Logo sportellate
Calciomercato Inter
, 15 Gennaio 2024

Cosa aspettarsi dal calciomercato dell'Inter?


Problemi dell'Inter, necessità, obiettivi e operazioni già concluse nel calciomercato dai nerazzurri.

Mentre tutti noi eravamo sommersi dal cibo o dall'hangover delle feste, gli ultimi giorni del 2023 e i primi del 2024 sono stati per i nerazzurri decisamente intensi di avvenimenti in campo ma anche nel calciomercato. I rinnovi di Dimarco, Darmian e Mkhitaryan, l’arrivo di Buchanan e le voci di calciomercato sulle prossime mosse dell'Inter hanno agitato un periodo dell’anno che nella storia recente dell’Inter è stato invece dominato dalla tranquillità e da un certo immobilismo.

Le scelte compiute dall'Inter non si stanno limitando a influenzare l’andamento a breve termine della squadra di Inzaghi ma hanno cominciato a tracciare una sottile linea rossa che porta direttamente al calciomercato estivo, preannunciando almeno in parte le strategie e le intenzioni del club anche nel medio e lungo periodo. Proviamo allora a fare il punto della situazione, cercando di valutare le scelte operate, di ricostruirne le motivazioni e di evidenziare le prossime strategie societarie.

Rinnovi annunciati ma non ovvi

Il giorno dopo il deludente pareggio sul campo del Genoa, la società ha fatto esplodere i botti di fine anno. Il 30 dicembre l’Inter ha anticipato l'inizio ufficiale della sessione invernale di calciomercato annunciando i rinnovi di Dimarco (2027) e Mkhitaryan (2026) e l’attivazione della clausola di rinnovo automatico del contratto di Matteo Darmian fino al 2025. Tre rinnovi ampiamente preannunciati e prevedibili ma di certo non scontati, almeno per quanto riguarda i due ex Manchester United.

Il prolungamento del contratto di Dimarco era solo questione di tempo: il terzino della Nazionale ha ampiamente meritato sul campo il suo status e anche il ritocco all’insù dell’ingaggio, che lo avvicina sensibilmente al livello dei titolari. Il futuro di Dimash non è mai stato in discussione: nonostante alcune voci fuori luogo, il suo rendimento è fondamentale anche per la compilazione delle liste, come ribadito da Marotta.

Più complesso è stato il discorso relativo a Darmian e Mkhitaryan. Il primo a dicembre ha compiuto 34 anni, il secondo ne compirà 35 durante questa finestra di mercato: i loro rinnovi sono meno scontati di quanto possa sembrare di primo acchito. Anche negli anni scorsi la società non si è fatta problemi a lasciare in scadenza giocatori performanti ma in età avanzata (Dzeko e Perisic): ragioni di carattere economico - entrambi hanno rinnovato senza aumenti contrattuali, entrambi usufruiranno ancora del decreto crescita, in quanto rinnovati prima del 31 dicembre - e ragioni tecniche - entrambi vengono da 18 mesi a livelli altissimi, come ha dimostrato anche la fiducia che Inzaghi ha riposto in loro, e la duttilità rende le loro conferme utili anche per una maggiore flessibilità tattica.

A livello strategico, invece, questi rinnovi sembrano dirci qualcosa sulle scelte di medio termine. A differenza di quanto avvenuto in estate, la dirigenza sembrerebbe intenzionata a non impegnarsi in un nuovo stravolgimento dell’organico. Darmian e Mkhitaryan - e con loro anche Acerbi - vedranno un ridimensionamento del loro ruolo all’interno della rosa, anche se oggi sembra quasi controintuitivo: l'Inter ha già i cambi, immediati o futuri, di Darmian, Mkhitaryan e Acerbi. Pavard, Frattesi e Bisseck: aspettarsi che queste gerarchie si invertano entro breve non è follia.

L'Inter difficilmente troverebbe sul mercato giocatori capaci di assicurare lo stesso livello di prestazioni e con lo stesso peso nello spogliatoio. Confermarli in squadra risparmierebbe a Marotta e Ausilio lo stress che dovrà essere destinato all’acquisto di un difensore e di un attaccante, al netto di ulteriori cessioni. La scelta di rinnovare i due ex Man United è dunque molto più che meramente conservativa. È una decisione che permette all’Inter di tenere le spalle coperte, di efficientare le risorse e cominciare a lavorare più serenamente sul mercato estivo.

