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, 28 Dicembre 2023

8 nuovi acquisti che ci hanno deluso


Una serie di idee ambiziose ma non ancora ben riuscite.

Dopo anni di austerity, durante l'estate 2023 la Serie A è finalmente tornata a fare la voce grossa anche sul fronte calciomercato. 854 milioni spesi complessivamente, secondi solo all'irraggiungibile Premier (2,8 miliardi) e alla Ligue 1 con 900 milioni. Più staccate Bundesliga con 747 milioni e Liga, che si assesta su 439 milioni.

Indubbiamente i soldi arabi hanno alimentato fortemente le casse dei club europei, sia attraverso la Saudi League, ormai terra promessa per i giocatori desiderosi di gonfiare il conto in banca, sia attraverso i club di cui sono principali azionisti (Man City e PSG, per fare solo i due esempi più noti). Basti pensare agli oltre 70 milioni di euro che il Newcastle, controllato dal fondo sovrano del principe saudita Bin Salman, ha versato nelle casse del Milan per Sandro Tonali o ai 40 milioni di euro incassati dalla Lazio per la cessione di Milinkovic-Savic all'Al-Hilal.

Tutta questa liquidità deve aver mandato in confusione i direttori sportivi delle squadre nostrane. Ad oggi, molti dei giocatori acquistati durante la sessione estiva possono fregiarsi, chi più chi meno, della mediatica etichetta di flop. Abbiamo provato a stilare una lista tra gli acquisti meno riusciti di quest’anno.

Ma è possibile giudicare un calciatore dopo appena 3 mesi? Magari proveniente anche da un campionato estero? No, ovviamente. Tutti sono ottimi calciatori, che probabilmente, in futuro e nel giusto contesto, troveranno anche modo di emergere. La nostra lista semiseria sarà basata esclusivamente sul rapporto contributo ad oggi/costo del trasferimento+aspettative.

Davide Frattesi - Inter

Su Davide Frattesi urge fare una premessa: è impossibile criticare l'acquisto in sé. La sua qualità non è mai stata veramente in discussione, è ancora in una fase ascendente della carriera, per giunta molto positiva. Lo si è già visto sia a Sassuolo che, soprattutto, nelle gare con l'Italia.

L'acquisto di Frattesi, concettualmente, è stato azzeccato. Ma, fino ad oggi, ha davvero reso come tutti (o quasi) ci saremmo aspettati? Forse pochi si aspettavano un suo inserimento immediato nell'XI fisso di Inzaghi, che se potesse scolpirebbe la sua formazione titolare direttamente nella pietra; un dualismo con Mkhitaryan poteva essere prevedibile ma, nei fatti, così non è. Anzi: l'armeno sta vivendo una stagione straordinaria, sublimata anche dalla masterclass nel derby di inizio stagione - in cui, paradossalmente, anche Frattesi era riuscito a segnare. Proprio l'aspetto realizzativo, sino al maggio scorso il punto di forza più evidente del gioco del romano, è quello che sta mancando maggiormente in nerazzurro: mai come questa stagione in A Frattesi sta convertendo così male le occasioni create (-0.11 il differenziale per 90' tra gol realizzati e xG).

Dopo la partita con l'Udinese, è stato Inzaghi a esporsi "Ero in dubbio se farlo partire dal 1'. Per come è andata la partita e come ci servirà alla prossima, gli ho detto di star sereno. Lavora benissimo e ci dà grandi soddisfazioni, ha davanti Barella e Mkhitaryan nel suo ruolo, due grandi giocatori come lui. Lavora quotidianamente per avere spazi, deve continuare così, ha già fatto gol importanti. Lavorano benissimo tutti, non ho voluto metterlo e verrà buono martedì". Insomma, Frattesi non sta andando bene ma le credenziali per vederlo crescere anche nel 2024 ci sono.

