
Lazio-Inter (0-2) - Considerazioni Sparse
Il calcio è un gioco semplice: chi fa gol vince, pur senza produrre molto altro.
Il noto allenatore boemo ama ripetere che il risultato è casuale ma la prestazione no: ecco, questa può essere un'ottima sintesi di Lazio-Inter. I nerazzurri si sono affidati soprattutto sugli errori individuali della Lazio che sulla produzione di un vero e proprio gioco mentre la Lazio, pur producendo un importante quantitativo di potenza non riesce mai a trasformarla in atto. In parole povere: non segna nemmeno dal panettiere, come si soleva dire sui campetti di periferia. Certo le due prove con Verona e Inter confortano sebbene a casa si è portato solamente un punto. Poco, troppo poco.
L'aggressione dei giocatori di Sarri è forte e l'impatto con la partita, in entrambi i tempi di gioco, è più che buono. Squadra corta, difesa alta e aggressione non appena la palla arriva ai due braccetti di difesa nerazzurra. L'inter, difatti, è andata quasi sempre in difficoltà nell'impostazione di manovra visto che Rovella e Guendouzi non lasciavano spazio all'idea della giocata agli avversari. Tutto questo, però, viene frenato dalla non intraprendenza delle due ali dell'attacco che raramente saltano l'uomo lasciando, quindi, solo Immobile tra almeno che difensori avversari. Lazzari tenta più volte la sovrapposizione mentre Marusic regala, di fatto, la partita al gioco sparagnino interista.
La capacità più grande di questa Inter stasera è stata l'essere sorniona e in attesa. La lettura delle varie fasi della partita ha consentito di portare via i tre punti da Roma, unitamente alla fase difensiva sempre attenta. Per il resto, va detto, troppo poco si è visto come gioco dalla capolista attuale del campionato, specie se paragonato alle precedenti prestazioni decisamente convincenti. La differenza la fanno gli attaccanti che, difatti, vanno entrambi a segno. Non cosa banale e da poco, del resto è quello per cui sono pagati.
In questo tipo di partite ciò che conta è l'attenzione al particolare che ogni singolo giocatore deve avere per evitare che l'equilibrio si rompa e si passi, potenzialmente, in svantaggio. Marusic, in questo senso, dimostra una capacità di tenuta mentale bassa, come molti altri sul campo, leggasi Felipe Anderson. Non c'è la tigna, la voglia di tenere la testa nei 90 minuti. La colpa la si può far ricadere anche banalmente e semplicemente su Sarri ma è limitante, limitativa e limitata. Chiederne la testa, come si suppone molti e molte stiano facendo sui vari social o nei bar, equivarrebbe a scaricare le responsabilità dei singoli che sono evidenti. Un orizzonte miope e di pancia invece che centrato sulla risoluzione dei veri problemi. Occorre, invece, ridare qualità e personalità in fase di calciomercato, leggasi Guendouzi.
Ci sono quelle annate in cui questo tipo di partite le perdi o le pareggi, ma quando ti arrivano questo tipo di punti col minimo sforzo vuol dire che hai costruito un gruppo compatto e centrato su un obiettivo. Inzaghi sta avendo questo merito: tenere acceso il fuoco sacro ogni partita in ogni giocatore. Un qualcosa che lui, da ottimo motivatore, riesce a fare molto bene. Perché che l'Inter abbia una rosa qualitativamente di livello è indiscutibile ma che riesca a mantenere costante per ogni partita questa volontà di raggiungere un obiettivo è il vero punto di forza, senza necessariamente ricorrere a citazioni sacchiane su allenare testa o muscoli.
Ti potrebbe interessare
Dallo stesso autore
Newsletter
Iscriviti e la riceverai ogni sabato mattina direttamente alla tua email.














