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, 4 Gennaio 2024

Cosa ci dice l'interesse per Samardzic sul futuro del Napoli


Il centrocampista dell'Udinese è vicino al Napoli: è il sostituto di Elmas o di Zielinski?

Il gol più bello della sua stagione, Lazar Samardzic lo ha segnato al Napoli, il 27 settembre. L'aria intorno alla squadra azzurra non era ancora apocalittica, qualcuno cominciava a nutrire un pulviscolo di fiducia nel lavoro di Rudi Garcia: la partita era avviata su un comodo 3-0 casalingo che avrebbe attenuato un po' di polemiche sulle prime maldestre giornate di campionato. Il Napoli era vicino a ottenere il secondo clean sheet consecutivo, ma come negli scherzi più tetri del destino, Samardzic – subentrato a Walace al 13' del secondo tempo – ha dato fondo alla sua creatività palla al piede, insinuandosi di soppiatto tra le maglie avversarie con una conduzione centrale.

È una sensazione che ci percuote quando assistiamo a giocate imprevedibili, non attecchiscono la nostra credulità fino all'ultimo istante in cui le vediamo concretizzarsi, e così è stato per il gol di Samardzic. Per i suoi tocchi di raso sul pallone, portato avanti in una sgasata improvvisa che gli ha permesso di attraversare il trio di centrocampo del Napoli: Cajuste, Anguissa, Lobotka. Samardzic chiede l'uno due a Success ed è come se avesse già visto come dribblare Natan con la suola.

Era nel cuore dell'area e avrebbe potuto calciare un istante prima con il suo piede preferito, il sinistro. Eppure, Samardzic ha voluto stendere una patina di paura sul Diego Armando Maradona – durata in realtà poco meno di un minuto, dato che sul calcio d'inizio il gol di Simeone ha riportato il Napoli a distanza di sicurezza – pensando a una cosa talmente controintuitiva da risultare inspiegabile, geniale. Spesso di fronte alle sue giocate viene da chiedersi: com'è possibile che sia in grado di fare tutto questo?

Un giocatore che fatica a imporsi da titolare in una squadra tutto sommato poco ambiziosa, che lotta ogni anno per rimanere in Serie A, e poi riesce a illuminarsi di un'eleganza così pura, naturale, sfacciata. Il mistero di Samardzic è profondo, ma riguarda anche il motivo per cui il Napoli lo ha scelto per rinforzare il centrocampo dopo la cessione di Elijf Elmas al Lipsia, ufficializzata a dicembre.

Il club vorrebbe versare 20 milioni nelle casse dell'Udinese ed è lecito chiedersi cosa otterrà in cambio: una mezzala di fantasia, che può associarsi al ritmo tecnico di Kvaratskhelia e Politano, o un giovane discontinuo da svezzare?

Samardzic avrebbe potuto tirare con il sinistro, dicevamo, e invece ha aggiunto una sfumatura snob a questo gol, eludendo gli avversari come se il campo si fosse trasformato nel palcoscenico delle sue illusioni. Era il secondo gol in campionato, dopo il tiro masticato che aveva steso Ochoa infilandosi nell'angolino all'Arechi contro la Salernitana.

Da allora Samardzic non ha più segnato: e in fondo è anche per questa vena ondivaga nel rendimento, questo continuo apparire/sparire, che è diventato un giocatore speciale da guardare. Le giocate di Samardzic emozionano perché sembra farcele sotto al naso, nel momento in cui pensiamo di averlo etichettato in via definitiva come discontinuo o inconcludente: giudizi troppo severi.

L'arte di giocare tra le linee

Con il suo acquisto il Napoli continuerebbe a intessere di perle la collana di trequartisti o mezzepunte che amano svariare, partendo da una posizione centrale. Se a Samardzic accostiamo infatti i due volti più onerosi delle scorse campagne acquisti, l'inutilizzato Jesper Lindstrom e Giacomo Raspadori, esce fuori un quadro semplicemente strano: perché puntare su giocatori così atipici e offensivi, se l'autarchia di De Laurentiis impone ai tecnici il 4-3-3? Qualcuno ipotizza che quello di Samardzic sia una specie di ratto di gennaio per accaparrarsi, da ora per giugno, un degno erede di Zielinski.

