
Anche in Vaticano si gioca a calcio
Lo stato più piccolo del mondo ha una nazionale e addirittura due campionati.
“Il portiere deve bloccare la palla là dove viene calciata; non sa da dove arriverà. E la vita è così.” Papa Francesco aveva usato queste parole durante l’udienza del febbraio 2017 in cui aveva ricevuto i giocatori del Villarreal, venuti in Italia – e quindi in Vaticano – per il ritorno di un sedicesimo di Europa League contro la Roma, forse l'unico vero highlight di quella trasferta, visto che la gara di andata era finita 4-0 per la Roma.
Non stupirà sapere che, in occasione di quest’udienza – nelle cui foto si può vedere anche un insospettabile Daniele Bonera – la società spagnola, aveva offerto al Papa una maglia della squadra, immancabilmente gialla con i dettagli blu, con il numero 1 e il nome Francesco sulle spalle.
Sul rapporto tra Papa Bergoglio e le maglie da calcio si potrebbe fare quasi un trattato: già solo scorrendo velocemente su Google si trova un elenco quasi infinito di foto con lui che riceve maglie di ogni delegazione che va a fargli visita. Il numero 1, un'intuitiva coerenza con il suo ordinale, è chiaramente quello più presente ma ogni tanto spunta anche qualche maglia numero 10 – Napoli, Argentina, Parma e Sampdoria, per dirne alcune, hanno optato per quest'ultima opzione – con motivazioni che viene difficile comprendere pienamente ma che, potremmo supporre, hanno a che fare con la figura del Diez che, inevitabilmente, è saldata alla storia argentina.
La scelta delle maglie, forse, è anche più banale e dovuta al fatto che, per sua stessa ammissione, Bergoglio è sempre stato un appassionato di calcio: da giovane, aveva raccontato in un'intervista a Sportweek, giocava spesso con gli amici e veniva messo in porta perché, a quanto racconta, non aveva grandi mezzi tecnici. Chiaramente, quello che più ha colpito il pubblico, è stato scoprire della sua passione per il San Lorenzo che, come ha spiegato, si è protratta anche dopo la sua elezione. In particolare, aveva spiegato Bergoglio stesso alla Rai, i risultati delle partite del Ciclòn gli vengono passati regolarmente da una guardia svizzera, dopo che, ormai diversi decenni fa, aveva rinunciato anni fa a guardare la televisione.
Ecco, se del rapporto tra Papa Francesco e il calcio sappiamo praticamente quasi tutti i dettagli, anche un po' per quel gusto gossipparo che ci fa reagire a queste storie di genuina umanità come Di Caprio nella famosa scena di "C'era una volta a Hollywood", non possiamo dire di sapere altrettanto sul rapporto che i suoi cittadini (e/o dipendenti) hanno con il gioco. Eppure, in Vaticano il calcio esiste e lo fa da moltissimo tempo.
Giocare a calcio in Vaticano
Al mondo, oggi, esistono 211 nazionali di calcio ufficialmente riconosciute dalla FIFA ma solo 195 stati riconosciuti dall'ONU. Questo dato, già di per sé particolare, lo diventa ancora di più se si pensa che 8 stati sovrani non hanno una nazionale riconosciuta della FIFA. In questa lista figurano 6 microstati oceanici – Tuvalu, Kiribati, Micronesia, Nauru, Palau e Isole Marshall, anche se queste ultime si stanno attivando per ottenere il riconoscimento dalla FIFA – e solo due stati continentali, ossia il Principato di Monaco – il quale, per assurdo, esprime la quarta squadra più titolata di Francia – e, per l'appunto, la Città del Vaticano.
Insomma, uno stato che si estende per 0.44 km2 – per capirci, il Principato di Monaco è cinque volte più esteso, San Marino addirittura 150 volte – e ha poco meno di 800 residenti, di cui molti in età molto avanzata, non esprime campionati affiliati alla UEFA o alla FIFA; niente di strano, se non fosse che, in realtà, il Vaticano esistono sia dei campionati che una sorta di squadra nazionale. Ma andiamo con ordine.
Facendo una serie di salti temporali indietro fino al Cinquecento, si scopre che la prima partita di calcio – ovviamente inteso come calcio fiorentino – della storia pontificia risale al 7 gennaio 1521, quando Papa Leone X, Giovanni di Lorenzo de' Medici, fece organizzare una partita nel Cortile del Belvedere, ora incorporato dai Musei Vaticano. Altre partite, di sport non ben definiti ma che si suppone siano una sorta di discendenza del calcio fiorentino, risalgono, invece, al Settecento, con una sorta di derby proprio tra la squadra del Belvedere e il Rospigliosi, squadra che rappresentava, invece, il Quirinale.
