
Fiorentina-Bologna (0-0, 5-4 dcr) - Considerazioni Sparse
La spunta ancora la Fiorentina nel derby dell'Appennino: con Italiano, è la terza semifinale di Coppa Italia raggiunta in tre anni.
A giocarsi il posto in semifinale in questo Fiorentina-Bologna sono le due squadre forse più sorprendenti di questa prima metà di stagione: rispettivamente quarta e quinta in classifica, in corsa per un piazzamento Champions, capaci in certi momenti di esprimere un calcio importante e di avere solida concretezza e continuità di risultati con risorse limitate. Ma non ci arrivano al meglio della condizione psicofisica, con i toscani reduci dalla sconfitta con il Sassuolo, e i felsinei dal sudatissimo pari contro il Genoa. E infatti ne esce una partita infinitamente bloccata sullo 0-0, nonostante i ritmi alti e il grande agonismo, dove non mancano le occasioni ma c'è quella sensazione di fondo che oggi entrambe non siano più al 110%;
Facendo di necessità virtù causa indisponibilità di quasi tutti gli esterni d'attacco, Italiano rinuncia per la prima volta dall'inizio alla difesa a quattro schierando un 3-4-2-1. Gli obiettivi a livello tattico sono semplici, sulla carta: ingabbiare Zirzkee limitandone le qualità da regista offensivo, sia nel ricevere sia nella sua possibilità di servire palloni alle spalle della difesa, oltre a facilitare i raddoppi sugli esterni felsinei, evitando le loro insidiose sfuriate. In avanti, si cerca di aiutare Beltran mettendogli più giocatori vicino, lasciandolo libero di venire incontro con l'idea di sfruttare Ikoné nell'attacco della profondità (spoiler: non funzionerà), e con Barak a dare una soluzione in più per la risalita diretta;
Nella preparazione della gara, Italiano vince a metà (e non senza fortuna) il suo all-in di formazione: nonostante due occasioni clamorose sciupate da Zirzkee nel primo tempo (con una traversa, colpirà anche un palo nei supplementari) e un avvio di ripresa in apnea (palo di Orsolini), difensivamente la Fiorentina nel complesso regge, con il trio Ranieri-Milenkovic-Quarta attento e bravo ad aiutarsi. Ma lo fa abdicando alle sue aspirazioni di controllare il gioco, senza per questo trovare soluzioni lineari in attacco. Il meglio i viola lo fanno a gara inoltrata, a schemi in parte saltati e formazione rivoltata dai cambi, quando si va più di cuore che di testa. E lo fanno i suoi difensori, tanto per cambiare, perché Beltran gioca una partita encomiabile dal punto di vista della fatica in campo, ma alla fine senza veri spunti da impegnare Skorupski. I palloni migliori capiteranno a Quarta (due volte) e Kayode (qualche errore tecnico di troppo per il ragazzo, in una partita dove ha macinato chilometri), ma stavolta i colpi dei difensori mancheranno;
Rispetto al pari contro il Genoa, per il Bologna il rientro di Ferguson è garanzia di lucidità e inventiva in avanti, a sgravare in parte Zirzkee dei compiti di creatore nella metà campo avversaria e ad aumentare le possibili soluzioni. Poteva esser il tassello mancante, quello bastevole a far riprendere la corsa della squadra di Motta, al Franchi sempre elegante ed efficace nell'uscire bassa dalla pressione avversaria (oggi deficitaria), sempre in superiorità a centrocampo e sicura nello sviluppare. Un po' di sfortuna e qualche scelta sbagliata di troppo (specie sugli esterni) costeranno carissimo al Bologna, uno scenario ben noto anche a parte invertite e diabolicamente propiziato dalla più conservativa Fiorentina dell'anno;
Maxime Lopez è il più improbabile uomo del destino che si potesse immaginare. Una partita la sua a tratti ectoplasmatica, a guidare un centrocampo che soffre nel fare filtro ed è spaesato nel costruire, forse annebbiato dai riferimenti troppo differenti rispetto al solito. Eppure è suo il tiro dal dischetto decisivo dopo l'errore di Posch dagli 11 metri, forse ipnotizzato più dall'improbabile balletto di Yerri Mina alla sua trasformazione che dai monologhi di Christensen. La Fiorentina raggiunge così la terza semifinale consecutiva nella coppa nazionale, mentre il "tortellino meccanico" di Thiago Motta si arrende ai rigori, ma con l'onore delle armi. Il numero di legni colpiti dice molto su quanto il Bologna abbia costruito: alla fine, difficile trovare qualcosa da correggere nei rossoblù, se non la mira di Posch al quinto rigore.
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