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ALGERIA 1982
, 24 Gennaio 2024

Algeria 1982: Quando il calcio conobbe l'Africa 


La storia della squadra che mise l'Africa sulle mappe del calcio.

Osimhen, Kessié, Salah, Mané, Koulibaly, Mahrez, Hakimi, Mazraoui: questi sono soltanto i nomi più conosciuti, la punta dell'iceberg dell'enorme numero di calciatori di livello internazionale che hanno preso a prendere parte alla Coppa delle nazioni africane 2023, che si sta disputando in queste settimane in Costa d'Avorio. Il blocco di giocatori europei è cresciuto a vista d'occhio nel corso degli ultimi anni - con conseguente crescita di polemiche e lamentele da parte di allenatori e dirigenti - grazie al miglioramento del livello tecnico, tattico e organizzativo del calcio africano e dalla capacità di attrarre tra le fila delle proprie nazionali molti talenti nati e cresciuti all'estero, ma di famiglia africana. Questo percorso di crescita è diventato evidente al Mondiale 2022 dallo straordinario percorso del Marocco, eliminato solo dalla Francia campione in carica in semifinale dopo avere battuto Belgio, Spagna e Portogallo.

Ovviamente, non è sempre stato così: dopo alcuni decenni di anonimato e colonialismo, il calcio africano ebbe la sua prima rappresentanza istituzionale solo nel giugno del 1954, quando al Congresso FIFA di Berna venne fondata la Confederation of African Football, meglio nota come CAF, composta in quel momento dalle sole federazioni nazionali di Egitto, Sudan, Etiopia e Sudafrica. L'Egitto, a dire il vero, aveva già partecipato al Mondiale italiano del 1934, ma si era qualificato grazie a uno spareggio intercontinentale giocato e vinto contro la Palestina, non attraverso un vero e proprio torneo di qualificazione continentale.

L'ingresso dell'Africa nel mondo del calcio fu un processo graduale e difficoltoso, parallelo e al tempo stesso intrecciato con la decolonizzazione, in parte persino osteggiato da altri paesi del "sud del mondo". Per esempio, la federazione argentina si oppose duramente all'entrata nella FIFA del calcio africano e di quello asiatico, ritenendo che il livello di quelle squadre fosse troppo basso per meritarsi di sedere allo stesso tavolo di europei e latinoamericani. La prima Coppa d'Africa si disputò nel 1957 in Sudan, e fu vinta dall'Egitto (da cui il Sudan aveva appena ottenuto l'indipendenza appena un anno prima) in finale contro l'Etiopia. La quarta partecipante, teoricamente, sarebbe stato il Sud Africa, ma venne squalificato a causa dell'apartheid.

Tuttavia, la Coppa delle nazioni africane non era sufficiente. Era tramite i Mondiali che l'Africa voleva reclamare il suo posto nel mondo. La FIFA però fu molto stringente e decise che le nazionali asiatiche e africane avrebbero disputato delle qualificazioni congiunte, al termine delle quali ci sarebbe stato un ulteriore spareggio intercontinentale contro una nazionale europea per aggiudicarsi il pass per il Mondiale. Una prima occasione ci fu nelle qualificazioni per Svezia 1958, che però di fatto non si disputarono per via del rifiuto di Egitto e Sudan di giocare contro Israele, che avanzò direttamente allo spareggio intercontinentale poi perso contro il Galles.

Israele - Galles, Ramat Gan Stadium, 1957.
Israele-Galles, Ramat Gan Stadium, 1957.

Le qualificazioni asiatiche e africane vennero separate in occasione di Cile 1962, ma comunque chi voleva qualificarsi avrebbe dovuto passare da uno spareggio contro una nazionale europea, che in questo caso il Marocco perse contro la Spagna. Fu nelle qualificazioni per Inghilterra 1966 che avvenne la svolta: il presidente del Ghana Kwame Nkrumah, convinto sostenitore della decolonizzazione e del panafricanismo, convinse tutte le nazionali africane a ritirarsi dalle qualificazioni per protesta contro la decisione della FIFA di concedere un solo posto al continente africano, e solo dopo questa mossa clamorosa il presidente della FIFA Stanley Rous decise di concedere finalmente un posto fisso all'Africa, in occasione del Mondiale messicano del 1970. Questo posto venne ottenuto dal Marocco, che venne subito eliminato ai gironi giocando però una buonissima partita contro la Germania Ovest, persa 2-1 in rimonta. Lo Zaire nel 1974 non ottenne risultati degni di nota, mentre la Tunisia nel 1978 divenne la prima nazionale africana della storia a vincere una partita in un Mondiale sconfiggendo il Messico per 3-1. Ma la prima vera nazionale africana che mise paura al mondo, mostrando a tutti che anche in quella parte del pianeta si giocava a calcio sul serio, fu l'Algeria del 1982. 

