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Copertina Cheick Diabaté
, 25 Gennaio 2024

Il giocatore random: Cheick Diabaté


In questa uscita speciale vi raccontiamo l'avventura del centravanti maliano ex Benevento.

"Il giocatore random" è la rubrica di Sportellate in cui vi raccontiamo, attraverso le pagine Wikipedia, le carriere di alcuni giocatori totalmente a caso. Viaggi intercontinentali che ci sembrava interessante ricordare, raccontare e ripercorrere insieme a voi. Questa uscita è occasionalmente accessibile a tutti, mentre le prossime saranno nuovamente riservate agli associati. Se vuoi continuare a seguire questa rubrica e ricordarti di qualche giocatore dimenticato (e ricevere altri benefit), puoi associarti cliccando qui.

Carriera Cheick Diabaté

A poco più di mezz'ora da Bamako, capitale del Mali, si staglia il centro di formazione Salif Keita (spesso abbreviato in CSK), non solo intestato al primo calciatore a vincere il Pallone d'Oro africano, bensì fondato dal giocatore stesso nel 1993. Tre sono gli obiettivi che Salif Keita si pone al momento della fondazione del centro: aiutare i giovani maliani che sognano di diventare professionisti, influenzare positivamente lo stile di gioco e la filosofia del calcio maliano, formare calciatori che possano rendere competitive le varie selezioni nazionali del Mali. Tra i principali prodotti del CSK ricordiamo Mahamadou Diarra e Seydou Keita (nipote di Salif), ma c'è anche un altro ragazzo, che tra l'inverno e la primavera del 2018 ha fatto sperare un'intera città dell'entroterra campano coi suoi gol: parliamo di Cheick Diabaté.

Nato a Bamako nel 1988, Cheik Tidiane Diabaté entra nel CSK nel 2000, ed è proprio grazie alle attività del centro che a 14 anni ha l'opportunità di misurarsi in una competizione internazionale, i Jeux de la Francophonie di Nizza, con una rappresentativa giovanile del Mali. Fuori dal campo, però, non è un periodo facile per il ragazzo, che perde sua madre e il suo miglior amico, quest'ultimo vittima di un incidente d'auto. Il legame di Diabaté con la sua terra è forte, ma a 18 anni decide di ascoltare i consigli della madre, che lo spingeva a lasciare l'Africa per cercare fortuna, e parte per la sua avventura nel settore giovanile del Bordeaux.

L'ambientamento del calciatore in terra transalpina è tutt'altro che semplice: Diabaté non spiccica una parola di francese, e l'allenatore delle giovanili Patrick Battiston, ex calciatore vittima della celeberrima entrata killer del portiere tedesco Schumacher, confonde la sua tendenza a non guardare mai l'interlocutore negli occhi con una mancanza di rispetto nei suoi confronti. Mentre a Bordeaux il giovane Cheick deve districarsi tra le problematiche extracalcistiche, con il Mali arrivano le prime soddisfazioni personali: nel maggio 2005 partecipa alla Coppa d'Africa U17 segnando 3 gol in 3 partite, e appena un mese dopo esordisce in nazionale maggiore, subentrando alla fine della partita contro la Liberia. Tra i marcatori di quella gara c'è l'ex Lecce e Roma Souleymane Diamoutene, che va in gol su rigore.

Compiuti vent'anni, Diabaté va in prestito all'Ajaccio, in Ligue 2; la squadra (nella quale fa da comparsa Catilina Aubameyang, fratello maggiore di Pierre-Emerick) non è stellare, anzi si salva con un solo punto sulla zona retrocessione, e per sopravvivere si aggrappa ai gol dell'attaccante maliano, che a sua volta sperimenta il peso della responsabilità alla prima esperienza tra i professionisti. Peso che Diabaté regge alla grande, dato che con 14 reti è il capocannoniere dei corsi e terzo miglior marcatore della Ligue 2, guadagnandosi il primo dei suoi soprannomi, lo Jan Koller d'ebano.

Diabaté all'Ajaccio
Già alto 194cm, la fisicità di Diabaté si rivela fuori scala per la Ligue 2 di fine anni 2000 (Foto: Alta Frequenza)

Per l'attaccante si spalancano le porte della Ligue 1, ma non ancora quelle del Bordeaux campione di Francia, il quale decide di girarlo ancora in prestito, stavolta al Nancy. Diabaté arriva nel Grand Est da infortunato, il problema agli adduttori rimediato alla penultima di campionato con l'Ajaccio ne condiziona i primi mesi, tanto che il suo esordio nel massimo campionato francese arriva solo a novembre, dopo alcune gare con la squadra B del Nancy tra i dilettanti, subentrando alla fine della partita contro il Saint-Etienne. Un nuovo infortunio agli adduttori rimediato a inizio 2010 rende sostanzialmente nulla la sua stagione, che si chiuderà con 3 sole presenze tra Ligue 1 e Coppa di Francia, e l'ovvio ritorno a Bordeaux in estate.