Timothy Weah - Juventus

Per una squadra come la Juventus, capace di investire 200 milioni di euro per Vlahovic, Chiesa e Locatelli, la decina investita su Timothy Weah sembra una cifra veramente modesta. In realtà, proprio quegli acquisti erano stati la ratio dietro un investimento così ridotto. Giuntoli aveva ricevuto un'indicazione chiara da parte della sua dirigenza: l'ha eseguita alla lettera, a giudicare dal fatto che, oltre al figlio di George, sono arrivati alla Juve solo Milik e il giovane Facundo Gonzalez.

Timothy Weah si presenta ai media

Il ruolo di Weah era un mezzo tabù: è stato prelevato per essere un esterno dalla collocazione estremamente fluida? A Lille aveva giocato su tutto il binario destro, più o meno a ogni altezza del campo, senza mai impressionare per continuità di rendimento. Insomma, un perfetto giocattolo da buttare nella fornace della Serie A per sfornare un altro elemento da 3-5-2. In effetti, la tournée negli Stati Uniti era stata un successo: il gol contro il Real Madrid aveva dato l'impressione di essere davanti a un giocatore importante, per quanto ancora indisciplinato tatticamente.

L'inizio del campionato si è rivelato più ostico del previsto. Weah ha cominciato subito a far fatica, soprattutto nella collocazione: Allegri è arrivato a preferirgli McKennie nel ruolo di esterno destro, non esattamente quello che tifosi e addetti ai lavori si sarebbero attesi prima del fischio d'inizio della stagione. Tutti i dati che balzavano all'occhio del rendimento in Francia sono ora sinistramente ridimensionati: conduzioni palle al piede (3.56 per 90' nel 2022/23, 2.24 nel 2023/24), passaggi progressivi effettuati (da 4.07 a 2.04) e ricevuti (da 8.71 a 5.10) indicano uno Weah ai margini del contesto Juve anche quando effettivamente impiegato sulla destra da Allegri. L'unico contributo, fino ad oggi, è arrivato contro il Milan, con l'assist a Locatelli per il definitivo 0-1. Da allora 45' contro il Verona e l'infortunio alla coscia che lo ha tenuto fuori per due mesi. Un po' di perplessità sul suo acquisto potevano esserci: per ora, forse in maggior percentuale per colpe non sue, possiamo dire giustamente.

Jesper Karlsson - Bologna

Jesper Karlsson è stato il terzo acquisto più costoso della storia del Bologna: difficile non avere delle aspettative elevate sul suo conto. Inoltre, il suo arrivo da una delle migliori fucine di talento d'Europa - quella dell'AZ, la stessa di Reijnders e Koopmeiners, per capirci - in una squadra bella ed elegante come quella di Thiago Motta sembrava legittimarle ancora di più, specie avendo in mente la sua ottima stagione in Eredivisie e in Conference League (11 gol e 8 assist sommando le due competizioni).

Lo svedese, nei campetti di inizio stagione, avrebbe dovuto essere il terzo elemento del tridente di Thiago Motta, con Zirkzee al centro e Orsolini sull'esterno destro; un ottimo mix di talento e, auspicabilmente, un numero di contribuzioni offensive - storico punto debole del Bologna - sensibilmente migliore. Oltre al doppio 0 alla voce gol e assist sinora, è anche la produzione non visibile sul tabellino a chiamare vendetta: nel 2022/23 Karlsson produceva 0.23 xG per 90' in Eredivisie contro ai soli 0.11 di questa Serie A; ancor più impietoso il confronto della creazione per i compagni, in sostanza il 25% dell'ultima esperienza olandese (0.24 xA all'AZ, 0.06 al Bologna).

