
Ilario Monterisi, come goccia aderire
Il difensore del Frosinone è una delle più grandi sorprese di questa Serie A
Il fenomeno dell’adesione è uno di quei miracoli della natura che avviene in maniera inconsapevole all’occhio di molti. Una di quelle dinamiche che tiene in piedi l’universo per come lo conosciamo e gli permette di procedere alla perfezione. Secondo il Vocabolario tecnico-scientifico Treccani, l’adesione è “Il fenomeno per cui due oggetti, messi a contatto, si attraggono reciprocamente e hanno la tendenza a restare attaccati l'uno all'altro”. L’elemento più comune che può fregiarsi di questa caratteristica è l’acqua. Ciò vuol dire che, in qualsiasi recipiente venga inserita, le molecole di acqua aderiscono alle pareti del recipiente stesso, prendendo la sua forma e adattandosi al contesto nel quali sono inserite. Sfruttando un altro fenomeno, quello della capillarità, le molecole riescono ad arrampicarsi lungo la superficie dell’oggetto nel quale sono inserite, distribuendosi nella maniera ideale alle necessità.
Associare qualcosa di fluido e scorrevole ad un ruolo come quello del difensore centrale è piuttosto controintuitivo rispetto all’iconografia di una posizione che richiama maggiormente elementi monolitici, eppure questo fenomeno si può esattamente sovrapporre al percorso di un difensore centrale che si sta imponendo a sorpresa in Serie A: si tratta di Ilario Monterisi, difensore del Frosinone che si sta mettendo in luce per la versatilità del suo repertorio e la facilità di adattamento al massimo campionato. Viene da pensare all’adesione, guardando Monterisi, sia in riferimento al suo stile di gioco che a quest’ultimo fattore: sembra giocare in Serie A da tanti anni, eppure ci è appena arrivato. Del resto, i fenomeni più decisivi in natura accadono senza che molti se ne accorgono, e la crescita del difensore di Trani è stata piuttosto sottovalutata dai più.
Microfratture, gol di rapina e il primo confronto Osimhen
Monterisi ha fatto il suo esordio in Serie A contro il Napoli, nella prima partita di campionato, trovandosi subito ad affrontare Osimhen. Nessuno ha badato più di tanto alla sua partita; del resto, con il mercato ancora in pieno svolgimento a metà agosto, la sua titolarità sembrava essere una semplice soluzione tampone in attesa dell’arrivo di nuovi giocatori dal mercato. Difficile pensare il contrario: nella stagione precedente, nel Frosinone di Grosso vincitore della Serie B, Monterisi era una riserva, nemmeno la prima, del terzino destro. 612 minuti per un difensore acerbo, arrivato in prestito dal Lecce dopo una stagione di Serie C inframezzata tra Catanzaro (dove non vede il campo praticamente mai, Coppa Serie C esclusa) e Fidelis Andria (titolare in una squadra che acciuffa la salvezza per miracolo, ai playout). È proprio ad Andria che il giovane difensore comincia a cambiare pelle: sempre schierato difensore centrale nella sua (breve) carriera tra gli Allievi del Bari e la Primavera del Lecce, mister Di Bari, obbligato dalla carenza di terzini di ruolo, lo sposta largo a destra. Nelle prime partite emerge lampante l’inadeguatezza al ruolo: tanti errori tecnici e frenesia nelle scelte.
Con il passare delle giornate, però, Monterisi si adatta e comincia a fare il terzino vero: conduzioni palla, esplosività, una maggior pulizia nei gesti tecnici e movimento continuo, sia in orizzontale che in verticale, a chiamare la palla. Il classe 2001 inizia a duettare con naturalezza e a muoversi negli spazi con intelligenza; termina la stagione alternandosi tra il ruolo di centrale (nel quale sfodera una prestazione sontuosa al San Nicola, contro il Bari, annullando il futuro compagno di squadra Cheddira) e quello di terzino. Bastano poche partite a calarsi nella dimensione, sia quella di classifica che quella tecnica, come acqua in una provetta. A proposito di adattamento: qualche mese fa Di Bari ha raccontato che nella gara di andata dei play-out Monterisi aveva accusato una microfrattura del quinto metatarso. Una settimana dopo, con la sola rifinitura sulle gambe, gioca sul dolore e sfodera una prestazione maiuscola, che culmina con la salvezza dell’Andria.
