Copertina Fatih Terim
, 10 Gennaio 2024

La lunga marcia di Fatih Terim


L'Imperatore è da poco diventato il nuovo tecnico del Panathinaikos.

Derivante da un termine arabo, "Fatih" significa "conquistatore", e forse non poteva esserci nome più adeguato per Fatih Terim: andando a vedere sulla pagina Wikipedia, nella bacheca dell'allenatore turco troviamo otto campionati turchi, tre Coppe di Turchia, cinque Supercoppe di Turchia e una Coppa UEFA. Il soprannome "Imperatore", con cui è diventato celebre in tutta Europa, deriva dalla sua sconfinata ammirazione per Napoleone Bonaparte, di cui ha rivelato di avere una statuetta nel suo ufficio.

Nato il 4 settembre 1953 ad Adana - città di antichissime origini non distante dalla Siria - da una famiglia turco-cipriota di umili condizioni, Fatih Terim da giovane ha giocato anche a basket e pallavolo, ma era nel calcio che eccelleva maggiormente: iniziò a mettersi in mostra nella squadra della sua scuola giocando da difensore centrale, finché nel 1969 il padre Talat non lo portò all'Adana Demirspor, la principale squadra della città. In teoria sarebbe dovuto entrare nel settore giovanile, ma venne ritenuto immediatamente pronto per la prima squadra, tanto che solo tre anni dopo ne divenne il capitano. Era, tra l'altro, l'unico giocatore della squadra a ricevere, segretamente, uno stipendio. Poi, nel 1973, l'Adana Demirspor fu promosso in prima divisione e Terim, che non aveva ancora compiuto vent'anni, iniziò a ottenere le attenzioni di tutta la Turchia calcistica.

Il trasferimento in una grande squadra era solo questione di tempo: nel 1974, al ritorno da una trasferta con la nazionale giovanile, venne accolto in aeroporto direttamente da alcuni giocatori del Galatasaray che lo convinsero, nonostante la forte opposizione della città di Adana, a trasferirsi a Istanbul, dove giocò per undici stagioni, diventando capitano del Gala e della nazionale turca. Oltre che per il grande carisma, Terim si fece presto notare per il carattere a dir poco vulcanico: nel 1977, per esempio, venne arrestato per avere aggredito in discoteca l'ispettore di polizia Gündüz Aktuğ, reo di essersi seduto al suo tavolo da ubriaco; sei anni dopo, durante una partita persa 3-0 contro l'Adana Demirspor, ruppe un dente con una testata al suo ex compagno di squadra Erol Togay. Anche l'addio al calcio giocato fu in linea con la sua carriera. Avvenne nel 1985 in una partita contro il Trabzonspor, alla fine una squalifica di cinque giornate ricevuta per essersi rifiutato di uscire dal campo dopo un'espulsione. Non fu, ovviamente, un'addio all'insegna della sobrietà: Terim decise di salutare il suo pubblico scendendo in campo da un elicottero durante il riscaldamento.

Per quanto movimentati, sedici anni da calciatore non erano bastati a placare la passione per il calcio che ardeva dentro Terim. Nel 1987 debuttò come allenatore alla guida dell'Ankaragücü, dove restò per due stagioni, ottenendo una risicatissima salvezza e le semifinali di Coppa di Turchia (elimnando il suo Galatasaray agli ottavi) il primo anno e chiudendo il secondo con un inaspettato sesto posto. Subito dopo la fine dell'esperienza nella capitale turca, nel 1989 passò al Göztepe, squadra di seconda serie con cui arrivò secondo in campionato al primo anno, posizionamento ottimo ma non sufficiente per la promozione. Terim avrebbe anche continuato a lavorare per la squadra di Smirne, ma ricevette un'offerta irrinunciabile: il CT della nazionale turca Sepp Piontek gli propose di diventare, allo stesso tempo, suo assistente e allenatore della Turchia Under-21.

Piontek, tedesco ed ex bandiera del Werder Brema, era stato per undici anni allenatore della Danimarca, trasformando una nazionale semi-dilettantistica nella Danish Dynamite, squadra di culto di metà anni '80, famosa per il suo gioco spregiudicatamente offensivo che nel 1992 avrebbe vinto l'Europeo. In soli tre anni da CT della Turchia, dal 1990 al 1993, lasciò un'enorme eredità a tutto il movimento calcistico, al punto che molti lo considerano il padre del calcio turco moderno. Terim prese enormemente sul serio il suo lavoro nella Nazionale Under-21. Girava tutta la Turchia al volante della sua monovolume Renault, cercando giovani talenti da inserire in squadra. Il suo era un approccio rivoluzionario, perché fino a quel momento le zone più periferiche del paese erano sostanzialmente ignorate dal calcio di alto livello.