Con l'inizio del campionato sono arrivati subito i primi dubbi: Ndoye e Saelemaekers (arrivato negli ultimi giorni di mercato) hanno subito cominciato ad insidiarne la titolarità, tanto che veniva spesso chiesto a Motta come avrebbe inteso utilizzarlo. Cinque partite di fila in panchina con 0 minuti all'attivo, l'infortunio al ginocchio a peggiorarne la condizione: Karlsson non vede il campo da gioco dal 28 settembre, giorno della gara contro il Monza. Troppo poco per l'acquisto più caro dell'estate bolognese. Che il Bologna sia effettivamente destinato a rendere meglio con esterni più "di sistema" rispetto a variabili impazzite come lo svedese? Se la risposta fosse la seconda, non è detto che Karlsson possa trovare nel 2024 il minutaggio auspicato ad agosto.

Mitchel Bakker - Atalanta

Per l'ennesima sessione di mercato, l'Atalanta è destinata a prolungare l'attesa del Godot sottoforma di erede di Robin Gosens sull'esterno sinistro. In estate, per un totale di €11.5 milioni tra parte fissa e bonus (9.5+2), il protagonista tanto agognato e desiderato sembrava essersi incarnato in Mitchel Bakker. La repulsione del mancino olandese da 3 società di rilievo e status internazionale (Ajax, PSG e Leverkusen) non ha rappresentato un freno per un investimento più che mai necessario per il pacchetto di esterni di Gasperini.

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329' dopo (223' distribuiti in 8 gare di A e 106' in 4 di Europa League), il solo dubbio che a gennaio Bakker possa spostarsi da Bergamo verso altri lidi è sufficiente a dipingere un matrimonio mai sbocciato. Le richieste in fase di non possesso - quando aggredire in avanti, quando coprire la profondità staccandosi dal portatore di palla per togliere la linea di passaggio alle spalle del braccetto, quando direzionare lo scivolamento in marcatura verso il centrale - del mister di Grugliasco sono state (eufemismo) poco recepite, non compensate da sprazzi di dominanza atletica come nel finale del pareggio a reti bianche con la Juventus. Come nell'opera di Samuel Beckett, la fascia sinistra dell'Atalanta cerca il nuovo valore aggiunto, come Spinazzola e Gosens lo sono stati nelle stagioni precedenti, che il solo Matteo Ruggeri non può rappresentare. E che Bakker non rappresenterà.

Samuel Chukwueze - Milan

Al Milan manca qualcuno che crei superiorità anche sulla destra. Dipendiamo troppo da Leão!”. La cantilena dello scorso anno dei tifosi milanisti era pressoché sempre questa. Saelemakers e Messias sembravano davvero due pesci fuor d’acqua in un contesto milanista che stava, anno dopo anno, aumentando la sua qualità. La fascia destra era finita sotto il mirino di tutti, forse per colpa anche dello strapotere di quella sinistra, su cui Theo Hernandez e Leao continuavano a lasciare i solchi.

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L’addio di Maldini e Massara e la conseguente promozione di Furlani e Moncada non hanno però cambiato la strategia di mercato. Forti dell'ingente incasso ottenuto dalla cessione di Tonali al Newcastle (avvenuta davvero poco a cuor leggero), i dirigenti rossoneri hanno subito puntato su obiettivi sensazionali: i primi ad arrivare a Milanello, infatti, sono Loftus Cheek e Pulisic, due colpi potenzialmente extra lusso per il campionato di Serie A. Pulisic, visti i suoi pregressi, più che un acquisto necessario sembrava essere un “capriccio”, un’occasione che il Milan non poteva farsi sfuggire. L’americano, infatti, raramente aveva giocato a destra in un tridente. Il suo ruolo, nella sua seppur breve carriera, era sempre stato quello di trequartista/attaccante di cento sinistra. Quella mattonella, però, era già occupata da Leao, fresco numero 10 ed autentica stella della squadra

Sarebbe stato in grado Christian Pulisic di adattarsi velocemente anche alla fascia destra? Deve essere stato un dubbio che ha tormentato il sonno dei dirigenti milanisti, visto che sono andati quasi subito alla ricerca di una ala destra pura.

