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Copertina Matteo Guendouzi
, 11 Dicembre 2023

Mattéo Guendouzi è una furia


Il centrocampista francese è l’anima di una Lazio altalenante.

Chissà se Sergej Milinkovic-Savic ha mai ascoltato “Quando finisce un amore” di Riccardo Cocciante. Magari ripensando ai suoi otto anni a Roma, alla travolgente storia di passione con la Lazio e con la sua gente. Non lo sapremo mai. Fatto sta che nel biennio dove il Dio Denaro del Medio Oriente va fortissimo tra i calciatori di ogni tipo, specialmente fra quelli reputati di mezza età messi di fronte a un bivio e in cerca di nuovi ‘stimoli’, ci è cascato anche il serbo. E così la tanto spumeggiante Lazio, arrivata seconda, che riscopre la Champions League dopo tre stagioni, si trova a dover fare i conti con un addio dolorosissimo e sospettato da anni, anche se con tutt’altre idee rispetto all’Al-Hilal. Come sostituire uno dei centrocampisti più prestigiosi della storia del club?

Non è stata un’estate facile per i biancocelesti, come non lo è il momento attuale. Una prima parte di stagione dove il tratto distintivo di Sarri e dei suoi ragazzi è la discontinuità, che non permette di scorgere oltre una classifica mediocre. Poi a un tratto, in un apparentemente anonimo martedì sera di ottavi di finale di Coppa Italia, l’Olimpico strabuzza gli occhi di fronte alla devastazione di Mattéo Guendouzi. E scopre che c’è ancora speranza. No, non è e non deve essere una novità. E sì, la gente della Lazio aveva già percepito l’importanza del suo arrivo. Il battesimo del gol contro il Genoa è solo l’ultimo dei tanti frammenti di una congiunzione da favola, come due strade che si incrociano al momento perfetto.

Dopo l’arrivo di Rovella dal Monza, insieme all’inamovibile Luis Alberto mancava il ‘terzo elemento’ dell’ipotetico centrocampo della Lazio, qualcuno da abbinare a un tutto fantasia e a un centrocampista molto versatile, ma in questa squadra chiamato a fare il play. Cercando di formare le coppie del reparto, l’investimento Kamada non rispecchia le caratteristiche richieste, oltre alle aspettative disilluse anche a livello di prestazioni. Difficile che il giapponese si incastri assieme al numero 10 biancoceleste, semmai è l’uomo a cui fare concorrenza. Poi Cataldi-Rovella per il vertice basso e Vecino, sempre più usato da mezzala da Sarri. Chi manca? Guendouzi, definizione di “ciò di cui la Lazio aveva estremo bisogno”. Un giocatore dinamico, con tanta corsa nelle gambe e preparato in entrambe le fasi. Obiettivo centrato in pieno.

Io, sono, velocità

Guendouzi marchia ogni suo movimento con il tratto caratteristico per eccellenza: l’uso del corpo. Quando ha palla sfrutta molto la torsione del busto, che gli consente di avere rapidità nel cambio di direzione. Spesso finta lo scatto rimanendo in posizione, talvolta sfrutta il raddoppio categorico degli avversari per passare in mezzo. È un dribbling stretto accattivante ed efficace, un ottimo abbinamento tra tecnica, nel controllo di palla, e fisico, nel momento dell’accelerazione.

Queste qualità sono guidate dall’intuito, da una devastante velocità d’esecuzione. Guendouzi dà sempre l’impressione di avere quel mezzo secondo di vantaggio su tutti gli altri, che sia in un anticipo o in un filtrante. Lui arriva prima. La percentuale di rischio è alta, soprattutto nel portare palla sempre vicino agli avversari, ma c’è sempre la percezione che la sfera, tra i suoi piedi, sia al sicuro. Inoltre, il suo cambio di passo è impressionante: Mattèo attrae a sé gli uomini da scartare per sparire dalla loro aggressione, con pazienza e molta fiducia nei suoi mezzi.

L’arma in più per difendere in mezzo al campo

Il particolare uso del corpo serve anche, e soprattutto, per difendere. Dall’alto dei 185 centimetri d’altezza per 68 chili di peso, Guendouzi non vanta il fisico da spartano ideale per reggere l’urto, come si suol dire, ma non gli mancano le risorse. Lo aiutano il furore agonistico e l’aggressività, facenti parte della sua attitudine in campo; vediamo spesso il francese effettuare recuperi alti, spesso sganciandosi dalla linea di centrocampo, proprio perché l’obiettivo è fronteggiare quanto prima l’avversario. In ogni caso, è una vera e propria mina vagante, una spina nel fianco per chi porta palla, che non può mai stare tranquillo.

