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Argentina Francia
, 18 Dicembre 2023

Argentina-Francia, un anno dopo


L'unzione di Messi, la coscienza di Mbappé, la prestazione di Enzo e la tragicommedia di Kolo Muani.

"Erasmus" è la rubrica del lunedì in cui vi raccontiamo una partita di calcio internazionale. Oggi è il primo anniversario di Argentina-Francia, un'esperienza onirica che merita di essere narrata come tale, come se si introducesse tutto con "Sai cosa ho sognato stanotte?". Al lettore sta capire quanto ci sia di troppo bello per essere vero, troppo bello per non essere inventato, troppo perfetto per essere un racconto di esseri umani.

Allora, era la finale del Mondiale. Era il 2022 e si giocava al Lusail Stadium. Che fosse proprio la finale e proprio di un Mondiale lo si capiva solo dalla coreografia sul terreno di gioco e dalla coppa in bella vista, a separare le squadre all'ingresso in campo. Per il resto la sensazione è che potesse essere un Argentina-Francia qualunque: la maggioranza dei tifosi erano argentini - ma lo sono praticamente sempre, non vale come discriminante - ma sulle tribune ci sono addirittura posti vuoti. Dall'alto e dall'esterno il Lusail Stadium è all'altezza di una finale del Mondiale, ma trovarsi dentro provoca qualche spaesamento. È come se avessi appena dato in mano a un bambino che non ha mai avuto un cellulare l'iPhone 15: intuisce che è qualcosa di speciale, che è fantastico, ma non sa bene che farne.

Szymon Marciniak fischia l'inizio e subito capisci che c'è qualcosa di strano: non che De Paul subisca fallo e protesti contro l'arbitro polacco dopo 25 secondi dall'inizio, ma che sia Giroud che Mbappe cicchino lo stop sul primo lancio della difesa. I segnali per la Francia sono sinistri, acuiti dalla mancata reazione al primo fallo gratuito di De Paul su Rabiot: l'Argentina, e il suo numero 7 in particolare, premono per sfogarsi, e i transalpini non fanno nulla per evitarlo. Nella rispettiva area tecnica Scaloni è concentrato, una ruga perpetua solca la fronte e il mento, non vorrebbe vivere quella tensione; Deschamps pare infastidito, ha una smorfia e un linguaggio del corpo dimesso, come uno che quella tensione non vorrebbe viverla nuovamente.

T.Hernandez - io li dico come li ho letti sulle loro schiene, non chiedermi perché abbiano rinunciato a spazi e diacritici sulle maglie della finale del Mondiale - perde la barra in costruzione. Griezmann sbaglia uno scarico di piatto. Kounde sbuccia l'appoggio. Niente da fare: l'Argentina riesce a sfogare la tensione, la Francia tenta di reprimerla. L'Argentina non è perfetta, Messi batte un calcio d'angolo e la palla si alza a malapena da terra, è nervosa ma converte l'agitazione in qualcosa: una gomitata di Romero su Lloris in uscita, le spallate di Otamendi a Mbappe ad azione già conclusa, l'aggressività ai limiti del fischio costante di Molina su qualsiasi uomo francese si presenti sulla fascia destra albiceleste.

I sudamericani provano in tutti i modi a permettere a Messi e Di Maria di fare solo e soltanto quello che serve per dominare tecnicamente: Julian Alvarez crea seconde palle che Messi di tocco e Mac Allister di corsa ripuliscono, Di Maria è lanciato come una fionda sul lato di campo opposto per trovare Messi con un pase de la muerte a centro area. Di Maria in particolare è un campione scheletrico, ridotto all'osso, all'essenza, che solo grazie all'infinita quantità dei compagni può far brillare la propria qualità.

