
Come Thuram ha completato l'Inter
L'attaccante francese si è rivelato il partner d'attacco ideale per Lautaro Martinez.
Il 16 settembre i tifosi del Milan che erano andati a San Siro per assistere al primo derby della nuova stagione si erano già fatti prendere dall'angoscia: il pensiero della semifinale di Champions League appena trascorsa, la finale di Supercoppa persa malamente a gennaio. In fondo è un tema che che tocca da vicino Stefano Pioli, quello di aver costruito in questi cinque anni una squadra brillante, verticale, che ha trascinato fuori dalle sabbie mobili una vecchia e decaduta nobile del nostro calcio, eppure capace di perdere (quasi) sempre contro l'Inter. E se una allora sottile traccia di paura si era già incuneata nei pensieri dei milanisti prima della partita, chissà cosa hanno pensato quando al quarto minuto Marcus Thuram ha incendiato la fascia sinistra rossonera. Dopo aver allungato con l'esterno sinistro un passaggio al corpo di Dumfries per uscire dalla difesa, Thuram ha steso Thiaw nella falcata e crossato al centro il pallone che è arrivato tra i piedi di Dimarco, e infine deviato in rete da Mkhitaryan.
Era semplicemente come se Thuram fosse spinto dal vento, correva con le gambe inondate da un'energia oltraggiosa per l'ecosistema atletico della Serie A.
Quella partita, lo sappiamo bene tutti, è finita con un 5-1 sfarzoso, il primo pomeriggio che ci ha dimostrato quanto l'Inter e Simone Inzaghi facessero sul serio quando in estate si parlava della seconda stella. Di quei cinque gol solo due portano la firma di Thuram, un gol e la conduzione in cui ha bruciato Thiaw citata prima. Cosa ha portato allora Dazn a dedicargli un video di highlights individuali? In realtà oggi, dopo 16 partite di campionato, è facile riconoscere il talento di Thuram – visto che ha già segnato 7 gol e fornito 6 assist. Quando è arrivato eravamo pieni di domande: dove giocherà, una storica ala sinistra del 4-2-3-1 nell'attacco a due dell'Inter? Saprà declinarsi come partner di Lautaro Martinez o la sua tendenza all'entropia, a un gioco fatto di spazi larghi in cui correre e dribblare, collasserà negli imbuti delle difese?
Diciamo che nei sessanta minuti che ha giocato in quel derby di Milano era già chiaro quali fossero le proporzioni dell'urto che Marcus Thuram ha causato atterrando in Italia.
Al 24esimo si allarga di nuovo a destra e riceve un passante profondo da Lautaro. Thuram è così esplosivo che non ha bisogno di fare niente di particolare: allunga il pallone dritto davanti a sé, perché sa che arriverebbe prima dell'avversario, e allora Thiaw lo stende e si becca il giallo. Tredici minuti dopo la cattiveria con cui l'Inter sta demolendo il Milan in transizione – basandosi su azioni a fionda in cui uno degli attaccanti scende per giocare in verticale sull'esterno opposto o, se è pressato, appoggiare su una mezzala che lo sostituisce – è resa iconica da Marcus Thuram, dal suo un tiro violentissimo che inchioda Maingnan, spettatore passivo della parabola che si spegne sotto il suo incrocio. È la reazione dei giocatori del Milan a parlare chiaro: Theo Hernandez che allarga le braccia sconsolato, come per dire «e che ci vuoi fare, è finita di nuovo», Thiaw ancora affannato dalla goffa e inutile rincorsa all'attaccante francese, Maignan osserva la porta con lo sguardo vitreo.
Le lunghe corse di Thuram a tagliare alle spalle della difesa avversaria hanno finalmente compensato i movimenti più associativi di Lautaro Martinez, quest'anno capocannoniere del campionato con 15 gol. Negli anni scorsi era stato l'attuale capitano dell'Inter a smussare il proprio gioco per rivelare quello dei compagni di reparto: Edin Dzeko, il cui stile conservativo e asciutto con la palla tra i piedi a volte appiattiva la manovra offensiva nerazzurra, e Romelu Lukaku, tornato dall'esperienza al Chelsea evidentemente trasfigurato nel fisico e, di conseguenza, nel rendimento in campo.
Ciò che più di tutti sembrava il difetto da limare di Marcus Thuram aveva a che fare con la capacità di riempire l'area di rigore. Arrivato al Borussia Mönchengladbach nel 2019 come seconda punta che giocava con il numero dieci, era stato trasformato da Marko Rose nella "classica" ala sinistra da Bundesliga: un giocatore caotico, a proprio agio nell'uno contro uno ma anche discontinuo, un po' punk senza la palla. L'anno scorso Thuram è diventato il centravanti del Gladbach quasi con naturalezza, viste le difficoltà del club a reperire punte sul mercato e le difficoltà realizzative di Alassane Plea. La squadra, allenata da Daniel Farke, alla fine è arrivata decima e Thuram ha deciso di non rinnovare il contratto. Da qui il consueto interesse di Beppe Marotta per gli affari a parametro zero, e dopo qualche settimana di trattative poi sfumate con il PSG, il 1 luglio è stato annunciato il suo arrivo all'Inter per sostituire Lukaku.
In Serie A è tra gli attaccanti più presenti in area di rigore – 6.1 tocchi a partita, nell'85 percentile secondo Fbref – e anche i gol che ha segnato ce lo dimostrano. Contro la Lazio un bel tiro a incrociare con il mancino sempre in transizione, contro Roma e Fiorentina rispettivamente un colpo di testa e un tap-in a ridosso dell'area piccola, da centravanti navigato. Come quelli una volta, diciamo spesso in preda alla nostalgia per un calcio in cui gli attaccanti prendevano a gomitate i difensori, l'area di rigore trasformata nel campo di un film western in cui a spuntarla è il più sagace. Non è proprio lo stile di Thuram, che attacca la porta più con intelligenza e tempismo che con la forza nel senso puro del termine. Thuram è alto più di un metro e novanta ma ha un fisico non molto possente, i suoi bicipiti sono tonici ma asciutti come quelli di un pentatleta. Le spalle leggermente squadrate lo fanno assomigliare a una specie di scatola di zinco che rotola sugli avversari come se si trovasse su un piano inclinato.
«Per me essere un numero nove è fare la scelta giusta in campo» ha detto Marcus Thuram in una intervista al canale Youtube della Seria A, spiegando la sua visione originale del ruolo dell'attaccante. «Non puoi tirare se c'è un compagno libero» ha continuato. È un modo di pensare non comune, che abbiamo visto anche nella partita
di fine novembre contro la Juventus, in cui ha servito l'assist per il pareggio.
In quel caso l'azione del gol dell'Inter è stata un saggio delle qualità di Thuram in campo aperto, ma anche dell'affiatamento calcistico con Lautaro Martinez.
Al 32esimo l'Inter attrae il pressing della Juventus fuori dalla zona di comfort della propria metà campo con un'azione intessuta con pazienza. Dumfries riceve ed è stretto a ridosso della linea laterale da Kostic; l'olandese riesce a far filtrare il pallone per Barella e allora l'Inter si distende risalendo gli anelli della catena con vigore in campo aperto, com'è abituata a fare dai tempi di Antonio Conte.

