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Copertina Fair Play Finanziario Everton Premier League
, 23 Gennaio 2024

Come funziona il Fair Play Finanziario in Premier League?


Le sanzioni contro l'Everton hanno scoperchiato un caso.

Nei giorni scorsi sarà capitato di imbattervi, oltre alle consuete e fantasmagoriche trattative di calciomercato, in un'altra notizia. Una commissione indipendente ha deferito Everton e Nottingham Forest per la presunta violazione delle regole di redditività e sostenibilità (Profitability and Sustainability Rules, PSR) della Premier League: i due club avranno due settimane di tempo dalla data di presentazione di queste accuse, il 15 gennaio, per presentare le argomentazioni difensive, col giudizio finale che sarà emesso il 24 maggio, 5 giorni dopo il termine del campionato – tempismo non proprio ideale: la posizione maturata al termine del fischio finale dell’ultima partita potrebbe non essere quella definitiva.

Il modello PSR adottato dalla Premier League non è tanto diverso dal FFP (Financial Fair Play) introdotto dalla UEFA qualche anno fa e che sta causando tanti mal di testa: budget sempre soggetti ad innumerevoli controlli, revisori legali al lavoro per far quadrare i conti, investimenti nel mercato da pesare col bilancino.

Le PSR sono regole alle quali i club inglesi di Premier League devono sottostare per assicurare la propria redditività e sostenibilità, apponendo un limite alle perdite economiche che possono generare, garantendo di essere finanziariamente responsabili e solvibili ed evitando di immettere denaro illimitato o utilizzarlo in maniera poco avveduta.

Il punto significativo, in questo caso, è il primo: sia Everton che Nottingham Forest sono stati ritenuti responsabili di aver superato la soglia consentita di perdita, fissata a £105 milioni, in un periodo complessivo di tre anni. Le PSR consentono una perdita di £5 milioni all'anno, incrementabile da un finanziamento sicuro di 30 milioni. Il periodo di monitoraggio copre tre anni, portando quindi ai 105 milioni di cui sopra.

Con finanziamento sicuro si intende un apporto azionario o un impegno irrevocabile a effettuare un pagamento per azioni: un prestito da parte dei proprietari non è sufficiente.

Entro il 31 dicembre di ogni anno, i club di Premier League devono presentare i propri conti relativi ai due anni precedenti, unitamente con la previsione di guadagni e perdite relativi all’anno corrente: l’anno finanziario di una squadra di calcio, occorre ricordarlo, a differenza delle aziende in generale può terminare il 30 giugno. Fino alla scorsa stagione, la scadenza era per tutti i club fissata al 31 marzo, ma la sanzione comminata recentemente all'Everton – 10 punti di penalizzazione a novembre per un procedimento iniziato nella scorsa stagione – ha spinto la Premier ad anticipare le successive scadenze, portandole al 31 dicembre.

Se al 31 dicembre i conti dei due esercizi precedenti riportano una perdita, il club deve presentare alla Premier i calcoli relativi al PSR. Il risultato economico deve ignorare gli sgravi in termini di tassazione, rimuovendo quegli investimenti che la lega ritiene di interesse generale per il calcio (es. sviluppo del settore giovanile o la squadra femminile) e che vengono tolti dal conteggio finale. Nel caso in cui questa perdita sia compresa tra i £15 e i £105 milioni, le società vengono invitate a presentare una previsione economica a due anni e l’evidenza di essere in grado di fornire il finanziamento sicuro di cui sopra. Se le perdite sono superiori ai £105 milioni, la Premier League può imporre restrizioni di budget o addirittura una decurtazione di punti, come nel caso dell’Everton.

La soglia di £105 milioni, imposta dalla PL nel 2013, come fa notare Kieran Maguire, esperto di finanza calcistica e conduttore del podcast The Price of Football, potrebbe (e forse dovrebbe) essere rivista tenendo conto dell’inflazione nel mondo del calcio, con i costi degli stipendi e dei cartellini dei giocatori, che negli ultimi anni sono notevolmente aumentati. Lo stesso Maguire ha comparato gli stipendi dei giocatori nel 2013 e quelli del 2022, ottenendo come risultato un potenziale limite massimo di spesa “equo” di £218 milioni, ben al di sopra di quanto segnalato ad Everton e Nottingham Forest. Così si permetterebbe anche un maggiore spazio di manovra a tutte quelle squadre che hanno dovuto tirare il freno a mano in questo periodo, come per esempio il Newcastle, la cui proprietà araba ha disponibilità economiche gigantesche.

I casi di Everton e Nottingham Forest

L'Everton ha subito a novembre una penalizzazione di 10 punti dall’attuale classifica per aver superato la soglia di perdite consentite di £19.5 milioni per il periodo conclusosi con la stagione 2021/2022.

[N.B. Le stagioni 2019-20 e 2020-21 sono state conteggiate come una singola stagione facendo la media del risultato economico a causa del COVID, che ha sensibilmente ridotto le entrate di ogni società].

La questione non è ancora conclusa: i legali della società stanno contestando la gravità della sanzione e ritengono che alcuni fattori attenuanti, tra cui la guerra in Ucraina (visti i legami tra il presidente Farhad Moshiri e Alisher Usmanov, oligarca russo sanzionato dalla Premier League, con il quale Moshiri è stato costretto a chiudere qualsiasi rapporto) e il costo del loro costoso progetto di stadio, non siano stati presi in considerazione in modo equo dalla commissione iniziale.

