
Cagliari-Torino (1-2) - Considerazioni Sparse
Il minuto di silenzio, stavolta, è meraviglioso. Nel ricordo di Gigi Riva, però, il Cagliari stecca, e la vittoria va al Torino.
I veri protagonisti di questa notte non possono essere né Cagliari né Torino. Troppo grande il ricordo di Gigi Riva, così tanto che i particolari evocativi prendono naturalmente il sopravvento sul match: la maglia da gioco dei padroni di casa senza sponsor, in favore di un 11 centrale; quella da riscaldamento ispirata alla divisa anni '70; il video commemorativo; il suo nome alla lettura delle formazioni; il minuto di silenzio, che stavolta non cade tra i fischi di tifosi arabi che non sanno chi fosse Rombo di Tuono, ma al contrario fa leva nelle anime di un popolo di cui è stato icona. Qui sta il motivo per cui la nostra storia sportiva va valorizzata, perché è esattamente ciò che manca al calcio di plastica che alcune miopi scelte vorrebbero farci sorbire. Incidentalmente, c’è stata una partita di pallone, in cui il Cagliari ha lottato ma non ha saputo far onore, nel risultato, alla memoria del suo simbolo. Vince il Torino, e sono 3 punti pesanti come il marmo.
Dopo la sosta forzata dovuta alla Supercoppa, il Torino ritorna in campo cercando di riprendere dal trend molto positivo con cui aveva lasciato il campionato: a Juric mancano molti giocatori, e l’assenza più pesante di tutte è quella del faro Ilic, che viene sostituito in regìa da Ricci. Proprio il centrocampista ex Empoli fornisce una prestazione convincente e la condisce con il primo gol stagionale, ma è un Torino che nel primo tempo si mostra nella sua versione migliore, accorciando il campo alla grande ed attaccando con tanti uomini, muovendosi con un blocco che è compatto ma flessibile nelle sovrapposizioni. Nel secondo si difende dagli assalti frontali dei cagliaritani, non sempre con ordine, con tanti patemi, ma in fin dei conti efficacemente, perché i granata portano via 3 punti da un campo difficilissimo. Questa partita è il miglior spot possibile per il lavoro di Juric, e certifica che quel trend positivo non è certo casuale e neanche la sosta ha saputo interromperlo: il Torino sta nelle mani del demiurgo croato, a cui il presidente Cairo sta provando a rinnovare il contratto. Visto negli ultimi mesi, farebbe bene a farlo firmare col sangue;
Il Cagliari arriva dalla brutta sconfitta di Frosinone, ma ha dalla sua il fattore ambientale, questa sera ulteriormente rafforzato dal cuore gonfio di ricordi ed orgoglio: i sardi alla Unipol Domus Arena hanno ottenuto 15 dei 18 punti totalizzati sinora, ma stasera sin dall’inizio faticano a prendere le misure al match, soggiogati dal ritmo del Torino. A dire il vero avrebbero qualche occasione anche nel primo tempo, ma il predominio granata è evidente e Ranieri prova a mischiare le carte buttando dentro Viola e Pavoletti: cambia tutto, perché i rossoblù occupano stabilmente la metà campo avversaria, accorciano con un capolavoro balistico di Viola e poi mettono nel panel del match la loro specialità, cioè l’assalto finale con il piratesco Pavoletti a far da frontman. Stavolta la classica rimonta del Cagliari di sir Claudio non si compie, anche se fino all’ultimo secondo, all’ultimo lancio lungo, si ha la sensazione che si possa fare. I sardi non aggiungono punti alla loro classifica, ma la loro attitudine non si può discutere: la squadra è viva ed orgogliosa, ed orgoglioso sarà stato il suo capitano, da lassù, nel vedere quella fame.
I duelli del primo tempo, vinti dal Torino, fan la differenza: Bellanova svernicia Hatzidiakos, sostituito al 45’ per disperazione, e soprattutto Zapata fa ammattire Wieteska, che sembra non averne studiate le caratteristiche. Il colombiano, in grande spolvero anche atletico, era stato coinvolto in 5 degli ultimi 6 gol del Torino, e stasera ne ha firmato un altro, il primo in trasferta: numeri che dimostrano quanto stia diventando cruciale nello scacchiere del Torino, anche grazie all’apporto dell’ottimo Sanabria, spalla ideale finché è stato in campo (e alla sua uscita, i granata infatti non han più tenuto mezzo pallone in avanti). Per gli isolani, gli ingressi di Viola e Pavoletti fanno la differenza: al secondo manca solo il gol ma è padrone dell’attacco dei suoi, mentre il trequartista non si limita ad una prodezza balistica e con ogni pallone accarezzato dal suo sinistro mette il panico nell’area avversaria. Sempre nel capitolo singoli, una nota di merito ai due portieri: Milinkovic Savic è sì protetto da un’ottima difesa (quarta della serie A), ma sta evidenziando un miglioramento tecnico notevole, mentre Scuffet, pur non essendo immune da responsabilità sullo 0-2, sventa numerose occasioni ed evita un passivo più pesante.
Ranieri non aveva mai perso contro Juric, anche all’andata lo aveva imbrigliato fermando il Torino con un pareggio a reti bianche: c’è sempre una prima volta, e stavolta il croato si toglie la prima soddisfazione, anche se fino all’ultimo se la è dovuta sudare. A Cagliari avevano vinto in pochissimi, ed il Torino con questo successo cambia la marcia: con questa solidità e compattezza e con uno Zapata così l’Europa non è un miraggio (oggi è ad un punto solo), purché però la personalità resti quella mostrata stasera. Il Cagliari è in una zona critica e sembra double face: quello timido del primo tempo, impacciato, bloccato, farebbe molta difficoltà a mantenere la categoria, mentre quello arrembante e famelico del secondo raggiungerebbe tranquillamente l’obiettivo. Quando il tenore emotivo del match cambia, la squadra di Ranieri sa dare il meglio: il punto è capire come effettuare, quando serve, quello switch, perché con questa classifica non si può pensare di farne a meno.
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