Fatta questa premessa storica, per vedere una partita di calcio propriamente detto in Vaticano bisognerà aspettare il secondo dopoguerra. Più precisamente, la prima partita di cui si ha notizia ufficiale è un’amichevole tra le rappresentative degli impiegati amministrativi e degli impiegati del Governatorato giocata il 13 aprile 1946 e di cui non si conosce il risultato finale. Non c’è un risultato neanche del primo torneo semi-ufficiale, un quadrangolare giocato nel 1947 e la cui finale, tra la squadra delle Ville Pontificie e della Fabbrica di San Pietro, era stata interrotta per una rissa scoppiata tra le tifoserie e i giocatori, di fatto riportando il calcio vaticano giusto a qualche partita tra amici o colleghi degli uffici della Santa Sede.

Sergio Valci, capoufficio del Fondo per l'assistenza sanitaria, in un'intervista del 2010 all'Osservatore Romano aveva raccontato la genesi del torneo, voluto da lui all'inizio degli anni '70 per far affrontare le varie squadre degli uffici che si erano create. Valci, se vogliamo, è stato, insieme al cardinale Sergio Guerri, l'ideatore del calcio vaticano come lo conosciamo oggi.
Quando i due, nel 1972, lanciano l'Attività Calcistica Dipendenti Vaticani e, soprattutto, la coppa dell'amicizia, all'interno degli uffici vaticani esistono già sette squadre: nel 1966 i dipendenti dei Musei Vaticani avevano fondato la SS Hermes, intitolata all'omonima statua di Prassitele, la cui copia è presente nel Cortile Ottagono del Museo Pio Clementino; poi nel 1968 era nata la squadra della Gendarmeria e nel 1969 i Galletti, della Fabbrica di San Pietro, e insieme a loro l’Ariete APSA, dell’amministrazione del Patrimonio, e l’Hercules Biblioteca. La prima squadra ufficialmente incoronata campione vaticano è l'Astor, rappresentante i dipendenti dell'Osservatore Romano; secondo Valci, l'Astor era effettivamente una squadra di livello e con, soprattutto, "tre tipografi immarcabili."
Da allora, si sono giocate quasi 40 edizioni del torneo – o, se non altro, queste sono quelle documentate dall’organizzazione – e questo già di per sé costituisce un dato eccezionale; infatti, la partecipazione al torneo è riservata ai dipendenti laici del Vaticano, la sola eccezione è rappresentata dai portieri, che possono anche venire da fuori.
Chiaramente, si intuisce che recuperare un centinaio di giocatori in uno stato che conta qualche migliaio di dipendenti non sia proprio un’impresa semplice, tanto che i tornei o non si sono giocati – come successo tra 1995 e 2000 e tra 2001 e 2004, oltre che nel 2020 e nel 2021 – o si sono giocati con squadre da cinque, otto o nove giocatori. L’edizione 2024, per cui è partita l’organizzazione lo scorso novembre, al momento inizierà come un torneo di calcio a 5.
L’albo d’oro, presente sul sito dell’organizzazione, mostra un campionato tutto sommato equilibrato: quasi tutte le squadre che hanno partecipato negli anni hanno vinto almeno un titolo, con l’eccezione più eclatante costituita dalle Guardie Svizzere, ancora a zero vittorie e regolarmente agli ultimi posti del campionato. Questo è uno dei dati più sorprendenti, specie considerando che le guardie svizzere sono generalmente la squadra più giovane del torneo; intervistato da Damiano Benzoni nel 2013, un ex dipendente dei Musei Vaticani, Giancarlo Taraglio, aveva spiegato come questo fosse una conseguenza del fatto che le guardie svizzere rimangono tra le mura per circa un anno e mezzo, non riuscendo mai a costruire squadre particolarmente coese.
Al contrario, ad aver trovato maggiormente la sua coesione in campo è stata la Dirseco, la squadra della direzione dei servizi economici, che negli ultimi 30 anni ha vinto otto volte il titolo e cinque volte la coppa, diventando anche la prima squadra capace di completare il triplete con la supercoppa nel 2012. Quest’impresa, poi, è stata replicata dal San Pietro Team nel 2014 e dalla rappresentativa dell’Ospedale Bambino Gesù, la OPBG, nell’ultima edizione, chiusa lo scorso 5 giugno.
