Copertina Galatasaray-Fenerbahce
, 22 Dicembre 2023

Il derby di Natale


Mentre l'Italia sarà davanti a panettoni e torroni, a Istanbul si giocherà il derby intercontinentale.

La Vigilia di Natale in Turchia non ha la stessa importanza che ha per noi europei; banalmente, il fatto di essere un paese a maggioranza musulmana rende il giorno di Natale un giorno qualsiasi. Se però quest'anno il 24 dicembre ha un peso diverso è colpa del calendario della Super Lig, che a quel giorno ha assegnato la partita più importante della storia del calcio turco: il derby intercontinentale tra Fenerbahce e Galatasaray.

Questa sfida ha deciso campionati per diversi anni, essendo Fener e Gala le due squadre più titolate di Turchia, rispettivamente con 19 e 23 campionati vinti. Se poi la partita si è sempre portata dietro uno strascico emotivo enorme per il peso delle squadre coinvolte, quest'anno ha assunto anche un significato di classifica, visto che entrambe sono in testa alla Super Lig con 43 punti.

All'interno di questo derby entrano tanti temi diversi: Fenerbahce e Galatasaray sono tornate sulla scena negli ultimi due anni, dopo l'incursione del Trabzonspor nel 2022 che aveva rotto l'egemonia di Istanbul nell'albo d'oro. Lo scorso anno, il derby intercontinentale aveva segnato in modo chiaro il predominio del Gala, con due vittorie su due, entrambe per 3-0 e la vittoria finale del titolo. Il Fenerbahce, comunque, è tornato comunque a festeggiare un trofeo, la coppa di Turchia, che ha permesso indirettamente un altro fatto storico per il calcio turco: la prima qualificazione dell'Adana Demirspor, allora allenata da Vincenzo Montella, ai playoff di una competizione europea, la Conference League. Ci sono dunque tante cose da dire su questo derby continentale.

Negli ultimi anni il calcio turco ha stretto un legame quasi indissolubile con l’Italia e anche le due grandi non si sono sottratte: entrambi i centravanti che giocheranno il derby, Icardi e Dzeko hanno un passato nell’Inter, per quanto in momenti diversi: il primo ha contribuito ha riportare l'Inter fuori dalla banter era e il secondo si è invece trovato a guidarne l'attacco nella partita più importante della sua storia recente, per altro proprio a Istanbul.

I due attaccanti sono probabilmente sono i due ex più glamour della Serie A ma insieme a loro ci sono anche altri ex protagonisti del campionato, come il durissimo Rodrigo Becao, ora al Fenerbahce ma infortunato. Sempre al Fener gioca Cengiz Under, l'ex romanista che aveva impressionato nel suo primo anno sotto Eusebio Di Francesco ma che da allora si è sostanzialmente perso.

Nel Galatasaray a bilanciare la quota romanista c'è un ex laziale come Fernando Muslera, che ormai è diventato una bandiera del club che, ironicamente, indossa gli stessi colori dei suoi peggiori rivali a Roma. Più avanti in campo c'è anche l'altro uruguagio, Lucas Torreira, finito a Istanbul dopo non essere stato riscattato dalla Fiorentina nel 2022.

Il calcio turco sta tornando?

I temi dietro questo scontro secolare sono molteplici, tutti interessanti, ma il dato principale è uno: il calcio turco è tornato a contare qualcosa in Europa. Le gestioni oculate degli ultimi anni dei due club hanno fatto si che quest’estate le loro campagne acquisti siano state davvero interessanti, con l’arrivo di giocatori dal grande valore internazionale; abbiamo già citato Icardi e Dzeko ma dietro di loro ci sono anche Ziyech, Tadic, Zaha, e Fred. Quest’ultimo, reduce da una buonissima stagione nel Manchester United, salterà il derby a causa dell’espulsione rimediata a Kayseri nell’ultimo turno di campionato.

Il movimento turco, tuttavia, è tornato anche a produrre giocatori di livello per la nazionale, che da qualche mese è in mano a Vincenzo Montella. Nel Galatasaray, per esempio, sono emersi il centrale Bardakci, l'esterno a tutta fascia Ferdi Kadioglu e, soprattutto, Kerem Akturkoglu, un trequartista estremamente fluido, che Okan Buruk, allenatore del Gala, utilizza praticamente ovunque alle spalle di Icardi.

Tra i giocatori arrivati da fuori abbiamo citato, in larga parte, nomi di esperienza, ma a Istanbul sono arrivati anche giocatori più giovani, come l'esterno brasiliano del Gala Tete, preso dallo Shakhtar dopo un passaggio sfortunato al Leicester, e il mancino polacco del Fener Szymanski, che qualcuno potrebbe ricordare nel Feyenoord.

Chiaramente, un fattore che, in questo derby, diventa importante quasi quanto quello che succede in campo è la presenza di due tifoserie straordinarie e che a questo derby arrivano cariche come non mai.

Che partita ci aspettiamo?

A livello statistico, il dominio sostanzialmente intoccabile di Fenerbahce e Galatasaray si può leggere nel fatto che sono i due migliori attacchi (44 e 32 gol fatti) e le due migliori difese del campionato (14 e 9 gol subiti); dietro, però, ci sono anche due stili di gioco profondamente diversi.