I due non sono affatto simili, però. Condividono la stessa ricerca estetica quando scendono in campo, due poeti che contemplano il divenire più che moderni box to box, ma le analogie si esauriscono qui. «In un’intervista ha dichiarato di essere cresciuto con il mito di Mesut Özil; in effetti, nel suo gioco si vedono tracce del gioco illusionistico, quasi barocco nella sua espressione più pura» ha scritto qualche mese fa Giovanni Fasano in un pezzo proprio su Samardzic pubblicato qui su Sportellate.

A differenza di Zielinski, influente in zona di rifinitura tanto quanto nell'occupazione degli spazi, Samardzic è un trequartista più puro, che accentra l'attenzione su di sé per la quantità di volte in cui prova azioni personali. Il serbo conserva uno stile di gioco più verticale, che suscita un velo di nostalgia per i numeri dieci solitari di una volta, e i dati forniti da Opta e Fbref sui tiri tentati lo raccontano bene: sono dati giganteschi, semplicemente spropositati nel confronto con gli altri centrocampisti della Serie A.

Piccoli esempi, che potete leggere dal grafico qui sotto: Samardzic è nell'1% dei centrocampisti che creano più azioni da tiro; nel 2% di quelli che tentano più volte la conclusione in porta, nel 6% di quelli che producono più expected goals ed expected assists; nel 9% di quelli con più progressioni palle al piede.

Come si adatteranno queste caratteristiche peculiari al centrocampo del Napoli, basato finora su un calcio più palleggiato e orizzontale in costruzione? Qualche giorno fa è tornato a incunearsi nel discorso pubblico, dopo una dichiarazione di Fabio Caressa, un cambio di sistema da parte di Walter Mazzarri, che potrebbe riallacciare la squadra – e soprattutto il fragilissimo reparto difensivo – intorno alla difesa a tre: magari organizzandosi con un 3-4-2-1 in cui a Samardzic andrebbe il compito di partire nel mezzo spazio di destra, sulla stessa linea di Kvaratskhelia, dietro l'unica punta.

Pochi sanno calciare come Samardzic

È una soluzione che per ora rimane disegnata sulle pareti di Castel Volturno, ma allo stesso tempo è difficile immaginare Samardzic nel 4-3-3 collaudato del Napoli. A gennaio poi Mazzarri dovrà affrontare l'assenza di Zambo Anguissa a causa della convocazione in Coppa d'Africa: è davvero improbabile immaginare un centrocampo composto da Samardzic e Zielinski al fianco di un altro peso piuma come Lobotka.

Samardzic aveva appena trovato la continuità da titolare a Udine, dopo essere stato utilizzato come dodicesimo uomo per almeno metà della gestione Sottil. Una scelta che ha pagato: nel 22/23 ha segnato due dei cinque gol totali entrando dalla panchina per affilare il tiro in porta negli ultimi minuti.

È successo sempre a Napoli, a novembre: un mancino secco da 25 metri che aveva sorpreso Meret e riaperto l'ultima partita prima della sosta per il Mondiale; ma anche al Mapei Stadium, quando stavolta due colpi di suola avevano preceduto il destro dal limite dell'area contro il Sassuolo.

Il gol al Sassuolo è a al minuto 0:56.

Per calciare con il sinistro, Samardzic ama partire come mezzala destra, e questa è un'altra incognita che rende il suo inserimento nel 4-3-3 – dove il ruolo è presidiato, appunto, da Anguissa – quantomeno complesso. Nella seconda parte della scorsa stagione e all'inizio di quella attuale Samardzic ha trovato spazio per dare fondo alla sua ispirazione quando è stato affiancato a una mezzala voluminosa, che corre sui binari verticali con l'impatto di un treno merci.

La sua heat map lo dimostra: grazie al contributo di due centrocampisti intensi come Payero e Pereyra, Samardzic ha concentrato i suoi sforzi sulla creazione offensiva, e non è sbagliato considerarlo quasi una mezzapunta che in fase difensiva si abbassa a destra nel 5-3-2.

