
L'efficacia dello scouting del Brighton
Tony Bloom e la dirigenza del Brighton insegnano che gli affari si fanno con le idee prima che con il denaro.
“Il mercato azionario è pieno di individui che conoscono il prezzo di tutto, ma il valore di nulla,” Questa frase è stata pronunciata ai suoi tempi da Charlie Munger - vicepresidente di Berkshire Hathaway e braccio destro di Warren Buffett - in un contesto, quello azionario, che ricorda molto quello sportivo quando l’esborso economico per un giocatore spesso non si tramuta nel ritorno inizialmente sperato. Basti pensare alla quantità immane di soldi buttati da Chelsea e Manchester United solo per ottenere risultati insoddisfacenti, additando poi l’allenatore come primo responsabile, da tempo immemore è stata eletto capro espiatorio di un sistema societario i cui problemi hanno radici ben più profonde. Una parziale scusante per società come i Blues e i Red Devils è che imperi finanziari di questo tipo - rispettivamente €568 milioni e €688 milioni di fatturato, secondo i dati di Deloitte 2022 - non possono permettersi di investire su determinati giovani pensando alla loro resa nel lungo periodo – proprio il Chelsea ha provato a mettere in atto un sistema simile, ma dire che tutto gli si sta ritorcendo contro sarebbe sparare sulla Croce Rossa.
Il processo inverso, ossia l’acquisto di giocatori pressoché sconosciuti al pubblico medio da sviluppare, in arrivo da campionati lontani dai riflettori attraverso una mirata selezione di scouting e a un prezzo decisamente più contenuto, è quello che sta mettendo in atto il Brighton, underdog per eccellenza degli ultimi anni, ritornato in Premier League nel 2016 dopo 34 anni di attesa. Il deus ex machina si chiama Tony Bloom, ex giocatore di poker e proprietario del club dal 2009, quando ancora militava in League One (terza divisione), e fondatore di Starlizard, società di consulenza specializzata nell'analisi dati in ambito sportivo.
I Seagulls non cercano calciatori forti in sé e per sé: non possono permetterseli a livello economico. Non assumono allenatori/preparatori con una visione di gioco differente rispetto a quella già inculcata, ma personale in grado di continuare la traiettoria già intrapresa puntando al continuo miglioramento. Un chiaro esempio è stata la gestione della la dipartita di Graham Potter e di cinque dei suoi assistenti a settembre 2022, direzione Chelsea, sostituiti a Brighton da Roberto de Zerbi e dai suoi collaboratori.
Le dinamiche dell’ex allenatore del Sassuolo non sono dissimili da quelle dell’ex tecnico dell’Östersund: il suo inserimento non ha significato dover apporre un taglio netto alla filosofia precedentemente instaurata, ma solo un proseguimento (e miglioramento) di quanto già iniziato. Come dichiarato dal CEO Paul Barber in un’intervista al New York Times ad aprile 2023, il suo computer contiene un file con nomi dei sostituti desiderati per almeno 25 persone chiave che lavorano nel club, compreso lui stesso. Quando una di queste figure lascia, il mondo e il modello Brighton non si ferma.
Per i primi, la lista è lunghissima, costellata da capolavori che hanno permesso al Brighton di rendere questo meccanismo sostenibile. Secondo i dati di Transfermarkt, nelle ultime due stagioni, il Brighton ha incassato €333.80 milioni dalla vendita dei propri giocatori e hanno speso €156.05 milioni sul mercato per acquistarne di nuovi. Per i secondi gli esempi sono quelli di Dan Ashworth, attuale direttore sportivo del Newcastle, e Paul Winstanley, capo dello scouting accasatosi al Chelsea, i cui ruoli sono stati assegnati rispettivamente a David Weir e Sam Jewell, personaggi già presenti all’interno della struttura societaria del club.
Le astronomiche plusvalenze generate dagli affari Caicedo (€128 milioni), MacAllister (€55 milioni), Cucurella (€54 milioni) e Ben White (€58 milioni) sono il risultato del lavoro attento di reclutamento messo in atto dal club. Uno dei principi di questo sistema è la divisione del rischio: le squadre di Premier League spesso preferiscono utilizzare una parte considerevole del budget per prendere un solo giocatore in previsione di un salto di qualità, scommettendo sulla riuscita economica di un’unica operazione.
Il Brighton, di contro, ha scelto di suddividere il proprio portafoglio su più giocatori, spendendo di meno per ognuno e ammortizzando quindi sul totale una possibile minusvalenza (come quella di Jahanbakhsh, preso nel 2018 dall’AZ per €22.50 milioni e rivenduto al Feyenoord tre anni dopo per €1 milione). Sono da vedersi su questa linea, per citarne alcuni, gli investimenti per Buonanotte, Enciso, Mitoma e Ferguson: la filosofia è nominata buy-to-loan, ovvero l’acquisto del cartellino, il prestito – nello stesso campionato o in un altro, nell’Union St. Gilloise, società satellite con Tony Bloom come proprietario o nella formazione under 23 dei Seagulls – e l’arrivo in prima squadra. MacAllister: acquistato dall’Argentinos Juniors, lasciato a Buenos Aires per un anno tra Argentinos e Boca, approda nel sud dell’Inghilterra nel gennaio 2020. Mitoma: preso dal Kawasaki Frontale ad agosto 2021, girato all’Union St. Gilloise per continuare il percorso di formazione e riportato a Brighton per il 2022-2023, dove di lì a qualche mese avrebbe preso il posto di Trossard.
La pianificazione della successione sul campo di alcuni interpreti è forse l'esempio più visibile della capacità del club di prevedere esattamente ciò di cui avrà bisogno molto prima che gli sia richiesto dalle contingenze grazie a un modello sviluppato su misura. Come detto da Barber, "si tratta di un database di persone, livelli di prestazioni e attributi che ci consente di prevedere con maggiore precisione se un giocatore in X paese ha maggiori probabilità di adattarsi a giocare in Premier League, a parità di altre condizioni".
Evan Ferguson, attaccante irlandese classe 2004, ha scelto il club di Tony Bloom tra pretendenti più affermate (Liverpool) perché ha visto nella squadra under 23 dei Seagulls un passaggio più rapido e sicuro in prima squadra, senza dover percorrere tutta la trafila dei settori giovanili che spesso si arresta al gradino più difficile da scalate. Le squadre giovanili del Brighton offrono possibilità non solo ai giocatori, ma anche agli scout - Sam Jewell ha preso il posto di Paul Winstanley come responsabile dell’area scouting della prima squadra dopo aver fatto esperienza nelle serie minori del calcio inglese, al Newport County e allo Swindon Town, e come responsabile dello scouting della formazione U21 del Brighton.
Proprio Jewell è la persona di riferimento per il mercato sudamericano: lui ha portato Moisés Caicedo dall’Independiente del Valle, Facundo Buonanotte dal Rosario Central e Juan Enciso dal Libertad, esplorando territori meno battuti a quelle latitudini come Ecuador e Paraguay.
Il sistema Brighton si poggia su fondamenta molto stabili, coi risultati sportivi ed economici a dimostrarlo. La partecipazione all’Europa League con De Zerbi è un riconoscimento di estrema consapevolezza di sé per l’eccellente lavoro messo in pratica dal club, specialmente quello meno esposto dai media. Tony Bloom e la dirigenza ci insegnano che gli affari si fanno con le idee, prima che con il denaro: i Seagulls non sono una meteora, ma sono qui per restare. Perché chi fa le cose bene ad alto livello, lì resta.
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