Sia a difesa schierata che in transizione, sia contro un blocco basso che contro un accenno di pressione della Francia, l'Argentina cerca sempre il cambio di campo sull'uomo più largo in fascia per generare vantaggi: a destra sono De Paul e Messi ad accentrarsi e Molina a percorrere il binario completo, a sinistra sono Tagliafico e Mac Allister ad attaccare lo spazio nel corridoio intermedio per isolare Di Maria. Nonostante il primo aggiustamento francese, con Dembele abbassato sulla linea dei centrocampisti per tamponare il movimento senza palla di Tagliafico, per reprimere e non sfogare, la squadra di Scaloni continua a trovare vantaggio sul fianco sinistro di Mbappe e ampliarlo ovunque nel campo. Dove? Nella zona di Di Maria, ad esempio, che individuato Dembele come bersaglio dell'1vs1 trae in inganno il francese e guadagna un rigore incontestabile. Sul dischetto ci va Messi.

Proprio io? Vabbè, proprio io. La memoria è una punizione. Potevamo evitarlo, non avrei proprio voluto ma tant'è...

Messi spiazza Lloris, 1-0 Argentina. Tutta la squadra di Scaloni si riversa sul proprio capitano ma al rallentatore, con un misto tra paura di causare qualsiasi infortunio nella caduta e il timore di Dio di toccare un essere umano appena unto dal divino. Anche col vantaggio acquisito, lo spartito non cambia: anche se sbaglia qualcosa - un passaggio, un tiro, una scalata - l'Argentina riesce a trovare una valvola: o la palla è spazzata fuori dal campo o viene commesso un fallo. Rabiot e Griezmann non riescono minimamente a seguire le tracce di De Paul ed Enzo, il primo impegnato a coprire le spalle in verticale a Messi e il secondo a coprire le spalle in orizzontale al primo.

Il cronometro del Lusail Stadium segna 35:10 e, forse, c'è la rappresentazione più empirica della dicotomia sfogo/repressione: Upamecano riceve sul centrosinistra all'altezza della linea di centrocampo, Julian Alvarez si avventa in pressione. Il centrale francese non la spazza, cercando di trovare Mbappe in una zona dove Mbappe non può esserci. Scaloni esulta a bordocampo ancor prima che Molina tocchi il pallone buttato via ma non troppo dalla Francia.

La ricezione di Molina è molto più tecnicamente complicata di quella di Upamecano, ma trova al volo il tagliante Mac Allister alle spalle di Rabiot. Il tocco di prima verso Messi è leggermente sbagliato, direzionato sul destro e non sul sinistro del 10. Julian Alvarez, però, intuisce quello che accadrà. Lo fa anche Varane che, mentre accorcia su Messi, indica con il braccio sinistro lo spazio al suo lato, lasciato scoperto dall'inerzia del compagno di reparto. Upamecano è perpendicolare al terreno, sembra disgustare il contatto col prato; Julian Alvarez è invece adeso al terreno di gioco, ha una messa a terra completamente diversa. È L'Homme Qui Marche di Giacometti e la Ragazza che corre sul balcone di Balla.

Messi di piatto destro, Messi di esterno sinistro per la corsa di Julian, l'attacco alla profondità di Mac Allister e l'appoggio a Di Maria, apparso come un miraggio per tutta l'azione ma freddo nel punire con un diagonale sporco l'uscita di Lloris. Di Maria piange, si sfoga, tira fuori tutto quel poco che ha dentro. 2-0 Argentina.

https://twitter.com/zephcobby/status/1736704178540487053?s=20

La prima azione dopo il raddoppio sudamericano è un fallo inutilmente cattivo di - indovina un po' - De Paul e, sulla punizione successiva, un contrasto vinto e ripartenza innescata da - indovina un po' - Enzo Fernandez. La Francia prova nuovamente a cambiare l'ordine degli addendi in pressing: si alza Rabiot su Romero, rimane Giroud su Otamendi con Griezmann centrale a coprire tutta la trequarti. Anche il biondo ossigenato, però, sembra giocare sulle punte, incapace di sprigionare tutta la classe che possiede, e allora Deschamps prende la prima decisione forte della partita.

