
La voluttà di Cole Palmer
Il fantasista del Chelsea ha segnato un gol dai tocchi sensuali contro il Luton.
È sfaccettato il legame che instauriamo coi calciatori durante le partite. Andiamo allo stadio per percepire l'impeto del movimento dei corpi, la bellezza che sprigiona la materia di un essere umano che si è forgiato per correre, toccare la palla, essere dinamico. E allo stesso tempo è lampante la tendenza degli sport contemporanei a diventare ipertrofici, accelerazionisti, radicali: un processo talmente esacerbato da portare Rafael Nadal – emblema della loggia oscura di sportivi che pur di migliorare finisce per sacrificare una parte di sé, della propria vita – a dire che il tennis ormai «si è evoluto in uno sport in cui devi colpire più forte, colpire senza pensare».
E noi, da spettatori, che ruolo abbiamo in questa storia? Qual è la vera natura del nostro interesse per il calcio, e per qualsiasi sport in generale: per cosa finiamo a nutrirci di noia per 90' di contrasti, azioni sporche, gineprai di organismi inestricabili?
Un buon motivo può essere il gol di Cole Palmer al Luton Town.
In un certo senso è strano, perché ci sono calciatori di Premier League più eleganti o funzionali: corrono di più, si muovono meglio senza la palla, colpiscono il pallone con ogni parte del corpo. Magari segnano anche di più o forniscono più assist di lui. E invece alla fine è stato proprio Cole Palmer, un fantasista dinoccolato, tutti tocchetti di sinistro dalle velleità artistiche neanche tanto celate, a riscaldare il cuore di chiunque in quel momento stesse guardando il Chelsea – o almeno il mio.
«Ha le capacità per avvicinarsi, con il tempo, a Di Maria» aveva detto qualche giorno prima il suo allenatore, Mauricio Pochettino, in un'intervista a TyC Sports dall'aria iconoclasta. Cole Palmer ci ha risposto in campo contro il Luton: due gol e un assist per guidare il Chelsea alla prima vittoria in trasferta dal 6 novembre, quando si schiantò su un Tottenham decimato dalle espulsioni, che chiuse in 9.
La scena è più o meno questa. Disasi batte un calcio di punizione indiretto nella sua metà campo con un fendente centrale, piuttosto rischioso in realtà, a cercare la sponda di Nicolas Jackson tra le linee. Il gioco dell'attaccante senegalese nei raccordi è asciutto: controlla, con uno scatto da ghepardo si libera del pressing del difensore del Luton alle spalle, e parte in conduzione sulla trequarti.
Una volta Cole Palmer ha dichiarato al Guardian: «Sono un giocatore che vuole sempre la palla... ovunque». Per compensare il movimento di Nkunku, allora, decide di attaccare lo spazio dietro il quartetto difensivo del Luton, ma Kaminski esce a valanga sui suoi piedi per murare lo specchio della porta.
Palmer slitta con la suola incollata al pallone e salta il portiere: forse potrei fermarmi qui e provare a scriverne un poema epico. Più che un cigno il fisico di Palmer ricorda quello del brutto anatroccolo; è altissimo e magro, con le gambe forse troppo lunghe per quelle di un numero dieci.
Eppure è riuscito a creare un equilibrio performativo eccezionale tra il corpo da personaggio di Tim Burton e la mente, che è abitata da una suonata di Chopin.
Il successivo dribbling a Gabriel Osho è un atto di pura voluttà. Cole Palmer si ingobbisce sulla palla per ridurre al minimo lo spazio tra sé e la sfera: l'effetto che ottiene è quello di una sterzata con poteri magici, che restituisce l'immobilismo degli altri giocatori nelle vicinanze come se li avesse trasformati in statue di ghiaccio. Neanche una scivolata disperata di Sambi Lokonga anticipa l'ultimo ricamo di Palmer, che appoggia in rete di punta il gol del momentaneo 0-3 per i blues.
Inevitabilmente è un gol di rottura, che ha seminato il panico sui social e quindi ha costretto i media italiani a riempire le pagine di profili su Cole Palmer, sul suo stile eccentrico ma di una finezza piuttosto originale. Abituato a giocare da trequartista con il compito di calpestare più zolle di campo possibili, soprattutto quelle del centro-destra d'attacco, quest'anno è già a quota 8 gol e 4 assist: nessun altro giocatore con meno di 21 anni, eccetto Jude Bellingham, ne ha fatti più di lui nei top 5 campionati europei.
In estate ha segnato un altro bellissimo gol contro l'Arsenal – nel Community Shield poi perso dal City – avvinghiandosi di nuovo sulla palla, stavolta cercando il tiro a giro sul secondo palo. Una gittata così perfetta da essere imparabile per il tuffo di Ramsdale: un altro momento in cui Palmer ha messo in luce la sua volontà di potenza.
Ha lasciato il City dopo quindici anni tra giovanili e prima squadra perché frustrato dal poco impiego. È un 2002 con «visione d'élite, abilità tecnica e mentalità vincente» secondo le parole di Pep Guardiola a novembre, prima di Chelsea-Manchester City – in cui Palmer si è presentato sul dischetto al 95esimo per pareggiare i conti con la sua ex squadra.
Palmer gioca un calcio della sensualità, ed è attraverso giocate come le sue che possiamo permetterci di investire tutto questo tempo a guardare l'anonimato di gran parte dello spettacolo calcistico. Perché è eccitante aspettare che dai suoi piedi nasca un altro imprevisto, qualcosa che prima di lui non c'era e dopo non ci sarà. Si è rivelato da subito l'ancora nel marasma del Chelsea, che nonostante la vittoria di sabato è ancora decimo in classifica: da ricordare anche il tiro chirurgico al Manchester United e l'inserimento nel cuore dell'area che ha sbloccato il match contro lo Sheffield.
Il protagonista di questo articolo è solo il secondo delle due reti che Palmer ha segnato al Luton: prima, al 12', aveva mandato in buca d'angolo un pallone calciato con la solerzia di un ingegnere. Non raggiungerà i picchi estetici dell'altro, ma è un altro peso da mettere sulla bilancia delle cose che quest'anno gli riescono, per fortuna di Pochettino. Non va dimenticato che, secondo le statistiche di Fbref, Palmer è nel 14% dei giocatori offensivi che creano più azioni da tiro in Premier League: 4.96 a partita.
Con quei due dribbling effettuati con la suola prima di calciare in porta, pochi istanti in cui ha pettinato il pallone con una sfumatura affettuosa, Cole Palmer ha modellato la materia oscura dietro l'ambizione di ciascun giocatore creativo: spezzare ogni ostacolo tra sé e la porta, facendo cadere gli avversari in sabbie mobili immaginarie.
Tra qualche anno potremmo finire per ripescarlo nell'oceano dei ricordi istantanei di quest'epoca: magari diremo che è stato proprio questo gol in cui Palmer ha incarnato la propria arte calcistica fino all'ultimo battito. Palmer ha già creato il gol à-la-Palmer?
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