Matias Soulé Copertina
, 9 Gennaio 2024

Matias Soulé e la raffinatezza


L'argentino ha preso in mano il Frosinone.

Nella Serie A 2023/2024 ci sono state parecchie sorprese. La Fiorentina sta migliorando i suoi risultati e il suo gioco progressivamente da quando Italiano siede sulla panchina dei viola, ragion per cui qualcuno potrebbe dire che non si tratta di una sorpresa. Allo stesso tempo, però, nessuno si aspettava il quarto posto da parte loro ad una sola lunghezza dal Milan al giro di boa. Impossibile non citare il Bologna, che grazie a Thiago Motta e al lucente talento di Zirkzee sta dando del filo da torcere a chiunque, dimostrandosi squadra particolarmente ostica da fronteggiare sia in casa che in trasferta. Ha stupito anche il Genoa, trainato dall'islandese Gudmundsson. La forza del Grifone sta nella roccaforte Ferraris, campo proibitivo sul quale giocare, dove hanno raccolto tre punti solo il Milan e proprio la Fiorentina. C'è poi una squadra, che in molti davano per spacciata ad inizio anno, che grazie ad un allenatore spesso criticato in passato ed alla sua stella nascente sta facendo ricredere tutti: è il Frosinone di Di Francesco e Matias Soulé.

L'arrivo di Soulé a Frosinone, come spesso accade, è una sostanziale casualità: l'argentino era una delle possibili contropartite che la Juventus aveva proposto al Sassuolo per l'acquisto di Berardi, salvo ottenere solo una serie di rifiuti. In questa situazione entra in scena il Frosinone, che dalla Juve aveva già ottenuto il prestito di Barrenechea circa un mese prima e, poco dopo, otterrà anche quello di Kaio Jorge. In Ciociaria, quindi, Soulé arriva come il colpo forse più interessante del mercato, anche con la consapevolezza di essere già uno dei giocatori di maggiore qualità della rosa di Di Francesco.

Soulé, sia nelle nazionali argentine che nella Next Gen della Juventus, gioca soprattutto come esterno destro ma al suo arrivo in prima squadra, in maniera non dissimile da quanto accaduto con Chiesa e altri esterni, si è trovato subito costretto a ruoli non propriamente suoi, finendo a fare la spalla di Vlahovic o Milik o addirittura l'esterno a tutta fascia nel 3-5-2 di Allegri.

In questo senso, per un giocatore con il suo stile e le sue qualità, finire in mano a un nume tutelare del 4-3-3 come Eusebio Di Francesco è forse la cosa migliore che gli potesse capitare; infatti, nel Frosinone Soulé viene subito riportato nel suo ruolo di riferimento e in pochissime partite ne diventa anche un centro di gravità della fase di possesso, grazie a un mancino elegante e morbido e alla sua tendenza a muoversi dentro il campo per mettersi sempre in luce. Dai suoi piedi, quindi, vengono continuamente fuori filtranti belli quanto efficaci per i tagli dei suoi compagni. Come si vede anche dalla sua heatmap, Soulé stringe spesso la sua posizione nel mezzo spazio di destra ma lo fa a varie altezze prendendo quasi tutta la fascia di campo che va dalla sua trequarti fino all'area avversaria.

Heatmap Matias Soulé
Un esempio pratico della voglia che Soulé ha di entrare dentro il campo. (Dati: Sofascore)

La tendenza al dinamismo di Soulé lo porta a essere quindi attivo sia come aiuto all'uscita del pallone – come vedremo – che nella definizione delle azioni; insomma, l'argentino tende ad assecondare il flusso dell'azione, cercando di parteciparvi nei modi e tempi più disparati.

Una delle azioni simbolo della sua onnipresenza in campo è la palla che serve in profondità per Marvin Çuni nella partita di inizio ottobre contro la Roma. Soulé, infatti, dopo neanche venti minuti di partita si fa subito vedere nel cerchio di centrocampo. Qui riceve palla, se la aggiusta con un paio di tocchi mentre scansiona il campo davanti a sé e, col suo sinistro, la serve liftata sulla corsa del centravanti albanese, mettendogliela sui piedi come su un cuscino di velluto.

Il controllo di Çuni è anche molto bello, ma la scelta di defilarsi sulla destra gli chiude l'angolo di tiro e toglie a Soulé la possibilità di mettere a segno un grande assist.

Soulé è, quindi, di gran lunga il giocatore più importante in fase di possesso del Frosinone: funge infatti da costruttore, rifinitore e finalizzatore. Secondo i dati di Kickest, non solo è il giocatore che tenta il maggior numero di tiri tra le fila gialloblù, ma anche il tredicesimo in tutta la Serie A, in cui ha colpito anche 5 tra pali e traverse, lasciando intendere di avere margini di miglioramento anche in fase di finalizzazione. Inoltre, con 8 reti e un assist, l'argentino ha partecipato direttamente al 36% dei gol stagionali del Frosinone, per altro in leggera underperformance rispetto ai dati attesi – ha accumulato 3.62 expected assists. A livello di passaggi chiave ne ha accumulati 2.6 a partita, alla pari con il solo Gudmundsson del Genoa in Serie A.