In più, anche se non c’è nessuna regola scritta che lo vieta, l’Everton sta chiedendo spiegazioni sul perché le accuse recentemente ricevute possano fare riferimento a due dei tre anni per la quale la società è già stata condannata. Come scritto in una nota dai Toffees: “Il club deve ora difendere un'altra denuncia della Premier League che include gli stessi periodi finanziari per i quali è già stato sanzionato, prima ancora che l'appello [della prima sentenza] sia stato ascoltato. Il club ritiene che ciò derivi da una chiara carenza nelle regole della Premier League."

Per quanto riguarda il Nottingham Forest, i conti relativi alla stagione 2022/2023 sono stati presentati alla lega, ma non sono ancora stati resi pubblici, quindi l’analisi è più complicata. Leggendo i dati noti si scoprono un paio di cose: nella stagione 2020/2021 il monte ingaggi della squadra era di £37.2 milioni, più del doppio del loro fatturato di £18.4 milioni, mentre tra la finestra estiva del 2022 e la quella invernale di calciomercato del 2023, il presidente Evangelos Marinakis ha speso £150 milioni solo per il costo dei cartellini.

I periodi incriminati per il Forest sono il 2019-2020 e 2020/2021, il 2021/2022 e il 2022/2023: i primi due sono relativi a una squadra ancora in Championship che, a differenza della Premier, ammette una perdita massima annuale di £13 milioni (£5 più £8 di finanziamento sicuro), con una soglia massima di perdita triennale di £61 milioni (13+13+35). Nel caso del Forest sarà difficile evitare una sanzione, anche provando a inserire come argomento la vendita di Brennan Johnson al Tottenham per £47.5 milioni, nonostante sia stata effettuata l’ultimo giorno di mercato e quindi ben dopo la data del 30 giugno relativa alla chiusura dell’anno economico.

I casi più dubbi: Chelsea e Newcastle

I Blues, secondo Swiss Ramble, rischiavano di sforare i limiti, ma sono rimasti probabilmente all’interno grazie alla vendita di molti giocatori provenienti dal settore giovanile (a bilancio sono ricavi puri, non dovendo sottrarre un costo di acquisto), alla vendita di giocatori i cui cartellini e stipendi erano già stati parzialmente ammortizzati e ai contratti molto lunghi fatti firmare ad alcuni giocatori (la Premier League ha rimosso ora questa possibilità, rendendo di 5 anni la durata massima di un contratto).

I Magpies non hanno ecceduto i 105 milioni presumibilmente (tutti questi avverbi sono dovuti al fatto che i club non hanno ancora pubblicato i bilanci per la stagione 2022/2023, l’ultima del triennio incriminato) per i costi risultati "deducibili" - infrastrutture, il settore giovanile ed il calcio femminile. Rimane appurato, come per altro confermato dallo stesso Eddie Howe, che il Newcastle ha un limitatissimo spazio di manovra nel mercato di riparazione, motivo per cui non si è ancora mosso per sostituire l'infortunato portiere Nick Pope.

E il Manchester City?

Diversa e molto più grave è la situazione che coinvolge il Manchester City, resa nota il febbraio scorso. Fondamentalmente, si sostiene che il City abbia sovrastimato le entrate delle sponsorizzazioni e sottostimato i costi al fine di migliorare i propri conti, aiutandosi a rimanere entro gli obiettivi del FFP, aumentando i profitti o riducendo le perdite.

Sebbene molti abbiano presentato questo come un problema di Fair Play Finanziario (FFP), l'accusa di fondo è molto più grave: il City avrebbe "truccato i libri", presentando conti falsi per quasi un decennio. Se fosse vero, ciò equivarrebbe a un imbroglio sistematico e avrebbe enormi implicazioni per il club. La questione è ancora in essere ed è lontana dalla chiusura: i Citizens non hanno ancora subito alcun provvedimento.

Le norme PSR, tuttavia, potrebbero andare incontro a una svolta, anche questa volta sulla falsa riga del FFP. Nel giugno del 2023, la UEFA ha infatti adottato un nuovo regolamento che si può definire come “rapporto costo/squadra”: un club non può spendere più del 70% delle sue entrate per trasferimenti, costi dei cartellini e commissioni agli agenti. La UEFA, tuttavia, sta scaglionando la sua attuazione. I club non possono superare il 90% delle loro entrate in questa stagione, l'80% nel 2024-25, quindi il 70% per la stagione 2025-26.

Richard Masters, amministratore delegato della Premier League, ha dichiarato che stanno valutando alcune proposte proprio per allinearsi sul modello UEFA. Tutti questi meccanismi, dal PSR in Inghilterra al FPP in Europa, sono stati introdotti, sulla carta, per cercare di rimettere equilibrio in una situazione palesemente sfuggita di mano. L'unico obiettivo che si è raggiunto è lo scongiuro della possibilità di replicare quanto accaduto al Portsmouth nel 2010, terminato in amministrazione controllata a causa di una misura scellerata.

Con l’introduzione del nuovo rapporto costo/squadra, verrà se possibile fatto un passo indietro, con le squadre con maggiori disponibilità economiche che spenderanno di più, essendo in grado di generare più ricavi, e tutte le altre che continueranno a lamentarsi di questa disuguaglianza. Ma d’altronde questa è la linea: mettere dei paletti, stando attenti però a non ledere l’enorme giro d’affari legato al mondo del calcio.

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