Le due facce della medaglia

L'unico acquisto di questo mercato è Tajon Buchanan. Se le qualità del canadese possono far supporre un ruolo più complesso di quello del semplice cambio di Dumfries, l’arrivo di Buchanan dice due cose sullo stato attuale e sulle intenzioni future dell’Inter. La prima è l’assoluta urgenza, rasente la disperazione, di riempire il vuoto provocato dall’infortunio di Cuadrado, un vuoto con cui l’Inter ha dovuto fare i conti di recente. L’infortunio di Denzel Dumfries ha costretto Darmian agli straordinari sulla fascia destra, che non è riuscito a fornire lo stesso apporto offensivo che invece ha caratterizzato la prima parte di stagione del nazionale olandese, aggravando il momento di scarsa brillantezza e calo fisico patito dai nerazzurri negli ultimi venti giorni.

Sorprende anche la scelta di puntare su un giocatore che non solo proviene da un campionato, come quello belga, estremamente diverso dalla Serie A, ma che non ha mai giocato propriamente nel ruolo di quinto. Una scelta lontana dal modus operandi degli uomini di mercato nerazzurri, che ci hanno abituato all’acquisto di giocatori già pronti all’uso e con esperienza nel campionato nostrano, possibilmente italiani. Un acquisto insolito, anche alla luce delle dichiarazioni rilasciate da Ausilio nelle scorse settimane e che lasciavano intendere come l’Inter si sarebbe mossa solo per tamponare l’emergenza causata dall’infortunio di Cuadrado.

Fino a poche ore prima della fumata bianca per Buchanan, le uniche strade che l’Inter sembrava intenzionata a percorrere erano quelle del prestito secco o del giocatore in scadenza (Candreva, Meunier). La dirigenza ha deciso di percorrere la strada meno scontata ma anche più complessa, concretizzando un acquisto oneroso e a titolo definitivo, qualcosa che dalle parti di Appiano Gentile non accadeva dall’arrivo di Christian Eriksen nel 2020.

La seconda indicazione che ci arriva dall’acquisto dell’esterno canadese è l’indizio sulla probabile futura partenza dello stesso Dumfries in estate. La politica del player trading imporrà alla squadra d’Inzaghi almeno un addio importante nel corso del mercato estivo. In questo senso, l'acquisto di Buchanan sembra confermare ciò che è ormai più d’una sensazione: Dumfries è in vendita, e per la giusta offerta è libero di partire.

https://twitter.com/RudyGaletti/status/1553843834676707334?s=20

Alla base di questa decisione ci sono evidentemente ragioni squisitamente economiche: l’olandese è stato uno dei giocatori più importanti e decisivi della squadra e di sicuro lo stesso Inzaghi, potendo scegliere, non se ne libererebbe. Il contratto di Dumfries è in scadenza nel 2025, calcisticamente parlando dietro l’angolo, e per un eventuale rinnovo l’Inter non potrebbe più beneficiare dell’abolito Decreto Crescita. D’altro canto, Dumfries appare il più sacrificabile tra i titolarissimi, considerando sia l'intoccabilità di giocatori come Lautaro, Barella, Bastoni, Calhanoglu, Dimarco o Thuram che il mercato che l’ex PSV parrebbe avere soprattutto in Premier League. Le voci su una cessione sono una costante delle sessioni di mercato dei nerazzurri, ma questa sembrerebbe essere la volta buona.

Considerando anche l’andamento altalenante dell’esperienza dell’olandese in Italia, Ausilio cercherà di monetizzare il suo ottimo stato di forma e la sua maturità tattica prima che sia troppo tardi. Per Buchanan si apre una sorta di apprendistato in nerazzurro, sei mesi in cui dovrà dimostrarsi all’altezza dell’Inter e della Serie A nel medio/lungo periodo, apprendendo i segreti del mestiere di quinto di centrocampo, affinando le sue doti difensive e migliorando l'apporto fisico e dinamico. Può bastare questo per prendersi la titolarità della fascia destra dell’Inter? Difficile a dirsi, ma qualche dubbio sorge comunque: non è detto che Buchanan sia in grado di offrire lo stesso apporto che Dumfries garantisce in modo imprescindibile. La presenza in rosa di tre braccetti come Pavard, Bisseck e Darmian faciliterà l’inserimento di un giocatore più offensivo e che avrà bisogno di compagni di fascia in grado di difendere bene all’indietro e coprire bene gli spazi. È probabile allora che il canadese possa non bastare, ma se ci concentriamo sulla stagione in corso il suo innesto sembra essere invece davvero utile.

