origine diverse triangolazioni che hanno messo in crisi la difesa biancorossa. È così, ad esempio che è nato il primo gol, segnato proprio da Filippo Ranocchia.
Sono questi continui scambi che si sviluppano sulla fascia sinistra tra Di Francesco e Lund che mettono in difficoltà Pucino. Il Bari, perlomeno nel primo tempo, è nelle stesse condizioni di un pugile che ha incassato troppi colpi. Confuso, stordito. Riesce a rendersi pericoloso solo quando Kallon tenta qualche sortita, anche se spesso raddoppiato dai rientri di Di Francesco. Proprio in uno dei rari frangenti in cui viene lasciato libero, l’ex Verona si guadagna un calcio d’angolo da cui nasce l’unica azione pericolosa dei galletti. A negare la gioia del gol c’è Brunori, capitano del Palermo, appostato sulla linea di porta. Per il resto della frazione, la squadra pugliese è praticamente inerme. Non si sbilancia quasi mai, ma subisce le avanzate dei rosanero. Arrivano pochissimi palloni giocabili per Pușcaș, stretto nella morsa di Ceccaroni e Nedelcearu.
Nel corso del secondo tempo, qualcosa nel Bari migliora. Nnon si direbbe, visto che il passivo aumenta, ma la squadra di Marino alza il baricentro. Specialmente nella prima parte cerca di rientrare in partita: alzare la pressione non fa però altro che agevolare il lavoro del Palermo, squadra che adora giocare per trame verticali. Da una prima transizione offensiva nasce la punizione che porta al raddoppio la squadra di casa. A guadagnarsi il fallo è Diakité, nuovo innesto del mercato di gennaio. Di Mariano, che prende il posto di Insigne, calcia sul primo palo dove trova la testa di Ceccaroni lasciato vagare tranquillamente in area da Dorval. Il Palermo ha segnato il suo quattordicesimo gol di testa dall’inizio del campionato.
Da un’altra ripartenza, invece, nasce il terzo e ultimo gol della partita. A chiudere i conti, ci pensa ancora una volta Jacopo Segre, in pieno stato di grazia. Tre gol nelle ultime tre partite sono solo una parte del lavoro egregio che il centrocampista ex Torino sta facendo in mediana. La dinamica è sempre la stessa: ottimo tempismo nell’inserimento e palla alle spalle dei vari portieri incolpevoli. Ma c’è di più oltre ai gol: Segre e Gomes sono il fulcro della squadra rosanero, che permette alla squadra di Corini di sbilanciarsi in avanti senza rimanere eccessivamente scoperta.
Il risultato così rotondo certifica quanto di buono fatto dal Palermo nel corso della gara, mentre condanna il Bari alla seconda sconfitta consecutiva. I rosanero si avvicinano sempre di più alla zona promozione diretta (che dista solo 2 punti, con Cremonese e Venezia che devono ancora giocare). Il Bari, ancora una volta, si troverà a dover fare i conti in casa, con la posizione di Pasquale Marino che è sempre più in bilico.
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