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, 23 Gennaio 2024

Cosa aspettarsi dal ciclismo nel 2024


Con il Tour Down Under è partita una nuova stagione.

Il 2024 del mondo del ciclismo è cominciato in leggero anticipo e in modo imprevedibile: circa un mese, lo scorso 17 dicembre sui social network. Sul profilo Instagram di Tadej Pogačar (UAE) è comparso un video di 30 secondi con, in sottofondo, il remix di I know what you want di Busta Rhymes. Le immagini scorrono veloci e si vedono un aereo, lo schermo degli arrivi di un aeroporto, un trolley e un uomo di spalle che sale le scale mobili. C’è poi l’ingresso dell’aeroporto di Milano Linate e una macchina brandizzata Giro d’Italia. Alla fine, la camera inquadra Pogačar seduto sui sedili posteriori che con una faccia furba dice semplicemente “Andiamo”.

Il campione sloveno ha annunciato così ciò che tanti, almeno in Italia, aspettavano e speravano: Pogačar sarà in Piemonte il prossimo 4 maggio al via del Giro d’Italia, e la sua presenza ha stravolto le previsioni sul vincitore e forse modificato i programmi stagionali di più di un ciclista. Era successa la stessa identica cosa lo scorso anno quando era stato Remco Evenepoel a confermare la sua presenza alla corsa rosa.

L’attesa per l’inizio della stagione dei Grandi Giri è altissima: oltre al Giro, Pogačar parteciperà anche al Tour a luglio nella rinnovata sfida a Jonas Vingegaard, giunta ormai al terzo atto. Per lo sloveno, i mesi estivi saranno di fuoco: dopo Giro e Tour, chiuderà in bellezza sempre a Parigi con le prove in linea e a cronometro delle Olimpiadi, mentre si attende ancora la conferma per il mondiale e il Giro di Lombardia. Nonostante il calendario impegnativo, Pogi non ridurrà la sua presenza nelle gare primaverili: sarà al via della Strade Bianche e proverà il nuovo assalto alla Milano Sanremo, classica-monumento che ancora manca al suo palmares e per cui parte tra i favoriti. L’unica gara che salterà sarà il Giro delle Fiandre, ma parteciperà al Liegi-Bastogne-Liegi, per riscattare l’edizione dello scorso anno quando cadde all’alba della corsa, procurandosi l’infortunio al polso che ne ha pregiudicato il resto della stagione. Pogačar, ogni anno, trova il modo di sparigliare le carte sul tavolo e aspettiamo di vedere che cosa preparerà quest’anno: i prodromi sono ottimi.

Il video di Pogačar

I Grandi Giri

Negli ultimi anni ai Grandi Giri è possibile associare un solo altro nome: Jonas Vingeegard, il miglior scalatore al mondo in questo momento, campione in carica del Tour de France e, con la partenza di Primoz Roglic per la Bora, alfiere principale della defunta Jumbo Visma, ora nota come Visma-Lease a Bike. Per Vingegaard la stagione rimane più classica: debutterà, come lo scorso anno alla Gran Camino in Spagna, per poi partecipare alla Tirreno-Adriatico a inizio marzo e tornare a una delle sue corse preferite, che ha già vinto lo scorso anno: il Giro dei Paesi Baschi. Prima del Tour, sarà alla partenza del Giro del Delfinato. A settembre, andrà a caccia di una prestigiosa doppietta alla Vuelta. Ancora non è confermata la sua presenza alle Olimpiadi, ai mondiali e al Lombardia, ma senza dubbio il danese è il favorito principale in tutte le competizioni in cui ha confermato la presenza: è il miglior scalatore e dietro ha la miglior squadra al mondo, nonostante la perdita di due pezzi pregiati: Roglic e Nathan Van Hooijdonk, quest'ultimo costretto a un ritiro forzato dopo l’incidente di questa estate dovuto a un malore.