Il rebus degli attaccanti

L’ingaggio di Cuadrado aveva comunque una sua logica e poteva davvero rappresentare una novità importante nello spartito tattico dell’Inter, quella aggiunta di tecnica e palleggio per agire da regista laterale, guadagnare la superiorità numerica, portare imprevedibilità a un attacco a volte troppo monocorde ma i problemi fisici si sono rivelati troppi e troppo gravi per sperare di poter fare davvero affidamento su di lui. Se l’arrivo di Cuadrado poteva essere apprezzabile, la decisione di puntare ancora una volta su Alexis Sanchez è sembrata senza senso fin dal primo giorno, tanto da rendere quasi auspicabile la permanenza di Correa piuttosto che il ritorno del cileno.

Sebbene le doti tecniche siano indiscutibili, Sanchez appare sempre più avulso e disfunzionale nel contesto dell’Inter, provocando più grattacapi e problemi a Inzaghi di quelli che riesca effettivamente a risolvere. Ad oggi il ruolo di Sanchez è quello di carne da turnover: la presenza in squadra è utile sostanzialmente solo a fare numero e ad avere qualcuno di presentabile per far riposare a turno Lautaro o Thuram. Che senso ha mantenere in squadra un giocatore che non riesce a fornire garanzie fisiche sul suo impiego, obbligando così agli straordinari i giocatori che dovrebbe aiutare a preservare? L’infortunio patito da Lautaro nel corso della partita di Coppa Italia contro il Bologna ha seguito esattamente questa dinamica e se, per fortuna dell’Inter, l’assenza del capitano è stata minima, il rischio che in futuro una situazione del genere ricapiti è molto forte.

Qualche giorno fa, sul suo canale Twitch, Arturo Vidal ha parlato della situazione del connazionale, usando toni decisamente poco diplomatici: “Gioca Mkhitaryan e non Alexis, come è possibile? Mi voglio uccidere a pensare una cosa del genere. Mi fa rabbia, Alexis è troppo forte. Preferirei vederlo al River che all'Inter, Alexis, se mi stai ascoltando per favore vattene dall'Inter". Sebbene Vidal abbia confermato di avere una visione decisamente distorta della realtà che lo circonda, la verità è che su Sanchez ha perfettamente ragione. L’esperienza di Sanchez all’Inter ha definitivamente raggiunto il capolinea e un suo addio a gennaio accontenterebbe tutti. Sanchez potrebbe uscire da una gabbia da cui era già precedentemente evaso (costretto a farlo da 4.5 milioni di motivi) e in cui è rientrato di sua spontanea volontà, per andare a concludere la carriera magari sulle sponde del Golfo Persico.

L’Inter si troverebbe invece finalmente a fare i conti con una necessità urgente e non più evitabile: l’acquisto di un attaccante. Un vero e proprio tough love: la società non è nelle condizioni di potersi permettere un acquisto del genere, ma si tratterebbe di uno sforzo assolutamente necessario e dovuto. Simone Inzaghi è il primo a sapere bene quanto sia importante poter contare su d’un parco attaccanti completo e funzionale nel corso della stagione, avendo perso uno Scudetto (anche) per questo motivo. Il rischio che Lautaro e Thuram soffrano cali di condizione e perdita di lucidità per colpa della mancanza di alternative è lo stesso che il Toro e Edin Dzeko hanno dovuto patire nella stagione 2021/2022, causato dai problemi fisici e dalla disfunzionalità di Sanchez (sic) e Correa.

La migliore notizia che potrebbe arrivare all’Inter dal mese di gennaio è il ritorno in condizione di Marko Arnautovic, protagonista di una prima metà di stagione da dimenticare. L’austriaco paga il grave infortunio patito a settembre contro l’Empoli e mostra profili d’affidabilità e funzionalità tattica decisamente migliori del cileno, ma nelle poche partite giocate fino a questo punto si è mostrato discontinuo e poco lucido. L’Inter ha bisogno di Arnautovic, anche solo per dare un senso al delirante investimento di 10 milioni euro fatto in estate per un 34enne, e Arnautovic deve cominciare a dare segnali di crescita e integrazione. La speranza non è ancora persa e l’austriaco può ancora dimostrarsi un’alternativa offensiva valida e affidabile, ma gli imminenti impegni di un calendario estremamente fitto trasmettono comunque un senso d’urgenza e d’inevitabilità.