Al 41' escono Giroud e Dembele, entrano Thuram e Kolo Muani prendendo le stesse posizioni dei sostituti al momento del cambio. Se prima era l'Argentina a tiranneggiare ogni corpo a corpo, ora la Francia dà quantomeno del tu nel duello fisico: Tchouameni vince il primo doppio/triplo contrasto della gara, anche se subito dopo Messi vince uno spalla-a-spalla con Kolo Muani. E ancora, nei 7' di recupero concessi da Marciniak, Griezmann entra in scivolata per rubare palla, lo stesso Kolo Muani spazza via Di Maria sulla corsa. Deschamps inverte Rabiot e Tchouameni nella cerniera di centrocampo, posizionando Thuram sul centrosinistra e la coppia Mbappe-Kolo Muani a fissare la profondità. Marciniak fischia la fine del primo tempo. Tutto il sanguigno della finale è concentrato nel collo di Messi e nel volto di Mac Allister, paonazzi di fatica e di emozione.

Al rientro degli spogliatoi la Francia ha una maschera ancora diversa. Stavolta è Mbappe unica punta con Kolo Muani-Griezmann-Thuram alle sue spalle. Obiettivo? Attaccare Molina non con palloni ricevuti sui piedi, dove può pesare la maggiore aggressività dell'argentino, ma su palloni alti, dove Thuram è sicuramente avvantaggiato. Poco meno di un minuto, però, e T.Hernandez si dimentica come si stoppa un pallone. Il risultato dei contrasti inizia a girare, con esclusive vittorie della squadra di Scaloni che lentamente si alternano a qualche palla recuperata dai francesi, ma tutte queste inezie sono corollario alla performance d'artista di De Paul: se Messi è l'unto, lui è l'esatto reciproco, il contraltare del segno di qualcosa di troppo giusto è qualcosa di troppo immorale.

La Francia continua a non sfruttare i vantaggi ma almeno non li annulla, non trova soluzioni o risposte giuste ma almeno non fa scena muta alle domande poste dalla finale. Griezmann, spostato al centro della trequarti, toglie il riferimento fisso in aggressione a Mac Allister, liberando spazio alle spalle di Di Maria sulle scalate in diagonale della mezzala e fornendo metri di campo da attaccare per Kounde. Enzo continua a inghiottire tutte le gambe avversarie nei contrasti ma almeno adesso la Francia è meno prigioniera del torpore: Mbappe perde palla ma si scarica con un calcio a De Paul. Lo guardi in faccia, Mbappe, è cosciente, sa che due reti di scarto non sono irrecuperabili e che essere rientrati in partita fisicamente era la cosa più difficile e importante.

Dopo 20' dalla ripresa, Angel Di Maria è finito. Ha finito. Tutte le stille di energie sono state risucchiate dalla gara, è ora di lasciare spazio a qualcuno in grado di correre al posto suo. Si fa il segno di croce, abbraccia il compagno che entra e si avvia verso la panchina. Tutto lo staff e i giocatori della panchina costituiscono una processione di applausi, baci e abbracci, come si fa con la reliquia di un patrono nel giorno di festa per la città.

Lo staff di Deschamps ordina l'ennesima modifica: Griezmann viene spostato sul centrosinistra, Mbappe sull'out mancino e Thuram al centro. Tutta la tecnica dinamica e cinetica a disposizione (T.Hernandez, Griezmann e Mbappe) è concentrata in un fazzoletto. Le conseguenze nell'immediato sono deflagranti: Kolo Muani, di testa, effettua il primo tiro della partita della Francia - e siamo al 68' -, Tchouameni inizia a farsi rimbalzare addosso De Paul durante una progressione palla al piede e Mbappe, dopo un'accelerazione bruciante, vince un rimpallo e tira alto.

Nemmeno i primi segnali sono sufficienti a Deschamps: fuori Griezmann e T.Hernandez, dentro Camavinga e Coman. Diventa un 4-2-4 in piena regola, con Camavinga terzino sinistro, Coman esterno alto a destra e Mbappe-Thuram al centro dell'attacco. Kolo Muani largo a sinistra a fissare l'ampiezza, Camavinga a sovrapporsi internamente, con Kounde e Coman a ripetere il modello sulla fascia opposta. L'intensità dei contrasti aumenta quando, teoricamente, dovrebbe diminuire, perché la Francia è definitivamente in campo: uno tra Romero e Tchouameni è talmente d'impatto che l'onda d'urto spaventa De Paul e Kolo Muani, che a distanza di pochi metri sembrano proteggere le viscere ritraendo braccia e gambe.