Presto il focus si sarebbe concentrato su Samuel Chukwueze, giocatore del Villareal famoso per aver fatto letteralmente impazzire il Real Madrid nella stagione precedente. “Poche vibes da fenomeno ma giocatore molto veloce e molto bravo nel dribbling”, scriveva Gabriele Moretti. L’ideale, quindi, per il Milan che, finalmente, aveva trovato l’uomo della superiorità numerica anche sulla fascia destra. Nel precampionato, però, succede qualcosa: che Pulisic fosse un ottimo giocatore non era una novità, che sapesse adattarsi così bene al nuovo ruolo forse sì. L’americano è sembrato da subito molto più in palla del nigeriano, che ha pagato una preparazione estiva fatta in maniera superficiale. Il tridente titolare, quindi, è ben presto diventato Leao-Giroud-Pulisic: tra gol e prestazioni, hanno convinto davvero tutti.

Poco spazio per gli altri, Chukwueze in primis, che ha sempre sfruttato male anche le poche occasioni capitategli fino ad oggi. Forse per la voglia di strafare, forse per la poca conoscenza tattica del nostro campionato. La capacità di penetrare i blocchi bassi avversari, che lo avevano reso uno degli esterni più imprevedibili ed eccitanti da vedere nel torneo spagnolo (2.42 penetrazioni nel 1/3 finale di campo in media ogni 90' nell'ultima Liga, addirittura 2.73 in area avversaria), è al momento una lontana sconosciuta (rispettivamente 1.93 e 1.92 in Serie A). La scintilla di pericolo negli occhi delle difese avversarie da 1.69 passaggi chiave - che portano direttamente a un tiro - e 0.58 azioni da gol create a partita della scorsa Liga è ora un timido baluginare da 0.7 key passes e 0.18 Goal Creating Actions.

Il raccolto di oggi è, infatti, molto magro. In 15 presenze tra Campionato e Champions League, solo 2 gol ed 1 assist raccolti dal "Robben nigeriano" (non è uno scherzo). Con il rientro dall’infortunio di Leao, inoltre, il suo minutaggio è destinato a diminuire. Nella hit parade dei Flop dei trasferimenti estivi 2023, Samuel Chukwueze è scelta obbligata.

Taty Castellanos & Gustav Isaksen - Lazio

Arrivare a Roma, sponda Lazio, e dimostrare di poter essere i “sostituti-in-grado-di-non-far-rimpiangere” Ciro Immobile e Felipe Anderson non deve essere semplicissimo. Castellanos, arrivato per 15 milioni dopo un'annata sì da 13 gol e un poker rifilato al Real con la maglia dal Girona, ma alla seconda esperienza europea dopo un biennio in Uruguay e un quadriennio in MLS, è sembrato il più vicino tra i vari "sostituti-di" a essere una degna alternativa a capitan Immobile. Da lì a poter insidiare la maglia da titolare del centravanti di Torre Annunziata, l’impresa rimaneva comunque improba.

Immobile era stato protagonista, suo malgrado, di numerosi infortuni nella stagione passata, tanto da convincere il presidente Lotito a investire un importante patrimonio nel reparto offensivo. Attaccante giovane ma già con discreta esperienza alle spalle, diverso da Re Ciro, più abituato a legare il gioco con il resto della squadra e meno abile nel gioco in profondità. Oltre ad una valida alternativa, Castellanos poteva rappresentarne addirittura l’erede, nell’immaginario di chi vedeva la carriera di Immobile in lenta ma inesorabile discesa.

Gustav Isaksen si presenta ai media

Il primo terzo di stagione, in realtà, non è stato così negativo per Castellanos. Spesso inserito nell’11 titolare, con una predisposizione altruista e generosa è anche riuscito a regalare qualche gioia ai suoi tifosi, come in occasione della vittoria interna contro l’Atalanta (1 gol e 1 assist nel 3-2 alla squadra di Gasperini). Numericamente, la sua stagione ha regalato poco altro, tanto da convincere Sarri a tornare ad affidarsi in maniera continua ad Immobile, già autore di 7 gol tra campionato e Champions League.

