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Brahim Díaz
, 13 Dicembre 2023

Brahim Díaz ha trovato il suo posto al Real Madrid


Dopo tre anni non felicissimi al Milan, lo spagnolo sta trovando un ruolo chiave nella squadra di Ancelotti.

Se uno è così promettente da convincere il Real Madrid ad acquisire le proprie prestazioni a 19 anni, di solito, è destinato a qualcosa di grande. Se dopo sei mesi dall’inizio dell’avventura ai Blancos lo stesso giocatore viene girato in prestito, probabilmente avrà necessità di farsi le ossa in un contesto che possa dargli continuità di minutaggio. O, come spesso accade nei top club europei, il prestito è solo un palliativo per rimandare in là la delusione di una scelta sbagliata o di un investimento non ripagato. Con in sottofondo la flebile speranza che il prestato possa in qualche modo sbocciare. Dietro innumerevoli postille contrattuali, il rientro alla base diventa improbabile e il rischio di non tornare aumenta notevolmente se il prestito del calciatore viene prolungato. Figuriamoci poi se l’arco temporale viene esteso non di uno, ma di ben due anni. Brahim Díaz, però, è l'eccezione che conferma la regola.

La scelta di cedere in prestito il calciatore, peraltro, non dipende esclusivamente dalla bravura dell’atleta, ma anche da altri fattori. Era ragionevole aspettarsi, almeno in prima battuta, che il prestito di Brahim non fosse finalizzato a disfarsi del giocatore. Gli slot a disposizione sono comunque limitati ed è quindi necessaria una selezione dei giocatori più funzionali al progetto. A questo, si deve aggiungere anche la volontà del calciatore. Se si fosse trovato male con i colori rossoneri, difficilmente lo spagnolo avrebbe accettato un nuovo prestito biennale in Italia. Quante probabilità c’erano, con queste premesse, di rivedere il ventiquattrenne Brahim Díaz con indosso la maglia del Real Madrid? Poche, molto poche, considerato che la formula prevedeva un diritto di riscatto, con un eventuale controriscatto in favore del Real. In realtà, si dice anche che non esistesse un diritto di riscatto in favore del Milan, ma solo un accordo verbale.

C’erano, in ogni caso, davvero buone probabilità che lo spagnolo continuasse a vestire rossonero, con il club che si sarebbe impegnato - almeno inizialmente - a trattenerlo a Milanello. Come sappiamo, l’ipotesi di rimanere non si è concretizzata sia per una questione economica che di ricambio dirigenziale. Non è comunque un mistero che all’ex numero 10 avrebbe fatto piacere continuare a vestire il rossonero. Al di là del legame costruito con i compagni di squadra e con i tifosi, a cui lo spagnolo ha dedicato un bel post di addio sui suoi canali social, non bisogna dimenticare che Brahim ha rappresentato uno dei punti cardine del Milan di Pioli. Specialmente dopo l’addio di Çalhanoğlu.

Per quanto neanche lontanamente affini come stile di gioco, lo spagnolo ha occupato la zolla della trequarti campo centrale garantendo un’arma in più a Pioli nelle sortite offensive della squadra rossonera. Inizialmente l’ex 10 rossonero ha avuto un po’ di difficoltà nell’imporsi nelle gerarchie dell’allenatore emiliano, anche se poi il suo apporto è stato fondamentale e, per certi versi, è anche quello che manca a questo Milan. Ciò che in fondo notava Beppe Bergomi ai microfoni di Sky, secondo cui la squadra rossonera avrebbe sottovalutato l’addio dello spagnolo.

Le giocate estemporanee del nuovo numero 21 del Real Madrid permettevano alla manovra offensiva dei rossoneri di essere più imprevedibile, limitandosi altrimenti ad essere Leão-dipendente. Nella sua ultima stagione di Serie A, infatti, Brahim (nel confronto con i centrocampisti offensivi/ali del nostro campionato) rientrava nel 98° percentile per passaggi filtranti (0,51 per partita) e nel 97° percentile per creazione di azioni da gol (0,84 per partita). Anche se l’importanza di avere Brahim in squadra si può spiegare con tre semplici dati: le prese di possesso palla che hanno portato a un gol (99° percentile: 0,28 per partita); le azioni difensive che hanno portato a un gol (98° percentile: 0,05 per partita) e le conduzioni di palla nella trequarti avversaria (95° percentile: 3,18 per partita). Sono queste particolarità che fanno di Brahim un trequartista atipico, che sicuramente non risponde ai canoni del trequartista in accezione romantica.

Tutto il repertorio di Brahim Díaz si può ammirare nel gol segnato contro la Juventus nel 2-0 casalingo dell’8 ottobre 2022.

