Logo sportellate
José Mourinho sulla panchina della Roma
, 1 Febbraio 2024

Il gennaio di Serie A in cinque meme


Assieme alla pagina Instagram Pitch/fork ripercorriamo l'ultimo mese del nostro campionato.

Da appassionati di sport siamo abituati a scandire il tempo che passa per mezzo di partite, tornei, risultati, gol, punti, esoneri, acquisti e via dicendo, invece del solo riferimento a numeri e nomi mostrati dal calendario. Per chi segue il massimo campionato, è inevitabile pensare a un "gennaio di Serie A" che va oltre i 31 giorni disposti ordinatamente davanti ai nostri occhi, fatto di tutto ciò che il calcio nostrano ha proposto nel primo mese del 2024. Ed è stato un mese particolarmente intenso e ricco di spunti, tra mercato, allenatori che se ne vanno, allenatori che floppano, prodezze, errori, addii e la parentesi araba della Supercoppa.

Di conseguenza, abbiamo pensato di riassumere questo mese di Serie A appena concluso, senza però prenderci troppo sul serio, che è il modo in cui spesso e volentieri va approcciato lo sport. Saranno quindi cinque (più uno) meme a raccontare il gennaio 2024 della Serie A, abbinando a ognuno dei momenti calcistici più rilevanti dello scorso mese una canzone che gli si addice. Lo abbiamo fatto assieme alla pagina Instagram Pitch/fork e lo faremo anche nei prossimi mesi, creando un appuntamento fisso che racconterà di volta in volta il meglio e il peggio di ogni mese del nostro campionato. Oltre che qui di seguito, trovate il mese di Serie A in cinque meme anche sulla nostra pagina Instagram e su quella di Pitch/fork.

La Roma esonera José Mourinho

José Mourinho abbinato a Love Will Tear Us Apart

Il 16 gennaio la home di tutti i siti, sportivi e non, è occupata da una notizia che si pensava a quel punto non sarebbe mai arrivata: José Mourinho non è più l'allenatore della Roma. La separazione tra i giallorossi e lo Special One poteva essere preventivabile alla luce del pessimo inizio di stagione della Roma e delle due brutte sconfitte rimediate la settimana precedente contro Lazio e Milan, ma i due anni e mezzo di permanenza del portoghese sulla panchina della Roma erano stati costellati da così tante discese e risalite, picchi altissimi e crolli rovinosi, euforie incontenibili e noie insostenibili che si ormai sembrava un rapporto destinato a durare in eterno. Roma innamorata follemente di Mourinho, a prescindere da tutto, e viceversa.

Nel matrimonio tra il tecnico portoghese e la squadra della Capitale, nonostante questa passione viscerale, quasi tossica, c'era evidentemente qualcosa che non andava e di un'unione in pezzi e di amore che distrugge cantavano i Joy Division nella loro canzone più celebre, uscita nel giugno del 1980, a pochissima distanza dal suicidio del frontman Ian Curtis. "Love, love will tear as apart again" cantava Curtis, pensando ai problemi suoi e del suo matrimonio, incrinatosi anche per la sua infedeltà. Nel caso di Mourinho e della Roma non c'è un'altra, ma è stato anche questo amore cieco e viscerale - rafforzato dalla gioia di Tirana e dal dolore di Budapest - a far separare le strade dei due amanti.

Il Milan sbaglia due rigori in una partita

I due rigori sbagliati dal Milan contro il Bologna in Serie A abbinati a A New Error dei Moderat

Al minuto 42 di Milan-Bologna del 27 gennaio si presenta sul dischetto Olivier Giroud. I rossoneri stanno perdendo 0-1 e il francese mette il pallone a terra - per citare uno storico monologo di Paolo Rossi a tema rigori sbagliati - "con la sicurezza dell'uomo che non avrebbe mai e poi mai sbagliato". Giroud parte. Calcia. Rigore parato. Al minuto 74 si ripresenta al Milan l'occasione di segnare dagli undici metri. Giroud, al contrario di Beccalossi nel monologo di Paolo Rossi, non si prende la responsabilità di tornare sul dischetto e lascia l'onere a Theo Hernandez. Il terzino rossonero parte. Calcia. Palo. Lo stesso Hernandez ribatte in rete ma non si può: il Milan sbaglia due rigori nella stessa partita, match che poi terminerà sul 2-2.