Diverso il discorso per Isaksen: osservato durante la scorsa Europa League, quando vestiva la maglia del Midtylland, l’attaccante danese era arrivato in biancoceleste con più legittime ambizioni di titolarità. Immaginare il nativo di Hjerk tra i titolari e l'omologo Felipe Anderson riciclato a supersub da impiegare nel secondo tempo non era prospettiva così utopica, almeno per la maggior parte delle squadre in parziale rinnovamento. Scalzare un giocatore nelle gerarchie di Maurizio Sarri, però, è sempre molto difficile, specialmente se si tratta di giocatori deputati a creare il vantaggio sul quale si regge l'intero sistema offensivo del Comandante. Felipe, fino ad oggi, non ha ripetuto i numeri della scorsa annata, quando era stato autore di 12 gol e 9 assist nelle tre competizioni ma ha comunque fornito prestazioni più convincenti del danese, fino a oggi davvero troppo fumoso. Né un gol né un assist, ad oggi, con il suo dribbling a rientrare sul mancino letto sempre in maniera abbastanza agevole dagli avversari.

Solo uno dei due sarebbe stato probabilmente troppo poco flop per essere in questa lista ma la somma dei due non ha modo di rimanere escluso. Con buona pace delle scelte dirigenziali di Lotito, tra il mancato rinnovo di contratto di Igli Tare e l'assunzione del ruolo di DS di Fabiani.

Lucas Beltrán - Fiorentina

Arrivato per scacciare le notti in bianco davanti alla porta della coppia Jovic-Cabral dalla mente dei tifosi della Fiorentina, il rendimento di Lucas Beltrán, momentaneamente, non si sta discostando quanto sperato da quello dei due suoi predecessori.

Da Jovic-Cabral a Beltrán-Nzola: una coppia di attaccanti molto diversi tra loro, in grado di fornire a Vincenzo Italiano tutte le soluzioni di cui avrebbe potuto aver bisogno nel corso della lunga stagione. La Fiorentina era arrivata in fondo a tutte le competizioni del 2022/23, disputando la bellezza di 60 partite, tra preliminari di Conference League e finale di Coppa Italia. Un'infinità di partite, che hanno richiesto uno sforzo straordinario ai calciatori, arrivati probabilmente a corto di energie e di fondo nel momento decisivo della stagione. A non fornire prestazioni all'altezza, spesso, Jovic e Cabral. Il serbo e il brasiliano hanno garantito appena 30 gol complessivi. Troppo poco per chi sta provando a diventare una realtà in grado di competere stabilmente per i turni a eliminazione diretta di ogni torneo a cui prende parte e le parti nobili della Serie A.

La decisione di giugno era stata radicale: Cabral ceduto al Benfica per 20 milioni di euro e Jovic al Milan al fotofinish, dopo che i rossoneri avevano visto tramontare l'ipotesi Taremi. In maglia viola era arrivato inizialmente M'bala Nzola, vecchio pallino di Italiano, che lo aveva avuto sia a Trapani che a Spezia

Poi, a Ferragosto, dopo un lunghissimo corteggiamento e un bizzarro tentativo di inserimento da parte della Roma, la Fiorentina ha annunciato Lucas Beltrán, El Vikingo, il secondo acquisto più caro della storia viola dopo Nico Gonzalez. L'argentino si era fatto notare in Europa grazie ad una buona stagione disputata con la maglia del River Plate (25 presenze, 12 gol), descritto da Lele Adani come un "attaccante in grado di giocare, in grado di venir fuori e manovrare con la squadra. Abile ad attaccare la porta e nelle seconde palle". A Firenze nessuno si aspettava Batistuta, ma un attaccante di livello superiore ai tragici eroi del 2022/23 sì.