Chiusa la parentesi con il Milan, la dirigenza del Real Madrid ha accolto lo spagnolo con un rinnovo del contratto fino al 2027. Una mossa abbastanza sorprendente, se si pensa che fino all’estate c’era la possibilità che Brahim diventasse a titolo definitivo un giocatore dei rossoneri. La scelta è ancora più discutibile se si guarda il parco di giocatori offensivi a disposizione di don Carlo Ancelotti. Probabilmente, l’idea di blindarlo così a lungo poteva essere un indicatore del fatto che la squadra di Madrid non volesse perderlo a zero. In effetti non c’è stata alcuna sorpresa sullo scarso utilizzo del trequartista spagnolo da parte dell’allenatore italiano. Fino a poco più di un mese fa, infatti, Brahim era il secondo giocatore col minor numero di minuti giocati di tutta l’intera rosa, con alcune testate giornalistiche che si chiedevano che fine avesse fatto l’ex giocatore del Milan.

Alle domande sullo scarso utilizzo del calciatore, l’allenatore delle Merengues rispondeva così: «Non ha avuto molti minuti finora. So che può dare il suo contributo, ma la competizione interna è tanta. È serio, mi piace e avrà il suo ruolo». Insomma, né una bocciatura totale né una promozione. Eppure, per le sue caratteristiche fisiche e tecniche, Brahim è un giocatore pienamente compatibile con la nuova versione del calcio secondo Carlo Ancelotti. Un’evoluzione in realtà non troppo recente che - secondo quanto scritto da Paolo Condò su La Repubblica - concede libertà di movimento ad alcuni giocatori come Vinicius Jr. e Rodrygo per non imbrigliarne l’estro. Un tipo di gioco, in sintesi, che riporta in auge il «vecchio e sano contropiede» e che apre alla creatività del singolo giocatore, senza dare troppe informazioni in fase di possesso palla.

Non è un mistero che le armi letali di questo Real Madrid siano i brevilinei brasiliani, con Jude Bellingham - ormai diventato un calciatore totale - che sfrutta ogni inserimento per far male alle difese avversarie. Il nuovo Real Madrid targato Ancelotti è una squadra che pratica un calcio semplice, con i giocatori offensivi che si scambiano continuamente di posizione per dare meno punti di riferimento possibili.

Un esempio, già citato nell’articolo di Gianmarco Galli Angeli, degli scambi di posizione dei giocatori del Real.

È stato però nel momento del bisogno che il Real ha riscoperto Brahim Díaz. Più precisamente dopo i vari infortuni che hanno portato al licenziamento del responsabile dell’area medica della squadra spagnola. Con attacco e centrocampo praticamente decimati, lo spagnolo è riuscito a ritagliarsi un ruolo chiave nel 4-4-2 atipico di Carlo Ancelotti, che spesso vede quattro centrocampisti puri sulla mediana. Almeno sulla carta, lo spagnolo è stato utilizzato sia come seconda punta in coppia con Rodrygo (come nella partita contro il Napoli) ma anche come esterno di centrocampo (come nella partita contro il Granada). La posizione iniziale di Brahim è essenzialmente legata all'attaccante che di volta in volta sceglie Ancelotti. Con una punta più fisica e statica come Joselu, lo spagnolo arretra a centrocampo e Rodrygo gioca in tandem con l'ex Espanyol. Con un attaccante più rapido e dinamico come Rodrygo, Brahim diventa il suo partner d'attacco.

Rispetto al brasiliano, Brahim è più propenso al sacrificio in fase difensiva. Lo spagnolo fa un uso saggio della forza dei suoi quadricipiti e li pianta bene per terra quando si trova a contrastare un giocatore avversario.

Le posizioni inziali ovviamente sono solo indicative. Sia Bellingham che Brahim, ipoteticamente gli esterni di centrocampo del 4-4-2, si trovano spesso vicini nella zona centrale della trequarti campo e gravitano intorno al punto di riferimento più avanzato della squadra per cercare delle combinazioni.

Brahim e Bellingham si posizionano vicino a Joselu costringendo la difesa del Granada a occuparsi di loro, mentre Rodrygo si allarga e chiede palla.

In quest'assetto, Brahim è molto abile a ricevere palla spalle alla porta e a girarsi nello stretto con dribbling o controlli orientati che gli riescono abbastanza facili grazie al baricentro basso. La facilità con cui sposta la palla è notevole e in alcuni tratti il suo movimento di bacino può ricordare iperbolicamente quello di Messi. Giocate belle, appariscenti, ma soprattutto utili. Negli ultimi giorni, infatti, si sono diffusi a macchia d'olio video su YouTube pieni di skills di Brahim, specialmente dopo aver creato l'azione del momentaneo 1-1 contro il Napoli. Anche in quel caso c'è un saggio delle qualità del giocatore spagnolo, che prima sguscia via dalla marcatura di Zambo Anguissa con una veronica e poi si invola verso l'area avversaria accompagnato da Bellingham e da Rodrygo.

