
Numero! (S02E01): Napoli, Soulé, Salah
La nostra newsletter ritorna con un nuovo formato.
Numero! è la newsletter di calcio e statistiche avanzate riservata ai nostri associati. Una volta al mese Nicola Santolini e un ospite dalla redazione di Sportellate analizzeranno un tema caldo della Serie A e premieranno il Giovane del Mese, tutto ovviamente partendo dai numeri. Se vuoi sostenere il nostro progetto editoriale puoi associarti seguendo questo link. Per ringraziarti, ti invieremo questa newsletter esclusiva, riceverai il nostro Magazine e, dal 2024, tante altre belle novità!
Cari lettori,
ben ritrovati nel primo episodio della nuova stagione di Numero!, la newsletter per gli associati a Sportellate in cui parliamo di calcio (anche e soprattutto) attraverso dati, numeri e statistiche.
Negli episodi della scorsa stagione, che possiamo considerare una lunga - lunghissima! - introduzione, abbiamo osservato e imparato a conoscere uno spaccato piuttosto ampio del mondo delle statistiche avanzate e della cosiddetta football analytics. Abbiamo parlato di metriche ed indicatori, abbiamo visto come possono essere utilizzate le statistiche per analizzare le prestazioni di squadre e giocatori e ho cercato di introdurre i principali tipi di grafici utilizzati nell’analisi di dati calcistici e come interpretarli ma... nuova stagione, nuovo format!
Avendo costruito questo tipo di background e di conoscenze, in questa stagione cercheremo di sfruttare gli strumenti acquisiti per parlare un po’ più di attualità, raccontando attraverso i dati squadre, giocatori e allenatori. Insomma, daremo per scontate un po’ di nozioni di base! Parlo al plurale perché in questa nuova stagione di Numero! non sarò da solo, ma la newsletter sarà arricchita dal contributo di tanti autori di Sportellate - che già conoscete e apprezzate sul sito - che mi accompagneranno episodio dopo episodio.
Sono sicuro che vi piacerà!
L'involuzione del Napoli
Quando il Napoli ha ufficializzato l’arrivo di Rudi Garcia come nuovo allenatore al posto del dimissionario Luciano Spalletti, la piazza si era ritrovata sgomenta. Non solo perché il club appena laureatosi Campione d’Italia si era arrovellato sino allo sfinimento per pescare un nome dalla lista dei presunti quaranta enunciata qualche settimana prima da De Laurentiis. Rudi Garcia e il Napoli erano speculari nella parabola calcistica – un club in ascesa, un allenatore in declino – tanto quanto nell’approccio alla tattica collettiva. Il Napoli era stato costruito per palleggiare, Garcia voleva una squadra verticale; il Napoli conosceva a memoria i meandri del 4-3-3, e appena possibile Garcia ha usato il 4-2-3-1.
È dalla prima conferenza stampa che Garcia ha predicato il rigetto del passato, l’inseguimento del Napoli a una dimensione nuova, in cui avrebbe dovuto imparare a comportarsi diversamente in campo. Il Napoli di Garcia è stato caratterizzato fino alla fine dei suoi giorni da questa contraddizione: un tecnico che ricercava l’urgenza dei risultati contro una squadra, e un pubblico, che erano abituati a pensare alla prestazione.
L’unica statistica di cui Garcia si è fatto portavoce nella sua breve esperienza partenopea è quella relativa alla conversione dei tiri verso lo specchio. E, intendiamoci, aveva anche ragione: il Napoli è infatti la squadra che calcia più volte in Serie A – 233 – e quella che centra più volte lo specchio della porta – 78 – eppure è solo settima nel rapporto tra questi numeri e gli effettivi gol segnati. Anche l’indice di pericolosità individuato attraverso gli expected goals ci restituisce l’idea di una squadra tutto sommato in salute dal punto di vista creativo: il Napoli è secondo – 26.92 xG creati – dietro l’Inter in questa classifica.
Eppure è inevitabile sottolineare come la mancanza di lucidità sotto porta, se da un lato può essere spiegata con un cattivo rendimento da parte degli attaccanti – e soprattutto dell’inizio di stagione piuttosto nervoso di Kvaratskhelia – dall’altro è strettamente collegata al calendario. Il Napoli di Garcia ha giocato in Serie A due soli scontri diretti: contro Fiorentina e Lazio, in cui ha segnato 2 gol e ne ha incassati 5. In tutte le altre partite era legittimo pensare, e infatti è stato così, che fosse il Napoli a tenere il possesso, a calciare più volte in porta, a “dominare” per volume di azioni offensive. Insomma, che il Napoli creasse più o meno tanto contro Sassuolo, Frosinone, Empoli, Lecce, Udinese e Salernitana era scontato, si può dire.

