
Lecce-Fiorentina (3-2) - Considerazioni Sparse
Il Lecce torna alla vittoria sbancando una Fiorentina emotivamente in macerie.
La Fiorentina tocca il fondo, con caparbietà e fortuna riemerge, poi affonda nel recupero in maniera tanto clamorosa quanto in fondo meritata; il Lecce seppur a fatica si prende il frutto di una gara molto ben interpretata, che stava per sfumare tra legni colpiti, occasioni clamorose sprecate e gaffe di Falcone. Questa è la trama folle andata in scena al Via del Mare, dove i padroni di casa interrompono la striscia di gare senza tre punti (seconda vittoria da settembre), mentre la Viola inizia febbraio come aveva chiuso gennaio: con tante paure e poche certezze;
Sfumato l'arrivo di Gudmundsson, Italiano per gestire inizialmente la morìa di esterni (assente Ikoné, sostituito da Sottil) ruota, rispetto alla gara contro l'Inter, le posizioni di Bonaventura, Nzola e Beltran. Jack torna nella abituale posizione di trequarti, l'ex-Spezia è dirottato sulla fascia, l'argentino va a fare il riferimento centrale dell'attacco. Non funzionerà. Al di là delle posizioni in campo e delle difficoltà a trovare i riferimenti giusti, la Fiorentina del primo tempo è una squadra scollegata ed è il Lecce a fare la gara. Sul piano del ritmo, delle idee, della grinta, i salentini si scrollano da subito di dosso i timori reverenziali e viaggiano a velocità doppia rispetto ai viola;
Se il Lecce ha una quota di fortuna nel trovare il vantaggio con Oudin (con la barriera che si spalanca sulla sua punizione dal limite), il primo tempo è nettamente il mano a D'Aversa e ai suoi uomini, plasticamente rappresentato dalle occasioni da gol con la traversa di Kaba e il palo di Krstovic. Ai giallorossi sembra davvero mancare solo un pizzico di precisione, perché per il resto riescono a sfruttare benissimo l'uscita dal pressing viola per mangiarsi ampie fette di campo e tagliare in due gli avversari. L'approccio sotto ritmo della Fiorentina, tanto evidente quanto inspiegabile, fa il resto. I viola sono esposti a verticalizzazioni costanti sugli esterni, senza peraltro riuscire a produrre alcunché con un possesso palla preponderante ma sterilmente orizzontale;
Italiano all'intervallo cambia ben tre giocatori, forse più per dare un scossa che per cercare soluzioni tattiche raffinate. La Fiorentina, con un improbabile triplo pivote Nzola-Beltran-Belotti, riprende la partita saltando il centrocampo e puntando sulle seconde palle: qualcosa che non era facile da immaginarsi, che sa al tempo stesso di rassegnazione e disperazione. Eppur sembra funzionare, perché così nasce il pari di Mandragora (neo-entrato, gran bel sinistro dal limite), i viola cambiano l'inerzia della gara, e trovano anche il vantaggio con Beltran sull'errore in impostazione di Falcone. Ma resta una costruzione fragile, un guizzo d'orgoglio, un rigurgito emotivo: la fiammata della Fiorentina fa traballare un Lecce ora stanco ma ancora fiducioso, mentre i viola pur molto più pericolosi in avanti sono sbilanciati, e ancora esposti alle rapide ripartenze del Lecce;
L'epilogo esplosivo - pari di Piccoli, gol partita di Dorgu - dice tutto su quanto questa gara sia dipesa dallo stato mentale della Fiorentina, passata nel giro di cinque minuti dal colpire una traversa con Belotti a ritrovarsi sotto. Errori individuali marchiani, scelte di gioco allucinanti, tutto il peggio del primo tempo i viola lo condensano in quei minuti finali. I meriti del Lecce ci sono, sono enormi e non sono minimizzabili: D'Aversa ha preparato meglio la partita e i suoi ragazzi l'hanno applicata con lucidità, andando anche oltre i propri limiti tecnici. Ma resta che tutto ciò è proprio quanto mancato alla Fiorentina, avvitatasi su sé stessa, sulle proprie paure e sui propri limiti. I tre punti in terra pugliese sarebbero stati brutti e non meritati per la Fiorentina, ma la facilità come li ha gettati via dopo aver recuperato una partita difficile è un segnale molto preoccupante sulla capacità di questo gruppo, in questo momento, di uscire da quella che è a tutti gli effetti una crisi.
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