
Come è stato il 2023 di calcio giapponese?
Chi ha vinto il campionato? Quali sono i giocatori da tenere d’occhio?
La stagione calcistica in Giappone, un po’ come accade per molti campionati sudamericani, si svolge nel corso di un singolo anno solare. È perciò il momento giusto per dare uno sguardo ad uno dei movimenti più in crescita a livello mondiale e per scoprire in anticipo alcuni dei giocatori che a breve potrebbero approdare in Europa. Il 3 dicembre si è concluso il campionato di J1, la massima serie del campionato di calcio giapponese. Il torneo ha rappresentato una pietra miliare per il calcio nipponico, visto che, con l’edizione del 2023, si festeggiava il trentesimo anniversario dal passaggio al professionismo nel Paese del Sol Levante, con la nascita della J-League.
Questo traguardo simbolico non è però il solo motivo per ricordare l’edizione appena conclusa, in quanto ci sono stati almeno altri due elementi degni di nota: il primo è che nella prossima stagione si passerà in pianta stabile da 18 a 20 squadre, nel solco di un progetto di crescita dell’intera lega; pertanto nel 2023 si è vissuta un’edizione di transizione, con una sola retrocessione a fronte di tre promozioni dirette dalla J2. Inoltre, al termine di un testa a testa con i campioni in carica degli Yokohama Marinos, è arrivato il primo successo in campionato per il Vissel Kobe – club finora noto soprattutto per aver portato nel 2018 Andrés Iniesta in Giappone – undicesimo vincitore del torneo dall’avvento del professionismo nel 1993, a testimoniare il grande equilibrio della J1.
Il cambio di mentalità a Kobe
Il club di Kobe – di proprietà del magnate Hiroshi Kakitani, il fondatore di Rakuten – negli anni si era fatto notare soprattutto per gli ingaggi astronomici offerti a giocatori provenienti dall’Europa (tra gli altri Lukas Podolski e David Villa); tuttavia, questi acquisti non si erano quasi mai rivelati efficaci per la competitività della squadra.
Quest'anno, invece, Kobe ha vinto grazie ad una tenacia e ad una solidità mentale mai mostrate in precedenza dalla squadra, e sconfessando in parte la politica attuata negli ultimi anni dalla dirigenza del Vissel. Il gruppo ha sì beneficiato di un’ossatura di veterani di ritorno da lunghe esperienze nei maggiori campionati europei – in particolare in Bundesliga – ma, a differenza del passato, si è trattato di giocatori giapponesi, non di atleti arrivati in Giappone per svernare, e con un’impostazione più utilitaristica e meno volta allo star-power.
Iniesta ha salutato il Giappone in estate – dopo aver collezionato solo 4 presenze nella prima metà del campionato – per trasferirsi negli Emirati. Nelle ultime due stagioni infatti, il campione spagnolo aveva imboccato una vistosa parabola declinante a livello fisico, tale da relegarlo ad un mero ruolo di rappresentanza, non riuscendo più ad incidere con le sue letture sopraffine sul gioco della squadra. Anche il tentato rigurgito estivo della dirigenza di rilanciare una strategia volta all’ingaggio di nomi altisonanti, con il sorprendente arrivo di Juan Mata a settembre, è stato nettamente sconfessato dallo staff tecnico che ha infatti limitato l'apporto dell’ex Chelsea e United a un singolo incolore cameo di 10 minuti nella parte restante di stagione.
A trascinare Kobe al successo ci ha pensato invece una coppia d’attacco composta da due veterani della Bundesliga, Yuya Osako e Yoshinori Muto, entrambi autori di una stagione eccezionale. Muto ha chiuso il torneo in doppia cifra sia per goal che assist (10 e 10) mentre l’ex Werder – 22 goal e 8 assist – ha imposto sulle partite un dominio ancor più marcato di quanto le sue pur ottime statistiche possano far pensare.