Le qualificazioni per il Mondiale 1982 garantivano addirittura due posti all'Africa, che sarebbero stati contesi da ventinove squadre tramite una specie di torneo a eliminazione diretta con due vincitori. Dopo aver eliminato Sierra Leone, Sudan e Niger, nella doppia sfida decisiva contro la Nigeria, giocatasi nell'ottobre del 1981, l'Algeria vinse 0-2 la partita di andata a Lagos (arbitrata da Luigi Agnolin) di fronte a 80.000 spettatori e 2-1 la partita di ritorno in patria, staccando il pass per il Mondiale di Spagna, il primo della sua storia. Il Mondiale sarebbe peraltro capitato a vent'anni esatti dell'indipendenza che il paese magrebino ottenne dalla Francia, rappresentando quindi un evento dal forte valore simbolico: per l'Algeria era una grande occasione per dire al mondo "Sì, ci siamo anche noi".

L'allenatore della nazionale algerina era il marocchino Mahieddine Khalef, nominato nella primavera del 1982 dopo che nel 1980 portò la nazionale olimpica delle "Volpi del deserto" a raggiungere i quarti di finale ai Giochi di Mosca. Uno dei vantaggi della rosa era che la legge algerina del tempo impediva ai giocatori che avessero meno di 28 anni di lasciare il paese senza l'autorizzazione del governo, con il risultato che molti dei componenti della nazionale giocavano in patria e avevano quindi la possibilità di creare una squadra che giocasse a memoria. Tra quelli che giocavano in Algeria c'erano anche le due stelle indiscusse della nazionale: il fantasista Lakhdar Belloumi e il centravanti Rabah Madjer. Nel sorteggio di Madrid del 16 gennaio 1982 l'Algeria, che era nella quarta e ultima fascia, venne inserita nel Gruppo 2 con la Germania Ovest, l'Austria e il Cile, un girone molto ostico - come lo sarebbe stato qualsiasi girone per una squadra all'esordio in un Mondiale - ma non così infernale, specie considerando che in seconda fascia figuravano, oltre all'Austria, squadre come Unione Sovietica, Polonia e Jugoslavia.

Il sorteggio dei gironi

L'esordio dell'Algeria era previsto per il 16 giugno al "Molinón" di Gijon contro la Germania Ovest, che due anni prima in Italia aveva conquistato il suo secondo titolo europeo. I teutonici, con una rosa infarcita di campioni come Breitner, Stielike, Briegel e Rummenigge, si erano qualificati senza problemi per la fase finale vincendo otto partite su otto del loro girone di qualificazione, e in Spagna avevano tutto il diritto di considerarsi una delle principali pretendenti al titolo mondiale. Forse troppo convinti della loro forza, però, i tedeschi si presentarono alla partita d'esordio con eccessiva sicurezza: nella conferenza stampa pre-partita un giocatore disse che avrebbero dedicato il settimo gol alle loro mogli e l'ottavo ai loro cani, mentre l'allenatore Jupp Derwall disse che se avesse perso sarebbe salito sul primo treno per Monaco. In seguito, il terzino algerino Chaabane Merzekane raccontò che "alcuni di noi pensavano che fosse tutto un gioco psicologico dei tedeschi per farci pensare che avrebbero sottovalutato gli avversari".

