Calcio, Serhou Guirassy (Stoccarda) esulta dopo un gol.
, 11 Gennaio 2024

5 centravanti che ci hanno impressionato in Europa


In un momento critico per il ruolo, ci sono ancora nomi meno chiacchierati.

La posizione del centravanti sta vivendo una fase di delicata transizione nel calcio europeo. Barcellona e Bayern Monaco si sono affidate, con investimenti pesanti, a figure mature come Lewandowski e Harry Kane. Il Real, addirittura, ha deciso di non puntare su un nove tradizionale, mettendo i compiti di finalizzazione sulle spalle di Bellingham. Liverpool e Manchester United stanno facendo i conti con le difficoltà di Rasmus Hojlund e Darwin Nunez, mentre l'Arsenal si è affidato a un nove atipico come Gabriel Jesus e, in parte, ne sta pagando le conseguenze.

Alla fine, oltre a Napoli e Inter - Lautaro e Osimhen sono due fenomeni - chi se la passa ampiamente meglio di tutti è ovviamente il Manchester City, che può godere di due talenti generazionali come Haaland e Julian Alvarez nella stessa posizione e permettersi pure di schierarli uno di fianco all’altro.

Non essendo tutti il Manchester City, però, c'è un panorama europeo che sta producendo molti attaccanti dalle performance straordinarie ma con nomi di secondo se non terzo piano. Ne abbiamo scelti cinque che hanno approfittato di questo vuoto di potere per prendersi la scena.

Serhou Guirassy - Stoccarda

Serhou Guirassy è l'unico attaccante che in questa stagione di Bundesliga sta tenendo il passo di Harry Kane. Il guineano aveva già trovato una buona dimensione all’Amiens nella stagione 19/20, segnando 9 gol. Quella stessa estate passa al Rennes, dove tiene ancora delle medie di tutto rispetto - chiude entrambe le stagioni in doppia cifra - ma, quando la dirigenza rossonera decide di puntare su Gouiri e Kalimuendo, Guirassy viene messo sul mercato senza troppi rimpianti. Nell'estate 2022, quindi, entra in scena lo Stoccarda, un anno prima salvo all'ultimo secondo ma che poco dopo aveva lasciato andare Sasa Kalajdzic al Wolverhampton.

Il ritorno di Guirassy in Germania - aveva avuto una dimenticabile parentesi al Colonia - funziona quasi subito: nella prima stagione segna 14 gol in 28 partite totali. Nel campionario ci sono anche due gol contro Bayern Monaco e Bayer Leverkusen, che hanno fruttato due ottimi pareggi ma soprattutto c'è la sua consacrazione nel finale di stagione. Nelle ultime 5 gare, con lo Stoccarda in piena lotta per non retrocedere, Guirassy segna per 4 volte di fila e, con 1 gol e 1 assist, contribuisce alla vittoria nel playout con l’Amburgo.

Con il sopracitato Kalajdzic, Guirassy condivide un fisico strutturato, che suggerirebbe un modo totalmente diverso di giocare e intendere il calcio. Il guineano sa usare il fisico ed è un ottimo colpitore di testa, certo, ma è anche un attaccante molto autosufficiente: sa difendere il pallone per innescare gli inserimenti altrui; ha una buonissima tecnica di base, e lo dimostrano anche la varietà e l'estetica dei suoi gol. Guirassy ha pieno possesso del suo corpo: non è un velocista, ma sa tenere botta; ha ottimi tempi e letture negli inserimenti, e negli ultimi 2 anni ha affinato la sua coordinazione.

In questa stagione ha semplicemente ripreso da dove aveva concluso ma alzando ulteriormente il tiro. Lo Stoccarda è una squadra migliore rispetto al passato, più imprevedibile e non solo orientata a liberare Borna Sosa sulla sinistra. Guirassy ha un’ottima intesa con la coppia di centrocampisti composta da Karazor e Stiller e con Chris Führich. Nelle ultime settimane inoltre, l’esperimento volto a far giocare il centravanti guineano in coppia con Undav, precedentemente rallentato dagli infortuni di entrambi, sta dando grandi frutti. I due, in teoria alternativi, in realtà si completano alternando con sapienza i propri movimenti.