Per i grandi giri, dunque, i nomi sono questi due: Pogačar al Giro e Vingegaard al Tour e alla Vuelta. Subito dietro ci sono in lizza altri due volti noti. Il primo è appunto Roglic, fresco vincitore del Giro d’Italia. A trentaquattro anni, lo sloveno si prepara a sparare le ultime cartucce in una squadra che lo ha fortemente voluto per renderlo la punta di diamante di un team costruito apposta per i Grandi Giri, avendo in squadra Vlasov e Hindley. Roglic sarà al via della Parigi-Nizza a inizio marzo, per cui è il favorito principale. Parteciperà poi al Giro dei Paesi Baschi e al Delfinato, prima di essere ai nastri del Tour.

Leggermente dietro a questi tre nomi c’è quello di Remco Evenepoel, che non ripeterà l’esperimento Giro, ma andrà al Tour dove la concorrenza è dura: parte in seconda, se non in terza fila. Per quanto riguarda il Tour c’è grande attesa ed entusiasmo anche per il tracciato: la grande partenza svelata questo autunno sarà in Italia. Firenze–Rimini, Cesenatico–Bologna e Piacenza–Torino, ci sarà da divertirsi.

Le classiche e le gare di un giorno

Se per i Grandi Giri fare previsioni sui favoriti è semplice, la situazione si complica quando si entra nel mondo delle classiche e delle gare di un giorno. Quest’anno, inoltre, c’è l’appuntamento olimpico che fa gola a molti. La prima immancabile corsa sarà il 16 marzo con la Milano Sanremo con l’inedita partenza da Pavia. È una gara dal percorso sempre uguale dove la differenza la si fa ormai sempre e solo in due tratti: sulla Cipressa e sul Poggio. Per questo motivo è davvero difficile trovare un favorito unico, si possono fare più nomi: su tutti il campione uscente Mathieu Van der Poel (Alpecin) – anche se non ha ancora svelato il suo programma su strada, è impegnato nel ciclocross e per ora l’unica partecipazione certa sembra essere alla Parigi Roubaix – poi Wout Van Aert (Visma), Pogačar, Thomas Pidcock e Filippo Ganna (Ineos), Mads Pedersen (Lidl-Trek). Non ci sarà il vincitore dell’edizione 2022, Matej Mohoric (Bahrein Victorious) che punterà tutto sulla Parigi Roubaix.

Anche in questa gara è possibile fare delle previsioni, con Van Aert, Mohoric e Nils Powless (EF) in lizza. Certo, la sfida principale sarà tra Pedersen e Van der Poel, tuttavia la corsa è talmente imprevedibile che non è possibile indicare un vincitore certo. Più semplice, invece, dare un nome per la campagna nelle Ardenne: Remco Evenepoel è il candidato numero uno per vincere sia il Giro delle Fiandre che la Liegi Bastogne Liegi (che ha già vinto nelle ultime due edizioni). Oltre a essere gare perfette per le sue caratteristiche, ha alle spalle una squadra costruita per vincere le gare di questa fase della stagione. Ci sono poi gli outsider o intere squadre costruite per fare bene qui: ci sono la Groupama-FDJ con Valentin Madouas e l’Alpecin Deceunick che oltre a Van der Poel (dici poco) è una squadra da corse di un giorno.

Il capitolo velocisti

Per le ruote veloci, esiste un solo nome sulla bocca di tutti, il velocista più forte al mondo in questo momento: Jasper Philipsen (Alpecin). L’anno scorso ha cannibalizzato le volate del Tour, vincendo quattro tappe. Quest’anno parte dalla Milano Sanremo, leggermente dietro gli altri favoriti ma solo perché sono otto anni che un velocista non vince la classica di Primavera, l’ultimo è stato Arnaud Demare nel 2016. A proposito del francese, c’è molta curiosità per la sua stagione, dopo la fragorosa rottura dello scorso anno con la Groupama FDJ accusata di avergli distrutto il treno delle volate. Dallo scorso agosto è passato all’Arkea B&B, dove i velocisti forse sono anche troppi, ma in ogni caso Demare è chiamato a riscattarsi. C’è poi Mark Cavendish che aveva annunciato il ritiro lo scorso anno, ma dopo la caduta al Tour, ha deciso di rimandarlo per andare a caccia del record, in solitaria, di vittorie di tappa al Tour: al momento è appaiato a 34 a Eddy Merckx. Lui e il suo team, l'Astana, faranno di tutto per vincere la tappa numero 35 e varcare direttamente i cancelli dell’Olimpo. Infine, in questi giorni si è corso il Tour Down Under, 6 tappe nella terra dei canguri, 4 delle quali vinte da Samuel Welsford, velocista classe 1996: certo, era la prima corsa della stagione, si correva in casa e la concorrenza non era proibita, ma è senza dubbio un corridore da tenere d’occhio: potrebbe essere la stagione della sua consacrazione.