Tra sogni e illusioni

Ma è davvero realistico pensare ad un intervento dell’Inter sul mercato di gennaio per completare l’attacco? La risposta, come è facile immaginare, è no. Molto probabilmente il mercato in entrata dell’Inter si è già chiuso con l’arrivo di Buchanan ma, nonostante le dichiarazioni, non è detto che non si possa riaprire. Gli scenari sono in continua evoluzione e una serie di movimenti in uscita potrebbe regalare ad Inzaghi un piccolo tesoretto per dare la caccia alle occasioni. La conditio sine qua non è la partenza di Sanchez. Sembra poi cosa assodato il passaggio di Agoumè al Siviglia, così come le recenti voci che darebbero Stefano Sensi vicino al Leicester City di Enzo Maresca.

La partenza dei due centrocampisti libererebbe ulteriori 3 milioni a bilancio, per un totale di 6 milioni che potrebbero essere ulteriormente rimpinguati da un’eventuale risoluzione del contratto di Cuadrado. Poco meno di una decina di milioni a disposizione non sono molti per sognare il colpo ad effetto, ma abbastanza per poter lavorare sulle occasioni che il mercato potrebbe presentare. Due nomi potrebbero fare al caso della squadra di Inzaghi. Il primo è Cyril Ngonge, attaccante giovane, duttile e ideale per combinazione di tecnica e velocità, caratteristiche di cui l’Inter ha grande bisogno. Considerando la situazione societaria dell’Hellas Verona, un’offerta di 6/7 milioni di euro in aggiunta magari a delle contropartite tecniche potrebbe bastare per permettere all’Inter di mettere le mani su una delle rivelazioni dell’anno solare 2023. Più defilata l’ipotesi Boulaye Dia, sia per una maggiore onerosità dell’operazione, sia per l’attuale infortunio del senegalese che mal si concilia con la necessità per i nerazzurri di elementi immediatamente utilizzabili.

Si è parlato di un’eventuale anticipazione a gennaio dell’arrivo (a quanto pare) già programmato a luglio dell’Iraniano del Porto Mehdi Taremi, ma l’idea appare poco percorribile: per quanto l’attaccante sia forse l’innesto ideale, le richieste dei portoghesi e le pretese salariali rendono impossibile il suo arrivo in Italia da qui ad un mese. E l’ipotesi Icardi? Al di là dei dubbi sulla reale fondatezza delle voci che parlano di un ritorno dell’ex capitano, un Icardi bis è semplice fantamercato. L’Inter non può permettersi né il suo ingaggio di 6 milioni di euro, né il costo del suo cartellino, così come Icardi è assolutamente lontano dall’idea di attaccante voluto e richiesto da Inzaghi.

Piotr Zielinski è in rotta col Napoli ormai da tempo, con un contratto in scadenza e la voglia di cambiare aria il prima possibile. L’Inter, come spesso accade, è vigile sul calciomercato, ma sorge qualche dubbio sulla fattibilità dell’operazione. I nerazzurri possono davvero permettersi un ingaggio da quasi 5 milioni per un giocatore che, sulla carta, dovrebbe arrivare con lo status di riserva? Sarebbe irrealistico parlare di un arrivo del polacco già a gennaio, considerando l’abbondanza (almeno numerica) di un centrocampo nerazzurro che deve essere invece sfoltito. Tra bisogni di calciomercato e problemi, sogni e realtà, il futuro vicino e lontano dell’Inter è ancora tutto da scrivere.

  • Classe '99, pugliese come il panzerotto e l'abusivismo edilizio. Ha studiato a Bologna, dove si è laureato in giurisprudenza, e soffre per l'Inter. Ama farneticare di calcio e cinema, quasi quanto fare oscuri riferimenti alla storia o alla politica. Ha sul comodino una sua foto con Barbero e l'autografo di Mcdonald Mariga.

pencilcrossmenu