Partito il bomber Chamakh a parametro zero, destinazione Arsenal, il Bordeaux decide di puntare su Anthony Modeste come suo sostituto principe, ma nel contempo i girondini trattengono tra le proprie fila Diabaté, vuoi per provare a rilanciarne le sorti, vuoi perché di club interessati a un attaccante che in stagione ha disputato 46 minuti, e che ha passato l'estate a recuperare dagli infortuni, non c'è esattamente la fila. Diabaté esordisce col suo nuovo-vecchio club a metà novembre, proprio contro il Nancy, e alla prima da titolare arriva subito la sua prima firma in Ligue 1, non con una rete ma con un assist di testa (il gioco aereo diverrà presto il suo marchio di fabbrica) per Jussie nell'1-1 di Sochaux. Il battesimo del gol di Cheick in maglia Bordeaux arriva alla prima dell'anno nuovo, in coppa contro i dilettanti del Rouen, regolati da una sua doppietta e dalla rete di Modeste, in un timido tentativo di convivenza tra i due che però resterà confinato alla competizione nazionale, salvo sporadiche eccezioni.

Per quasi tutta la stagione Diabaté è, come programmato, la riserva di Modeste, ma riuscirà comunque a raggranellare 6 reti tra Coupe de France e Ligue 1, bottino che spinge il club a confermarlo, rinnovare il suo contratto e consegnarlo nelle mani del nuovo tecnico, Francis Gillot. La situazione ambigua relativa a Modeste, che a metà stagione andrà in prestito al Blackburn Rovers, spalanca le porte della titolarità al centravanti maliano, che nel girone d'andata segna 4 gol e un assist superando la concorrenza di Bellion e Gouffran, guadagnandosi la convocazione alla Coppa d'Africa 2012. A secco nella fase a gironi, in cui risulta comunque decisivo con l'assist per Keita contro il Botswana, Diabaté va in gol ai quarti contro il Gabon, realizza il suo rigore nella lotteria finale e, in seguito alla semifinale persa contro la Costa d'Avorio, decide con una doppietta la finalina contro il Ghana, portando il Mali al miglior risultato nella coppa continentale dal 1972 e laureandosi capocannoniere della competizione.

Il 2012 per Diabaté è anche l'anno dell'esordio nelle competizioni UEFA; il maliano bagna la sua prima di Europa League con un assist per Gouffran nel 4-0 al Bruges, mentre per le prime reti europee c'è da aspettare la doppietta contro il Newcastle nell'ultima gara della fase a gironi. Decisivo nei sedicesimi col gol che qualifica i suoi ai danni della Dinamo Kiev, il maliano e il Bordeaux si arrendono agli ottavi contro un Benfica troppo forte, ma per Diabaté è comunque l'anno delle coppe: in Coppa d'Africa arriva un altro terzo posto, mentre in Coppa di Francia il numero 14 mostra la miglior versione di sé, segnando 6 reti in 4 gare e trascinando i girondini alla vittoria del trofeo. La finale contro la cenerentola Evian è al cardiopalma e viene risolta proprio da Diabaté, che segna sia in apertura che in chiusura di gara, consegnando alla storia il 3-2 che vale la quarta coppa nazionale della storia del Bordeaux, ad oggi ultimo trofeo conquistato dal club.

Diabaté con la Coppa di Francia
Possiamo solo immaginare quanto André Biyogo Poko, 173cm, si senta protetto dai quasi due metri del gigante buono Diabaté, che in Francia si affretteranno a chiamare le monstre (Foto: Pierre Andrieu/AFP via Getty Images)

La carriera di Diabaté al Bordeaux prosegue sulle stesse medie realizzative fino all'estate del 2016, quando viene sedotto dall'oro dell'Osmanlispor, nome provvisorio (sic) della squadra della capitale della Turchia, l'Ankaraspor, reduce da un inaspettato quinto posto in Superlig turca. Ad Ankara l'attaccante non si ambienta mai del tutto; pur segnando 5 gol nel girone della coppa nazionale e uno in Europa League contro la Steaua, in campionato non trova continuità né tantomeno la via della rete, il titolare in pianta stabile diventa il camerunense Webò e così Diabaté torna in Francia, in prestito, per vestire la maglia del neopromosso Metz, penultimo in classifica al momento del suo trasferimento.