Guendouzi applica il suo vantaggio psicologico nella lettura maniacale di molteplici situazioni in brevissimo tempo, un plus che testimonia una concentrazione e prestazione mentale da fuori categoria. Agisce soprattutto sul centro-destra, dove Sarri preferisce schierarlo e dove lui si esalta maggiormente, ed è il “salvatore” della difesa della Lazio: quando l’avversario ha 10-20 metri di campo liberi per poter andare palla al piede e avvicinarsi alla linea difensiva, lì emergono le capacità di interdizione del francese. La resistenza nella corsa gli consente di reggere la falcata di molti giocatori, per poi intervenire spalla-spalla lateralmente oppure con la situazione più frequente e meglio riuscita, arpionando sfera e gamba dell’avversario da dietro. Alto coefficiente di rischio e difficoltà, così come di pulizia degli interventi.

La heatmap di Guendouzi nelle sue prime 12 uscite con la Lazio in Serie A. (Dati: SofaScore)

La Serie A si accorge subito di lui

L’esordio con la Lazio arriva a Napoli, alla terza giornata di campionato nonché appena quattro giorni dopo il suo arrivo in Italia. E l’impatto è subito evidente nel successo dei biancocelesti al ‘Maradona’, anche se il tabellino non racconta il suo apporto. Arrivano subito un gol e un assist… entrambi annullati per due differenti situazioni di fuorigioco. Nella sua prima mezz’ora complessiva in Serie A, gli sprazzi sono in totale linea con il Guendouzi che il mondo già conosceva. Emergono un buon tiro da fuori (nel gol annullato), tratto distintivo per un circumnavigatore del limite dell’area amante del destro a giro, e la semplicità con cui manda in porta i compagni con deliziosi filtranti e lanci lunghi. Interessante una statistica, riportata da FBRef: nell’ultimo anno, la media di progressive passes è 6.06 a partita. Non senza contare come porta palla in accelerazione: 2.76 progressive carries a incontro.

https://youtu.be/MAXX6gr9uGs?si=Fq1IBIS6a63Zh1bX

Come si stanno abbinando le sue caratteristiche al modo di giocare di Maurizio Sarri? Sicuramente, in queste prime partite, risaltano maggiormente le sue doti atletiche e di interdizione rispetto a quelle offensive, le cui chiavi sono affidate alla classe di Luis Alberto, che nei fatti ha preso il predominio assoluto della zona di rifinitura, teoricamente la più gradita dal francese. Balza subito all’occhio la ricerca di alternative per attaccare la porta avversaria; più volte Guendouzi ha sperimentato il travestimento da esterno alto, portando la sfera sul fondo per poi metterla in mezzo cercando sistematicamente delle soluzioni in cutback.

Nei pochi attimi di vita dell’ultimo derby di Roma, uno dei più piatti e monotoni degli ultimi anni, le situazioni d’attacco della Lazio nel primo tempo vivono di queste iniziative.

Ma adesso è arrivato anche il momento del primo gol. Guendouzi si sblocca in biancoceleste e mostra all’Olimpico un’altra sua grande abilità: gli inserimenti in area. Letale il suo posizionamento, si piazza sempre dove c’è un corridoio libero per passare in mezzo a due difensori. Si muove molto lentamente prima che parta un cross o passaggio verso di lui, per poi fiondarsi nel cuore dell’area e cambiare completamente direzione del movimento, andando verso la palla. Un gol della scorsa stagione, con la maglia dell’OM, siglato in Champions League contro l’Eintracht Francoforte, è l’emblema di questa sua capacità, abbinata anche a doti balistiche non indifferenti nel colpire al volo. L’ultima rete realizzata, in Coppa Italia contro il Genoa, è il primo esempio italiano.

Dopo il passaggio ai quarti di finale in Coppa Italia, Sarri ha parlato così di Guendouzi: “Un ragazzo di grande energia e personalità, uno a cui piacciono tanto le sfide, adesso è in buone condizioni fisiche e mentali. In Premier League mi aveva già sorpreso per questa sua esuberanza in alcuni momenti della partita”. Ripartiamo da come l’ha descritto il tecnico; in tre parole: energia, esuberanza, personalità. In una Lazio non in linea con le aspettative, con i protagonisti della scorsa stagione tutti, chi più chi meno, calati a livello di rendimento, Guendouzi è di fatto un’anima della squadra, capace di portare prospettive migliori. Per concludere, questo video su YouTube raffigura i momenti migliori della scorsa stagione (ancora all’Olympique Marsiglia) di Guendouzi, con un ampio ventaglio di situazioni in entrambe le fasi. Un ottimo contenuto per farsi una prima idea sul tipo di centrocampista.

  • Classe 2002. Firenze. Giornalista pubblicista. Laureato in Scienze Politiche (Comunicazione e Media).
    Segue e scrive di calcio e tennis. Spesso a giro con una sciarpa viola.

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