Un nuovo errore, insomma, che tradotto in inglese diventa "A new error", come il brano del gruppo tedesco di musica elettronica Moderat, uscito nel 2009 e che avrete sicuramente sentito anche senza essere fan di Sascha Ring e compagni, magie della pubblicità. Oltre al titolo del brano contenuto nell'album eponimo della band, è particolarmente calzante con l'andamento di Milan-Bologna per i rossoneri anche la copertina del disco, che rappresenta una donna che si assesta un pugno in faccia da sola.

Pasquale Mazzocchi si fa espellere al suo 4° minuto in maglia Napoli

L'entrata di Mazzocchi all'esordio con il Napoli in Serie A abbinata a Peyote di Salmo

Pensate di poter realizzare il vostro più grande sogno di quando eravate bambini: vestire la maglia della vostra squadra del cuore. Pensate di farlo quando questa squadra veste il tricolore sul petto dopo più di trent'anni di attesa. Pensate di esordire entrando in campo all'intervallo, scelti dall'allenatore per provare a ribaltare la partita. Un sogno, vero? Ecco, ora pensate che la vostra prima partita con la vostra squadra preferita duri solo 4 minuti e termini con un cartellino rosso sventolato in faccia. È quello che è successo a Pasquale Mazzocchi, passato dalla Salernitana al Napoli nel mercato invernale, il 7 gennaio contro il Torino. Da sempre tifoso napoletano, Mazzocchi viene lanciato nella mischia a inizio secondo tempo, ma al 49' sta già prendendo la via degli spogliatoi dopo aver affondato i tacchetti sul ginocchio di Valentino Lazaro.

Il più classico degli "Entro, spacco, esco, ciao", frase diventata ormai proverbiale ma che proviene da Peyote di Salmo, brano che chiude l'album HellvisBack del rapper sardo. La traccia è una critica al mercato discografico tramite la parodia di diversi generi musicali e il dialogo con un produttore piuttosto esigente e la sua strofa diventata più celebre è un riferimento all'autocelebrazione di cui riempiono le loro canzoni i trapper. Un riferimento a chi crede di poter arrivare e spaccare - metaforicamente - tutto, diventato un commento quasi automatico a situazioni in cui qualcuno fa la sua comparsa, lascia il segno (nel bene o nel male) e rapidamente se ne va. Come il povero Pasquale Mazzocchi.

L'Hellas Verona vende buona parte dei suoi giocatori

L'Hellas Verona e le sue cessioni abbinati a Exit Music dei Radiohead

Cyril Ngonge, Isak Hien, Josh Doig, Filippo Terracciano, Martin Hongla, Milan Djuric, Riccardo Saponara, Davide Faraoni, Yayah Kallon, Koray Gunter, Jayden Braaf, Bruno Amione. Manca solo un portiere per comporre una ben assortita formazione, ma questa è invece la lista delle cessioni operate dall'Hellas Verona in questo mercato di gennaio. 12 cessioni (escludendo i movimenti minori) dovute principalmente alla travagliata situazione societaria che stanno attraversando i gialloblù, le cui quote sono al 100% sequestrate dalla Guardia di Finanza nell'ambito dell'indagine che vede il patron del Verona Maurizio Setti indagato per bancarotta fraudolenta, non il primo capo d'accusa che pende sull'imprenditore carpigiano. Tutto è buono per fare cassa in questo momento e nel giro di poche settimane Marco Baroni si trova senza buona parte dei suoi titolari, sostituiti da nomi usciti da una partita di Football Manager.

Una storia come se ne sono viste tante nel nostro calcio, di cui molte senza lieto fine. Proprio a Verona è ambientata una celebre storia senza lieto fine, quella di Romeo e Giulietta. Nata dalla penna di Shakespeare, è stata riproposta e rielaborata in mille forme diverse, come l'attualizzazione proposta da Baz Luhrmann e intitolata Romeo+Juliet. Mentre scorrono i titoli di coda del film, la canzone che fa da colonna sonora è Exit Music (For a Film) dei Radiohead, dal titolo semanticamente parecchio attinente alla situazione attuale dell'Hellas Verona. Exit Music (For a Football Team). La perfezione.

