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Zebre Benetton
, 23 Dicembre 2023

Zebre-Benetton (24-31) - Considerazioni Sparse


Il ritorno di Menoncello segna la differenza di una sfida di altissimo livello per il rugby italiano.

Il calendario del rugby italiano da molti anni propone tra Natale e Capodanno la doppia sfida tra Zebre e Benetton. Una tradizione dove la comunità si raduna al Lanfranchi, a Monigo oppure davanti alle TV installate nelle club house di tutta Italia. Volendo può rappresentare una via di fuga dai dettami famigliari e dalla corsa all’ultimo regalo. Di rugby giocato bene purtroppo non tantissimo: momenti delle due squadre, qualità delle rose, atteggiamenti nervosi. Zebre-Benetton in passato è stato anche un manifesto del peggio del rugby italiano d’élite, dunque della Nazionale che per buoni tratti si trova sparsa tra le due squadre. Oggi l’aria è decisamente diversa: la Benetton è in un grande momento di forma, in URC è tra le squadre ai vertici della classifica; le Zebre dopo un anno di reinserimento stanno lavorando per consolidarsi, rinforzando il buono della scorsa stagione. Insomma, gli ingredienti giusti per una partita più godibile. Aggiungiamo anche gli occhi di Gonzalo Quesada: l’argentino, nuovo coach della nazionale maschile, sta guardando le due franchigie per capire su chi può puntare nel prossimo futuro. Tanti i giocatori sul suo taccuino per l’Italia che verrà al prossimo Sei Nazioni, tra emergenti, ritorni e chance di eleggibilità. Com’è andata? Solo per i finali ha vinto Treviso, sbancando il Lanfranchi 24-31. Però non c’è solo il tabellino: anche tante piccole notizie che dicono delle due squadre e di alcuni singoli, con sguardo proprio sulla Nazionale.


Le Zebre hanno a disposizione due armi: la maul e la volontà di alimentare il gioco con i trequarti da tutte le posizioni e in tutte le situazioni di gioco. C’è un grosso problema: non le hanno sapute usare quando il momento del match lo richiedeva. Nel secondo tempo, attorno al 50°, ha avuto tre lanci da touche a ridosso della meta avversaria. Nessun punto raccolto, a questo livello sono errori che si pagano caso. Aver giocato quelle situazioni in inferiorità numerica (giallo a Garcia per un contatto sulla testa di Ruzza) ha influito però non può essere un alibi. La squadra forte nelle difficoltà sa ancorarsi ai propri punti di forza e riprendere la partita in mano. Per fortuna Roselli lo sa e sta lavorando proprio su questo scarto che manca ai suoi giocatori.

Treviso ha confermato di avere la forza per poter stare dov’è oggi, cioè ai primi posti dell’United Rugby Championship. Non ha giocato una grande partita, soprattutto nel secondo tempo dove ha rallentato i ritmi e commesso qualche fallo di troppo, però ha marcato quando doveva farlo. È andata in svantaggio 10-0 dopo pochi minuti e non si è persa d’animo, nella ripresa quando era nella zona rossa ha portato a casa i punti. Con due dettagli decisivi. Il primo: quando le Zebre erano lì per marcare la difesa Benetton si è esaltata forzando per due volte il tenuto a pochi metri dalla meta. In entrambi i casi con le mani di Michele Lamaro. Il secondo: il ritorno di Tommaso Menoncello. L’8 agosto scorso il rugby italiano ha lanciato un grido di dolore per il suo infortunio alla spalla: uno dei talenti più fulgidi del nostro rugby che perde all’ultimo il treno per la Rugby World Cup. Un treno che meritava per le prestazioni offerte nell’ultimo anno e mezzo. Il suo ritorno da titolare oggi è coinciso con una meta, meglio di così non si poteva.


Uno sguardo alle rose. Il rugby italiano, quantomeno quello di club, ha mostrato le cose migliori quando accanto a un nucleo di giocatori italiani c’erano stranieri di grande spessore tecnico. Abbiamo vissuto anni di polemiche in tal senso: acquisti impalpabili se non inutili, troppi mezzi giocatori presi da fuori, ricerca a tutti i costi di eleggibili che poi non valevano così tanto. Anche qua la musica è diversa: vale soprattutto per Treviso che ancora una volta ha sfoggiato la classe di Rhyno Smith. L’azione sulla terza meta della Benetton è degna di un mito di Monigo, Dingo Williams, ma sono tante le note positive. La coppia Uren-Umaga ha condotto bene il match, Gallo da subentrato ha danzato nei varchi liberi della difesa avversaria. A tutto questo aggiungi Fekitoa, che ce l’hai lì e serve anche quando gioca senza squilli come oggi. Le Zebre non hanno da lamentarsi: Prisciantelli, oggi capitano, era chiamato a una sfida importante da apertura e non ha demeritato e Volpi è stato uno dei migliori.


Infine il canto degli italiani: la profondità della nazionale è uno dei temi centrali, tante volte si è detto che nei primi 15 c’è stata la giusta qualità per competere ma una squadra di Tier 1 deve averne tanti così perché gli infortuni sono una costante del rugby. Oggi diversi giocatori hanno confermato di avere il giusto spessore per conquistare la maglia azzurra: Izekor, Manfredi, Zambonin, Ferrari, Spagnolo. E poi Lorenzo Pani che ha aperto le danze finalizzando una grande azione delle Zebre. Nella ripresa si è rivisto Marin che adesso è indietro nelle gerarchie di Treviso ma ha tutto per tornare protagonista. Sono entrati col piglio giusto Bianchi, autore di una meta, e Alessandro Garbisi. Tanti nomi giovani per il Sei Nazioni di domani

  • Mille cose e contemporaneamente nessuna. Tra le altre collabora con Radio Onda d'Urto e SalernitanaLive

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