Shohei Ohtani al lancio con la maglia degli Angels
, 27 Dicembre 2023

Cosa vuol dire il contratto di Shohei Ohtani per la MLB


Il fenomeno giapponese ha firmato con i Dodgers il contratto più ricco nella storia degli sport statunitensi.

Negli anni ‘80, una generazione di telespettatori aveva passato giorni alla ricerca di una risposta alla domanda “Chi ha sparato a J.R.?”, come da memorabile slogan pubblicitario della CBS, la rete di quella Dallas di cui J.R. Ewing, interpretato da Larry Hagman, era personaggio. Per gli appassionati di baseball nel 2023, con l’arrivo dell’off-season l’ossessione è stata la stessa, ma anziché concentrarsi su un magnate dell’olio dal largo cappello da cowboy in Texas, metteva al centro un ventinovenne da Oshu, nel nord del Giappone, di nome Shohei Ohtani, o più semplicemente, Shotime, un talento capace di fermare due nazioni e riportare uno sport in un’epoca che si credeva definitivamente superata.

In questo articolo del 1983, pubblicato sul Baseball Research Journal, l’autore Leon Uzarowski si chiedeva se i cosiddetti two-way players, ovvero giocatori capaci di essere sia lanciatori che battitori, stessero finendo. L’introduzione del battitore designato, un giocatore con il compito di sostituire il pitcher nel suo turno di battuta, portava ormai i lanciatori a testarsi sempre meno al piatto. La progressiva specializzazione aveva già avuto un impatto sul gioco, riporta Uzarowski, visto che se dal 1876 al 1910 gli almanacchi riportano di cento giocatori capaci di giocare almeno venti partite da lanciatori e venti da battitori, tra il 1910 e il 1970 quel numero scese a trentatré. Dopo il 1970, il ruolo era scomparso, e, passati dodici anni senza two-way players, Uzarowski anticipava la potenziale morte di quella tipologia di giocatore, a cui era appartenuto anche Babe Ruth, forse la più grande icona nella storia dello sport statunitense.

Per quasi quarant’anni, Uzarowski ha avuto ragione. Negli ultimi decenni, solo due giocatori potevano dire di aver giocato in entrambe le posizioni nel corso della loro carriera, ma Rich Ankiel è stato prima pitcher per poi ricostruirsi da zero una carriera da outfielder, mentre Brook Kieschnick ha occupato entrambi i ruoli solamente per una stagione, spesa interamente da comprimario. Poi, nel 2018, è arrivato ad Anaheim Shohei Ohtani, e le cose sono cambiate completamente: il giapponese ha vinto il premio di rookie dell’anno per la American League, una delle due leghe in cui è divisa la MLB, ed è stato MVP della stessa nel 2021 e 2023. I dati della sua stagione 2023 sono, come quelli delle precedenti, storici.

Avete presente quello spot in cui Arrigo Sacchi costruisce il suo giocatore ideale in uno scenario futuristico? Ecco, se al posto di Sacchi ci fosse Tony LaRussa, Ohtani sarebbe il risultato.

Pur essendo il quarto pitcher con più inning lanciati nella rotazione degli Angels, mantenendo un solidissimo ERA – earned run average, si ottiene dividendo il numero di corse subite da un lanciatore per il numero di inning lanciati e moltiplicando il risultato per nove, quanti sono gli inning base di una partita – di 3.14, il migliore tra i titolari della franchigia, dall’altra parte del campo Ohtani è forse il miglior battitore della sua generazione. Il giapponese è top 10 in quasi ogni categoria statistica rilevante: sesto per numero totale di basi, quinto per tripli, quarto per fuoricampo, secondo per on-base percentage – quanto frequentemente un battitore raggiunge una base – primo per slugging percentage – numero totale di basi per apparizione al piatto – e per la somma delle due statistiche precedenti – on-base plus slugging.

Unendo un pitcher di altissimo livello con un battitore francamente leggendario, è dunque anche normale che Ohtani primeggi nelle cosiddette WAR, wins above replacement, una statistica che ambisce a sintetizzare tutti i contributi di un giocatore in un singolo numero e che viene presentata come il numero di vittorie – nel caso di Ohtani, 10.0 – che ciascun giocatore aggiungerebbe alla propria squadra rispetto ad un replacement-level player, una sorta di giocatore-tipo, pensatelo come un Minanda o un Castolo della squadra base della Master League di PES. Ecco perché, all’avvicinarsi della scadenza del suo contratto da trenta milioni annuali con i Los Angeles Angels, l’attesa della free agency di Ohtani, deluso dopo anni di risultati mediocri, nel migliore dei casi, con la franchigia di base ad Anaheim, ha acceso l’intera MLB, diventando il tema principale degli opinionisti sulle reti via cavo ed esaltando i tifosi di tutto il continente. Ma come faceva una squadra con un singolo così forte a faticare così tanto sul campo? Non è solo una questione della maggiore parità competitiva delle leghe nordamericane.