Le fatiche furono ripagate nel 1993 con la vittoria ai Giochi del Mediterraneo del 1993, vinti in finale contro l'Algeria per 2-0 con gol di Hakan Sukur, che da lì a poco sarebbe diventato uno dei calciatori turchi più importanti della storia. Sempre nel '93 Piontek lasciò l'incarico nella nazionale maggiore e, naturalmente, Terim venne scelto per sostituirlo e la scelta non poteva essere più azzeccata. Grazie a un ottimo secondo posto nel girone davanti a Svezia, Ungheria e Islanda, la Turchia si qualificò a Euro 1996, tornando a giocare un grande torneo dai tempi di Svizzera '54. All'Europeo in Inghilterra la Turchia fece zero punti nel girone con Portogallo, Croazia e Danimarca, ma già solo il fatto di esserci e giocarsela alla pari dimostrava che qualcosa nel calcio turco stava cambiando per sempre, e il merito non poteva che essere di Terim.

Il 2-2 contro la Svezia che valse la storica qualificazione all'Europeo in Inghilterra

I successi con la nazionale valsero a Terim la chiamata della squadra che lo aveva reso famoso da calciatore: il Galatasaray. Le cose partirono male: alla quarta giornata del campionato 1996/97 il Gala perse 0-4 il derby con il Fenerbahce, e non dava in alcun modo l'impressione di poter lottare per quel titolo nazionale che gli mancava da due anni. Grazie a un ripensamento tattico di Terim, passato da un 4-4-2 compatto a un 3-5-2 ad altissima intensità, il Gala si riprese, raggiunse presto la vetta e dominò il campionato chiudendo con otto punti sul Beşiktaş secondo, trascinati dai 38 gol in 32 presenze di Hakan Sukur. Oltre a lui e ad altri giovani turchi dal grande futuro come Okan Buruk o Emre Belözoğlu, Terim disponeva di alcuni giocatori di livello internazionale: Hagi, Popescu e Taffarel in primis. Il dominio del Galatasaray proseguì incontrastato per altre tre stagioni, ma il momento più straordinario doveva ancora arrivare: la vittoria della Coppa UEFA nel 2000, ottenuta battendo l'Arsenal di Wenger in finale, dopo aver fatto fuori Bologna, Borussia Dortmund, Maiorca e Leeds United. Quello del 2000 fu il primo e, a oggi, unico successo di un club turco in una trofeo internazionale e cambiò per sempre l'immagine di Fatih Terim, l'Imperatore.

Consapevole di non poter ottenere maggiori glorie, Terim scelse di dimettersi dal Galatasaray per provare nuove esperienze fuori dalla Turchia. Poche settimane dopo ricevette l'offerta della Fiorentina, reduce da un settimo posto in Serie A, e non esitò neanche un minuto di fronte alla prospettiva di poter allenare in quello che all'epoca era il miglior campionato al mondo. L'esperienza a Firenze partì in maniera altalenante, ma con il tempo arrivarono i risultati. Memorabile il 4-0 al Milan di Zaccheroni e soprattutto la qualificazione alla finale di Coppa Italia. Tra l'Imperatore e la tifoseria viola si creò in pochissimo tempo uno splendido rapporto, ma le cose andarono in maniera molto diversa con il presidente. Le cose degenerarono a febbraio, quando Vittorio Cecchi Gori il presidente della Fiorentina entrò senza permesso negli spogliatoi per rimproverare i giocatori dopo un 2-2 in casa contro il Brescia. Fu un gesto giudicato inammissibile da Terim, che si dimise immediatamente. Al suo posto arrivò Roberto Mancini, che vinse la Coppa Italia. Nella finale di ritorno contro il Parma sulle tribune del Franchi comparve lo striscione "Terim, questa coppa è anche tua", segnò che l'Imperatore non era stato certo dimenticato da Firenze.

La sua esperienza italiana, però, non finì a Firenze: il suo gioco intenso e offensivo colpì profondamente Silvio Berlusconi, che decise di portarlo al Milan al termine della stagione 2000/01. La sua avventura in rossonero, tuttavia, non andò come sperato, e il derby vinto per 4-2 contro l'Inter rimase l'unico acuto di un'esperienza in cui non riuscì mai a farsi amare dallo spogliatoio, venendo esonerato già a inizio novembre. Il legame di Terim con l'Italia è comunque rimasto molto forte, tanto che nel 2007 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano lo ha nominato Commendatore dell'Ordine della stella della solidarietà proprio per la sua capacità di essere stato un ponte tra Italia e Turchia, spendendosi attivamente per rafforzare il legame tra le due nazioni. E sarà stato sicuramente felice di vedere che l'Europeo del 2032 si disputerà proprio nei due paesi del suo cuore.

