
Torino-Udinese (1-1) - Considerazioni sparse
L'Udinese rischia una vittoria che non aveva fatto nulla per ottenere, il Torino è maestro nel fallire esami di maturità.
Il Torino per sognare l’Europa, l’Udinese a caccia di punti salvezza. All’Olimpico Grande Torino va in scena una partita noiosissima fino a 10’ dalla fine, quando un lampo dei friulani squarcia il dominio territoriale dei granata, che però trovano un pareggio balisticamente incredibile, ma forse fortunoso, con Ilic. Un pareggio che in fin dei conti non fa sorridere nessuno: non la squadra di Cioffi, che aveva assaporato il gusto di una vittoria tanto inaspettata quanto provvidenziale, e nemmeno quella di Juric, che puntualmente, quando potrebbe fare un salto di qualità, non sa sfruttare l’occasione. Certo, i rimpianti stanno sulla sponda dei granata, che avevano chiuso gli ospiti nella propria metà campo per l’intera gara, ma di fondo non nemmeno generato le occasioni necessarie ad ottenere la vittoria;
Una gara come questa mette in luce tutti i limiti di questo Torino. I granata, dopo la parentesi dello scorso anno in cui si è puntato sulla manovra e sulla trequarti molto qualitativa, sono tornati all’antico, passando ad una versione più rock e meno giochista: contro una squadra così chiusa però, è proprio la scintilla a mancare, perché nessuno tra i granata pare aver quella fantasia necessaria a scardinare la strenua difesa avversaria. Radonjic è confinato in panchina per 75’ e quando entra è sporco di ruggine, Vlasic è sottotono e dagli esterni Lazaro, Vojvoda e Soppy non arriva nessun aiuto: insomma, ciò che manca è proprio qualcuno che salti l’uomo e generi superiorità. Magari non è l’unico, ma anche questo è certamente un motivo per cui il Torino di fronte agli esami di maturità fallisce miseramente.
L’Udinese rinuncia a giocare a calcio, ma rischia di far 3 punti: la squadra di Cioffi avrebbe anche la qualità per fare male al Torino, ma per 80’ decide scientemente di non superare la metà campo. Non si tratta di cortomusismo, ma proprio di non gioco. Poi improvvisamente, una zampata di Zarraga sorprende tutti, probabilmente anche i friulani stessi, che avevano pensato di fare un punto, ma non financo 3: non riusciranno, ma questa vittoria sarebbe stata ossigeno puro in ottica salvezza. Francamente però non sarebbe stata meritata, e la sensazione vivida è che con questa attitudine tattica la squadra di Cioffi non possa vincere le gare se non in modo rocambolesco o fortunoso: un peccato, se si hanno in squadra piedi come quelli di Pereyra, Samardzic e Lovric, su cui si potrebbe costruire un piano di gioco decorosissimo.
Ilic e Ricci stanno vivendo una stagione diametralmente opposta: se il primo è diventato il vero e proprio perno del gioco granata ed oggi ha anche arricchito la sua prestazione con un gran gol (benché probabilmente non voluto al 100%), Ricci sta vivendo un momento decisamente negativo. L’equivoco si basa sì sulla nuova veste cucita da Juric per il suo Toro, che privilegia l’intensità e la quantità al palleggio, ma anche sulle prestazioni del regista toscano, finora anonime. Juric pare aver rinunciato all’idea del doppio play partorita a fine stagione scorsa e “sognata” nel ritiro estivo: ma, ragionando al contrario, siamo certi che questa rinuncia non sia nata proprio per via del calo di rendimento di Ricci? In questo momento, il centrocampista ex Empoli non garantisce né la regìa illuminata che aveva incantato un anno fa né l’intensità necessaria per sostenere le richieste del gioco granata, e ci si chiede se rinunciare alle ricche offerte della Lazio in estate sia stato così lungimirante.
Entrambe le squadre muovono la loro classifica prima di Natale: l’Udinese, pur al momento fuori dalla zona rossa, resta invischiatissima nella bagarre salvezza, mentre per il Torino la zona Europa resta in fin dei conti alla portata, benché il calendario prossimo non sia semplicissimo. La differenza, a dire il vero, sta nelle prospettive: perché se i friulani hanno tutte le qualità nella loro rosa per poter distanziare le dirette concorrenti, i granata non sembrano in grado di competere con le rivali che stanno sopra di loro, a maggior ragione per questa incapacità, oramai cronica, di fallire le occasioni che si guadagnano. Dovendo fare un pronostico, pur dopo una gara decisamente discutibile, sembra assai più probabile la salvezza per la squadra di Cioffi che l’Europa per quella di Juric.
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