La OPBG, come anche altre squadre, ovviamente è attiva non tanto come ente sportivo di per sé, quanto più come una struttura benefica che opera in funzione dell’ospedale. Sul profilo Instagram della squadra, per esempio, si possono trovare centinaia di foto delle iniziative che la rappresentativa ha sostenuto negli anni, tra cui varie anche con l’aiuto della FIGC e di ex giocatori come Totti e Bobo Vieri.
Nella coppa nazionale – nata nel 1984 e ora intitolata a Valci – il predominio della Dirseco sull’albo d’oro è più sfumato: nella sua storia ha ottenuto cinque vittorie, solo una in più rispetto alla Teleposte, e ancor più sfumato lo è nella Supercoppa Vaticana, che si gioca ormai dal 2007 e in cui c’è stata molta più eterogeneità.
Sempre da intenti benefici è mossa anche l’esistenza della “Nazionale Vaticana”, la Rappresentativa Calcistica Dipendenti Vaticani, attiva ormai dal 1994 e che in quasi trent’anni ha giocato circa 20 partite, pareggiando le prime due, contro le riserve di San Marino e una rappresentativa del Principato di Monaco, e addirittura vincendo la terza – per 5-1 contro i dilettanti svizzeri del Vollmond. Quella contro il Vollmond è anche la penultima vittoria della storia della nazionale, seguita da quella per 1-0 contro il Lutherstadt Wittenberg.
Come avviene per le squadre del campionato, la nazionale gioca sul territorio italiano – all’interno delle mura vaticane non c’è spazio per un campo di calcio – e, nello specifico, al campo Pio XI, nell’oratorio della chiesa di Santa Maria Mediatrice, subito alle spalle del Gianicolo e da cui, alle spalle delle panchine, si vede proprio la cupola di San Pietro.

Su quello stesso campo, in realtà, si gioca un secondo campionato. E, d’altronde, se c’è un torneo per i dipendenti laici non possiamo stupirci che esista anche la Clericus Cup, che ogni anno mette contro sacerdoti e seminaristi delle chiese romane. Il torneo esiste dal 2007, ossia da quando il cardinale Tarcisio Bertone decise di affidare al CSI la costituzione del torneo.
Le regole della Clericus Cup, quindi, sono quelle di un torneo CSI: due tempi da 30 minuti, rigori in caso di pareggio nei 60’ e cinque cambi. La squadra più titolata, qui, è il Collegio Urbano, rappresentativo dell’università urbaniana, con quattro titoli. Il Vaticano, alla lunga, ha deciso di dissociarsi dalla coppa, complici alcune intemperanze di tifosi e giocatori, ma questo non ha impedito a grandi personaggi di associarsi a questa competizione: Vicente Del Bosque, per dirne uno, aveva mandato un video alla rappresentativa spagnola mentre Trapattoni aveva direttamente allenato una specie di all star team del torneo contro una rappresentativa della Guardia di Finanza nel 2010.
Negli anni, poi, il Vaticano ha esteso la sua attività anche nel calcio femminile: nel 2019, una nazionale di dipendenti o familiari di dipendenti della Santa Sede ha debuttato, sempre sul campo Pio XI, in un’amichevole contro la primavera della Roma femminile. Dal campo la rappresentativa vaticana è uscita con una sconfitta per 10-0, per altro maturata in appena 40 minuti, ma il messaggio che la squadra aveva cercato di trasmettere era decisamente più profondo; come spiegato da Francesca Stoppa, medico al Bambin Gesù e giocatrice della nazionale, a Vatican News, “il messaggio che vogliamo mandare è quello che chiunque può giocare, nonostante il calcio sia percepito come uno sport solo maschile e solo per chi è più bravo.”
Insomma, se inizialmente l'idea del calcio in Vaticano poteva essere percepita come una versione pallonara della scena della partita di pallavolo tra cardinali all'interno di "Habemus Papam" di Nanni Moretti, la realtà ci ha mostrato una storia più ricca, profonda e, se vogliamo, anche positiva, in cui il calcio conserva ancora la sua forza aggregatrice e di socializzazione, la stessa che spinge qualche decina di ragazzi o ragazze a mettersi gli scarpini il giovedì sera per giocare con gli amici su qualche freddo campetto sintetico.
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