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, 26 Dicembre 2023

Las Vegas può puntare alla NBA?


I recenti successi, sportivi ed economici, delle franchigie ricollocate in Nevada spianano la strada all'NBA.

Se non siete mai stati a Las Vegas vi consiglio di andarci almeno per una sera ma, come direbbe Francesco Costa, con la promessa di scappare a gambe levate il giorno dopo. Ci ho trascorso qualche ora la scorsa estate. Passeggiando sulla Strip sono rimasto colpito da quante cose non dovevano essere lì: perché riprodurre la Tour Eiffel, la Fontana di Trevi, il Canal Grande, la Statua della Libertà e tante altre attrazioni completamente fuori luogo? La risposta - in realtà non una risposta ma un’altra domanda - è “Perché no?

Il Nevada, come gli Stati Uniti in generale, contiene al suo interno diverse concezioni di living, di modo di stare al mondo. E il concetto di libertà, dovuto principalmente dalla distanza della capitale Washington, è in linea con quello di quegli stati che non vogliono sottostare ad alcuna norma o pezzo di carta che possa controllarli.

Come è nato il gioco d’azzardo

Las Vegas, una delle due città più grandi dello stato insieme a Reno, è riconosciuta come la capitale mondiale del gioco d’azzardo. Dovendo costruire nei primi anni del Novecento una ferrovia che collegasse Salt Lake City a Los Angeles, gli operai decisero di far diventare Las Vegas il luogo dove riposarsi e svagarsi, essendo circondati pressoché dal nulla - il Nevada si estende su un territorio appena più piccolo dell’Italia, ma ci abitano solo 3 milioni di persone, il resto è deserto e poco altro -. Rapidamente la città si riempì di tavoli da gioco e bar, facendo nascere il fenomeno del gambling. Il governo federale cercò di sopprimere il business clandestino, riuscendoci però solo in parte: il Senato del Nevada votò nel 1931 in favore della legalizzazione di qualsiasi forma di gioco d'azzardo, facendo emergere gran parte dell’attività fino a quel momento nascosta.

Da città del peccato a Mecca dell’intrattenimento

Per molto tempo “Sin City” sarebbe stata vista solamente come la città del gioco d’azzardo, un’immagine che nessuna società sportiva, tantomeno una franchigia professionistica, voleva associare alla propria. "Dieci anni fa le leghe professionistiche non volevano nemmeno guardarci due volte", constata Andrew Woods, direttore del Centro per la ricerca economica e commerciale presso l'Università del Nevada a Las Vegas (UNLV). "Ora sembra che siamo le belle del ballo". In una conferenza stampa del 2017, Roger Goodell, Commisioner NFL, affermava che “Las Vegas non è la stessa città di dieci o vent’anni fa. È diventata una città molto diversa oggi, è una mecca dell’intrattenimento". Nel 2018 è arrivata la sentenza della Corte Suprema, che ha annullato una legge federale che proibiva le scommesse sportive nella maggior parte degli stati: da lì la città non si è più guardata indietro, passando dall’autoproclamarsi “capitale mondiale dell’intrattenimento” a “capitale mondiale dello sport e dell’intrattenimento”.

Mark Davis ha fatto jackpot

Dal 2017 ad oggi, sono ben 3 le franchigie di sport professionistico accasate nella “Città del peccato”. Sei anni fa, a seguito del voto favorevole dei proprietari della NHL, la lega americana di hockey ha creato tramite expansion i Vegas Golden Knights, la 31esima squadra a prendere il via al campionato (seguiti poi nel 2021 dai Seattle Kraken). Ad oggi, la franchigia è valutata da Forbes $1.12 miliardi, 18esima nella NHL: se si pensa che è nata solamente nel 2017, questa è la riprova di quanto sia florido il business della città. E i risultati sportivi, oltre a quelli economici? Hanno appena sollevato la Stanley Cup. Sono i campioni in carica. Così, per gradire.