Osako ha inciso in maniera determinate sull’esito del torneo grazie alla sua capacità di giocare spalle alla porta, difendendo il pallone dagli avversari e smistandolo con sagacia per far progredire gli attacchi con fluidità: passargli la palla era come metterla in cassaforte e anche per questo è stato premiato con un sacrosanto titolo di MVP del campionato. A 33 anni, dopo aver concluso una delle migliori stagioni della sua carriera, non sarebbe poi così impensabile ipotizzare per lui un ritorno in Nazionale, dove attualmente manca un attaccante con le sue caratteristiche, tuttavia la gestione del CT Hajime Moriyasu – permeata su una rigida progettualità per cicli – non sembrerebbe aprire spiragli di questo tipo, e tutto considerato (vista anche la quantità di giovani talentuosi che sta sfornando il movimento nipponico) non a torto in una visione di lungo periodo.
Sempre di più all’estero
La tendenza che si sta delineando in questi ultimi anni è quella di un flusso sempre più nutrito di giocatori – spesso anche molto giovani – che salpano alla volta dell’Europa per cercare di fare lo step successivo nella loro carriera. Al contrario di quanto avveniva fino a pochi anni fa, quando erano in pochi ad avventurarsi nel calcio europeo – basti pensare che solo tre dei 23 giocatori nella rosa che partecipò al Mondiale in Sud Africa nel 2010 militavano all’estero – oggi la nazionale nipponica è composta quasi totalmente da giocatori tesserati per squadre europee. Se da una parte l’abitudine ad affrontare con continuità avversari più forti costituisce, di riflesso, un vantaggio per la competitività della Nazionale, dall’altra è indubbio che il costante drenaggio di talento possa svilire il livello della J-League.
Quella che per i club giapponesi è diventata una realtà con cui dover convivere, per i club europei costituisce un’opportunità, poiché i prezzi sono mediamente ben più bassi di quelli richiesti in altri mercati. Per fare un esempio, Kaoru Mitoma è stato acquistato dal Brighton per 3 milioni di euro, una cifra già elevata per gli standard della J1. Una rapida rassegna del numero di giocatori giapponesi nei campionati europei più ricettivi è esemplificativa della tendenza descritta: in Germania tra Bundesliga e Zweite Bundesliga sono 17 (senza contare i giocatori aggregati alle seconde squadre); in Belgio sono 16 solo in Jupiler Pro League (secondo paese più rappresentato fra gli stranieri); in Eredivisie e Liga portoghese 6 a testa; in Inghilterra 6 perfettamente ripartiti fra Premier e Championship. C’è poi il caso estremo del Celtic, che dopo l'arrivo di Ange Postecoglou – ora al Tottenham ma che prima della Scozia era passato negli Yokohama F. Marinos – ha inserito ben 5 giapponesi in rosa.
Dopo questa premessa, ecco una lista di giocatori che a breve potrebbero seguire le orme dei loro connazionali, per giungere magari proprio in Italia. Per comporre questa lista ho deciso di seguire alcuni parametri di base: innanzitutto si compone di atleti di massimo 25 anni d’età; si tratta poi di giocatori che si sono già affermati in J1, non sono promesse ma giocatori che ritengo già pronti (o quasi) per giocare in Europa. In certi casi verranno proposti anche dei nomi alternativi, che possono essere accomunati per ruolo o caratteristiche. Le statistiche riportate se non indicato diversamente provengono da Wyscout.
Difensore centrale: Haruya Fujii (2000, Nagoya Grampus)
Il 2023 è stato l’anno della consacrazione per Haruya Fujii, difensore centrale dotato di un destro educato e di una buona struttura fisica – è alto 187 centimetri – che lo rendono molto efficace nei duelli aerei (ne ha vinti il 74,8%) senza mai risultare irruento (sono stati solo due i cartellini gialli ricevuti in campionato). Fujii ha giocato tutte e 34 le giornate da titolare, risultando così il terzo giocatore di movimento in J1 per numero di minuti giocati, e disimpegnandosi senza affanni come braccetto, sia destro che sinistro, di un reparto a tre che è stato fra le difese meno battute del torneo. La sua miglior dote è la sicurezza con cui gestisce il pallone, è infatti a suo agio in tutte le situazioni: in conduzione palla al piede (1,29 per 90'); quando deve giocare passaggi in profondità (ne prova 19,2 per 90' completandone il 71,7%); sia se deve difendersi dal pressing avversario, compiendo 1,68 dribbling per 90' con un’efficacia del 61,9%.
Al momento Fujii non ha ancora debuttato in Nazionale; tuttavia, ha già ricevuto la prima convocazione e potrebbe esordire nelle prossime settimane, magari proprio in Coppa d’Asia, visto che i Blue Samurai, causa infortuni, dovranno a diverse defezioni eccellenti nel reparto difensivo.