Tra campionato e coppe Guirassy è già a quota 19 gol in 16 partite. 11 col destro, 3 di sinistro, 3 su rigore e 2 colpi di testa. Numeri che hanno comprensibilmente attirato l’attenzione delle big europee. Su tutte pare ci sia il Milan, anch’esso alla ricerca di qualcuno cui affidare una pesante eredità.

Vangelis Pavlidis - AZ Alkmaar

In Olanda il centravanti dal nome più glamour è senza dubbio Santiago Gimenez, ormai a quasi 50 gol in tre anni con il Feyenoord. Dietro il messicano, però, c'è un altro attaccante che da ormai due anni sta segnando con grande continuità in Eredivisie: Vangelis Pavlidis. Il greco è uno dei pochi superstiti del fuggi-fuggi generale che questa estate ha colpito l’AZ. Apparentemente ridimensionata, la squadra di Pascal Jansen comunque al quarto posto in classifica, tra le altre davanti all’Ajax, e molto lo deve al suo centravanti.

Pavlidis sta vivendo la migliore annata della sua carriera. 18 gol in 16 partite e solo 3 gare in cui non è andato a segno, contro Excelsior, Feyenoord e PSV. A questi vanno aggiunti, poi, i 3 gol in 6 partite di Conference League (e 1 in fase di qualificazione) nonostante la clamorosa eliminazione ai gironi.

Il campionato olandese è sempre piuttosto complesso quando si tratta di valutare il talento, soprattutto quando si tratta di un calciatore già sputato dal calcio di altissimo livello, dato che, da ragazzo il Borussia Dortmund aveva deciso di lasciarlo andar via senza troppi patemi. Approdato in Eredivisie, però, Pavlidis ha trovato grandi fortune, prima al Willem II e poi appunto all’AZ, con cui si è tolto grandi soddisfazioni.

Nel percorso che ha portato l'AZ alle semifinali di Conference League della scorsa stagione, Pavlidis ha segnato 9 gol e offerto 5 assist tra qualificazioni e fase finale, punendo anche Lazio e Anderlecht con 4 gol in 4 partite.

Pavlidis non è, nonostante ciò che si potrebbe pensare, una volpe d’area. Nelle scorse stagioni, aiutato da un parco offensivo più fertile e dinamico, aveva messo in mostra anche ottime doti creative e, in generale, è un attaccante che partecipa tanto allo sviluppo dell’azione, risultando tra i migliori attaccanti in Eredivisie per passaggi tentati e riusciti, tocchi e shot creating actions. Inoltre, nonostante un fisico abbastanza piazzato, ha anche buone qualità nel dribbling e nella progressione palla al piede.

Per caratteristiche, insomma, Pavlidis rappresenta il pacchetto completo, e anche su di lui sembra si stiano muovendo diverse società soprattutto in Premier League. Il dubbio sulla sua resa quando messo a confronto con ritmi più alti rimane, anche se l’assaggio in Conference contro l’Aston Villa ha lasciato buone sensazioni. L’impressione, quindi, è che possa valere la pena di correre il rischio.

Dominic Solanke - Bournemouth

Da anni il settore giovanile del Chelsea è tra i più prolifici in Europa e la lista di giocatori di primissimo livello usciti dal centro di Cobham è potenzialmente infinita. Tra questi, Dominic Solanke si è tenuto per un po’ l’etichetta di quello che non ce l’aveva fatta a sfondare tra i grandi. I Blues lo avevano mollato senza dargli nemmeno la soddisfazione di un minuto in prima squadra e il Liverpool gli aveva dato fiducia solo per poi scaricarlo dopo una parentesi che sembra esistita solo in un universo parallelo. Intanto, però, le qualità della scarpa d'oro al Mondiale Under 20 del 2017 sembravano poter suggerire un percorso ben diverso.

Quanto successo dopo il suo passaggio al Bournemouth nel 2019, però, aveva continuato in qualche modo a confermare i sospetti di molti. Un giocatore troppo forte per giocare in Championship (45 gol nelle sue due stagioni in seconda divisione, di cui 30 in quella della promozione), ma non all’altezza di un posto da titolare in Premier League. Quello di Solanke, insomma, sembrava il destino di un altro centravanti che nell'academy del Chelsea aveva spaccato tutto ma che tra i professionisti ha saputo rendere solo nelle divisioni minori, Patrick Bamford.