Soulé è un giocatore entropico, che anche in pochi spazi riesce a produrre giocate che spaccano le difese: abbiamo visto la palla che serve a Çuni contro la Roma – per altro non l'unica giocata visionaria di quella partita – ma anche nel dribbling l'argentino ha delle qualità straordinarie. Due sue giocate nella partita dello Stirpe contro l'Hellas Verona ci mostrano sia la sua grande forza – appunto il dribbling in spazi stretti – sia in cosa può ancora migliorare.

La prima, attorno alla mezz'ora, è un dribbling essenziale ma efficace in cui, con un solo tocco di esterno, salta di netto due difensori, entrando in area e aprendo il piatto sul palo lontano. Il tiro, anch'esso molto bello, lascia il portiere immobile ma colpisce il palo.

Se vogliamo, la seconda azione ci mostra invece l'aspetto in cui Soulé può ancora migliorare: la fase di finalizzazione – per quanto, con 6.43 expected goals prodotti, sia anche in overperformance realizzativa.

In questa situazione, invece l'argentino viene imbeccato da un no-look di Reinier ed entra in area forse nella sua situazione preferita: decentrato sulla destra e con il pallone sul sinistro. Il tiro, stretto sul primo palo per togliere tempo a Montipò, è una soluzione ambiziosa ma forse troppo lavorata e finisce sul palo.

Soulé è un giocatore tecnicamente molto dotato e che gioca avendone la consapevolezza. Il suo gioco è sempre molto diretto: quando entra in possesso salta i suoi avversari in pochi tocchi se non direttamente con il primo controllo e le sue giocate sono sempre mirate a ottenere un vantaggio immediato, anche prendendosi rischi importanti. Con queste premesse ci si aspetterebbe un giocatore non sempre preciso; invece, Soulé ha una percentuale di successo dei suoi passaggi del 77% (dati FBref), leggermente sopra media per il ruolo.

Un aspetto folkloristico che ci racconta bene lo stile di Soulé: a domanda specifica, non ha detto di avere come idoli né Messi né Ronaldo, bensì Eden Hazard, un maestro assoluto del dribbling. Vedendolo giocare, con i suoi dribbling in cui confonde tecnica e fisico, e il suo modo di calciare, si può provare a ritrovare qualcosa, anche solo in potenza, dell'ex Chelsea. Soulé è infatti capace, con le sue finte di corpo e i suoi movimenti palla al piede, di seminare il panico come in pochi o, meglio, come nessuno in Serie A: al momento è il giocatore che per distacco ha effettuato più dribbling (3.8 per 90'), anche davanti a fuoriclasse come Kvaratskhelia (2.6) e Leao (1.8) nonché a dribblatori più caotici come Banda (2.7) ed Ebosele (1.9).

Neanche i più esaltati fan di Soulé probabilmente si sarebbero aspettati questo impatto con la Serie A; forse non se lo sarebbe aspettato neanche la Juventus, che però l'anno prossimo avrà, molto probabilmente, la fortuna di riaggregarlo alla prima squadra. se però un ipotetico tridente con Chiesa e Soulé ai lati di Vlahovic potrebbe essere molto entusiasmante per i tifosi bianconeri – ammesso che Allegri si possa e voglia discostare dal suo 3-5-2 – è bene notare che nella Juventus Soulé non avrebbe lo stesso volume di palloni che ha ora nel Frosinone e i suoi compiti in fase di non possesso potrebbero aumentare sensibilmente, allontanandolo di più dalla zona di rifinitura.

All'argentino, quindi, sarebbe chiesto anche di assumere un ruolo più incisivo nelle azioni che avrebbe a disposizione. Sicuramente, Massimiliano Allegri si sta sfregando già le mani all'idea di averlo in squadra. Altrettanto avrebbe fatto Luciano Spalletti, dato che Soulé ha anche il passaporto italiano. Il CT lo aveva contattato in passato nell'ottica di una possibile convocazione, salvo ricevere un rifiuto, anche motivato dalle regolari convocazioni che l'argentino riceve ormai da due anni da parte di Lionel Scaloni. Pur non avendo ancora mai esordito, è chiaro che a Soulé si stia presentando l'interessante prospettiva di diventare un altro membro della lunga dinastia di fantasisti mancini argentini. Qualcosa che, probabilmente, già ora lo stuzzica abbastanza.

  • Nato a Venezia nel 2003, studia Scienze della Comunicazione a Verona. Si è avvicinato al mondo del calcio grazie alle repliche delle partite di Serie A su Rai Sport e a quelle del PSG su Sportitalia.

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