Eppure, la Germania avrebbe fatto meglio a stare attenta: nelle amichevoli di preparazione al Mondiale l'Algeria aveva sconfitto squadre come Benfica e Real Madrid, mostrando un gioco dinamico e fluido. Il giorno dopo gli algerini furono molto sorpresi dalla sufficienza con cui i loro avversari affrontarono la partita, e il primo tempo terminò 0-0. Non si può parlare di dominio, ma sicuramente era l'Algeria la squadra che stava giocando meglio. La svolta arrivò al minuto 54, quando Madjer portò in vantaggio i suoi capitalizzando un contropiede. La Germania ottenne il pareggio al minuto 68 con Rummenigge, ma subito dopo la ripresa del gioco una grandissima azione di squadra dell'Algeria mandò in porta con soli nove passaggi Belloumi, che trovò il definitivo 2-1. Non si può neanche parlare, a dire il vero, di un assedio tedesco nei minuti finali: i magrebini avevano una condizione fisica semplicemente troppo superiore, tanto che si andò più vicini al 3-1 che al 2-2. "Noi rispettavamo la squadra tedesca e il loro paese, eravamo semplicemente felici di aver fatto in modo che loro rispettassero il nostro" dirà, anni dopo, Belloumi in merito alle schermaglie del pre-gara.

A differenza di quanto fatto da Derwall, però, l'allenatore dell'Austria, George Schmidt, aveva tenuto d'occhio l'Algeria sin dalla Coppa d'Africa giocatasi in Libia della primavera di quell'anno, e nella seconda partita del girone i magrebini persero 2-0 per i gol nel secondo tempo di Schachner e Krankl, complice anche una certa deconcentrazione derivata dall'euforia per la vittoria contro la Germania. Al termine della seconda giornata, dunque, la classifica del girone recitava: Austria 4, Germania 2, Algeria 2, Cile 0. È bene ricordare che all'epoca la vittoria valeva ancora due punti. Il 24 giugno, a Oviedo, l'Algeria si riscattò e vinse 3-2 contro il Cile, dopo essere andata sopra 3-0 in 35 minuti grazie alla doppietta di Assad e al gol di Bensaoula. Il giorno dopo (non in contemporanea!) si giocherà Germania-Austria, l'ultima partita del girone.

Facendo due calcoli, l'Austria è qualificata alla seconda fase a gironi con una vittoria, un pareggio o una sconfitta subendo meno di tre gol, mentre alla Germania serve solo la vittoria per passare il turno. Insomma, con l'1-0 o il 2-0 per la Germania passano entrambe. Nella partita del 25 giugno, giocata a Gijon, la Germania al nono minuto passa subito in vantaggio con Hrubesch. Ma la partita, di fatto, finisce qui: l'1-0 qualificherebbe entrambe le squadre a spese dell'Algeria, quindi nei successivi ottanta minuti in campo non si svolge niente più che una raccapricciante melina. L'indignato pubblico spagnolo urla "Argelia! Argelia!" e "Que se besen! Que se besen", mentre alcuni tifosi algerini provano senza successo a fare un'invasione di campo. Non c'è però verso di cambiare l'andamento delle cose, e alla fine della partita la classifica del girone recita: tre squadre a quattro punti, Germania con differenza reti di +3, Austria di +2, Algeria di 0. L'Algeria è fuori dal Mondiale. Quella partita passò alla storia come "la vergogna di Gijon"

Il risultato non venne accolto con soddisfazione neanche dai tifosi delle squadre che se ne avvantaggiarono: il telecronista tedesco Eberhard Stanjek, quasi in lacrime, definì la partita "qualcosa di vergognoso, che non ha nulla a che fare con il calcio", mentre il suo collega austriaco Robert Seeger invitò gli spettatori a spegnere la televisione. Gli stessi protagonisti del biscotto, poi, rincararono la dose: il capodelegazione austriaco Hans Tshak disse "Abbiamo giocato una partita tattica, se 10'000 figli del deserto vogliono scatenare uno scandalo per questo dimostrano solo che in Algeria ci sono troppe poche scuole. Uno sceicco esce dalla sua oasi, gli viene permesso di sentire il profumo della Coppa del mondo e solo per questo si sente autorizzato ad aprire il becco e dargli fiato", mentre il CT tedesco Derwall si limitò a dire che "volevamo andare avanti, non giocare a calcio". "Ci siamo qualificati, questo è quello che conta" osservò Matthäus. Beckenbauer, che in quel Mondiale era un opinionista, disse che era "una brutta giornata per il calcio tedesco e austriaco, anzi per il calcio di tutto il mondo", ma anche che "la colpa è dei regolamenti, che quasi impongono alle squadre di cercare taluni risultati".