La seconda in ordine cronologico a stabilirsi a Las Vegas è stata quella delle Aces della WNBA. Dopo essere stati salvati dal fallimento da Peter M. Holt, ex proprietario dei San Antonio Spurs (attualmente è il figlio Peter J. Holt a tenerne le redini), nel 2002 la franchigia delle Silver Stars si spostò da Utah proprio a San Antonio. In Texas, aldilà di qualche apparizione ai playoff, le neo San Antonio Silver Stars non riuscirono mai ad agguantare il titolo, non arrivando nemmeno alla post-season dal 2015 in poi. Al termine della stagione 2017, gli Spurs Sports & Entertainment (di cui Peter M. Holt era fondatore e proprietario) decisero di mettere sul mercato le Stars, preannunciando un ricollocamento. Tra il 2017 e il 2021, la franchigia passò nelle mani prima di MGM Resorts, che la portò a Las Vegas rinominandola Aces, e poi di Mark Davis, con entrambi i passaggi di proprietà validati dai board di NBA e WNBA. Come i Vegas Golden Knights, anche le Aces non se la stanno passando male: il loro valore è in costante aumento, tanto da aver attirato le attenzioni di Tom Brady che a marzo ha acquistato per $14 milioni una quota di minoranza del club. E, anch'esse per gradire, bicampionesse WNBA in carica.

La terza squadra professionistica, quella più impattante almeno a livello mediatico, di Las Vegas è quella dei Raiders nella NFL. Come ha scritto Tashan Reed su The Athletic, “I soldi hanno portato i Raiders a Las Vegas”. Nel 2020, il proprietario della franchigia Mark Davis (lo stesso delle Aces) ha spostato la squadra da Oakland, dove la società aveva problemi economici, costretta a condividere il campo con la squadra di baseball e con limitate possibilità di movimento in free agency, a Las Vegas, dove ad aspettarlo c’era uno stadio nuovo di zecca da $1.9 miliardi, l’Allegiant Stadium, unito a una città affamata di sport. A tre anni da questo trasferimento, i numeri economici della franchigia parlano da soli. Nel 2020 i guadagni lordi dei Raiders ammontavano a $3.1 miliardi, nel 2023 sono esattamente raddoppiati, $6.2, considerando una pandemia nel mezzo dove la squadra ha giocato behind closed doors. Come indicato da Forbes ad agosto di quest’anno, il patrimonio netto della franchigia è di $6.1 miliardi (sesta valutazione più alta nella NFL), i ricavi totali ammontano a $729 milioni (secondi nella lega), gli incassi della biglietteria sono di $90 milioni (primi nella lega) e le entrate non derivanti da attività legate al football sono di $70 milioni (primi nella lega).

Adam Silver è committed

L’NBA non ha ancora una franchigia fissa a Las Vegas: la volontà, però, il commisioner (sia David Stern che Adam Silver) la esprime da decenni, salvo dichiarare in ultima istanza che l’espansione della lega non è la priorità assoluta dell'Association. “Molti giocatori, ex giocatori, persone famose e benestanti là fuori hanno espresso interesse nel possedere una franchigia a Las Vegas. Quello che ho detto a tutti, pubblicamente e in privato, è che non esiste alcun processo in atto, nessuna discussione segreta, nessun impegno con nessuno. Ci piace il mercato. Quello che abbiamo detto negli ultimi anni, ci sono due cose che volevamo vedere accadere prima di dedicarci all’espansione. Innanzitutto, volevamo stipulare un nuovo accordo di contrattazione collettiva, e l'abbiamo fatto. L'altra cosa che abbiamo detto di voler concludere erano i nostri nuovi accordi con i media e il nostro attuale accordo nazionale con ABC, ESPN e poi TNT.” L’ultimo in ordine di tempo a esprimere interesse è arrivato di recente: Gerry Cardinale, fondatore di RedBird Capital - proprietario, tra gli altri, del Milan - ha dichiarato al Forum sulle attività sportive universitarie di Sport Business Journal: “Stiamo valutando la possibilità di portare una squadra di espansione della NBA qui (a Las Vegas) in collaborazione con LeBron James e Fenway Sports Group”. Secondo Mike Vorkunov di The Athletic, “tra i potenziali acquirenti sta già iniziando un processo costante, anche se informale, per il prossimo round di espansione della lega, sulla base di conversazioni con quasi una dozzina di fonti bancarie e industriali per gli investimenti sportivi. Un banchiere di investimenti sportivi ha confidato di aver già parlato con persone che si stanno riunendo per acquistare una franchigia di espansione. Un altro banchiere di lunga data ha detto di conoscere tre gruppi che cercano di entrare nel processo di gara.” Che Las Vegas sia una delle due frontrunner, assieme a Seattle, per accaparrarsi una squadra NBA è mostrato anche dal fatto che Oak View Group, importante società immobiliare commerciale e sportiva professionistica americana, intende costruire un'arena pronta per l'NBA a Las Vegas e ha acquisito 66 acri (267.093mq) lì, con la speranza che lo sviluppo possa essere completato entro il 2026.