È con questo bagaglio e poco altro che Monterisi si presenta in Serie A. Un anno alle spalle di un pilastro come Lucioni aiuta parecchio; qualche segnale positivo si era visto dato che, con lui titolare, il Frosinone aveva ottenuto 5 vittorie e un pareggio; il pesantissimo gol contro il Südtirol aveva messo in luce la sua caparbietà e la lettura degli spazi in area di rigore. Pensare un Monterisi titolare in Serie A, però, andava ben oltre qualsiasi wishful thinking. Grosso lo vedeva unicamente come terzino “di supporto” alla coppia centrale, in compensazione alla spinta dell’esterno sinistro (Frabotta o Cotali); Monterisi continuava sporadicamente a spingersi in avanti, ma dava il suo meglio nell’aspetto difensivo del gioco. Duelli aerei, spazzate, contrasti; in una squadra che per caratteristiche tendeva ad allungarsi, faceva comodo avere un giocatore al tempo stesso fisicamente prestante ma utile anche a ribaltare l’azione come il numero 30. Fattori senza dubbio positivi, ma che non lasciavano troppo spazio all’immaginazione: Monterisi non era ancora pronto per la Serie A, foss’anche in un ruolo da riserva, figurarsi da titolare.
Secondo gli standard italiani, per un calciatore con una ventina di presenze tra Serie B e C, perlopiù a ventuno anni e mezzo, ci sarebbe ancora da attraversare la gavetta, a maggior ragione in un ruolo per cui da queste parti c’è una sorta di timore sacro come quello del centrale difensivo. La mossa estiva del Frosinone di rilevarne il cartellino dal Lecce, a prezzo di saldo e con una percentuale del 50% sulla rivendita, non cambiava di una virgola le prospettive: una scelta, dicono gli addetti ai lavori, propedeutica al prestito in Serie B. Intanto è il 19 agosto e Ilario Monterisi è in campo contro il Napoli, da titolare. L’anticamera dell’umiliazione, per molti: un attaccante d’élite come Victor Osimhen contro un difensore con meno presenze da calciatore dei gol del nigeriano nella sola scorsa stagione. Il finale non è molto diverso dalle previsioni: Osimhen segna una doppietta che sembra solo il preludio di un’altra stagione dominante, Monterisi fatica a tratti a stargli dietro. Eppure, c’è del positivo, per chi riesce a guardarlo. In fase di impostazione, dove trova spesso con successo la palla lunga, è il calciatore più coinvolto di un Frosinone ancora privo di Barrenechea; in qualche occasione riesce a recuperare Osimhen sul lungo, non potendo nulla contro un uragano in giornata perfetta.
Una giornata particolare
È alla seconda giornata che, smentendo il mito del conterraneo Caparezza per cui il secondo album è sempre il più difficile, Monterisi si rende conto una volta per tutte di poter avere un senso in Serie A. Al “Benito Stirpe” arriva un’Atalanta rinnovata ma che non ha ancora trovato la sua forma definitiva. La punta titolare è Duván Zapata, schierato da Gasperini per disperazione ma vicinissimo alla cessione, realizzatasi qualche giorno dopo al Torino. Per Monterisi, Zapata è l’avversario perfetto: può affrontarlo nel duello fisico e gestire le sue accelerate palla al piede. A una struttura fisica di alto livello (1,90, forte nel busto e gambe tozze) unisce una reattività straordinaria: legge lo sviluppo dell’azione in attimi di secondo ed è quasi impossibile vederlo intervenire in maniera scomposta, grazie ad una coordinazione da atleta.