Già nella scorsa stagione Solanke aveva mostrato di poter sopravvivere ai ritmi della Premier League ma in questa ha definitivamente alzato l'asticella. Oggi l'inglese è l'indiscusso terminale offensivo del Bournemouth di Iraola ed è circondato da elementi rapidi e in grado di creare superiorità numerica - Sinisterra, Tavernier, Kluivert, Ouattara Semenyo - e anche figure più intelligenti e in grado di assecondare i suoi movimenti, come Billing e Scott. In questo contesto, Solanke ha ricevuto molti più compiti da finalizzatore convenzionale e le sue medie realizzative sono sostanzialmente raddoppiate.

Il suo bottino stagionale, infatti, dice 12 gol in 19 partite, di cui 8 nelle ultime 9 e mezza (la mezza è Bournemouth-Luton, rinviata per il malore occorso a Tom Lockyer) contro gli appena 6 - pur con 7 assist - dell'intera stagione precedente. Il culmine è stata la tripletta di 2 settimane fa in casa del Nottingham Forest. Tre reti dentro l’area di rigore, da punta di peso, di cui due segnate di testa.

https://youtube.com/watch?v=MT07NHoXcIk

Per Solanke, in effetti, basterebbe la definizione di centravanti inglese. Il suo è un gioco tutt’altro che statico ma anche molto essenziale: è fatto di lavoro per la squadra in entrambe le fasi, di duelli e di transizioni. La chiave della sua rinascita è stata riuscire a coniugare un’innegabile generosità con la freddezza sottoporta richiesta a un finalizzatore di livello.

Non è detto che Solanke sia un profilo particolarmente spendibile per una big, soprattutto viste la disponibilità economica dei club britannici e la tendenza ormai affermatasi di cercare anche nel ruolo di numero 9 giocatori più tecnici e in grado di venire incontro e partecipare al gioco. Tra i suoi limiti più evidenti ci sono infatti una protezione del pallone non eccezionale (è il giocatore cui è stata rubata la sfera più volte in questa Premier League, 53) e una visione di gioco relativa. Di certo però questa versione aggiornata di Dominic Solanke rappresenta un’alternativa stuzzicante, e non è detto che inserito in un contesto ancor più propositivo non possa fare un ulteriore passo in avanti.

Artem Dovbyk - Girona

Quando, agli ottavi di finale di Euro 2020, Shevchenko aveva iniziato il secondo tempo supplementare sostituendo capitan Yarmolenko con Artem Dovbyk, più o meno tutti ci siamo guardati chiedendoci da dove fosse spuntato questo armadio biondo. L’attaccante, al tempo in forza al Dnipro-1, non aveva giocato nemmeno un minuto durante la fase a gironi, confinato al ruolo di riserva del ben più quotato Yaremchuk. Gli sono però bastati soltanto 15 minuti però per ricacciare indietro ogni nostro cattivo pensiero e rendersi protagonista con un gran colpo di testa che ha spedito i suoi ai quarti di finale e la Svezia a casa con lo sguardo basso.

Da quel momento, come Peter Parker morso dal ragno o l’Enzo Ceccotti di Claudio Santamaria caduto nel Tevere, Dovbyk si è trasformato in un supereroe. Ha segnato 14 gol e offerto 4 assist nella stagione 21/22, poi interrotta a causa dell'invasione russa. Ha ulteriormente alzato la posta l’anno dopo, con 24 gol e 3 assist in 20 partite. Numeri che gli sono valsi la chiamata del Girona, in un campionato di primissimo piano.

Nei suoi confronti, quando è stato annunciato l’affare, c’è stato un certo pregiudizio. E d'altronde c’è spesso quando si parla di calciatori russi e ucraini, forse anche per un pubblico scottato da qualche delusione passata. Segnare tanto in Ucraina, soprattutto in un periodo in cui per cause di forza maggiore il pool di talento estero è andato scemando, non è come farlo presso lidi più occidentali. E d'altronde Dovbyk è uno che da giovane ha iniziato a girare: ha fallito in Moldova e Danimarca prima di tornare a casa e ritrovarsi.

