Copertina juventino napoli
, 8 Dicembre 2023

Cosa significa tifare Juventus a Napoli?


Uno scontro sportivo che ha ormai trasceso nell'identitario.

Napoli è l’unica grande città con una sola squadra. Per questo tra la tifoseria ed il club c’è un legame viscerale che affonda le proprie radici anche nell’identitarismo. "Napoletani", infatti, sono definiti sia gli abitanti della metropoli partenopea che i tifosi della squadra azzurra. Non c’è spazio per un altro colore che non sia l’azzurro poiché il tifo assume quasi valenza di diritto alla nascita. Napoli e il Napoli sono la stessa cosa. In città perciò non si è mai respirata aria di derby. Quell’atmosfera coinvolgente che quasi livella le classi sociali e che almeno per due giorni all’anno fa sì che tra il macellaio e l’avvocato, il venditore ambulante ed il ministro; non ci sono differenze perché tutti sono uniti sotto un unico colore. Partite in cui conta davvero solamente il risultato perché linfa vitale o veleno fatale che circolerà nelle vene dei tifosi fino al prossimo scontro.

Una sensazione, questa, che se vogliamo ha coinvolto Salernitana e Avellino, certo, ma che ha tolto il sonno più ai tifosi avversari che a quelli azzurri, probabilmente rilassati da un senso di superiorità, sportivo e non, verso città e squadre che nella storia hanno avuto pochi punti di contatto, se non durante gli anni di grande buio del club del capoluogo campano.

Ci ha pensato quindi la storia a consegnare al popolo la grande rivale, facendo leva sulle condizioni sociali più che sportive: la Juventus, il simbolo del potere sabaudo.

Il sentimento neo-borbonico e il revisionismo storico

Banalmente, il perché della rivalità tra Napoli e la Juventus è da ricercare nel palmares. Come umanamente comprensibile, la squadra che nella propria storia non ha vinto tanto guarda con un pizzico d’invidia chi ha la bacheca piena e tutto ciò che comporta mediaticamente. Un sano senso d’invidia. C’è però chi ha voluto avvelenare il pozzo e voler spostare il focus dal rettangolo di gioco ai libri di storia, mettendo la questione sul piano politico modellando a proprio piacimento vecchie battaglie come la questione meridionale e l’Unità d’Italia con l’obiettivo di rimescolare le tessere di un puzzle che i nostri avi hanno messo insieme con sangue e sudore. Una propaganda che ha mirato ad indentificare il napoletano come brigante, vittima di repressione da parte dei piemontesi in nome di un’unità imposta, artificiosa e irreale.

A riprova di ciò è impossibile non notare come molti tifosi stiano introducendo all’interno dello stadio, oltre alle classiche bandiere color azzurro, anche i vessilli raffiguranti lo stemma della casata dei Borbone. La bandiera che, dal 1738, era simbolo del potere di Napoli e che poi è finita ammainata con l'arrivo dei garibaldini. L’immagine della Juventus, di conseguenza, è diventata il simbolo sabaudo, creatore di scompiglio in un meridione maltrattato vittima di razzismo, impoverito perché derubato delle proprie ricchezze e de-industrializzato. È anche in questo clima che vive chi, pur essendo nato a Napoli, coltiva la passione per la Juventus. Vivere la juventinità di un territorio ostile come quello di Napoli e provincia non deve essere facilissimo.

Il marchio infamante dell’essere juventino

Neanche le istituzioni, che dovrebbero contraddistinguersi dalla massa anche solamente in nome del ruolo ricoperto, si sono mai sottratte a dare contro allo juventino di Napoli. Proprio pochi giorni fa, in merito al tema riguardante il riammodernamento dello stadio Maradona, il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, ha "attaccato" il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi ai microfoni di Prime Sport: "Se lo juventino Gaetano Manfredi riuscirà fuori dal legame che lo lega al consiglio comunale e mi darà lo stadio, prometto che nel giro di un anno lo faccio diventare lo stadio più bello d’Italia. Se invece in consiglio comunale odiano il Napoli e non sono allineati con la popolazione, noi abbiamo la Reggia di Caserta o Pompei. Quindi non è che la Campania non si identifica con Napoli, Napoli e Campania e un tutt’uno. Infatti il presidente della regione è con me."

Insomma, "juventino" è diventato un'offesa, forse neanche tanto sottile. Uno strumento di delegittimazione. Non più "il sindaco Manfredi", non l'ex rettore di un'eccellenza come la Federico II, ma "lo juventino Manfredi". Lo juventino che ha dovuto fare marcia indietro e rinnegare un innocente amore giovanile solo per risultare credibile agli occhi della città.

La stessa inversione ad U imboccata dal suo predecessore, Luigi De Magistris, interista sfegatato che, in fretta e furia, ha portato in soffitta sciarpe e gagliardetti nerazzurri preferendo vestire i panni di focoso tifoso partenopeo, anti-juventino dichiarato e promulgatore sui social di polemiche spicciole che solleticano gli istinti populisti dei tifosi con la tessera elettorale nel cassetto. Un’ondata malevola che ha investito anche Cristiano Giuntoli, direttore sportivo e artefice del Napoli campione d’Italia. Le dichiarazioni d’amore adolescenziale verso la Juventus durante la presentazione alla stampa hanno, per molti, avuto il cattivo sapore del tradimento.