Diabaté a Metz è l'uomo giusto al momento giusto, un matrimonio che, seppur fugace, cambia la storia delle due parti in causa. Il debutto del maliano è folgorante, doppietta contro il Montpellier e zona retrocessione abbandonata istantaneamente, seguono altre prestazioni notevoli come quelle contro Dijon, Nantes e Rennes, i gol e le giocate del nuovo numero 18 portano punti su punti al Metz, che si stabilisce a centro classifica e chiude la stagione al quattordicesimo posto, a +7 dalla zona retrocessione. Cheick Diabaté è il grande protagonista della salvezza dei grenats con 8 reti e un assist in 14 partite, medie mai toccate in carriera; purtroppo l'ennesimo infortunio, unito alle scarse disponibilità economiche del Metz, impediscono al club bianco-granata di riscattarlo, così l'attaccante torna ad Ankara, sostanzialmente da fuori rosa.

Spostiamoci ora in Italia, per la precisione a Benevento, ove il club cittadino matricola in Serie A ha chiuso il girone d'andata con la miseria di 7 punti conquistati, uno grazie al colpo di testa del portiere Brignoli nella celeberrima partita contro il Milan di Gattuso, altri 3 contro un Chievo che di lì a pochi anni conoscerà prima la retrocessione, poi l'esclusione dalla B e infine il fallimento e altri 3 contro la Sampdoria. La salvezza appare impossibile, al nuovo mister Roberto De Zerbi viene affidato il risultato di una campagna acquisti ultraterrena, così tra un Sagna, un Djuricic e un Sandro ecco spuntare Cheick Diabaté, reduce da mesi di inattività in terra turca. De Zerbi lo butta dentro per la prima volta nei minuti finali di Benevento - Crotone, sul 2-2, e il maliano risponde come meglio sa fare, con un gol da 3 punti, correggendo in rete di destro la sponda di testa di Berat Djimsiti.

Nonostante la marcatura pesante, De Zerbi continua a non prendere seriamente in considerazione il centravanti africano, che prima va a chiedergli spiegazioni e poi si autocandida in maniera decisamente convincente, tanto da far breccia nella testa del tecnico delle streghe: "Mister, perdiamo da quattro partite, fammi giocare e vedrai che con me in campo non perderemo così tanto". Contro il Verona Diabaté parte per la prima volta dal 1' e, in una partita così surreale da veder Gaetano Letizia andare in gol con un destro da fuori all'incrocio, mantiene la promessa: un colpo di testa che colpisce la traversa e supera la linea di porta e un destro facile facile ad altezza dischetto regalano a Cheick la prima doppietta in Serie A e al Benevento la quarta vittoria stagionale, la seconda decisa dai colpi del gigante sorridente che viene dal Mali e ogni tanto si diverte a parlare di sé in terza persona.

Dopo il Verona, al Vigorito arriva la Juve di Allegri, un avversario fuori scala per i sanniti, ma a Diabaté le gerarchie italiche interessano poco e di fronte ai campioni d'Italia sfodera un'altra prestazione maiuscola con marcatura multipla, che rende meno amaro il 2-4 finale. Stavolta la doppietta arriva con un tap-in sottomisura, sfuggendo alla marcatura di Rugani e Alex Sandro, e con un altro colpo di testa quasi da fermo su corner partito dal chirurgico mancino di Nicolas Viola. Non è finita qui, perché al Mapei contro il Sassuolo Diabaté sfodera la terza doppietta consecutiva, stavolta sufficiente a regalare un punto ai giallorossi; particolarmente pregevole è la rete dell'1-0, avviata da un illuminante tacco di Djuricic e conclusa dall'elegante pallonetto dell'attaccante maliano che beffa Consigli.

Qui però l'incantesimo si spezza, Diabaté non riesce nell'improba impresa di trascinare il Benevento fuori dal pantano, addirittura contro il Milan viene espulso nel giro di 20' per doppia ammonizione. Segnerà un altro gol, alla penultima di campionato contro il Genoa, quando la retrocessione in B delle streghe sarà ormai matematica. Gli 8 gol in 11 gare non sono sufficienti ad attirare le attenzioni delle squadre europee, ma fanno comunque in qualche modo svoltare la carriera del centravanti, che di lì in avanti diventerà una presenza fissa dei campionati più ricchi del Medio Oriente, ove ha militato fino al luglio del 2023. Prima il prestito all'Emirates Club negli Emirati Arabi, poi l'approdo a parametro zero in Iran, nell'Esteghlal, ove segnerà 27 gol in due stagioni, poi l'Al Gharafa e infine un altro ritorno a Teheran, stavolta con la maglia del Persepolis.

35 anni compiuti lo scorso aprile, Diabaté è attualmente svincolato, e ha recentemente ammesso di seguire ancora con interesse i risultati del Benevento. Chissà se nel Sannio ne sono a conoscenza.


  • Made in Senigallia, insegnante di inglese e di sostegno, scrive e parla di Juventus e di calcio (che spesso son cose diverse) in giro per il web dal 2012. Autore dei libri "Football Globetrotters - calciatori nati con la valigia in mano" e "Espiazione Juve - il quinquennio buio della Signora"

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