È bastato incontrare squadre organizzate difensivamente, o capaci di ordire trame di pressing più sofisticate, affinché il Napoli di Garcia si sfaldasse. Le statistiche dicono che il Napoli ha l’indice di PPDA più alto in Serie A – 10.48 secondo Soccerment – eppure i gol segnati a seguito di una riaggressione si contano sulle dita di una sola mano, a essere generosi. Il pressing adottato dal Napoli si è rivelato spesso scoordinato, e se dopo un primo intercetto la squadra perdeva un contrasto, era facile ritrovarla scoperta in tutte le zone del campo.
Va sottolineato che il Napoli ha anche un buon rapporto tra xG creati e xG concessi: è terzo, dietro Inter e Juventus, e ciò rispecchia in qualche modo anche la classifica reale, se non fosse per qualche inciampo deprimente e casuale come quello in casa contro l’Empoli. Sono numeri buoni, da squadra che si sarebbe piazzata virtualmente tra le prime quattro senza troppa fatica, pur avendo abdicato già da ottobre alla lotta per la vittoria dello Scudetto.
Ma è proprio quest’ultima parte, ovvero l’idea di resa incondizionata offerta all’esterno, che ha portato il club a esonerare Rudi Garcia. In quattro mesi lo spirito del Napoli è sembrato spegnersi come una macchina a cui manca il carburante al primo chilometro d’autostrada.
L’arrivo di Walter Mazzarri non cambierà molto, nelle statistiche, e la partita contro l’Atalanta in un certo senso ce lo ha già dimostrato. Il Napoli ha vinto con numeri “garciani”: ha tenuto il 56% di possesso palla ma calciato meno in porta degli avversari, 11 contro 16, alternando una costruzione più fine dell’azione a continui lanci per Osimhen. Eppure mai come a Bergamo il Napoli è sembrato una squadra viva, con un cuore che pulsa in maniera sincrona. Per questa newsletter non è cambiato molto, ed è probabile che sul lungo periodo il Napoli torni ad accusare problemi nella tenuta difensiva e nella lucidità sotto porta. Il calcio, però, lo sappiamo, è fatto anche di una sostanza invisibile, di entusiasmo e condivisione di un progetto tecnico. Tutte cose che Rudi Garcia aveva smarrito.
Il Giovane del Mese: Matias Soulé

Sono passati appena due mesi dal primo gol di Matias Soulé in Serie A: era il 28 settembre e il suo colpo di testa a pochi passi dalla porta era stato decisivo per l’1-1 casalingo del brillante Frosinone di Di Francesco contro la Fiorentina. Da quel momento – nonostante sia un classe 2003 alla prima stagione da titolare – Soulé è diventato uno dei migliori giocatori del nostro campionato. Uno di quelli più divertenti da vedere, certo, uno di quelli che invece di calciare la palla sembra baciarla. Eppure Soulé si è rivelato anche come un esterno offensivo efficace.
Produce 5.32 occasioni da tiro a partita – è nell’11% degli esterni che ne producono di più – ma anche le statistiche dei passaggi progressivi sono speciali: Soulé ne completa 6.19 per 90'. È infatti sulla pulizia tecnica del suo piede sinistro che il Frosinone si appoggia per uscire dalla pressione avversaria e innescare la verticalità della mezzala opposta o della punta centrale.
A ottobre Soulé ha segnato 4 gol in Serie A. Oggi ne ha segnati 6, tanti quanti alcuni dei migliori giocatori che abbiamo in Italia, o comunque dallo status più elevato del suo: Nico Gonzalez, Victor Osimhen, Romelu Lukaku, Ademola Lookman. Tra expected assist ed expected goals forniti ogni novanta minuti (0.52 la somma dei due dati), è difficile trovare esterni così incisivi sulla fase offensiva di una squadra. La Juventus ha approfittato dell’interesse del Frosinone per Soulé per mandarlo in prestito a maturare, e le conoscenze calcistiche di Eusebio Di Francesco lo stanno aiutando a sbocciare definitivamente. Aspettando di vederlo continuare a giocare con questa agilità tecnica e questa vivacità nel dribbling, possiamo dire che è un privilegio veder giocare Soulé tutte le domeniche.

CONSIGLI DI LETTURA & ASCOLTO
- “Salah è un antidoto all'islamofobia” (Gabriele Moretti, Sportellate): sono sempre interessato agli approfondimenti che trattano dell’enorme influenza del calcio al di fuori del campo da gioco, e questo pezzo su Sportellate ne è un ottimo esempio
- “Il bello del giovedì sera” (Ultimo Uomo): non vi dirò nulla di nuovo, ma se prima del weekend avete un ventina di minuti da dedicare alla lettura, vi consiglio questa rubrica, dove dopo ogni turno di coppa Emanuele Atturo e Marco D’Ottavi raccontano il meglio e il peggio delle competizioni europee meno “nobili”.
- “Decode the game” (podcast, Soccerment): se cercate un podcast in italiano che tratti di dati e statistiche, vi consiglio quello realizzato dallo staff di Soccerment, spesso arricchito da importanti ospiti e professionisti del settore, anche dalla Serie A.
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