L'azione con cui Brahim Díaz ha servito l'assist a Rodrygo, che poi mette una palla imprendibile sotto al sette. Da non sottovalutare anche il taglio dello spagnolo che libera il destro al compagno di squadra.

I più arguti diranno che è facile giocare con mostri sacri come Modrić e Kroos. Che è facile associarsi con i giovani più talentuosi della scena mondiale come Rodrygo, Bellingham e Valverde. È così, indubbiamente. Ma soffermiamoci un attimo sul risvolto della medaglia: bisogna meritare di essere in quel posto. Bisogna capire in che modo associarsi, bisogna saper leggere le intenzioni e le giocate. Solo chi ha una sensibilità tecnica sopra la media può riuscirci, perché vuol dire immedesimarsi nel passaggio che si sta per ricevere.

Prendiamo come esempio il gol di Brahim contro il Granada. Il 21 madrileno riceve palla da Valverde e, pur avendo più vicino lo scarico su Rodrygo, decide di prolungare il passaggio fino a raggiungere Toni Kroos. Nel momento stesso in cui la palla inizia il suo viaggio per raggiungere l'8 dei Blancos, Brahim Díaz si è già fiondato nello spazio per ricevere il filtrante del tedesco. Con quei piedi lì, ovviamente, il passaggio non si fa attendere e lo spagnolo batte in uscita il portiere degli andalusi.

La combinazione tra Brahim e Toni Kroos che porta in vantaggio i Blancos sul Granada. Per celebrare il gol, propiziato dal passaggio millimetrico, Brahim si china per lucidare la scarpa del tedesco.

Lo stesso concetto vale anche quando è lo spagnolo a vestire i panni dell'assistman. Nell'ultima partita contro il Betis, in particolare, il Real Madrid ha sbloccato il risultato con una triangolazione tra Bellingham e Brahim. L'inglese parte da destra e scarica in mezzo per il 21 che si è abbassato sulla trequarti. Con uno scavetto, tanto elementare quanto efficace, Brahim elude l'intervento del difensore dei Verderones e pesca Bellingham al centro dell'area che si ritrova a tu per tu con Rui Silva.

Il gol che sblocca la partita contro la Real Betis, poi terminata con un pareggio.

Questo pattern si ripete più volte nel corso delle partite, principalmente per sfruttare le capacità di inserimento di Brahim o degli altri giocatori offensivi del Real. Anche nel secondo gol contro il Granada si può vedere questa struttura. Ferland Mendy scarica su Joselu, il quale si è abbassato per svuotare l'area di rigore e favorire l'inserimento di Bellingham. Con un delicato tocco di esterno destro, l'attaccante spagnolo imbuca per Brahim Díaz che resiste al difensore biancorosso e serve in mezzo un passaggio per Bellingham.

Insomma, questo tipo di azione reiterata è una sorta di comfort zone per i Blancos. Oltre ad essere efficace, mette in luce la forte connessione che si è venuta a creare tra i protagonisti del nuovo ciclo del Real Madrid. Brahim Díaz e Bellingham hanno trovato un'ottima partnership sia sul campo che fuori, come sembra anche dai canali social vicini al club spagnolo.

https://twitter.com/LosMadridistas_/status/1734188957158519113?s=20

Non sappiamo esattamente se Brahim Díaz, con il rientro degli infortunati, continuerà ad avere così tanto minutaggio. Rispetto a quanto mostrato fino ad ora, però, sarà difficile rinunciare ai suoi guizzi, alla capacità di ribaltare l'azione e di associarsi agli altri giocatori del Real. Dopo la partita col Granada, Ancelotti si è detto contento del lavoro che lo spagnolo sta facendo e anche del modo in cui risponde presente in ogni posizione in cui viene schierato. È anche probabile che lo spagnolo abbia da qui in poi più spazio di quanto anche lui stesso poteva aspettarsi.

Lo spagnolo sta giocando benissimo le carte a sua disposizione e sta allontanando gli spettri che aleggiavano attorno a lui. Anche da lontano sta animando il dibattito del tifo rossonero: molti, vedendo le ultime prestazioni e il calo del Milan, lo rimpiangono. Altri, più semplicemente, continuano a confermare le impressioni che ha dato in rossonero, considerandolo un discreto giocatore e nulla più. In ogni caso, Brahim sembra aver trovato il suo posto nel Real e fin quando giocherà così, magari, continuerà a far sollevare il sopracciglio a Carlo Ancelotti. Uno che di talenti se ne intende.


  • Classe 1996. È ancora convinto che Chinaglia non può passare al Frosinone. Gli piace l'odore delle case dei vecchi. Considera il 4-3-3 simbolo della perfezione estetica.

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