Il baseball, infatti, è forse lo sport di squadra in cui l’impatto di un singolo individuo sul risultato di squadra è minore. In attacco, un giocatore d’élite si presenterà al piatto circa seicento/settecento volte l’anno, grossomodo quattro apparizioni a partita – Ohtani nel 2023 vi si è presentato 4,47 volte ad incontro, e ha numeri simili nelle precedenti stagioni – che rappresenta una fetta molto piccola dell’attacco di una squadra. Nel 2023, la media di plate appearances nella American League per squadra è stata di 6126, circa 37 a partita. Inoltre, dato l’estremo stress a cui il movimento innaturale dei lanciatori sottopone le loro braccia, un pitcher in MLB apparirà solo in un ristretto numero di inning lungo l’arco di una stagione – Ohtani nel 2023 ha lanciato nel 9% degli innings degli Angels.

Proprio per questo la franchigia di base ad Anaheim, nonostante potesse contare su Ohtani e su un altro fenomeno come Mike Trout, non solo non è mai riuscita ad accedere ai playoff, che a differenza di altre leghe statunitensi sono molto più selettivi, visto che vi partecipano dodici squadre su trentadue, ma non hanno mai neanche raccolto un record vincente. Nella finale di Miami dell’ultimo World Baseball Classic, il Giappone di Ohtani e gli Stati Uniti di Trout, entrambi leader e giocatori più forti e riconoscibili delle loro nazionali, si sono sfidati con la vittoria finale dei primi. Poi i due sono tornati ad Anaheim, e hanno visto la loro squadra andare 73-89, dicendo addio alla lotta playoff già in estate nonostante due dei migliori atleti della loro generazione nel loro prime.

Nei circoli del Baseball Twitter, questo tweet del 2021 veniva citato grosso modo ogni settimana, come perfetta sintesi di quello strano mostro a due teste chiamato Los Angeles Angels.

Vista la situazione di squadra degli Angels, dunque, molti tifosi si sono trovati a sognare l’arrivo del giapponese, visto che nella lega del baseball non esiste il salary cap, e che dunque qualsiasi miliardario avesse i mezzi per staccare l’assegno decisivo, se disposto ad accettare l’esborso consistente in tassa di lusso, come accaduto lo scorso anno a Steve Cohen, proprietario dei New York Mets, potrebbe farlo. Nessuno dei cosiddetti big market, da Boston a Chicago, da New York a Houston, poteva essere legittimamente escluso dalla corsa al campione giapponese.

In particolare Toronto è stata, per un breve istante, la città più felice del continente, durante lo scorso otto dicembre. Convinti da una serie di report che davano Shohei Ohtani sempre più vicino alla loro squadra, i tifosi dei Toronto Blue Jays hanno incominciato a prendere d’assalto il sito flightradar24.com e a seguire spasmodicamente un jet privato Bombardier Global 5000 partito da Los Angeles in direzione della metropoli dell’Ontario, convinti della presenza al suo interno di Ohtani e del suo entourage, solo per scoprire, una volta atterrato il volo, che nel jet c’era il miliardario e protagonista della versione canadese di Shark Tank Robert Herjavec, e che invece Ohtani non aveva neanche mai lasciato la California del Sud. Il giorno dopo è arrivata la conferma che non solo il giapponese era ancora in California, ma che non l’avrebbe lasciata a breve.

Anche Drake, il figlio prediletto di Toronto, aveva provato a lanciarsi sul treno dell’hype.

Shohei Ohtani ha scelto di percorrere i quaranta chilometri che separano Anaheim dalla città che dà il nome alla loro franchigia di baseball e di entrare nella capitale internazionale dell’intrattenimento, per firmare, con un marchio storico della MLB come i Los Angeles Dodgers, il contratto più ricco nella storia dello sport professionistico nordamericano: dieci anni per un totale di settecento milioni di dollari. Ohtani arriva ai Dodgers con l’intenzione di vincere e finalmente poter ambire alle World Series, all’interno di una franchigia che si qualifica ai playoff continuativamente dal 2012, che ha vinto il suo ultimo titolo nel 2020 e che conta su alcune stelle di prima grandezza, nessuna più brillante di Mookie Betts, sette volte All Star e MVP della American League nel 2018.