Le cose, per ora, sono andate in una direzione molto diversa: l'ambientamento in Europa non è stato immediato, men che meno quello nell'impianto di Italiano. Insomma, Beltrán è finito nella centrifuga, costretto a un continuo turnover con Nzola che non solo non ha aiutato lui, ma neanche il suo collega di reparto: avere due riferimenti centrali offensivi così diversi e così diversamente inefficienti, con i limiti costantemente più pesanti sul piatto della bilancia rispetto alle peculiarità positive, non permette allo staff e ai compagni nemmeno di abituarsi almeno a uno dei due prototipi, sfavorendo entrambi.

Dopo quattro mesi, Beltrán ha segnato appena 3 gol tra campionato e Conference League. Non sarebbe strano se, prima o poi, Beltrán riuscisse a trovare il suo senso nella Fiorentina; intanto, però, la delusione è oggettiva.

Jesper Lindstrøm - Napoli

Abbiamo il tridente più forte d’Europa”, “Un trio da sogno con Kvara e Osimhen. Questi erano alcuni dei messaggi passati sulle varie piattaforme dedicate all’informazione del SSC Napoli dopo l'acquisto di Jesper Lindstrøm. Kvaratskhelia e Osimhen, miglior giocatore e miglior attaccante della serie A 2022/2023, ovviamente intoccabili. A destra le previsioni volevano, per l’appunto, Lindstrøm inizialmente dietro nelle gerarchie a Politano ma in futura e rapida rimonta sull'ex Sassuolo, mai apparso davvero inamovibile.

Invece, per sfortuna di Lindstrøm, le prestazioni dell’esterno romano sono state positive come mai fino ad oggi, tanto da convincere Garcia a non schierarlo nell’11 iniziale. Tranne che a Lecce, dove, complice un acciacco del "concorrente", il tecnico francese si era convinto a far partire l'ex Eintracht dall’inizio. Prestazione senza infamia e senza lode, non tale da convincere l'allenatore a impiegarlo con più continuità. Da allora sono arrivati solo 86' in 8 partite di campionato, comprese quelle sotto la guida di Mazzarri, arrivato come salvatore della patria ma probabilmente ancora meno idoneo ad esaltare le caratteristiche del giocatore. Le parole del tecnico toscano stesso lasciano immaginare che la situazione non sia destinata a migliorare entro breve: "Lindstrøm? È bravo ma ancora lo devo capire bene."

https://twitter.com/GoalItalia/status/1740342485615095846?s=20

In Champions League, se si vuole infierire, il trend è stato ancora peggiore: in 6 partite il danese ha raccolto appena 12' totali, impegnato prevalentemente a esplorare confini sempre più oscuri delle panchine del Maradona e degli stadi nelle notti di metà settimana.

Talvolta scavalcato nelle gerarchie persino da Zerbin, Lindstrøm ha pagato anche l’essere il compagno di squadra di un mostro di duttilità come Giacomo Raspadori. Quando non è al centro dell’attacco, infatti, l’azzurro viene spesso schierato sul lato destro in sostituzione di Politano. Dubitiamo anche che l’assenza di Osimhen durante la Coppa d’Africa possa garantire al danese un minutaggio maggiore, visto che proprio il nigeriano è stato già assente per diversi turni di campionato e Lindstrøm ha continuato a non essere schierato. In tutto ciò, il danese non ha ancora né segnato né fatto assist con la maglia del Napoli, nella speranza di una sua possibile ripresa, non possiamo non metterlo in questa lista.

  • 34 anni, pugliese di nascita, siciliano, ciociaro e ligure d'adozione. Ex pallanuotista, da sempre appassionato di sport in generale ma con una fissazione per il futbòl. Ho visto giocare Ronaldinho contro Romario al Maracanà di Rio de Janeiro nel 1999. Trasmissione sportiva preferita: Tutto il calcio minuto per minuto.

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