
Napoli-Inter (0-1) - Considerazioni Sparse
Il Napoli resiste finché può, ma l'Inter fa prendere alla Supercoppa la direzione della Milano nerazzurra.
Doveroso, prima ancora di parlare di campo, dedicare un pensiero a Gigi Riva, leggenda dal calcio italiano venuta a mancare proprio mentre, in Arabia, la contesa stava iniziando. Ma, quando si tratta di Rombo di Tuono, è doveroso fermarsi e rendere omaggio. Al netto delle (tante) cose belle viste sul campo in questi giorni, la sensazione è che più che Lautaro Martinez che alza il suo primo trofeo da capitano dell'Inter, le immagini che rimarranno ai posteri di questa trasferta araba saranno quelle dello stadio mezzo vuoto di Napoli-Fiorentina, il minuto di silenzio (frettoloso e improvvisato) per Gigi Riva fischiato dal pubblico arabo, le imbarazzanti dichiarazioni dello stato maggiore dello sport Italiano sulle motivazioni della scelta Saudita. Per il futuro c'è da chiedersi se i petroldollari possano valere più di avere e dare una concezione e un'immagine del nostro calcio integra, coerente, vera. Il gioco forse non vale la candela, a maggior ragione in luce di un danno d'immagine derivante da questa lunga serie di equivoci e figuracce di che ha superato di gran lunga il vantaggio economico;
Lato Napoli, la partita inizia in salita ancora di più di quanto le premesse lasciassero presagire: all'ennesimo forfait, quello di Mario Rui, Mazzarri risponde con il match winner Zerbin, schierato esterno di destra nel 3-4-2-1 riconfermato per l'occasione. Un piano tattico chiaro per Mazzarri, che prepara la partita che meglio conosce, ovvero quello di resistenza a oltranza;
Una gara del Napoli che, perlomeno inizialmente, complica i piani dell'Inter: i nerazzurri di Inzaghi soffrono la pressione degli avversari, che sporcano come possono l'inizio della manovra degli avversari. Col passare dei minuti la superiorità fisica, tecnica e tattica dei nerazzurri permette all'Inter di prendere il sopravvento;
Un sopravvento che, seppur evidente, nel primo tempo non porta frutti: nella prima frazione il Napoli riesce a tener duro, pur non riuscendo a creare dei veri grattacapi a Sommer. Nel secondo tempo la partita prende, definitivamente, la via di Milano, con l'espulsione di Simeone che rende solo più facile il compito per l'Inter, e complica ancora di più la partita del Napoli, che ben presto diventa una missione sopravvivenza in attesa dei rigori e di contenere l'esuberanza dell'Inter;
La missione quasi riesce, con il gol di Lautaro che arriva solo al 90' dopo un assedio lungo tutta la seconda frazione. Una missione che, va detto, lascia qualche perplessità nella gestione: il doppio cambio che chiama fuori dalla contesa a più di venti minuti dalla fine Kvaratskhelia e Politano, gli unici uomini offensivi in campo e soprattutto gli unici rigoristi della squadra, lascia parecchie perplessità. La vittoria di questa sera può significare molto per l'Inter, ben più che aggiungere un altro trofeo ad una bacheca che è rimasta intatta per troppo tempo. E non solo perché vincere aiuta a vincere. Giocare questo tipo di partite, contro squadre come il Napoli di Mazzarri, è uno step importante in un percorso di crescita mentale che non può fermarsi proprio adesso. Soprattutto se la vittoria di una finale arriva dopo aver battuto in stretto giro di posta i Campioni e i Vice Campioni d'Italia in carica. Una serie di vittorie ravvicinate così prestigiose dovrà essere fondamentale per iniettare nei ragazzi d'Inzaghi fiducia, consapevolezza, pazienza e maturità, doti che dovranno essere imprescindibili con un calendario sempre più fitto e una costante finale a distanza e in differita contro un avversario che di certo non demorderà.
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