L’NBA ci sta già puntando sulla Sin City

Il basket professionistico è comunque già arrivato a Las Vegas. Partite di esibizione, l'All-Star Game 2007, la Summer League, qualche partita degli Utah Jazz negli anni '80, una partita di playoff tra i Los Angeles Lakers e i Portland Trail Blazers nel 1992, le partite casalinghe della squadra di G-League Ignite e, nelle ultime sei stagioni, diverse partite WNBA. Da quest’anno, il pacchetto è stato ampliato aggiungendo la fase finale dell’In-Season Tournament, con le due partite di semifinale e la finale giocate alla T-Mobile Arena. Come riportato da SportsMedia Watch, la finale tra Pacers e Lakers è stata seguita da 4.58 milioni di persone tra ABC e ESPN2, segnando l’audience più grande - a eccezione dei Christmas Match e delle gare di Playoffs - dal febbraio 2018 (Celtics@Cavs, 4.64 milioni di telespettatori).

Scrive sempre Mike Vorkunov: “Si prevede che le nuove franchigie in entrambe le città (Las Vegas e Seattle) attireranno offerte significative, se non addirittura prezzi record. Un dirigente di una società di private equity nel settore sportivo ritiene che l'offerta inizierà a 4 miliardi di dollari, mentre altri sostengono che alla fine potrebbe arrivare fino a 5 miliardi di dollari, se non di più.”

Le squadre di Phoenix, Suns e Mercury, sono state valutate complessivamente 4 miliardi di dollari quando Mat Ishbia e suo fratello ne hanno acquistato il controllo da Robert Sarver, ma quella transazione ha fruttato loro solo poco più del 50% della quota. I Milwaukee Bucks sono stati valutati 3,5 miliardi di dollari quando Jimmy Haslam ha acquistato il 25% di Marc Lasry. Rick Schnall e Gabe Plotkin hanno sborsato $3 miliardi per rilevare da Michael Jordan il controllo sulla maggioranza degli Charlotte Hornets.

C’è anche un altro fattore da tenere in considerazione: l’NBA ha consentito ai fondi di private equity di entrare nel corso del 2020 e poi ai fondi sovrani, ai fondi pensione e alle dotazioni universitarie nel corso del 2022. Nessun fondo però può possedere più del 20% di una franchigia e i fondi insieme non possono detenere più del 30% cumulativo di una franchigia, mentre il proprietario della squadra non può possedere meno del 15%. Questo si collega anche alle dichiarazioni estive di Adam Silver a luglio, quando ha escluso che nel breve futuro un fondo sovrano estero metta le mani su una franchigia NBA.

La quarta lega professionistica americana che avrà potenzialmente una franchigia stabilmente a Las Vegas è la Major League Baseball. Come scrive proprio la MLB sul suo sito, “il 16 novembre 2023, i proprietari hanno approvato il trasferimento degli Oakland Athletics a Las Vegas. Il Club aprirà il suo nuovo campo da baseball per la stagione 2028 sul Tropicana Casino Hotel sulla Strip di Las Vegas.” Nell'arco di dodici mesi, da marzo 2023 a febbraio 2024, Las Vegas ha ospitato o ospiterà numerosi eventi sportivi prestigiosi. Nel marzo 2023, Las Vegas, per la prima volta, ha ospitato la Final 4 della March Madness, atto conclusivo del torneo NCAA. Il 19 novembre si è tenuto il Gran Premio di F1. Ultimo ma non meno importante, l’11 febbraio 2024 Las Vegas sarà, per la prima volta, la città ospitante del Super Bowl.

Nella to-do list di Silver al primo posto c’è la contrattazione sul prossimo contratto televisivo, che potrebbe addirittura raddoppiare il suo valore annuo (l’attuale rende $2.7 miliardi a stagione). L’allargamento della National Basketball Association è fisiologico, e ormai è una corsa a due: Las Vegas e Seattle. Gli stakeholders, della pallacanestro e dello sport americano in toto, hanno già scelto da che parte stare. Come si dice in gergo pokeristico “Shuffle up and deal!”. Che inizino le danze!

  • Classe '96, cresciuto con la Mamba Mentality e molte aspettative, troppe. Scandisce la giornata tra una partita di NBA e una di NFL.

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