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Il pre partita della semifinale di Supercoppa Italiana
, | 25 Gennaio 2024

Tutto il grottesco della Supercoppa in Arabia


L'alfabetizzazione civile, i fischi a Riva e tutto il resto.

La corsa liberatoria, senza maglia, di Lautaro Martinez al 91' di Napoli-Inter ha messo il sigillo definitivo all'edizione 2023/24 della Supercoppa Italiana, iniziata il giovedì precedente con la sfida tra Napoli e Fiorentina. Edizione che è stata la prima a quattro squadre, disintegrando anche in noi spettatori italiani l'idea che una Supercoppa dovesse immutabilmente essere una sfida tra i vincitori del campionato e i detentori della coppa nazionale, come imparato dagli inglesi e riproposto fedelmente dalla fine degli anni '80, quando una cena tra tifosi e dirigenza della Sampdoria fu incubatrice dell'idea di esportare il format del Community Shield.

Lo sguardo dei piani alti del calcio italiano si è poi però spostato - in un passato molto più recente - sulla Spagna, pioniera nel lanciare una supercoppa a quattro squadre, in grado di distribuire introiti a più società e soprattutto foriera di contratti più sostanziosi per mostrarla in tv e farla tenere al di fuori dei confini spagnoli. Prima di quest'anno, la nostra supercoppa aveva già varcato la frontiera e si era tenuta negli USA, in Libia, in Qatar ed anche già in Arabia Saudita - con un contratto che prevedeva la disputa di 4 edizioni in 4 anni (non tutte disputate causa Covid), rinnovato nel 2023 per ulteriori 4 edizioni in 6 anni - ma non aveva ancora fatto l'upgrade numerico realizzato invece dagli spagnoli, anche loro ospiti dei sauditi. Quel momento è arrivato proprio in questa stagione, grazie al nuovo accordo con cui la Lega Serie A ha venduto un più sostanzioso e attraente pacchetto da tre partite a Riyadh.

Queste premesse già allontanavano il centro della discussione sulla Supercoppa Italiana dal calcio giocato, e altrettanto non potevano che fare le ben note mancanze in tema di rispetto dei diritti umani del paese dove la competizione si sarebbe tenuta. I destini sportivi di Napoli, Inter, Lazio e Fiorentina sono poi scivolati di passo in passo in secondo piano durante la Supercoppa stessa, venendo oscurati da dichiarazioni, avvenimenti e immagini sempre più assurdi, incomprensibili e - talvolta - disdicevoli, rendendo la prima edizione a quattro squadre della competizione un trionfo del grottesco.

Lo stadio vuoto per Napoli-Fiorentina

"Nessuno allo stadio" cantavano Elio e le Storie Tese prima di USA 1994, raccogliendo con ironia la preoccupazione che galleggiava attorno al torneo statunitense e agli statunitensi stessi, a cui si pensava non sarebbe interessato granché della massima competizione calcistica per nazionali. Anche se pittoresco in molti suoi aspetti, USA '94 fu un grande successo di pubblico, affermazione che non si può però altrettanto accostare ad un'altra competizione disputata in una terra in cui il calcio deve ancora attecchire del tutto, ovvero la Supercoppa Italiana di quest'anno. All'ingresso in campo di Napoli e Fiorentina per la prima semifinale della storia del torneo c'è un innaturale silenzio, e lo scenario è tutto molto - troppo - giallo. Giallo come i seggiolini vuoti dell'Al-Awwal Park Stadium, casa dell'Al-Nassr di Cristiano Ronaldo.

I giocatori del Napoli esultano dopo un gol alla Fiorentina
L'onnipresente giallo dei seggiolini vuoti alle spalle dei giocatori del Napoli.

I biglietti venduti sono 9.762 - su 25.000 posti - ma i presenti sembrano ancora meno. Le curve, complice anche l'assenza delle tifoserie organizzate di entrambe le squadre sono praticamente deserte, evocando scenari da mascherine, distanziamento sociale e spettatori seduti a scacchiera. Sempre parafrasando Elio e le Storie Tese: "Fondamentalmente agli arabi non interessa Napoli-Fiorentina giocata in Arabia". Prima della partita a Riyadh si tentano disperatamente di vendere biglietti e vip pack per la partita, ma se la presenza dei partenopei suscita poco entusiasmo nel pubblico saudita, quella dei viola rasenta l'interesse zero. Le voci dicono addirittura di giornalisti sauditi che danno voce al malcontento dei loro connazionali per l'assenza di Juventus e Milan chiedendone la ragione. Non una grande accoglienza per Napoli e Fiorentina e un danno d'immagine abbastanza notevole per la Lega Serie A.