L'Argentina non sta retrocedendo nemmeno di un millimetro: De Paul persevera nel guadagnare falli, secondi, boccate d'aria, rientro dei battiti sotto la soglia della tachicardia; Enzo Fernandez detta tempi e spazi della manovra, garantendo lucidità a tutta la squadra quando ha il pallone tra i piedi.

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Ma anche quando sembri controllare tutte le forze irrazionali e mistiche che governano il calcio, queste - appunto perché occulte e incontrollabili - possono sfuggire da un momento all'altro. Minuto 78, secondi 10: primo errore difensivo di tutta la partita dell'Argentina. Otamendi calcola male il rimbalzo e viene sverniciato da Kolo Muani, vera epitome del cambio di approccio agonistico della Francia nella gara. Rigore per Les Bleus. Ci va Mbappe. Ha fretta, si vede che sa già che dovrà correre a riprendere il pallone in porta per guadagnare qualche secondo nel far ripartire il gioco. Non c'è nessun tuffo ai limiti della perfezione di E. Martinez che tenga: il portiere sfiora soltanto alla sua destra.

Pugno alzato verso la tribuna, pallone sotto l'altro braccio, Mbappe riporta sfera e Francia intera nel cerchio centrale. Il presidente della Repubblica Francese, Emmanuel Macron, esulta in tribuna senza nemmeno realmente crederci, manifestando quasi più rabbia per gli 80' precedenti che speranza per i futuri 10' più recupero.

Uno che non conosce a fondo il calcio come un politico - ma anche chi pensa di conoscerlo a fondo, tanto il calcio trova e troverà sempre il modo di sorprendere - non può immaginarsi che il primo tiro in porta della partita, arrivato nell'ultimo nono di gara, preceda di meno di cento secondi il successivo. Messi prova a condurre verso la linea di metà campo, sulla sinistra. A contrastarlo, in recupero, c'è Coman. Il francese vince il contrasto con il fantasma etereo di Messi, con Messi e il suo silenzio, privato di gravità e densità. Recuperato il possesso, il cross francese raggiunge il vertice opposto dell'area di rigore. Finta di collo - il vero collo, non quello del piede - di Mbappe, seconda dormita difensiva dell'Argentina, Molina è punito con la legge marziale del 2-2 firmato ancora da Mbappe. Macron, ancora in piedi ad applaudire, è visibilmente allucinato.

Negli 8' di recupero assegnati da Marciniak nella ripresa, che coi 7' del primo tempo costituiscono un supplementare nei regolamentari, succede relativamente poco, ma tutto concentrato nel finale. Prima Lloris sventa un tiro dalla distanza di Messi, con una forza nel polso esagerata per alzare il mancino del 10 sopra la traversa; poi l'arbitro polacco non concede un vantaggio solare alla Francia su un fallo di Acuña - unico degno di avere diacritici sulla propria schiena, come se la tilde sulla n fosse fuori concorso rispetto agli spazi e agli accenti grafici -: sarebbe stato un 5vs4 per la Francia in campo aperto, spento sul nascere dall'ossequio rispetto del regolamento arbitrale.

L'inizio dei supplementari è firmato e controfirmato da Enzo Fernandez. L'Argentina ha più paura nel complesso a gestire la palla, non vuole più farlo con la stessa calma di prima, mentre la Francia non ce l'ha mai realmente fatta, non ha mai potuto. Ma a Enzo - calamita, àncora, buco nero - è vietato sbagliare un posizionamento o una scelta, con e senza palla. Un nuovo capovolgimento si ha al 102': fuori Julian Alvarez e il demoniaco De Paul, dentro L. Martinez e Paredes: il 5 sposta Enzo verso la mezzala destra, costituendo per la prima volta dall'inizio della finale la salida lavolpiana con Romero a destra e Otamendi a sinistra.

