
Hellas Verona-Lazio (1-1) - Considerazioni Sparse
La Lazio arranca e il Verona gongola.
Esiste un momento nel quale diviene chiaro che una squadra, qualora ancora ci fosse bisogno, non appare completamente in grado di poter vincere anche partite che, sulla carta e per i valori in campo, possono essere alla sua portata. Questo perché manca la mentalità, la cazzimma, come direbbero a Napoli, quella voglia di portare a casa il bottino pieno nonostante tutto. Il Verona, lato suo, interpreta perfettamente il suo copione e riesce a ottenere ciò che poteva e doveva.
Eppure la Lazio non gioca male; manda segnali incoraggianti, specie sulla catena di destra - lato debole nelle ultime uscite, tentativi di circolazione palla rapidi e veloci. Le occasioni vengono create anche in buon numero ma senza che vengano effettivamente tradotte in punteggio favorevole. In un unico svarione della difesa il Verona trova il gol. Un dato, questo dei gol subiti – specie rispetto all'anno scorso – che la dice lunga sulla tenuta prima di tutto mentale della squadra. Difatti, la stessa identica squadra concedeva pochissimo (21 clean sheet) e ciò, come supponibile, faceva pendere la bilancia a livello di classifica favorevolmente.
Gli scaligeri, canto loro, giocano una partita ordinata e senza particolari sbavature. Soffrono più del dovuto in fase difensiva ma senza particolari grattacapi per il loro estremo difensore. Il centrocampo è spesso aggressivo in fase di non possesso tanto che, questa stessa ferocia nel recupero palla anche se fuori tempo, comporta l'espulsione di Duda. Il gol, va detto, è frutto di una azione estemporanea ma il dato di fondo rimane: il Verona ha tenuto compatto fino alla fine.
Hombre del Partido: Zaccagni. Fino a quando è rimasto in campo si è visto quel giocatore che l'anno scorso si è distinto per gol e assist e ha trascinato la squadra anche nei momenti più difficili. Oggi serve a Sarri più che mai specie con l'assenza, fin troppo ingombrante, di Savic. La speranza è che sia un inizio, nuovo inizio.
Baroni e Sarri si incontrano oramai sui campi verdi da decadi. Eppure Sarri riesce difficilmente a spuntarla contro Baroni, si veda solo l'anno scorso contro il Lecce la Lazio, in stato di grazia, abbia sofferto. Ci sono spesso nel calcio questi incontri in cui un allenatore con più "curriculum" non riesca a superare un collega meno titolato. Ma, in fondo, il bello di questo sport – che può essere anche il suo lato più orrendo – è che non esistono pronostici o supremazie ma solo applicazione voglia e dedizione. Cose che la Lazio di quest'anno sta avendo con molta discontinuità.
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