Scegliendo di disputare una competizione nazionale al di fuori dei confini italiani la Lega si esponeva però inevitabilmente al rischio di non avere a disposizione lo zoccolo duro di tifosi che affolla gli stadi italiani e segue la propria squadra anche in trasferta - come è avvenuto nella pratica, con l'assenza di tre tifoserie organizzate su quattro - restando così in balia delle voglie e delle preferenze degli appassionati locali. Soprattutto in una competizione in cui erano assenti due delle tre "grandi" del calcio italiano, tifate sostanziosamente anche all'estero, era prevedibile presentarsi davanti ad un pubblico che, come un imperatore romano annoiato sul suo triclinio, avrebbe fatto una faccia disgustata davanti ad una portata non sufficientemente appetitosa, come è Napoli-Fiorentina per i sauditi.

A far raggiungere lo status conclamato di tragicommedia alla partita ci pensa un gruppo di tifosi presente sugli spalti dell'Al-Awwal Park Stadium, che ad un certo punto srotola un grande striscione che recita: "LAZIO MERDA". Hanno sbagliato partita? È opera di un romanista burlone? È un cervellotico modo per mandare un messaggio politico a Maurizio Sarri, tecnico biancoceleste che aveva criticato la Supercoppa in Arabia Saudita? Non possiamo saperlo, ma vedere quella scritta veleggiare sui radi spettatori accomodati sugli spalti ha strappato una risata a chiunque, forse anche ai laziali stessi. A chiudere una serata così assurda, ci ha pensato poi l'ancor più assurda doppietta di Alessio Zerbin, la prima di un subentrato nella storia della Supercoppa. Uno spettacolo goduto solo da pochi intimi.

Lo striscione "Lazio Merda" mostrato a Riyadh
Un momento molto strano della partita.

I fischi a Gigi Riva

"Cos'hanno i sauditi contro Gigi Riva?" tutti si chiedono perplessi mentre la maggioranza del pubblico della finale tra Inter e Napoli sommerge di fischi il minuto di silenzio dedicato alla leggenda del Cagliari e miglior marcatore della storia della nazionale italiana. Riva è mancato negli istanti che precedono il calcio d'inizio della partita, "troppo tardi" per mettere in piedi un ricordo come si deve, con il minuto di silenzio prima del match e tutti i crismi del caso, ma "troppo presto" per ignorare la cosa e rinviare la celebrazione alla successiva giornata di campionato. La Lega Serie A improvvisa così un minuto di silenzio - piuttosto raffazzonato bisogna dire - all'inizio del secondo tempo ma, mentre il poco pubblico italiano presente sugli spalti applaude, gli autoctoni fischiano Rombo di Tuono.

La stessa cosa era successa la settimana precedente, in occasione della Supercoppa di Spagna. Muore Beckenbauer, quindi altro minuto di silenzio e altra bordata di fischi da parte dei sauditi. Sembra una scena che viene da un'altra galassia quella di un pubblico di appassionati di calcio che fischiano due giocatori presenti di diritto nel pantheon di questo sport, soprattutto in un luogo che non può avere alcun intreccio di rivalità con la Sardegna e la Baviera. La motivazione di questa doppia manifestazione ostile - interpretata come enorme mancanza di rispetto - è da ricercarsi nella cultura e soprattutto nella religione dei sauditi. Infatti, in alcune correnti più ortodosse dell'Islam - come il wahhabismo, la più diffusa in Arabia Saudita e sostenitrice di un'interpretazione letterale del Corano - il silenzio per i morti è visto come una bid'ah (eresia), poiché non predicato da Maometto, e viene quindi vissuto con fastidio.

Un incontro-scontro tra culture e religioni diverse dunque, anche se poi si può discutere dell'opportunità degli spettatori di ignorare il minuto di silenzio piuttosto che fischiarlo. Allo stesso modo si può però anche ragionare sul fatto che, se decidi esportare un torneo in un paese estero, l'organizzazione dovrà inevitabilmente scontrarsi con le differenze culturali, adattarsi, accettare compromessi, anche fare dei passi indietro per evitare di offendere il paese ospitante. L'unica soluzione, se si vuole evitare tutto questo, è giocare all'interno dei confini nazionali, dove regole e consuetudini sono comuni alla stragrande maggioranza dei presenti. La Lega Serie A sa benissimo a cosa va incontro in operazioni del genere e se uno degli obiettivi di giocare la Supercoppa all'estero è quello di migliorare l'immagine dei prodotti e delle competizioni della Lega nel mondo, scene del genere non lo fanno né nel mondo occidentale - che si scandalizza e offende per i fischi - ne in quello islamico - che fa altrettanto per il minuto di silenzio.