I primi tre palloni toccati da Martinez, invece, lo indicano subito come l'eroe tragico dell'ultimo atto. Il primo è un controllo al velcro su un lancio di 60 metri. Il secondo è un tiro abbozzato che permette il salvataggio in scivolata di Upamecano, seguito da quello di Varane sulla volée di Montiel da fuori area. Il terzo è nuovamente una conclusione che doveva essere presa almeno due passi prima ma che sembra architettata solo per permettere la redenzione di Upamecano.

Il secondo tempo supplementare è un sogno nel sogno. Lautaro esegue l'ennesimo stop perfetto, non concretizza la terza occasione in 5' di gioco ma sulla respinta di Lloris è Messi ad avventarsi per primo e ribattere in rete. 3-2 Argentina al 107'. Di Maria piange, di nuovo. Al 116' Montiel colpisce di gomito in area di rigore. Penalty per la Francia. Di Maria, in panchina, è in lacrime - ha ripreso dopo il fischio di Marciniak o non ha mai smesso? - ma sul dischetto si ripresenta comunque Mbappe.

SportingMatrix on X: "Di Maria and De Paul emotional on the bench as Argentina are 10 minutes away from winning it. https://t.co/HIlalxGJLW" / X

Un bacio al pallone, lo sguardo continuamente fissato a Marciniak. Camavinga e Acuña si scambiano due parole prima del rigore. E. Martinez spiazzato. 3-3. Macron ansima, non c'è niente di più simile a un uomo che ha appena fatto l'amore.

Negli ultimi 3' di gioco si consumano tutti i rimpianti francesi. Kolo Muani accarezza invece di frustare un cross dalla sinistra di Mbappe; è ancora lui a godere del secondo errore della gara di Otamendi. Nessuno si immagina il passaggio per Mbappe, anche E. Martinez si aspetta il tiro e allarga in spaccata la gamba sinistra per respingere il destro a colpo sicuro dell'attaccante francese.

Sull'ultima azione prima del fischio finale è Mbappe a passare attraverso Romero e Paredes. Vince il contrasto con Enzo e carica il destro, se non arrivasse il quarto argentino necessario per arginare l'impeto di un campione che sa di essere nato per momenti come questo. È Paulo Dybala, che nella vita dovrebbe fare tutt'altro che spazzare in fallo laterale ma che si adegua al sacrificio corporale che il momento richiede. Marciniak fischia tre volte. Si va ai rigori.

Mbappe contro Martinez. Terza volta da inizio serata, terza volta alla destra del portiere, seconda volta che Martinez sfiora. Messi contro Lloris. Messi è assorto, traspare poco se non dal collo arrossato. Pare in un mondo astratto in cui esiste solo Messi in forma pura, perso nel suo gioco. Seconda volta da inizio serata, stavolta piazzato alla destra di Lloris non adatto ai deboli di cuore. Coman contro Martinez. L'argentino lo para almeno 3 secondi prima che il francese calci, i 3 salti per esultare sono covati almeno dalla parata su Kolo Muani. Dybala contro Lloris. Sarebbe anche entrato per questo, ma il sinistro centrale strozzato è di un peso e una paura coi quali è difficile non empatizzare. Lloris compie il solo errore di tuffarsi.

Tchouameni contro Martinez. Destro incrociato, troppo incrociato. Mbappe è il primo a farsi avanti, a centrocampo, per consolare il compagno. Paredes contro Lloris. Il 5 scivola al momento di calciare, il piede sinistro scivola su una zolla ma il destro incrociato è angolato a sufficienza. Kolo Muani contro Martinez. Dritto per dritto, come all'ultimo respiro dei supplementari. Stavolta ha ragione il francese. Montiel contro Lloris. Se Montiel segna, l'Argentina ha vinto il Mondiale. Ancora un destro incrociato, l'ennesimo della serie. La rete si gonfia. Montiel si toglie la maglia e si copre il volto, per nascondere le lacrime di gioia. L'Argentina ha vinto, la Francia ha perso. E io mi son svegliato.

https://youtu.be/9Y___vB8dtY

  • (Bergamo, 1999) "Certe conquiste dell'anima sarebbero impossibili senza la malattia. La malattia è pazzia. Ti fa tirare fuori sentimenti e verità che la salute, che è ordinata e borghese, tiene lontani."

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