Nell'estate del 2002 Terim fece ritorno al Galatasaray, ma il suo secondo mandato fu deludente e si concluse con le dimissioni avvenute nel marzo del 2004 senza aver conquistato nessun trofeo. Nell'estate 2005 l'Imperatore fece ritorno nella nazionale turca. Dopo essere andato a un passo dalla qualificazione al Mondiale 2006, venendo eliminato agli spareggi per mano della Svizzera solo a causa dei gol in trasferta, ma riuscì comunque a portare la Turchia a Euro 2008 arrivando secondo nel Gruppo C delle qualificazioni. E. Fu proprio all'Europeo in Austria e Svizzera che Terim realizzò uno dei più grandi capolavori della sua carriera: inserita nel Gruppo A, la sua Turchia esordì perdendo 2-0 contro il Portogallo, ma batté 1-2 la Svizzera e 3-2 la Repubblica Ceca ribaltando lo 0-2 nell'ultimo quarto d'ora. Ai quarti eliminò la Croazia ai rigori e si fermò soltanto nei minuti di recupero della semifinale contro la Germania. Oltre all'enorme orgoglio di aver portato la propria nazionale per la prima volta tra le prime quattro d'Europa (nel 2002 era arrivata tra le prime quattro al mondo!), Terim mise a referto un record curioso che però lascia trasparire la mistica di quella squadra: la Turchia arrivò a un passo dalla finale essendo stata in vantaggio per soli 13 minuti su 490 nel corso di tutto il torneo. Le qualificazioni al Mondiale 2010, invece, non andarono come sperato, e Terim - come sua abitudine - si assunse tutte le responsabilità e si dimise nell'ottobre del 2009.

L'Imperatore si prese un paio d'anni di pausa e nel 2011 tornò ancora una volta al Galatasaray. Il suo terzo mandato nel Cimbom, che l'anno prima non riuscì neanche a qualificarsi per le coppe europee, andò molto bene: vinse il campionato per due anni di fila e riuscì ad arrivare ai quarti di Champions nel 2012/13, quando venne eliminato dal Real Madrid nonostante una prestigiosa vittoria per 3-2 nella gara di ritorno. Terim questa volta non si dimise, ma venne esonerato il 24 settembre 2013 dopo una partenza stentata in campionato. I tifosi reagirono pacatamente alla notizia, presentandosi a migliaia al centro sportivo per chiedere le dimissioni della dirigenza. Stranamente, come erano accaduto dodici anni prima a Firenze, fu sostituito da Roberto Mancini. Già il 22 agosto 2013 l'Imperatore era stato nominato allenatore ad interim della Turchia, ma dopo l'esonero dal Galatasaray decise di svolgere il suo nuovo ruolo a tempo pieno. Le qualificazioni al Mondiale 2014 erano ormai compromesse, ma la Turchia riuscì a staccare il pass per Euro 2016 risultando la migliore terza classificata dei gironi di qualificazione. Le cose all'Europeo in Francia non andarono molto bene, e la Turchia uscì al primo turno perdendo contro Croazia e Spagna e vincendo contro la Repubblica Ceca. Confermato alla guida della nazionale, Terim venne poi esonerato nell'estate del 2017 in seguito alle polemiche per una rissa con il proprietario di un ristorante ad Alaçati, generata dalle rivalità tra il suddetto ristoratore e il genero del tecnico.

L'Imperatore tornò in pista nel dicembre successivo, firmando - indovinate un po' - per il Galatasaray. Vinse subito altri due titoli di fila, che portarono a otto il conto dei suoi campionati turchi vinti da allenatore, ma nelle tre stagioni successive le cose peggiorarono e culminarono con l'esonero, avvenuto il 10 gennaio 2022. Tre giorni dopo pubblicò sui social una foto del suo contratto, annunciando che sarebbe stata la sua ultima firma con il Galatasaray. In effetti, già nei primi mesi successivi all'esonero l'Imperatore rilasciò alcune interviste in cui si disse pronto a provare un'altra esperienza all'estero dopo quella in Italia. Dopo delle insistenti voci che lo volevano vicino alla panchina dell'Arabia Saudita (e anche stavolta, per un assurdo scherzo del destino, è stato sorpassato da Roberto Mancini), il 26 dicembre del 2023 ha firmato un contratto di un anno e mezzo con il Panathinaikos. Il suo debutto sulla panchina della compagine ateniese è avvenuto il 3 gennaio con la vittoria per 2-0 contro il PAS Giannina, al termine della quale ha rilasciato la sua intervista post-partita in italiano, forse ritenendo che i greci che parlano italiano fossero più dei greci che parlano turco.

Il rapporto che hanno i tifosi turchi con Fatih Terim è ai limiti dell'idolatria, degno delle emozioni che l'Imperatore ha fatto provare ai tifosi tanto del Galatasaray, la squadra più tifata del paese, quanto della nazionale. Per dare un'idea della reputazione di cui gode in patria basti pensare che gli è stato dedicato lo stadio dell'Istanbul Basaksehir e che nel 2022 in Turchia è stato prodotto un (bellissimo) documentario di Netflix in quattro episodi su di lui. Numerosissime sono le pagine Instagram di tifosi del Galatasaray che hanno "Terim" o "imparator" nel nome utente, e andando a spulciare nel commenti dei post Panathinaikos, su qualsiasi social, i greci sono spesso in minoranza rispetto ai turchi, che hanno "adottato" i biancoverdi come seconda squadra per poter continuare a tifare il loro mito. La prossima sfida dell'Imperatore sarà quella di provare a portare al Panathinaikos quel titolo nazionale che gli manca ormai da quattordici anni, e siamo certi che la affronterà con la vitalità di sempre, nonostante i suoi settant'anni.

  • Nato a Bari nel 2005, tifa Bari e Aston Villa. Appassionato di allenatori, nazionali e allenatori delle nazionali.

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