L'alfabetizzazione civile e la Disneyland saudita

Non bisogna dimenticare che il teatro dell'assurdo in tre atti che è la Supercoppa Italiana di quest'anno è andata in scena in un paese il cui governo commette gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani, in cui le donne sono pesantemente svantaggiate rispetto agli uomini, in cui non si svolgono elezioni democratiche e con un'enorme ricchezza concentrata nelle mani di pochissimi. Questo dovrebbe bastare - ed è in molti casi è bastato - per sollevare lamentele, perplessità e proposte di boicottaggio, ed unito al nuovo format a quattro squadre - che scontenta un po' tutti tranne chi ne trae un vantaggio economico - ha costretto i vertici del calcio e dello sport italiano ad arzigogolate spiegazioni per giustificare il weekend lungo di partite a Riyadh.

In particolare, a far sgranare gli occhi a più di qualcuno sono state le parole del Ministro dello Sport Andrea Abodi, che ha affermato, tra le altre cose: "Se da un lato ci può essere la preoccupazione di andare in luoghi dove la democrazia, i diritti umani, non vengono pienamente rispettati, io penso che noi dobbiamo saper cogliere l’altro aspetto: la capacità di illuminare quei luoghi, responsabilizzarli e contribuire all’alfabetizzazione civile". Una dichiarazione a metà tra il topos dell'uomo bianco che educa i selvaggi à la Rudyard Kipling e l'affannosa ricerca di una risposta che non menzionasse le motivazioni economiche, che sono comprensibilissime e a loro modo rispettabili. Il Ministro ha poi chiuso dicendo:

"Credo che lo sport e il calcio in particolare questa possibilità la possano offrire. Quindi, per quanto posso avere anch’io le stesse riserve che hai tu - ha detto rispondendo ad una domanda di uno studente - e detto tra noi, mio figlio di 13 anni, ieri sera mi ha detto: “Ma papà, perché andiamo lì?”. E io ho cercato di spiegarlo, non è facile. Credo che da un lato abbiate ragione voi, dall’altro però quello che noi dobbiamo cercare di raggiungere come obiettivo è quello di non isolare, di illuminare, di partecipare, sollecitare, sensibilizzare e velocizzare il cambiamento".

Tralasciando l'inserimento della domanda del figlio - numero che ormai un buon numero di politici italiani padroneggia con maestria - resta comunque complicato da capire come finanziare un governo autoritario e illiberale, organizzando nel paese che amministra un brevissimo torneo per pochi intimi, possa stimolare un'apertura e una democratizzazione che non siano esclusivamente operazioni di facciata.

De Laurentiis in vestito tradizionale saudita
Aurelio De Laurentiis ha fatto visita anche al proprietario dell'Al-Nassr.

Se per Abodi la Supercoppa Italiana avrà un ruolo nella futura apertura e democratizzazione dell'Arabia Saudita, per il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis l'Arabia Saudita è già progredita incredibilmente, come traspare dalle sue parole successive alla competizione:

"L’Arabia è un Paese con una crescita straordinaria che non vedremo negli anni, ma nei mesi. È un Paese che credevamo chiuso su se stesso e invece è apertissimo e diventerà il centro dell’economia, non ce né per nessuno. C’è una straordinaria democratizzazione dell’Arabia Saudita, sono riusciti ad annebbiare Disneyland, hanno 100mila gru per costruire un nuovo Paese, che poi il calcio sia lo specchietto per le allodole, lo usano come super spot, nel 2030 ci saranno i Mondiali. Questo spiega che sono molto furbi".

A quanto pare, quindi, la Supercoppa Italiana si è tenuta in un paese apertissimo e che sta vivendo una straordinaria democratizzazione, talmente straordinaria da farlo classificare 150° su 167 paesi nel Democracy Index 2022 di The Economist. Più che la corsa di Lautaro al 91' di Napoli-Inter, sono forse le sperticate lodi all'Arabia Saudita di Aurelio De Laurentiis in diretta tv a mettere il sigillo finale alla Supercoppa Italiana 2023/24. Giusto per chiudere un torneo grottesco e assurdo con qualcosa di altrettanto grottesco e assurdo.


  • Classe '99, fervente calciofilo e tifoso dell'Udinese, alla sua prima partita allo stadio vede un gol di Cesare Natali e ne resta irrimediabilmente segnato. Laureato in scienze politiche a Padova e in un corso dal nome lunghissimo che finisce per "media" a Bologna, usa la tastiera per scrivere di calcio e Formula 1 e il mouse per fare grafiche su Canva.

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