E gli italiani?

Per quanto riguarda l’Italia, il trend negativo nel mondo delle corse a tappe continua. Al momento l’unico scalatore di un certo livello ed esperienza sembra essere Giulio Ciccone (Lidl-Trek) ma che al massimo può aspirare a raggiungere una top 10 di un Grande Giro, non di più. Fuori dal mondo degli scalatori, c’è qualche luce in più. Innanzitutto, c’è Ganna per le prove a cronometro e continuerà senz’altro la sua trasformazione in uomo da gare di un giorno in stile Parigi-Roubaix e con un occhio alle corse a tappe brevi. Lo vedremo già in gara alla Milano-Sanremo (ricordate lo scorso anno?) e senz’altro parte tra i favoriti della cronometro delle Olimpiadi. Discorso simile si può fare per Alberto Bettiol, atleta di grandissima esperienza che può provare a dire la sua nella campagna del nord in primavera e in cui riponiamo le nostre speranze nelle competizioni con la maglia azzurra.

C’è molta curiosità anche per la stagione di Jonathan Milan che ha lasciato la Bahrain Victorious per andare alla Lidl Trek: dopo l’ottima stagione 2023, che può puntare a togliersi qualche soddisfazione importante e la Lidl è la squadra giusta per provarci. Tra i neopro' c’è tanto interesse per Luca Vergallito, una storia personale e professionale molto curiosa: basta vedere il suo anno di nascita, 1997. Un po’ tardi per passare professionista, ma in tempo per costruire una carriera di tutto rispetto: è uno scalatore puro.

Ci sono poi alcuni corridori azzurri molto promettenti ma che lo scorso anno, per motivi differenti non sono stati all’altezza: Filippo Baroncini è stato falcidiato dagli infortuni nel 2023 ed è in cerca della stagione del riscatto anche se la scelta di passare dalla Lidl Trek alla UAE, zeppa di prime punte in salita – oltre a Pogi, ci sono Adam Yates, Joao Almeida, Jay Vine, Pavel Sivakov – sarà durissima farsi larga. L’altro è Antonio Tiberi, che dopo le note vicende del gatto di San Marino e la squalifica, ha ricominciato dalla Bahrain Victorious e dal settimo posto in classifica generale alla Vuelta 2023. Il contesto per lui è ottimo, la Bahrein è una squadra attrezzata per i grandi Giri (anche se manca una vera e propria punta) e Tiberi può provare a prendersi il suo spazio.

Tra i neopro', chi da tenere d’occhio? Qualche indicazione ce l’ha data il Tour Down Under, la prima corsa World Tour del calendario 2024, durante la quale si è messo subito in luce quello che è considerato un predestinato del ciclismo mondiale: Isaac Del Toro (UAE). Ci ha messo due gare tra i pro per vincere la prima corsa, con un’azione cosiddetta da finisseur di tale pregio che sembrava un ciclista che corresse in gruppo da anni e non da due giorni. UAE ha portato a casa anche un altro gioiello: il portoghese Antonio Morgado, scalatore. Ci sarà da divertirsi, buona stagione.


  • Chiara Finulli, milanese, classe 1992. Nutro una passione smodata per Tadej Pogačar e per il calcio in ogni sua forma: ogni volta che posso sono allo stadio o sulle strade di qualche corsa. Nel tempo libero lavoro sommersa tra i libri in una casa editrice.

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