Il Galatasaray è una squadra intensa, che fa dell'aggressivbità e dei recuperi alti un suo tratto distintivo, che come primo obiettivo vuole mettere i suoi esterni (Ziyech e Akturkoglu, per l'appunto) in condizione di isolarsi sulla fascia e permettere loro di esprimere tutto il loro talento creativo. Il Fenerbahce, da parte sua, è una squadra cui piace avere il controllo sulle partite sin dall'inizio, lasciando poco o nulla ai suoi avversari. Il prezzo da pagare è che la squadra di Ismail Kartal ha momenti di blackout abbastanza chiari, con la squadra che ogni tanto approccia superficialmente alle partite, come avvenuto nelle due sconfitte di Conference League in casa del Ludogorets e, soprattutto, del Nordsjaelland. Inoltre, negli gli scontri diretti con Besiktas, Adana e Trabzonspor sono arrivati solo quattro punti.

Davanti entrambe le squadre hanno output simili: Dzeko e Icardi hanno segnato entrambi 12 gol ma, sorprendentemente, l'argentino ai gol ha anche affiancato tre assist in più del bosniaco. Per contro, il Fener dispone del miglior assistman del campionato, Dusan Tadic, che in stagione ne ha offerti sei, come Sari e Omur. In generale, il Fener produce di più e con più giocatori - Szymanski, Tadic e Kahveci hanno segnato 21 gol in tre, contro i 10 di Zaha e Akturkoglu - mentre il Gala ha un pacchetto difensivo che in campionato si è dimostrato estremamente affidabile - con 9 clean sheets in stagione - ma in Champions molto meno, portando alla retrocessione in Europa League nonostante il tracollo del Manchester United.

Besiktas-Fenerbahce di questo campionato, unico big match vinto dal Fenerbache finora.

Un’ultima considerazione viene dalle due infermerie, le quali non danno buone notizie in vista della partita che lega due continenti. Nel big match contro il Kayserispor, finito con un surreale 3-4, è rimasto fuori Dzeko per noie muscolari, probabilmente in via precauzionale ma fortunatamente Batshuayi non ha fatto sentire la mancanza del bosniaco, siglando una tripletta. Nel cimbom, invece, contro il Karagumruk sono rimasti fuori Muslera, oltre che Sergio Oliveira e Davinson Sanchez.

Stesse città, quartieri e modi di fare diversi

Quello tra Galatasaray e Fenerbahce non è un derby geografico e territoriale ma anche e soprattutto culturale, che raccoglie dentro di sé il binomio tra innovazione e tradizione che contrassegna la cultura turca di oggi.

Da una parte c'è il Galatasaray, la squadra della parte europea che, pur essendo una zona maggiormente legata alla tradizione e con una presenza religiosa più forte (non a caso lì si trovano le due grandi moschee per esempio), è più legata ai valori di laicità e democrazia del padre fondatore della Turchia, Ataturk, il quale aveva sognato per la nazione turca un futuro da democrazia stile europeo. Curiosamente, il Gala è anche il secondo club al mondo che genera più interazioni sui social, dietro al solo Real Madrid e con più seguito di club come Inter e Roma, nonché dello stesso Fenerbahce.

Dall’altro lato, invece, c'è il Fenerbahce, simbolo della borghesia che vive nella parte asiatica di Istanbul, dove l’innovazione, le case lussuose e le vie centrali dello shopping ne fanno una cornice stile New York. In questa parte della grande capitale di quello che fu l’Impero Ottomano, lo spazio per la religione è minore, con una grande componente laica ma anche con un deciso disimpegno politico, tanto che il Fenerbahce è stato accusato molte volte di aver assunto posizioni filogovernative. Il Fenerbahce è anche il club di Ali Koç noto imprenditore locale ma che gode di pessima fama per i risultati sportivi ottenuti da presidente; d'altronde, la sola Coppa di Turchia ottenuta con Jorge Jesus in panchina non può bastare per un club ambizioso come il Fenerbahce, che per tradizione vuole puntare stabilmente ai vertici in patria e in Europa.

Chiaramente, la rivalità del derby intercontinentale si estende anche agli altri sport: Galatasaray e Fenerbahce sono società polisportive, che oltre al calcio hanno anche selezioni impegnate in altri sport, spesso con risultati anche migliori a livello europeo, come nel basket (ricorderete forse Gigi Datome nella sua esperienza in Eurolega con la maglia del Fenerbahce). Sono squadre attive anche sul sociale, in una realtà complessa come può essere la città di Istanbul.

Il derby di Istanbul, quindi, accoglie in sé dimensioni calcistiche e sportive in senso ampio ma anche umane, geografiche, sociali e culturali. Delle quasi venti milioni di persone, quelle che abitano ad Istanbul, gran parte di queste, uomini, donne, bambini, saranno in tv a guardare “la partita” che ha segnato per generazioni il calcio in Turchia: vere e proprie battaglie sul campo, duelli tra giocatori dal temperamento acceso, dove molte volte arrivano espulsioni per eccesso di foga, dove c’è sempre una ragione per fare bene.

Quando Memhet Sultan, nel 1452, conquistò Costantinopoli, gli servì un assedio lunghissimo, un chiaro simbolo di quanto sia difficile conquistare veramente una città come Istanbul, in cui Occidente e Oriente si toccano e intrecciano come da nessuna parte. Una città che si estende su due continenti non può che avere un derby all’altezza della sua storia e della sua cultura: il Kıtalararası Derbi, il derby intercontinentale, d'altronde, è questo.

  • Nato a Roma il 27/04/97. Laureato in scienze archeologiche prima e Storia e Societá, Società e Ambiente dopo. Ex giocatore, ex arbitro, amante del calcio in tutte le sue forme. Per amore del gioco.

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