Comunque, va sottolineato come in questo momento il Giappone goda di una certa abbondanza di difensori centrali, potendo contare su diversi interpreti validi già in Europa o che si sono messi in evidenza in J1. Un profilo con caratteristiche simili a Fujii è Ryotaro Tsunoda, degli Yokohama Marinos. Tsunoda, che ha un anno in più di Fujii, è un altro centrale molto abile in fase di costruzione, tuttavia sia in questa stagione sia in quella passata ha dovuto saltare parecchie partite per infortunio. Infine, per restare in tema di centrali, merita attenzione il giovanissimo Kota Takai (2004), che in una stagione complicata per i suoi Kawasaki Frontale, è stato buttato nella mischia – titolare in 13 occasioni – e nonostante qualche errore dettato dall’inesperienza ha comunque fatto intravedere delle qualità interessanti, unite ad una stazza non comune in J-League, essendo alto più di un metro e novanta.
Difensore centrale: Toya Nakamura (2000, Consadole Sapporo)
Nominalmente, anche Toya Nakamura è un difensore centrale, impiegato come braccetto sinistro di una difesa a tre. Tuttavia, l’interpretazione del ruolo che viene richiesta ai difensori della squadra dell’Hokkaido è decisamente estrema. Nel 3-4-2-1 usato a Sapporo, infatti, in fase di possesso un mediano si abbassa sulla linea difensiva per formare una linea a quattro, con i due difensori esterni che sono liberi di attaccare, sovrapponendosi sulle corsie laterali oppure inserendosi nei mezzi spazi. Nakamura è particolarmente efficace quando può attaccare in conduzione lo spazio che gli si apre davanti e la combinazione tra la sua velocità ed una stazza notevole, ne fanno un treno in corsa difficile da arginare per gli avversari.
Da quando, nella seconda metà di stagione, ha preso stabilmente posto nell’undici titolare, è stato una fonte importante di gioco sia con passaggi nell’ultimo terzo di campo (7,68 per 90') spesso in diagonale, sia in conduzione (2 per 90'). Aldilà dei 3 assist ed 1 goal registrati in stagione, esemplificativo dell’impatto offensivo di Nakamura è il dato degli assist per 90' (0,2). Per quanto riguarda la fase difensiva ci sarebbe ancora da lavorare, ma nondimeno, per un giudizio più valido, andrebbe fatta la tara sull’impostazione radicale con cui gioca la squadra del Nord del Giappone; in ogni caso, Nakamura si distingue per numero di anticipi (9,2 per 90' nel dato aggiustato per possesso).
Seppure ancora piuttosto grezzo in alcuni fondamentali, nell’ottica di una sua evoluzione in un sistema diverso, il futuro di Nakamura potrebbe essere quello di evolversi in un terzino sinistro, potendo così sfruttare le sue qualità migliori ma avendo una maggiore copertura alle sue spalle. Se Toya Nakamura rappresenta un “progetto” come possibile terzino, è invece già ben definito il tipo di interpretazione che Riku Handa, terzino destro del Gamba Osaka offre del ruolo. Handa, nonostante sia del 2002, si presenta con una solidità da veterano (ha vinto il 66,5% dei duelli in fase difensiva), tanto che solo un infortunio che lo ha frenato nel mezzo della stagione gli ha impedito di debuttare in Nazionale maggiore.
Mediano: Atsuki Ito (1998, Urawa Red Diamonds)
La carriera di Atsuki Ito è arrivata ad un bivio: restare a vita in Giappone per diventare una bandiera dei suoi Urawa Reds – squadra in cui è cresciuto e che ha temporaneamente lasciato solo per completare gli studi universitari – o tentare il salto europeo. Il processo di maturazione di Ito lo vedrebbe oramai pronto per affrontare la sfida di un torneo più competitivo, poiché il mediano dei Reds è un giocatore completo, forte fisicamente, capace di coprire grandi porzioni di campo ed inserirsi a rimorchio nell’area avversaria. Nonostante gli venga richiesto principalmente un lavoro di copertura, ha segnato 2 goal e fornito 5 assist in campionato; la sua stazza, inusuale per il tipico centrocampista della J-League, cela una tecnica sobria e letture intelligenti (0,46 passaggi chiave per 90').
