
Huijsen è l'eccezione della Roma
Il diciottenne olandese è una svolta nella strategia di mercato dei giallorossi?
Dean Huijsen scende in campo con i calzettoni abbassati, gioca sul centro-sinistra ma il suo piede preferito è il destro, è alto ma la sua taglia non gli consente di dominare gli attaccanti nei duelli individuali. Quando può gioca d'anticipo per spezzare la linea. Sono tutte piccole caratteristiche docili, che sembrano incastrate per produrre un difensore interessante, che cattura l'attenzione anche dei più pigri. Un centrale atipico, che non vedi spesso.
Fino alla scorsa settimana il suo nome probabilmente non vi diceva niente, e non è strano. Prima di esordire contro l'Atalanta, Huijsen aveva giocato solo dodici minuti in Serie A: il giorno del 22 ottobre era entrato nel finale della partita contro il Milan, a San Siro, per aiutare la Juventus a serrare i ranghi. Allegri lo aveva fatto entrare al posto di Gatti per rendere la squadra ancora più accorta, per non perdere le fila del suo DNA. Insomma, il suo ingresso era mirato a proteggere un senso spirituale della difesa, con giocate pulite e pensate.
E però da dove esce fuori questo difensore biondo e dagli occhi vitrei, più interessato alla tecnica che alla cattiveria? In queste ore si sta parlando molto di lui per il trasferimento in prestito secco alla Roma di José Mourinho, che si è inserita all'ultimo per strapparlo alla sua destinazione iniziale, il Frosinone.
Huijsen è nato nel 2005 e da quando il suo nome è stato accostato ai colori della Roma è diventato difficile non andare a pescare le parole di Mourinho dopo la cocente sconfitta di Bologna: «Magari è meglio lavorare con i giovani che hanno un potenziale» aveva detto a fine partita. «Vorrei continuare a Roma e sono disposto a pensare in modo diverso, dobbiamo considerare il FPF».
Certo, quanto Mourinho creda a ciò che dice – boutade che finiscono per diventare vangelo, e allo stesso tempo profezie che diventano cazzate – è una questione ancora dibattuta, ma forse l'acquisto di Huijsen è la prima breccia nella filosofia del calciomercato che la Roma ha attuato negli ultimi anni: prendere giocatori esperti, a volte persino logori, in scadenza di contratto o quando le condizioni permettevano dei prestiti con riscatti vantaggiosi.
In un certo senso, con Dean Huijsen la Roma fa un'eccezione: prende un difensore giovane e spericolato, che si muove con gradi di libertà da libero degli anni Settanta più che da dominatore dei cieli. L'inesperienza per Huijsen è il motore della ricerca difensiva, fa scelte controintuitive e a volte pare partire palla al piede solo per il gusto di mostrare la sua estetica in zone rischiose. L'altro lato della medaglia, cioè, dei profili arcigni che erano stati accostati. Iniziato il mercato con la voce di un possibile arrivo in giallorosso di Bonucci per i sei mesi finali della carriera, un altro "usato sicuro", vecchio riservista della Serie A, alla fine Tiago Pinto ha chiuso per Huijsen che è nato 18 anni dopo.
L'acquisto di Huijsen significa qualcosa sulle volontà tattiche della Roma, oppure è solo la sua resa di fronte alla penuria del budget invernale?
Huijsen è olandese e la sua interpretazione del ruolo non potrebbe essere più utilitaristica, guidata da un raziocinio profondo nelle letture, difensive e non solo. È un difensore elegante e proattivo, che ama toccare tanti palloni anche quando è sotto pressione – ergendosi a regista ombra della squadra – e le sue responsabilità si evolvono anche in avventure offensive: qui sotto il gol segnato al Foggia nella semifinale di ritorno della scorsa Coppa Italia Serie C.
In quel caso il classico taglio in diagonale partendo da sinistra aveva preceduto una fucilata che si è spenta sotto la traversa dei pugliesi. Per Huijsen era il gol della doppietta (sic!), dopo il rimpallo che aveva pareggiato i conti nel primo tempo, e l'incoronazione a difensore di culto delle serie minori.
Non sempre gli riescono certi passaggi pregiati o tiri all'incrocio, ma ha una fiducia eccezionale nei suoi mezzi. La migliore abilità difensiva di Huijsen è l'anticipo a campo aperto: si diverte genuinamente a scomparire dalle spalle dell'attaccante per ricomparirgli davanti, giocando sul filo del tempo e della vista.