TIfosi algerini mostrano soldi in segno di protesta
TIfosi algerini a Gijon mostrano soldi in segno di protesta.

La federazione algerina tramite il presidente Sekkal presentò un ricorso chiedendo la ripetizione della gara, ma questo venne ovviamente respinto dal presidente FIFA Joao Havelange. Quelli che presero la cosa con più filosofia, alla fine, furono proprio i calciatori algerini: il già citato terzino Merzekane dirà su quella partita che "non eravamo arrabbiati, ma tranquilli. Vedere due grandi potenze umiliarsi per eliminare noi fu un tributo all’Algeria. Loro andarono avanti con disonore, noi tornammo a casa a testa alta". Non era neanche il primo caso di un biscotto in un Mondiale: giusto quattro anni prima l'Argentina padrona di casa ottenne l'accesso alla finale contro l'Olanda battendo 6-0 il Perù in una partita in cui già sapeva che avrebbe avuto bisogno di una vittoria con almeno quattro gol di scarto per superare in classifica il Brasile, partita che venne rinominata marmelada peruana proprio per la sospetta combine.

Solo dopo i fatti di Gijon, comunque, la FIFA si decise finalmente a cambiare le regole, e impose che dal 1986 in poi le ultime partite di ogni girone si sarebbero giocate in contemporanea proprio per ridurre al minimo altri casi di questo tipo. Belloumi a questo proposito disse che "le nostre prestazioni hanno costretto la FIFA a rivedere le regole. In un certo senso è stato anche meglio di una vittoria. L'Algeria ha così lasciato un segno indelebile nella storia del calcio". Tornando al Mondiale, nella seconda fase a gironi l'Austria arrivò dietro alla Francia di Platini e venne eliminata, mentre la Germania arrivò davanti a Spagna e Inghilterra e avanzò in semifinale, cadendo poi solo contro l'Italia di Enzo Bearzot nella finale di Madrid.

Nonostante il finale amaro, comunque, il Mondiale dell'Algeria segnò un punto di svolta per il calcio africano, che finalmente poteva dire di aver raggiunto un buon livello: quattro anni dopo, in Messico, il Marocco divenne la prima squadra africana della storia a passare i gironi di un Mondiale, arrivando davanti a Inghilterra, Polonia e Portogallo. Tra quelli che trassero enormi vantaggi da quel Mondiale ci furono anche i giocatori algerini, che grazie alle prestazioni prodotte in Spagna attirarono su di loro l'interesse di varie squadre europee. Belloumi aveva praticamente trovato l'accordo con la Juventus, ma purtroppo per lui ci pensò un grave infortunio alla gamba a rovinargli i sogni di gloria, costringendolo a rimanere in patria per tutto il resto della sua carriera.

Tre anni dopo, nel 1985, Belloumi si toglierà la soddisfazione di battere la Juventus in amichevole.

Sogni di gloria che, invece, furono realizzati da Madjer, trasferitosi al Racing di Parigi nel 1983. Il centravanti algerino due anni dopo passò poi al Porto, dove nel 1987 segnò un gol di tacco meraviglioso nella finale di Coppa dei Campioni vinta dai Dragões contro il Bayern Monaco, che gli valse il soprannome di "tacco di Allah". Tutt'oggi nel mondo arabo un gol di tacco viene chiamato "Madjer". Segnò il gol vittoria anche nella finale di Coppa Intercontinentale contro il Peñarol di quello stesso anno, consacrandosi definitivamente come uno dei più grandi giocatori africani di sempre. L'Algeria riscattò la bruciante eliminazione al Mondiale 1982 solo con la vittoria della Coppa d'Africa del 1990, giocata in casa. L'unico giocatore convocato in Coppa d'Africa che c'era anche in Spagna otto anni prima era proprio Madjer, che poté quindi chiudere un cerchio e salutare la nazionale algerina dopo aver messo la firma sul primo, e unico fino al 2019, trionfo continentale della sua storia. 


  • Nato nel 2005. Appassionato di allenatori, nazionali e allenatori delle nazionali.

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