Il 2023 per Ito è stato l’anno della definitiva consacrazione come uno dei giocatori simbolo della J1, giocando oltre 50 partite fra tutte le competizioni, vincendo l’AFC Champions League ed esordendo in Nazionale.
Ci sono pochissimi centrocampisti nipponici paragonabili ad Ito per completezza, e forse l’unico con cui possa essere paragonato tra i giocatori che attualmente militano in Giappone è Takumu Kawamura, centrocampista centrale dei Sanfrecce Hiroshima. Kawamura, di un anno più giovane, come Ito ha una buona struttura fisica (sono entrambi oltre i 180cm) e come lui gioca in un centrocampo a due ma a differenza sua il ruolo in maniera un po’ più offensiva, potendo contare inoltre su un potente tiro dalla lunga distanza. Sarebbe interessante vedere come i due si potrebbero combinare, magari nel centrocampo dei Blue Samurai, anche se finora il CT Moriyasu sembra considerarli alternativi, non avendoli mai convocati contemporaneamente in Nazionale.
Mezzala: Kuryu Matsuki (2003, FC Tokyo)
Per Kuryu Matsuki il passaggio al professionismo è apparso naturale. Nel 2022, dopo aver concluso la sua carriera liceale con la vittoria (da capitano) del titolo nazionale – nel torneo riservato alle scuole superiori – ha poi esordito, a poche settimane di distanza, in J1 nella prima giornata di campionato, giocando subito titolare. Da quel momento Matsuki è stato un punto fermo nella mediana dell’FC Tokyo, indipendentemente dallo schema di gioco adottato. Si è infatti disimpegnato senza affanni sia da mezzala in un centrocampo a tre sia da mediano in un 4-2-3-1.
Date le sue caratteristiche sembra comunque auspicabile un suo impiego futuro più come box-to-box, visto che è dotato di un buon tiro e non disdegna gli inserimenti in attacco, mentre palesa qualche difficoltà quando deve abbassarsi per ricevere spalle alla porta in fase di costruzione. In ogni caso, dovunque venga schierato rimane sempre prezioso il suo apporto difensivo (9,97 azioni difensive vincenti per 90'), fase in cui partecipa con grande applicazione, con un pressing aggressivo e buone letture.
Il prossimo anno si presenta come una tappa decisiva nella carriera di Matsuki, visto che sarà uno degli elementi chiave della Nazionale U23 che in primavera disputerà la Coppa d’Asia di categoria, fondamentale per qualificarsi alle Olimpiadi di Parigi. L’impegno nei tornei per nazionali farà diminuire i minuti giocati in J1 – come peraltro è già accaduto in questa stagione, in cui Matsuki ha disputato sia i Mondiali U20 sia le qualificazioni per la Coppa d’Asia U23 – ma rappresenta una vetrina importante per attirare ulteriormente gli sguardi degli scout europei.
Con un approccio al ruolo simile, questa stagione ha visto altri due centrocampisti mettersi in evidenza per le loro capacità di giocare per la squadra, fornendo il proprio contributo con energia ed applicazione. Si tratta di Kaishu Sano, dei Kashima Antlers e di Daiju Sasaki del Vissel Kobe. Entrambi hanno scalato le gerarchie delle loro squadre, diventandone dei punti fermi. Il primo si è distinto in particolare per le sue doti d’interdizione, avendo vinto il 71,1% dei duelli difensivi. Il secondo invece è stato vitale nella corsa al primo titolo della sua squadra, grazie ad una duttilità che lo ha portato a ricoprire vari ruoli fra il centrocampo e la trequarti, ed aggiungendoci inoltre 7 reti, alcune delle quali in momenti topici del campionato.
Trequartista: Makoto Mitsuta (1999, Sanfrecce Hiroshima)
A Hiroshima sembrava che potesse essere l’anno giusto per tornare a lottare per un titolo che manca dal 2015, ma la squadra del Sud del Giappone ha dovuto presto ridimensionare gli obiettivi stagionali, principalmente a causa di due fattori: una cronica difficoltà a tradurre in reti la grossa mole di occasioni prodotte e gli infortuni di alcuni uomini chiave. Gli infortuni non hanno risparmiato nemmeno Makoto Mitsuta, che ha dovuto saltare undici partite nella fase centrale della stagione. Oltretutto, per ovviare ad altre assenze Michael Skibbe, il coach dei Sanfrecce, ha deciso di utilizzarlo in diverse occasioni in posizioni più arretrate – ad esempio come centrocampista centrale o come esterno a tutta fascia nel suo 3-4-2-1 iperoffensivo. Tutti questi fattori hanno comportato un calo nel numero di goal e assist rispetto all’ottima stagione 2022, quando Mitsuta aveva chiuso con 9 reti e 7 assist.