La semifinale di Supercoppa si gioca in uno stadio semi-vuoto

Lo stadio vuoto della Supercoppa Italiana abbinato a Nessuno allo Stadio di Elio e le Storie Tese

Giallo, giallo e ancora giallo. Attorno a Napoli e Fiorentina è tutto giallo, punteggiato da sporadici esseri umani che spezzano il pattern ipnotico dei seggiolini vuoti - gialli, appunto - dell'Al-Awwal Park di Riyadh. I sauditi, per questa prima Supercoppa Italiana a quattro squadre, desideravano Juventus e Milan, ma hanno avuto Fiorentina e Napoli. Così, in occasione della prima semifinale, sono meno di un terzo i posti occupati all'interno dello stadio, offrendo uno scenario desolante alle squadre e alle telecamere. Non c'è tifo organizzato, gli italiani sugli spalti sono pochi, ad un certo punto compare uno striscione che recita "LAZIO MERDA", totalmente fuori contesto. Mentre in Italia va in scena una giornata di campionato monca per l'assenza delle contendenti della Supercoppa, in Arabia Saudita si compie una parentesi surreale nel mezzo del nostro mese di Serie A.

"Nessuno sugli spalti, nessuno in panchina / nessuno allo stadio, nessuno di nessuno" cantavano Elio e le Storie Tese prima del Mondiale statunitense del 1994, a cui l'Europa si avvicinava preoccupata del possibile disinteresse degli americani per il pallone. Ai tempi gli Stati Uniti erano la nuova frontiera del calcio, come lo è ora il Medio Oriente, ma alla fine la Coppa del Mondo 1994 fu un successo anche in termini di pubblico, mentre non si può dire altrettanto della Supercoppa Italiana disputata a Riyadh tra il 18 e il 22 gennaio scorsi. Parafrasando Elio e le Storie Tese: "Quale interesse ripongono i sauditi nella Supercoppa Italiana? Nessuno!"

Bonus: Addio, Rombo di Tuono!

Gigi Riva abbinato a Heroes di David Bowie

Abbiamo ritenuto doveroso dedicare uno spazio anche ad uno dei più grandi calciatori italiani della storia, nonché capocannoniere della nostra nazionale, che ci ha lasciati lo scorso 22 gennaio. Stiamo chiaramente parlando di Gigi Riva, ricordato in modo commovente dai tifosi del suo Cagliari nella scorsa giornata di campionato, dopo il raffazzonato minuto di silenzio organizzato dalla Lega Serie A all'inizio del secondo tempo della finale di Supercoppa Italiana e fischiato sonoramente dal pubblico saudita per una questione culturale. Se già in vita Gigi Riva si era elevato allo status di leggenda, ora che se n'è andato è entrato definitivamente nel mito, per l'Italia tutta e in particolare per la Sardegna.

Quello tra Riva, il Cagliari e la Sardegna è un legame fortissimo e indissolubile, tra i due simboli di una terra e la terra stessa, tra un popolo e l'uomo che ha contribuito a portarlo sul tetto d'Italia. Gigi Riva è stato uno dei protagonisti - o, anzi, il vero eroe - dello scudetto 1969/70, l'unico vinto dal Cagliari. E anche se è stato l'unico, come cantava David Bowie: "We can be heroes, just for one day". Il brano, uscito nel 1977, è forse uno dei più evocativi in assoluto, e quale miglior occasione per impiegarlo se non per omaggiare e celebrare un campione come Gigi Riva. "I, I will be king / and you, you will be queen", così si apre il brano di Bowie. Re e Regina. Re Gigi e la Sardegna, sua Regina.


  • Classe '99, fervente calciofilo e tifoso dell'Udinese, alla sua prima partita allo stadio vede un gol di Cesare Natali e ne resta irrimediabilmente segnato. Laureato in scienze politiche a Padova e in un corso dal nome lunghissimo che finisce per "media" a Bologna, usa la tastiera per scrivere di calcio e Formula 1 e il mouse per fare grafiche su Canva.

pencilcrossmenu