Negli ultimi anni, la dedizione totale del giapponese all’eccellenza, fino al punto di risultare un personaggio molto più privato e meno attratto dalle luci dell’industria dell’intrattenimento statunitense di quanto non piacerebbe alla MLB, è diventata proverbiale. A Ohtani non interessano neanche così tanto i soldi, si diceva, contano solo le vittorie, e anche se il contratto firmato con i Dodgers sembrava negare almeno questo assunto, nelle ore successive è uscito un report che conferma l’unicità delle scelte del campione di Oshu.

Non avete letto male, Ohtani riceverà uno stipendio di due milioni di dollari l’anno per tutti i dieci anni del suo contratto

Come riportato da Fabian Ardaya di The Athletic, Shohei Ohtani ha accettato la proposta dei Dodgers di “rinviare” quasi il 98% dei suoi guadagni previsti alla fine del contratto, dopo cui riceverà sessantotto milioni di dollari all’anno per altri dieci anni. Un accordo di questo tipo non è senza precedenti, e la pratica di differire i compensi di un giocatore è abbastanza comune, basta pensare allo strano caso di Bobby Bonilla, che riceverà un milione di dollari all’anno dai New York Mets ancora fino al 2035, anche se, di solito, perché l giocatore accetti gli si offrono degli interessi sulla cifra che riceverà dilazionata, interessi che nel contratto di Ohtani non sono presenti.

D’altronde, nonostante il suo salario non fosse il più alto della lega prima del nuovo contratto, Ohtani era già comunque il giocatore MLB in grado di incamerare più guadagni, anche grazie a un numero infinito di endorsement e accordi pubblicitari che gli garantiscono quasi cinquanta milioni di dollari ogni anno. La maggior parte di questi vengono dal Giappone, dove Ohtani è l’atleta con la L e la A maiuscole, il volto più popolare, discusso e osservato del paese, anche con un oceano di distanza. Negli anni tutti i giocatori e lo staff degli Angels hanno imparato a fare i conti con la folla di giornalisti e telecamere arrivate direttamente dal paese asiatico per osservare il loro più grande campione. Se in molti quest’anno si sono sorpresi della scelta di USA Today di assumere un reporter capace di coprire Taylor Swift a tempo pieno, Shohei Ohtani può contare su una qualche dozzina di beat writer al suo seguito che sarebbero stati disposti, loro e le organizzazioni giornalistiche per cui lavorano, a trasferirsi in una qualsiasi altra città avesse potuto contare sulle prestazioni del fenomeno giapponese, anche in un’altra nazione, se si fossero concretizzate le voci di un passaggio ai Toronto Blue Jays, e che hanno tirato un sospiro di sollievo quando hanno saputo che, traffico losangelino permettendo, non avrebbero neanche dovuto cambiare casa.

Shohei Ohtani è, per prendere in prestito un termine dalla NBA, un unicorno, il giocatore più futuristico eppure quello il cui stile di gioco sembra appartenere ad un mondo lontanissimo di cui abbiamo a malapena testimonianze video. Per dirla con l’antropologo inglese Tim Ingold nella sua descrizione del dipinto La Danza di Matisse, Ohtani è “un futuro caparbio cerca continuamente di raggiungere un passato rinascente”, e per questo è diventato il volto del suo sport. E poco importa se nel 2024 metà del suo gioco verrà anestetizzato in seguito all’infortunio ai legamenti del gomito, il più grave possibile per un pitcher, che gli impedirà di lanciare per tutta la stagione. Shohei Ohtani si sdoppierà, e se una parte di lui sarà inattiva, l’altra, quella del fenomenale designated hitter, continuerà quasi sicuramente a dominare la lega, inseguendo l’obiettivo del successo di squadra che è l’unico – seppure gigantesco – tassello mancante nell’avventura statunitense del fenomeno giapponese.


  • Nasce nel 1999 in onore della canzone di Charli XCX e Troye Sivan. Nella sua mente ha scritto un libro su Chris Wondolowski, ma in verità usa quel tempo ascoltando Carly Rae Jepsen e soffrendo dietro a Green Bay Packers e Seattle Mariners

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