Mitsuta infatti rende al meglio quando può svariare alle spalle della punta, soprattutto se parte dal mezzo spazio di sinistra per accentrarsi e calciare col piede destro (2,17 tiri per 90') o servire un compagno, premiandone un inserimento. La sua pericolosità sulla trequarti è testimoniata dal dato degli assist attesi (0,24 xA per 90'), che lo rendono centrale nella fase di rifinitura per la sua squadra. Il suo stile di gioco dinamico, poi, si sposa alla perfezione con gli alti ritmi richiesti dal sistema del tecnico tedesco, che richiede ai suoi trequartisti grande aggressività in fase di gegenpressing. Una caratteristica che potrebbe essere molto apprezzata se approdasse in squadre che mirano ad una veloce riconquista del pallone.
Un altro giocatore che si è messo in luce tra i giocatori che gravitano alle spalle di una prima punta è Shunsuke Mito, brevilinea ala del 2002, che ha vinto il premio di miglior giovane dell’anno. Mito è stato schierato alto a sinistra negli Albirex Niigata, mostrando grande propensione al dribbling (5,77 per 90min) e completandone circa la metà. Nel suo caso però una squadra europea si è già mossa, avendo appena firmato per trasferirsi allo Sparta Rotterdam, che spera di farne il sostituto di Koki Saito.
Punta: Mao Hosoya (2001, Kashiwa Reysol)
L’attacco dei Kashiwa Reysol è stato il penultimo per reti segnate in campionato, solo 33. Di queste, 14 sono state segnate da Mao Hosoya (da 11,32 xG, con un rigore). L’attaccante è stato in grado di fare reparto da solo per tutta la stagione, garantendo un costante apporto offensivo (0,42 goal per 90') nonostante le poche occasioni a disposizione (1,94 tiri per 90'), contributo che si è rivelato fondamentale per evitare la retrocessione alla squadra della prefettura di Chiba.
Hosoya è una prima punta con qualità ben precise da finalizzatore: dotato di grande forza nelle gambe, risulta difficile da spostare una volta che riesce a prendere posizione mettendo il proprio corpo tra il pallone e il difensore avversario, ma allo stesso tempo è rapidissimo quando ha spazio per accelerare. La sua dote migliore è però il tempismo con cui attacca la linea di difesa avversaria con scatti a dettare il passaggio in profondità. In questa situazione, l’intesa telepatica raggiunta con il centrocampista brasiliano Matheus Savio, che in stagione ha servito ad Hosoya 8 assist, è stata una delle poche note liete dell’attacco dei Reysol.
Detto ciò, esistono aree del gioco in cui Hosoya deve migliorare per diventare un giocatore più completo e sono essenzialmente due: il gioco aereo – finora dei 25 goal segnati in carriera in J1, nessuno è stato fatto di testa – e la fase di rifinitura; non che sia egoista; anzi, non è raro vederlo spendersi anche in fase difensiva, ma produce poche occasioni per i compagni. Su quest’ultima valutazione gli va comunque concesso il beneficio del dubbio poiché, considerato lo stile di gioco dei Reysol, in questa annata era spesso isolato in attacco.
Per concludere, restando in tema di attaccanti, è da sottolineare l’impatto sorprendente avuto in J2 dal giovane centravanti del 2005 Keisuke Goto. Con 7 reti (0,43 goal per 90min) è stato uno dei protagonisti più inaspettati della promozione ottenuta dal suo club, il Júbilo Iwata. La precocità con cui si è imposto tra i professionisti, unita ad un’altezza di 191 cm hanno subito attirato l’attenzione degli osservatori più vigili, ed alla fine i più lesti sono stati i belgi dell’Anderlecht, che da gennaio lo aggregheranno alla loro seconda squadra, con la formula di un prestito annuale.
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