
Juventus-Salernitana (6-1) - Considerazioni sparse
Circo Maximo all'Allianz Stadium: la Juve vince e convince per 90', tranne il primo.
Le due squadre arrivano a questo Juventus-Salernitana da serie recenti di risultati più che buoni in campionato: in Coppa Italia gli obiettivi però cambiano, perché se i bianconeri, soprattutto dopo l’eliminazione di Inter e Napoli, possono vedere questa competizione come un traguardo, i campani invece non possono dedicarle troppe energie mentali, dopo una mini-rimonta che li riporta in vita nella difficile lotta salvezza e un necessario cambio di marcia sul campo e sul mercato imminente. Una follia di Gatti cambia subito, al 1’ minuto, il copione della partita, ma la Juventus si rimette subito in carreggiata mandando la gara sui binari previsti, ed al 34’ è già avanti con Miretti e Cambiaso. Finisce 6-1 in regime di accademia, con le firme di Rugani, Weah e Yildiz (che causa autogol di Bronn e sigla una rete formidabile saltando 4 difensori in disarmo), ma soprattutto con la squadra di Inzaghi costretta alle corde senza sosta fino al 90’, anche dalla freschezza dei subentranti di casa, ad evitare un passivo peggiore. I bianconeri rispettano i favori del pronostico vincendo e convincendo, e fanno un ulteriore piccolo passo avanti nella loro stagione: considerando l’assenza di impegni europee, quella di alcuni competitors eliminati ed un quarto agevole contro il Frosinone, questa Coppa Italia è un obiettivo stimolante che assume maggiore concretezza;
Se altri colleghi fanno turnover perfino in Champions, Allegri ne fa pochino anche in Coppa Italia. Ad esclusione del povero Perin, il cui spazio senza Europa si riduce drasticamente, gli altri sono parte di quel blocco granitico da 15/16 elementi che sta costruendo, alternandosi, il sogno scudetto ogni domenica. A dispetto della disattenzione iniziale, ciò che colpisce di questa Juve è l’aggressività e la veemenza con cui approccia una partita che in altri momenti avrebbe vissuto con superficialità, con una riaggressione immediata e forsennata appena la Salernitana prende palla: lo spirito guida di questa squadra è compattarsi a cercar il risultato, e se in altre gare le prestazioni lo si deve fare prevalentemente con un necessario cortomusismo ed una maniacale applicazione difensiva, in questa serata è difficile affermare che la Juventus abbia giocato un brutto calcio o non sia stata propositiva. Questa attitudine di squadra, le buone performance di chi è chiamato in causa meno nelle rotazioni (su tutti stasera Miretti), la crescita di alcuni giovani dentro al sistema e la mentalità trasmessa dai senatori sono un segno inequivocabile della coesione rocciosa e coinvolgente che, piaccia o meno, Allegri sta costruendo dentro a questo gruppo;
La Salernitana arrivava con la corsa salvezza in testa e gli uomini contati. Partito Mazzocchi e con Dia, Kastanos, Ochoa e Pirola indisponibili, Inzaghi ha imbottito la panchina di giovani leve dalla primavera, e cercare l’impresa sembrava essere più retorica che effettiva ambizione, in un momento storico dove tutte le energie debbono necessariamente andare verso la permanenza in Serie A. Al gol di Ikwuemesi tutti hanno pensato, semplicemente, che fosse arrivato troppo presto per metter la firma su un passaggio del turno: quel gol resta l'unica inaspettata sortita, dopo la quale gli ospiti arretrano subito e troppo, mostrando di fatto le pecche che stanno mostrando anche in campionato, dove ciò che si imputa è un atteggiamento troppo attendista e speculativo, e questo è un fattore che esula dal mercato importante per qualità e quantità che ci si attende dal lavoro certamente febbrile di Sabatini. Il 6-1 finale non punisce i campani oltre i propri demeriti, perchè non si può sparire dal campo così e andare in disarmo totale lasciando strada alla goleada in una partita che, in fin dei conti, a fine primo tempo era apertissima, ma la sensazione di divario motivazionale e tecnico tra le due compagini è parso troppo evidente. Probabilmente questo era uno dei pochi casi in cui non ci si può appellare alla formula della Coppa Italia: anche invertendo il fattore campo e godendo della spinta dell’Arechi, la Salernitana avrebbe potuto far ben poco di più di quanto visto stasera, per momento ed assenze. Ciò non toglie però che offrire un vantaggio territoriale alla squadra migliore sulla gara singola in una fase eliminatoria sia il modo migliore per far perdere fascino e suspence ad una competizione;
Men of the match sono Cambiaso e Fabio Miretti, che cambiano la gara in mezz’ora andando in rete e scambiandosi un assist vicendevolmente. Se l’ex Genoa sta crescendo esponenzialmente e vivendo un ottimo momento, diverso è il discorso per Miretti: con l’ assenza cronica e definitiva di Pogba e Fagioli, sembrava si potessero aprire autostrade per il giovane prodotto del vivaio della Continassa, ma ultimamente nelle rotazioni del centrocampo bianconero stava comparendo molto meno di quanto ci si aspettasse. Miretti non è un giocatore che entusiasma Allegri e si vede, perché non ha né la pulizia tecnica di Fagioli né la fisicità di Pogba, né la gamba di Rabiot, è una via di mezzo che al tecnico livornese piace come quel ristorante in cui si sta bene ma non ci si tornerebbe, tanto che in estate era stato accostato proprio alla Salernitana: però, d’altro canto, è una mezz’ala di inserimento con caratteristiche di cui la Juventus è sprovvista in rosa al momento (l’esperimento Iling Jr da interno non sembra reggere, e l’unico con quelle peculiarità potrebbe esser McKennie se lo si sposta dalla fascia), e spesso le sue proposizioni offensive potrebbero tornar utili. Vista l’ecatombe del centrocampo bianconero, sarebbe stato un errore blu cederlo in estate, ma siamo sicuri che, con questa versione di Miretti e senza coppe europee, servano molti aggiustamenti a gennaio che necessariamente avrebbero bisogno di ambientamento e dovrebbero entrare in un sistema che funziona, ad oggi, così bene?
Pippo Inzaghi tornava nella città dove la sua carriera in 4 anni da calciatore ha svoltato. Arrivato a Torino dall’Atalanta, con la maglia della Juventus il Superpippo nazionale vinse il suo primo scudetto e si consacrò come bomber di razza, raggiungendo poi con il Milan l’apice della sua carriera e diventando icona. Nella sua carriera da tecnico invece la svolta non è ancora arrivata, e questa Salernitana sembra l’ennesima “piccola” in cui Inzaghi tenta di rilanciarsi dopo una delusione, cosa che peraltro gli è riuscita in altre piazze, perché ad onor del vero il suo viaggio vanta un’alternanza di stagioni buone e fallimentari (come in definitiva quello del 90% dei colleghi, che hanno dalla loro però un nome meno ingombrante ed un fratello che non arriva in finale di Champions). Quel fiuto che Superpippo aveva sul campo, che lo ha fatto diventare letteralmente un fuoriclasse nel suo ruolo, sembra decisamente meno marcato, e questa sembra esser una banalità: ma Salerno oggi, a maggior ragione col rientro di Sabatini e con l’ombra del suo ex compagno De Rossi, rischia di non essere un buon posto per riposizionarsi.
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