Alla fine, però, a parlare è sempre il campo. Quel campo che ci parla di un Girona delle meraviglie capace di tenere botta al Real Madrid e mettersi dietro Barcellona e Atletico. Nella macchina infernale costruita da Michel, Dovbyk è il catalizzatore delle azioni offensive. Centravanti di peso e vertice di un concentrato di gioventù, talento e imprevedibilità dato da giocatori come Savio, Yan Couto, Pablo Torre e il suo connazionale Tsygankov. Dovbyk non è una grande presenza all’interno delle trame di gioco, ma è letale nell’ultimo quarto di campo. Risulta efficace nel finalizzare o nel mettere i compagni in condizione di farlo. La sua presenza fisica, poi, garantisce alla squadra una dimensione ulteriore, permettendo a una squadra che altrimenti potrebbe peccare di sterilità di alzare il pallone.

Anche per lui le voci di mercato si fanno sempre più insistenti, con le big spagnole che seguono con particolare interesse l’evolversi della situazione. Chissà invece cosa ne pensano dalle parti dello Zaria Balti, del Midtjylland o del Sonderjyske.

Karim Konaté - RB Salisburgo

Il Salisburgo tira fuori centravanti con facilità e frequenza irrisoria. Lo fa a tal punto che questi progetti di bomber in erba finiscono per annientarsi tra di loro, sfilandosi il posto a vicenda. Così è successo che Sekou Koita e Fernando sono passati di moda e, ormai ventiquattrenni, sono considerati prossimi all’anzianità. Dorgeles Nene e Petar Ratkov, prelevato per ben 5 milioni dal Backa Topola in estate, devono accontentarsi delle briciole e fare del loro meglio quando impiegati a partita in corso. Vincitori di questi Hunger Games in salsa Red Bull sono stati quindi Roko Simic, rientrato dal prestito allo Zurigo, e Karim Konaté. Quest’ultimo è il cucciolo più piccolo della nidiata, ma è anche quello con i numeri più importanti. Numeri che gli hanno permesso di impossessarsi del posto da titolare e di non mollarlo praticamente più. 10 gol e 6 assist in tutte le competizioni, di cui 8 in campionato.

L’ivoriano ha iniziato la stagione con il botto, e a fine agosto vantava già 6 gol e 2 assist. Comprensibilmente poi, vista la giovane età e l’esperienza relativa ad alti livelli, ha rallentato, attestandosi su medie un po’ più umane. Nonostante le difficoltà degli ultimi due mesi però, e soprattutto un rendimento molto deludente in Champions, le qualità del calciatore sembrano innegabili.

Konaté non è un centravanti tipico, anche per questo nel Salisburgo è affiancato da un giocatore più strutturato come Simic. A impressionare sono la sua velocità e l’abilità a buttarsi negli spazi, la tendenza a svariare con intelligenza e, naturalmente, un certo senso del gol, aiutato da un piede destro già piuttosto preciso. Inoltre, è un ottimo colpitore di testa, nonostante la stazza non imperiosa.

Se la sua fase di flessione suggerisce una solidità mentale ancora da costruire, è pur vero che, a nemmeno 20 anni, Konaté è già stato investito di responsabilità molto ingombranti. Giocare al Salisburgo significa poter contare su una squadra a supporto abituata ad imporsi sugli avversari, ma questa stessa superiorità trasforma ogni mancata vittoria in un piccolo fallimento. Konaté, inoltre, è già parte integrante della sua nazionale, la Costa d’Avorio, che per la prossima Coppa d’Africa lo ha chiamato e nell’ultima amichevole gli ha persino assegnato la maglia numero 10. Un’investitura niente male per un ragazzo che soltanto un anno e mezzo fa militava ancora nel campionato ivoriano, con la maglia dell’ASEC Mimosas. Del resto già nella scorsa edizione della competizione continentale Konaté aveva trovato spazio tra i convocati, senza però mai mettere piede in campo. Questa volta l’impressione è che il suo ruolo possa essere ben più significativo.

  • 23 anni. Romanista e autista del Carro Lorenzo Pellegrini. Bevitrice di Peroni in offerta. Fondamentalista lucana. Noel è il Gallagher superiore.

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