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Inter Roma
, 22 Gennaio 2024

Inter-Roma (2-0) - Considerazioni Sparse


Rita Guarino ha aperto la crisi del perfetto meccanismo romanista? Il commento settimanale sulla Serie A femminile.

Tutto il sentimento di frustrazione della Roma è sintetizzabile in Emilie Haavi che, un minuto prima del raddoppio dell'Inter firmato da Polli, scalcia furiosamente una bottiglietta a bordocampo per aver sbagliato uno stop alquanto semplice. Una rabbia di frustrazione, e di consapevolezza dello stato di forma negativo delle giallorosse, che rimediano non solo la prima sconfitta stagionale in campionato ma soprattutto incassano il quinto K.O. nelle ultime otto uscite ufficiali tra dicembre e gennaio. Si può parlare di crisi? Alla vigilia del fondamentale match contro il Bayern Monaco, con la Fiorentina che prova a inserirsi nella lotta scudetto e la Juve che non molla, forse sì;

L'Inter non è trascendentale, ma è letale, proprio come lo era stata in Coppa Italia contro la Fiorentina. Due big chances, due tiri in porta, due gol. Rita Guarino imposta la gara con l'idea di fare terra bruciata nella propria metà campo, per impaludare i temuti sviluppi offensivi della Roma e provare a sfruttare il momento di opacità giallorosso. 3-5-2 basso e denso, con Thøgersen sull'esterno con grossi compiti tanto nell'uscita bassa laterale quanto nella copertura, pronta a comporre con Pedersen e Bowen una gabbia su Haavi difficile da scardinare. E con Lina Magull chiamata a dare qualità ma anche quantità a tutto campo. Con queste premesse ne esce un primo tempo brutto e sterile, sbloccato dal blitz di Bonfantini, brava a capitalizzare il bel lancio di Thøgersen letto male dalla difesa: esattamente lo scenario che Guarino si auspicava per far saltare i nervi alla Roma;

La Roma alza i giri del motore nella ripresa, più di rabbia che di testa, sbattendo ripetutamente sul muro alzato dall'Inter e da Cetinja in particolare. La prova deluxe della portiera serba è alla fine decisiva nell'economia della partita. Dopo un primo tempo da spettatrice non pagante, è miracolosa nella ripresa tenendo in piedi la sua Inter, che via via aveva perso la capacità di tenere in equilibrio il possesso palla e incontrato difficoltà crescenti nell'uscire e nell'alzare il baricentro. Dove non arriva Cetinja, ci pensa l'imprecisione delle giallorosse: Giugliano che all'85' non trova lo specchio da pochi passi è l'ennesima sliding door romanista;

Sui gol dell’Inter è impossibile non notare gli errori della difesa della Roma, tuttavia è giusto spendere una considerazione sulla bellezza di entrambe le reti. Bonfantini ad esempio segna un gol difficilissimo riuscendo a stoppare di petto un cross molto alto, con il sole in faccia, e colpire la palla rapidamente per evitare l’intervento di una tra Minami e Di Guglielmo. Per quanto riguarda Polli, invece, vederla cimentarsi in qualcosa di diverso dal suo repertorio da rapace d’area, ci fa apprezzare ancor di più quello slalom pazzo e caparbio che ha incatenato definitivamente i tre punti per l’Inter.

Sul periodo della Roma: la sensazione è che, a partire dalle partite perse in Champions passando per la Supercoppa, “scoprirsi” vulnerabili abbia portato la squadra di Spugna in un loop negativo sul piano mentale. Poco prima di quel momento attorno alla Roma vi era una sorta di aura di invincibilità, come se niente e nessuno fosse in grado di infliggere nemmeno un graffio ad una macchina pressoché perfetta. È come se, nell’esatto momento in cui hanno iniziato a manifestarsi i primi naturali segni di cedimento, la squadra si fosse improvvisamente catapultata in una dimensione terrena alla quale non erano più abituate. Una dimensione fatta di stanchezza, pressioni, errori, debolezze. Al di là della condizione fisica di alcune giocatrici ed eventuali criticità nella gestione del turnover da parte di Spugna (sulle quali è stato già scritto molto), il nodo più urgente da sciogliere per la Roma è di tipo esistenziale, e ha a che fare con la consapevolezza che per diventare grandi bisogna crescere e accettare di avere dei limiti. Questo, come scrivevamo la scorsa settimana parlando della Juventus, compagine a sua volta passata già l'anno scorso dal trauma della propria invincibilità perduta, fissa un’importante distinzione tra l’essere una grande squadra e l’essere, semplicemente, una squadra forte.


Queste considerazioni sparse sono realizzate in collaborazione con Ceretta, pagina sul calcio femminile curata da Valentina Forlin.


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