Il marchio infamante del traditore ha accompagnato anche la carriera di Ciro Ferrara, mirabolante difensore e uno dei primi casi di calciatore moderno potendosi disimpegnare in più ruoli della difesa, ha avuto la colpa di trasferirsi alla Juventus nel momento migliore della sua carriera, coinciso con la parabola discendente del Napoli oramai orfano di Maradona ed avviato a vivere un duro periodo di crisi finanziaria.

Una ferita aperta per i napoletani che ha ricominciato sanguinare copiosamente con il trasferimento record di Gonzalo Higuaín, un core ‘ngrato contemporaneo che ha causato alle nuove generazioni lo stesso sgomento vissuto negli anni ’70, quando José Altafini si lasciò incantare dal suono delle sirene bianconere e abbandonò Napoli dopo sette lunghi anni, diventando per scherzo del destino anche mattatore della sfida scudetto che assegnò lo scudetto 1974/75. Pochi giorni dopo la partita, su di un cancello di accesso del San Paolo apparve «José core 'ngrato», ricordando i trascorsi azzurri dell'attaccante oriundo.

(Foto: AFP)

Attraverso la sezione dedicata sul sito ufficiale della Juventus è possibile costatare come siano ben diciotto i fan club riconosciuti sul territorio campano, cinque dei quali hanno sede tra Napoli e provincia. Il più famoso è senza dubbio quello di Cercola, i cui striscioni rappresentativi sono facilmente individuabili anche all'Allianz Stadium di Torino. Freschi di nuova sede, il club alle falde del Vesuvio rappresenta un riferimento per chi ama la Juventus nonostante le difficoltà di un territorio ostile. Online sono tante le testimonianze di tifosi bianconeri napoletani di nascita che devono lottare coi pregiudizi e le frecciatine. Purtroppo a volte anche le offese, da cui non si sottraggono nemmeno giornalisti professionisti con risonanza mediatica nazionale.

Un tifoso scrive: "Suona strano, ne siamo consapevoli. Provoca astio, rabbia, derisione. E sono queste le emozioni da cui parte la mia analisi. Essere tifoso juventino a Napoli significa, sempre seguendo quelli che sono i topoi, essere simbolo di un sistema corrotto, incarnazione del male assoluto, emblema del capitalismo sfrenato, dei poteri forti. Essere tifoso Juventino a Napoli, significa che quando rispondi a telefono, mostri inconsapevolmente al mondo la tua cover bianconera. Lasciateci gioire, arrabbiarci, esultare. Lasciateci celebrare lo Sport. Quello con la S maiuscola."

A tal proposito abbiamo chiesto testimonianza ad Antonio, tifoso juventino nato della provincia casertana ma fine conoscitore delle dinamiche calcistiche partenopee. «Tifare per la Juventus per me è stato un auto-indottrinamento. La scintilla è probabile scattata per il fascino delle iniziali "Juv" nei tabellini ma la vera ragione che mi ha spinto verso i colori bianconeri nasce come contrapposizione alla realtà napoletana, all'epoca ancora nella fase embrionale di quel che è oggi. Devo ritenermi però fortunato poiché non sono mai stato solo, grazie alla nutrita frangia di tifosi bianconeri presente sul territorio. Non è facile però convivere con persone, perlopiù adulte, che vivono dei soliti cliché legati al tifare Juve.» Per qualcuno però tutto ciò è inconcepibile. Tifare per una squadra del nord, a maggior ragione se veste il bianconero, ti revoca la carta d'identità e ti getta nel girone dei rinnegati.

Ogni Juventus-Napoli aggiunge una nuova pagina di storia. Per qualcuno continua a essere di nuovo Nord contro Sud, establishment contro popolo, freddezza e cinismo contro calore e passione. Se invece iniziassimo a trattarla come una “banale” partita di calcio non sarebbe meglio per tutti? Napoli sta vivendo un nuovo Risorgimento sportivo, musicale e culinario. I turisti sono tornati ad invadere i vicoli di una città oramai moderna e proiettata nel futuro.

Forse, una volta per tutte, Napoli può scindersi dalla sua immagine di vittima. Emanciparsi ed essere identitaria per sé, non contro altri, in cui tutti siano liberi di amare chi meglio credono. D’altronde l'amore non conosce etichette, non segue regole e non prevede logiche ben definite. Che un figlio della lava del Vesuvio, cresciuto con l’odore del caffè e la musica proveniente dai vicoli storici, possa amare una squadra di calcio che non ha la N sul petto senza sentirsi di conseguenza meno napoletano.

  • Napoletano di nascita ma cittadino del mondo d' adozione. A 12 anni ha capito che il rettangolo verde non facesse al caso suo dopo aver provato una rulèta à-la-Zidane ed esser finito a gambe all' aria. Innamorato del calcio grazie alla folta chioma bionda di Emmanuel Petit.

Ti potrebbe interessare

Dallo stesso autore

Associati

Banner associazioni

Newsletter

Campagna Associazioni a Sportellate.it
Sportellate è ufficialmente un’associazione culturale.

Associati per supportarci e ottenere contenuti extra!
Associati ora!
pencilcrossmenu