Se nei primi minuti di partita il Frosinone ha il controllo totale del campo è anche grazie a lui: ogni volta che l’Atalanta cerca di portare il pallone in zona offensiva giocando sul centravanti colombiano, questi sbatte su un muro di gomma in maglia gialloblù. Monterisi fa ammattire il diretto avversario togliendogli sempre la soluzione migliore: quando Zapata scende di qualche metro provando a gestire palla spalle alla porta, Monterisi lo anticipa di testa (a fine partita saranno 8 su 12 i duelli aerei vinti) o allungando le lunghe gambe sul pallone come fossero rastrelli; quando il numero 91 prova a macinare metri verso la porta, Monterisi lo aspetta al varco, coprendo le linee di passaggio verso il centro. È in questo aspetto più di ogni altro che il tranese sembra già insuperabile e smaliziato: difficilmente fa una scelta sbagliata tra aggressione e attendismo. Quando deve correre all’indietro in difesa della porta, non perde mai velocità e ordine nel passo, riuscendo a fare scudo come uno sparapalline impazzito. Con 1,28 tiri bloccati ogni 90 minuti è nel 97° percentile tra i difensori centrali nei migliori 5 campionati europei.
Quando deve aggredire non è mai grossolano, non fa mai scelte di puro istinto: accompagna l’attaccante passo dopo passo, lo segue a stretto contatto senza dargli margini per accentrarsi. I suoi interventi sul pallone non sono mai bruschi e secchi, piuttosto operazioni di fino, lavorate con pazienza e dilatate nei secondi in cui avviene il duello. Non gli basta, però, bloccare Zapata. Alla mezz’ora c’è un calcio d’angolo per il Frosinone: palla in mezzo, rimpallo strano che si spegne all’imbocco dell’area piccola, Monterisi è lì e con un tocco di collo beffa Musso e segna il suo primo gol in Serie A, quello del 2-0 per il Frosinone. Il successivo gol di Zapata, segnato anticipando proprio l’intervento del difensore che gli ha reso il sabato pomeriggio un incubo, non rovina la giornata particolare di Monterisi, che si convince di non essere arrivato tra i grandi per caso.
In cosa spicca e dove può arrivare Monterisi
Nelle partite successive Di Francesco gestisce con parsimonia un giocatore ancora ai primi passi in Serie A: titolare a Udine e nella vittoria casalinga contro il Sassuolo, in cui gioca solo un tempo; un minuto nelle successive due partite. Le prestazioni di Monterisi sono discrete, ma ancora imperfette. L’arrivo di un difensore come Okoli, affiancato a uno più esperto come Simone Romagnoli, porta il tecnico di Sambuceto a sperimentare per trovare la combinazione migliore nella sua difesa a 4. Le prime variazioni sul tema si notano dalla trasferta di Roma, nella quale Di Francesco passa alla difesa a 3 e Monterisi gioca da terzo di destra; un ruolo nel quale può ibridare le caratteristiche del centrale e quelle del laterale, le due facce della sua storia calcistica, dovendo aggiungerci qualcosa.
In conduzione non è pulitissimo ma riesce comunque a essere molto efficace: non ha una tecnica di dribbling sviluppata ma risulta imprevedibile spostando la palla verso l’interno e mandando in controtempo il diretto avversario. Nel nuovo schieramento è probabilmente il calciatore più coinvolto nella prima costruzione. L'obiettivo del Frosinone, tendenzialmente, è quello di trovare il prima possibile Soulé, per attivare la magia del suo innesco offensivo, che dal mezzo spazio di destra ha la licenza di inventare a suo piacimento. Per questo motivo, i gialloblù risalgono il campo principalmente sulla destra; in questo contesto Monterisi è un ingranaggio fondamentale. Riceve 1,18 passaggi progressivi ogni 90 minuti; in questo dato si trova al 93° percentile dei primi 5 campionati, ossia nel 7% dei calciatori che ne ricevono di più. Per intenderci, il calciatore che ne riceve di più è Kolasinac, braccetto più coinvolto nel possesso di una difesa a 3. Nel farlo, Monterisi è sempre deciso, magari non tecnicamente perfetto ma sempre ambizioso; ha il dovere di cercare la palla lunga con insistenza, e i suoi lanci sono abbastanza scolastici ma al tempo spesso precisi e ordinati.