Samardzic non è un giocatore intenso ma possiede un inventario di soluzioni invidiabile. Per una squadra che fatica a segnare come il Napoli anonimo e decaduto degli ultimi mesi, la sua abilità di calcio verrà accolta da Mazzarri – che ha più volte recriminato per le occasioni da gol non sfruttate dalla sua squadra – come se fosse una tanica d'acqua e il Napoli in preda alla siccità.

Non va dimenticato anche ciò che Samardzic porta in dote sui calci piazzati: è dalla partenza di Dries Mertens che il Napoli non trova la rete su punizione diretta, e quest'anno anche l'efficacia sulle palle inattive sembra collassata. La pulizia del suo mancino offrirà al Napoli un ventaglio nuovo – basta ricordare l'assist per Kabasele su una punizione dalla trequarti, un cross tagliato con un effetto da topspin, nel pareggio in casa contro il Verona – che la squadra dovrà essere però sopperire in pressing o difesa posizionale.

Un solo sostituto per Elmas e Zielinski?

Cosa ci dicono i dati? Per contrasti e intercetti pochi centrocampisti sono peggiori di Samardzic: la sua propensione al sacrificio è piuttosto bassa ed è uno dei motivi per cui nelle ultime giornate era stato escluso da Cioffi per la partita contro il Sassuolo – in cui non è neanche subentrato – e contro il Bologna, dove è entrato per dieci minuti. In questo senso il Napoli ha trovato l'erede di Zielinski, un fantasista che può fare la differenza in ogni istante della partita come sparire nell'oceano dell'inedia.

È anche vero che la tendenza a strappare continuamente in verticale ha a che fare con tutti i contesti tattici in cui Samardzic si è sviluppato: seppur in modo diverso, quasi agli antipodi, RB Lipsia e Udinese plasmano giocatori diretti, che amano partire palla al piede e andare verso la porta senza perdersi in fronzoli o costruzioni di manovra più articolate. La sensazione è che la visione di gioco di Samardzic, e la sua attitudine a un gioco più cerebrale, possano essere allenate. Usa bene il corpo per divincolarsi nello stretto, e resiste bene alla pressione facendo uso di finte di corpo non banali.

Un esempio della creatività di Samardzic viene da Udinese-Cremonese dello scorso campionato – sì, la partita in cui ha segnato QUEL gol con l'esterno del sinistro.

Come creare un'occasione dal nulla.

Samardzic si assenta troppo dal vivo del gioco per essere pronto a diventare la mezzala creativa del Napoli: con circa 41 tocchi ogni 90' è tra quelli che toccano meno la palla in Serie A, mentre Zielinski e Anguissa si fermano rispettivamente a 61 e 65. Per questo è lecito pensare che sarà schierato più in alto nel campo, magari tra le due linee avversarie.

Ma Samardzic è anche tra i centrocampisti in Serie A che fanno più passaggi progressivi, ovvero quei passaggi che fanno guadagnare alla propria squadra almeno dieci metri di campo in verticale: tutte abilità che in un contesto di dominio delle partite come quello che impianta il Napoli ogni domenica potrebbero fiorire ulteriormente.

Il suo è il primo arrivo che rimette il Napoli e i suoi tifosi nell'attesa di un futuro meno cupo: è nato nel 2002 e il meglio per lui deve ancora venire.

Dovrà smussare alcuni lati del suo gioco per ambientarsi in una mentalità collettiva nuova, ma è facile avere già l'acquolina in bocca e immaginarsi come si scambierà il pallone con Kvaratskhelia o come accomoderà i suoi lanci lunghi sulle corse in profondità di Osimhen. Il Napoli vuole Samardzic con l'ambizione manifesta di poter sostituire due protagonisti dello scudetto, Elmas e Zielinski, in un colpo solo, con un calciatore peculiare ma dal talento lussuoso.


  • Nato a Giugliano (NA) nel 2000. Appassionato di film, di tennis e delle cose più disparate. Scrive di calcio perché crede nella santità di Diego Maradona. Nel tempo libero studia per diventare ingegnere.

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