Thuram approfitta dell'uscita di Rugani su Barella e taglia alle sue spalle, passando davanti alla figura di Bremer. In teoria è un movimento che lo porterebbe a isolarsi sulla fascia, lontano dai compagni e impegnato nel duello contro uno dei migliori difensori del nostro campionato.

La progressione di Thuram, però, è inarrestabile quando il campo si allarga davanti a sé e ha lo spazio e il tempo di agganciare la palla come vuole. Qui non solo controlla bene un pallone vagante, con Bremer che prova a spingerlo con la sua solita brutalità da centrale raffinato da Juric: Thuram riesce persino a dribblarlo con la tecnica, fintando un doppio passo e portandosi la palla avanti sulla fascia.

È come se Thuram avesse riscritto la distanza di Bremer dal suo corpo, e così man mano che lui si avvicinava alla porta l'avversario finiva sempre più lontano.
Thuram è libero di crossare e...

...il movimento di Lautaro Martinez a sfilare alle spalle di Gatti fa il resto. Come se fosse consapevole della scelta di Thuram per il cross sul primo palo, il 'Toro' ha prima fintato un attacco al secondo palo per indurre Gatti a coprire quella zona, e poi gli ha tagliato davanti con impeto per anticiparlo. È la legge del numero nove: mettere gli occhi dove il difensore ha la nuca, comandare l'azione anche senza la palla.
Fin dalle prime giornate si parla della Thu-La, la nuova coppia d'attacco dell'Inter che avrebbe dovuto prendere il posto della Lu-La, quella composta da Lautaro e Lukaku.
«Ci completiamo a vicenda perché siamo due giocatori intelligenti» ha detto Thuram, che a Lautaro ha fornito altri assist: un cross da sinistra contro la Salernitana e un'apertura magistrale, da centravanti di classe, contro la Fiorentina. «È facile giocare con uno come Lautaro» sono le prime parole d'innamoramento di Thuram, che magari proverà a scavare nel cuore ferito del 'Toro' dopo il mancato ritorno di Lukaku in estate.
Non potevamo aspettarcelo ma il gioco di Thuram sembra leggermente cresciuto anche nello stretto. È un attaccante che non sta mai fermo, a cui piace girovagare per il campo fino a trovare lo spazio giusto in cui far valere l'energia titanica che ha condensato in corpo, eppure anche spalle alla porta ha iniziato ad avere un valore. Contro il Bologna una bella sponda di prima, ancora per Lautaro Martinez, ha accelerato il tiro in porta del compagno. Se ci aggiungete che il passaggio di Calahnoglu era teso e forte, quasi una spazzata, il fatto che Thuram lo abbia agganciato con quella calma è ancora più inedito per il suo stile di gioco. Per la sua natura quando è arrivato in Italia.
Secondo le statistiche oggi Thuram è uno dei migliori attaccanti della Serie A. Non tira tantissimo – in media 2.85 volte a partita – ma completa il 78% dei dribbling che prova ed è nel 15% dei centravanti che completano più passaggi progressivi: 2.62 ogni novanta minuti. Con lui l'Inter ha riscoperto l'attacco a porzioni di campo dimenticate, in cui Thuram accende il motore per arrivare prima e dare un vantaggio alla squadra. Arrivato come figlio d'arte e giocatore estroso ma per certi versi enigmatico, Marcus Thuram ha impiegato poco più di tre mesi per conquistare la Serie A. «Avevo capito dopo una settimana che ci saremmo presi grandi soddisfazioni con lui» ha detto Simone Inzaghi a ottobre. Sentendo sbilanciarsi un allenatore così mogio, ai limiti dell'impassibilità, come Inzaghi forse avremmo dovuto sospettare che il meglio per Marcus Thuram doveva ancora arrivare. E infatti sta arrivando.
Ti potrebbe interessare
Dallo stesso autore
Newsletter
Iscriviti e la riceverai ogni sabato mattina direttamente alla tua email.