Se la difesa avversaria non è ben schierata e i suoi compagni si muovono bene negli spazi si creano situazioni interessanti che possono sfociare anche in assist, come quello regalato a Baez per il provvisorio pareggio contro la Juventus. La sua presenza nella metà campo avversaria è già numericamente rilevante: 2 gol, l’assist menzionato e un rigore procurato, contro il Lecce. In area avversaria la sua presenza sta assumendo i contorni della mistica: oltre al gol contro l’Atalanta, nel quale è il primo a capire il rimbalzo del pallone, c’è la rete segnata al Genoa, segnata in pieno recupero col piede debole, con un inserimento centrale dopo 80 metri di corsa, e un’occasione sciupata contro il Torino, nel quale riesce a leggere la traiettoria del pallone prima di tutti, ma ci arriva leggermente in anticipo e non trova l'impatto perfetto. In carriera ha la media di un gol segnato ogni 754', 1 ogni 8 partite e mezzo giocate circa, in proiezione 4 o poco più a stagione.
Tutto ciò non vuol dire che Monterisi sia un difensore perfetto, anzi. Proprio per via della scarsa esperienza sul campo, deve ancora limare e migliorare parecchi aspetti del suo gioco. Negli interventi sul pallone arriva sempre al limite, alle porte del dramma sportivo; un attimo prima o dopo farebbe danni e, in effetti, talvolta li fa. Guardare Monterisi difendere è come vedere quelle scene nei film in cui i personaggi devono tagliare i fili elettrici per disinnescare le bombe a tempo; mentre, però, nei film sudi freddo ma in fondo sai che l’esito è sempre positivo, nel caso di Monterisi rimani col dubbio fino all’ultimo, e talvolta gli scoppia la bomba in mano.
A volte va bene, come nell’intervento prodigioso su Iling Jr., sempre nel già citato Frosinone-Juventus, o in quello su Raspadori in Coppa Italia, nel quale sfila il pallone all’attaccante del Napoli approfittando di una sua esitazione di troppo; altre finisce male, come nell’occasione del rigore concesso a Thuram o del gol di Yildiz, nel quale si fa saltare secco dal turco (il quale, va detto, sfodera anche un pezzo di classe), o ancora sul gol di Castellanos contro la Lazio, quando l'attaccante argentino riesce a prendere posizione e lo anticipa con un colpo di testa fulmineo; in altre ancora viaggia in bilico sul filo tra il miracolo e l’errore, come nell’intervento scomposto su Seck, sempre in Coppa Italia, prima sanzionato dall’arbitro con il rigore e poi tolto dal VAR. Poco male: errori fisiologici, fondamentali per il processo di crescita. Non si può fare un’omelette senza rompere qualche uovo.
Ciò che impressiona di più è la semplicità con la quale Monterisi si adatta ai contesti. Sembra un bambino alle elementari, di quelli che apprendono tutto solo ascoltando; è una spugna, impara con una rapidità notevole. Come acqua in un bicchiere, Monterisi aderisce alle squadre, ai campionati, alle situazioni tattiche. Aderisce agli attaccanti, diventando una cosa sola con loro; li accompagna fino alla linea del fondo e se necessario anche oltre. La più grande garanzia sul presente e sul futuro di Monterisi non sta tanto nelle sue qualità o nelle sue prospettive, quanto nell’imprevedibilità: saprà ancora sorprenderci, indossando con naturalezza ogni nuovo vestito? Dove sono i suoi limiti? Dopo il primo gol in Serie A, aveva dichiarato di aver pianto con la propria famiglia, ripensando a tutto il percorso fatto fino ad allora.
In campo, però, sembra di vedere un giocatore esperto, con almeno qualche anno in più dei suoi ventidue appena compiuti. Dopo la sconfitta di Lecce, invece, Di Francesco ha detto: «Devo fare i complimenti ad Ilario, perché ha giocato 95 minuti con una caviglia che era il doppio di quella normale: è riuscito a rimanere in campo e anche a fare un’ottima prestazione». Forse difendere è anche dissimulare, o più semplicemente aderire.
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