È difficile vedergli commettere interventi furbi o cattivi, visto che il suo obiettivo è la palla e quando non può arrivarci temporeggia. Intercetta anche in area di rigore, e queste due respinte contro il Pineto ne sono la prova, perché difende con intelligenza, senza picchi atletici o mentali di un difensore navigato.
Anche per questo è sorprendente il suo arrivo a Roma: finora la difesa a tre di Mourinho si è concentrata su spietatezza e nichilismo – e così sono stati scelti i profili dei giocatori su cui puntare: uomini nerboruti sempre pronti a spendere il giallo, a difendere collassando in area. Invece il luogo ameno di Huijsen è la riga di metà campo, vuole aggredire gli avversari con la velocità. Non ha ancora la ferocia del marcatore negli ultimi metri, né ancora padroneggia bene l'arte del posizionamento. Nella Juventus Next Gen assumeva un ruolo talmente attivo che potevi vederlo rinculare nel momento in cui la squadra perdeva palla e non riuscire a ritornare in area, come se fosse un mediano prestato alla difesa.
Huijsen è cresciuto in Spagna, dove la sua famiglia si è trasferita quando lui aveva cinque anni. Ha debuttato nel Costa Unida, poi si è stabilizzato al Malaga. Nel suo calcio è facile rintracciare le contaminazioni del gioco di posizione, quando spezza la linea e si propone per ricevere alle spalle del pressing per facilitare la costruzione. Tutti meccanismi evitati dalla cultura verista della Roma, che si è impregnata di un gusto catartico per il nervosismo e l'apprensione difensiva: servirà a qualcosa averlo per sei mesi?
È un acquisto ambiguo, la cui lettura sfugge nell'immediato, ma proviamo a fare qualche ipotesi su questo assurda unione di calciomercato.
A causa dell'infortunio di Smalling e della partenza di N'Dicka per la Coppa d'Africa, la Roma è a corto di difensori e non avendo budget per operare si è fidata delle prime impressioni che Huijsen ha regalato ai reparti scouting: prima di firmare con la Juventus sulle sue tracce c'erano Real Madrid e Barcellona. Non risolverà i problemi angoscianti dei giallorossi e le loro contraddizioni in riaggressione, ma l'arrivo di Huijsen potrebbe allungare la Roma in avanti soprattutto con il pallone. Nei tre difensori ha esordito a destra per via dell'assenza di Ndicka e degli infortuni di Smalling e Llorente ma non sarebbe strano se, con il ritorno dell'ivoriano, finisse a fare lui il centro della linea, costituendo una guida tecnica più che mentale alla difesa, una rivisitazione del vecchio numero cinque. Magari a lui, come avrebbe voluto fare con Bonucci, Mourinho darà carta bianca in impostazione per manipolare la linea offensiva avversaria.
Al primo pallone toccato in Serie A ha anticipato Leao con supponenza, muovendosi in avanti senza paura. Per il resto ha gestito l'assalto del Milan, che era in dieci, facendosi guidare dai compagni più esperti di lui. Un paio di appoggi sicuri su Kostic e un e un bel fendente mancino a cercare Milik tra le linee. Nota a margine: bella l'ancata su Kalulu per proteggere la rimessa e guadagnare secondi negli ultimi concitati tafferugli della partita.
«Abbiamo iniziato a raccogliere i frutti del lavoro iniziato dieci anni fa» ha detto Gianluca Pessotto, responsabile del settore giovanile della Juventus, a febbraio 2023. «C'è qualche giocatore della Next Gen che può fare il salto. Huijsen su tutti». Un endorsement che ha spinto Massimiliano Allegri ad aggregarlo in pianta stabile con la prima squadra durante tutta questa stagione. A gennaio Huijsen pareva destinato al Frosinone, dove avrebbe ritrovato gli ex compagni Soulé, Kaio Jorge e Barrenechea: l'ambiente più sano, forse, per calarsi nell'ecosistema piranhesco della Serie A, per sbagliare senza essere relegato come riserva.
Dean Huijsen, invece, non ha tempo: quarantotto ore dopo essere atterrato a Roma si è trovato a dover debuttare contro l'Atalanta e ne è uscito piuttosto bene, seppur inserito in una difesa totalmente sperimentale. Non è un centrale come tanti, Huijsen, e speriamo di rendercene ancora conto presto. Stavolta sui campi di Serie A ed Europa League.
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